Appello per Cuba

L’Italia è debitrice verso Cuba, firma la lettera aperta su Scienza in Rete

Una commissione italiana di tecnici della salute inviata a Cuba per raccogliere dati e informazioni sullo stato di salute della popolazione cubana, sull’accesso alle cure, sulla disponibilità di farmaci e dispositivi medici. Un Rapporto tecnico e indipendente per programmare interventi mirati, essenziali e prioritari di aiuto.

Perché l’Italia è in debito con Cuba e perché è dovere della comunità sanitaria globale e della comunità civile agire senza ambiguità, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto umanitario. Ogni giorno di silenzio ha un costo in vite umane.

È la proposta contenuta in una lettera aperta inviata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Salute Orazio Schillaci, promossa e sostenuta da un gruppo di riviste scientifiche, tra cui Scienza in rete.

Ecco il testo della lettera, che è possibile firmare.

Gentile Presidente del Consiglio,
Gentile Ministro della Salute

Siamo operatori della salute di varie aree e dirigiamo riviste scientifiche volte a informare e aggiornare la comunità sanitaria, ma anche la società civile, sui percorsi di prevenzione e cura basati sulle evidenze scientifiche, in ottemperanza all’art. 32 della Costituzione italiana. Ci impegniamo quindi affinché il diritto alla salute per tutti sia garantito e sia un diritto universale non solo per i cittadini italiani.

L’organizzazione dei servizi sanitari a garanzia del diritto alla salute costituisce un potente indicatore del progresso o dell’arretramento di un Paese. Il fatto che un servizio sanitario di qualità come quello di Cuba sia costretto a non adempiere alle proprie funzioni deve preoccupare chiunque abbia a cuore il diritto universale alla salute e alle cure.

Cuba ha costruito nel corso di decenni un sistema sanitario che era considerato un modello a livello internazionale, capace di garantire accesso universale alle cure anche in condizioni di risorse limitate. Dal 1963, oltre 600mila operatori sanitari cubani hanno prestato servizio in più di 160 Paesi, Italia compresa. Cuba, undici milioni di abitanti, è il Paese con la più alta densità di medici al mondo: 8,4 ogni mille abitanti, contro i 5,3 in Italia.

Quel sistema è oggi in stato di collasso. Le testimonianze raccolte dai corrispondenti della stampa italiana e internazionale restituiscono un quadro di urgenza estrema, che impone una risposta da parte della comunità medica, scientifica e civile globale. La sopravvivenza nei tumori infantili è scesa dall’80 al 65 per cento a causa della mancanza dei farmaci di prima linea. 96mila persone (quasi uno su cento degli abitanti) – di cui 11mila bambini – sono in lista d’attesa per un intervento chirurgico. Se la situazione non cambia, la lista potrebbe riguardare 160mila pazienti entro la fine del 2026. Oltre 300 interventi chirurgici pediatrici a settimana sono compromessi dalla carenza di farmaci, ossigeno, anestetici e materiali di consumo.

La crisi affonda le sue radici in una combinazione di fattori che si sono aggravati progressivamente. L’inasprimento dell’embargo economico durante la prima amministrazione Trump, il Covid-19 e, dal gennaio 2026, il blocco quasi totale delle forniture energetiche conseguente alla crisi venezuelana hanno privato l’isola di carburante, elettricità e accesso ai mercati internazionali dei farmaci e dei dispositivi medici.

Il crollo di un sistema sanitario non è soltanto una tragedia locale: è una violazione dei diritti umani fondamentali che richiede una risposta della comunità globale, al di là di ogni valutazione politica sul regime cubano. Il principio di neutralità dell’assistenza sanitaria – sancito dal diritto internazionale umanitario e dalla deontologia medica universale – impone che le misure economiche coercitive non colpiscano l’accesso alle cure, in particolare quelle rivolte a bambini, bambine e popolazioni vulnerabili.

La situazione di Cuba è stata indicata come una priorità da vari organi internazionali e dalla comunità scientifica è quindi urgente attivarsi rapidamente.

L’Italia non può rimanere indifferente o silenziosa anche perché debitrice verso Cuba per l’aiuto ricevuto durante la pandemia Covid-19 e per l’attuale lavoro dei medici cubani in Regione Calabria a garanzia del funzionamento del Servizio sanitario locale.

Anche per questo e per mostrare interesse, partecipazione e sostegno potrebbe essere utile che una apposita commissione italiana di tecnici della salute venga inviata a Cuba e relazioni sullo stato di salute della popolazione cubana, sull’accesso alle cure, sulla disponibilità di farmaci e dispositivi medici. Un Rapporto tecnico e indipendente, focalizzato sui bisogni sanitari essenziali della popolazione cubana sotto embargo, potrebbe costituire il materiale per programmare interventi mirati, essenziali e prioritari di aiuto indirizzando sia le istituzioni che le organizzazioni nazionali di cooperazione.

È dovere della comunità sanitaria globale (medici, ricercatori, istituzioni, riviste scientifiche), ma anche della comunità civile agire senza ambiguità, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto umanitario. Ogni giorno di silenzio ha un costo in vite umane.

Grazie per l’attenzione.

  • Maurizio Bonati – Ricerca&Pratica
  • Luca De Fiore – Recenti Progressi in Medicina
  • Antonio Addis – Forward
  • Luca CarraEva Benelli – Scienza in rete
  • Guido Giustetto – Il Punto
  • Gavino Maciocco – Salute internazionale
  • Paola Di Giulio – Assistenza infermieristica e ricerca
  • Federico Marchetti – Medico e Bambino
  • Francesco ForastiereFrancesco Barone-Adesi – Epidemiologia e Prevenzione
  • Michele Gangemi – Quaderni acp

Elenco completo delle persone che hanno sottoscritto la lettera: https://www.scienzainrete.it/firme-cuba

Il PATTO TRASVERSALE PER LA SCIENZA e la riforma della sanità territoriale.

Con il Decreto-Legge recante “Disposizioni urgenti per il riordino dell’assistenza primaria territoriale e della medicina generale, al fine di garantire la piena operatività delle Case della Comunità”(1), si apre una stagione decisiva per il futuro della sanità pubblica di prossimità in Italia.

Una riforma attesa e necessaria. Come documentato nell’analisi dei medici di medicina generale (MMG) Diego Pavesio e Guido Sampaolo (Consiglio Direttivo del PTS) la medicina territoriale attraversa oggi una crisi profonda e strutturale: carico burocratico eccessivo, formazione disomogenea tra le regioni, carenza di borse di studio e una progressiva perdita di attrattività della professione stanno mettendo a rischio la figura stessa del medico di famiglia, pilastro irrinunciabile del Servizio Sanitario Nazionale(SSN).

Il Patto Trasversale per la Scienza (PTS) segue con attenzione questo processo riformatore, convinto che ogni riorganizzazione del SSN debba fondarsi su evidenze scientifiche solide, sul dialogo tra professionisti della salute e sulla partecipazione attiva dei cittadini. Le Case della Comunità rappresentano un’opportunità concreta — ma solo se accompagnate da scelte politiche coraggiose che affrontino alla radice le criticità strutturali della medicina generale: dalla formazione alla deburocratizzazione, dalla valorizzazione economica dei professionisti al rilancio della prevenzione.

La crisi della medicina di famiglia in Italia: cause, responsabilità e possibili rimedi

Diego Pavesio, MMG a Moncalieri (TO)

Guido Sampaolo, MMG ad Osimo (AN)

La medicina territoriale attraversa in Italia una crisi profonda e strutturale. Il punto di partenza è che il medico di famiglia, ridefinito medico di medicina generale (MMG) — pilastro irrinunciabile del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)— si trova oggi in una condizione di grave difficoltà, al punto che sempre meno laureati in Medicina e Chirurgia scelgono questa carriera, e molti tra coloro che già la esercitano vedono nel pensionamento l’unica via d’uscita.

Uno dei problemi più concreti e immediati è il carico di lavoro eccessivo, contrariamente a un credo comune, distribuitotra attività in ambulatorio, pratiche burocratiche, gestione della posta elettronica e attività di aggiornamento professionale svolte spesso nel fine settimana. Eppure, paradossalmente, nel dibattito pubblico persiste il luogo comune che i medici di famiglialavorino poco e siano, di conseguenza, eccessivamente retribuiti — una narrazione che stride con la realtà e contribuisce ad alimentare un clima di sfiducia nei loro confronti. Ciò che la maggior parte della popolazione ignora, è che il lavoro di MMG è solo per una parte quello legato alle attività dello studiomedico/ambulatorio. Il numero maggiore di ore è quello che viene svolto in “back office” ossia ad ambulatorio chiuso, tra visite e, soprattutto in epoca post-Covid, pratiche burocratiche e-mail da smaltire. Sommando tutto, le ore lavorative settimanali sono ca.50 (2), dato non dissimile da altri paesi (3).

A pesare sulla quotidianità del MMG non è però solo la quantità di lavoro, ma la sua qualità. Una parte enorme dell’attività è occupata da incombenze burocratiche e amministrative — prescrizioni, moduli, certificati, piani terapeutici, richieste di trasporto sanitario — che non richiedono competenze mediche e potrebbero essere gestite da personale amministrativo. Questo sottrae tempo prezioso al cosiddetto “tempo clinico”: ascoltare il paziente, visitarlo, fare diagnosi, aggiornarsi, seguire i casi complessi. Al tempo stesso, alcune patologie croniche di competenza territoriale — come il diabete, l’ipertensione e le malattie cardiovascolari — vengono sempre più gestite a livello ospedaliero o specialistico, con uno spreco di risorse e senza vantaggi terapeutici reali per i pazienti.

Sul fronte delle responsabilità, gli autori concordano nell’indicare due protagonisti principali: la classe politica e il sindacato. La classe politica è accusata di miopia e di privilegiare gli interessi elettorali di breve periodo, trascurando una programmazione seria. Lo squilibrio tra nuovi ingressi nella professione e pensionamenti era prevedibile da decenni, eppure non si è investito in un numero adeguato di borse di studio per il corso di formazione triennale che dà accesso alla medicina generale. Il sindacato maggioritario, dal canto suo, anziché tutelare i medici e promuovere una riorganizzazione virtuosa della categoria, ha avallato scelte dannose: dal “Ruolo Unico” — una struttura contrattuale che scoraggia le giovani leve (4) — fino alla proposta di legge Benigni, che prevede una settimana lavorativa di 38 ore (5) divise tra studio e attività per l’ASL/ATS, di fatto uno status ibrido tra libero professionista e dipendente mascherato, privo delle tutele di entrambe le condizioni (6).

Anche la formazione del MMG è un nodo perennemente irrisolto. Il corso triennale di specializzazione in Medicina Generale non è gestito dall’Università, come le altre specializzazioni, ma, in base al Titolo Quinto della Costituzione Italiana, riformato nel 2001, è gestito dalla Sanità delle singole regioni. Ciò ha generato diverse anomalie derivate dalla disomogeneità dell’offerta formativa regionale, con programmi frammentati, docenti non coordinati e una borsa di studio pari aca. la metà di quella riconosciuta agli altri specializzandi(sebbene, a differenza degli altri specializzandi, essi possano integrarla con attività sostitutive e di guardia medica). Mancano inoltre insegnamenti applicativi — per esempio: ecografia, elettrocardiogramma, spirometria — che permetterebbero al MMG di svolgere un’attività diagnostica di primo livello, alleggerendo i pronto soccorso e riducendo le liste d’attesa.

Se non si interviene con decisione, lo scenario futuro è preoccupante: la figura del MMG rischia di scomparire nella forma in cui la conosciamo, lasciando spazio ai cosiddetti “gettonisti” — medici assunti a gettone (a cifre molto superiori a quelle degli MMG), già presenti nei pronto soccorso e in alcune regioni anche per le cure primarie (7) e infine al solo sistema privato e assicurativo, con evidenti ricadute sul diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. E non si dica che in Italia mancano medici per colpa del numero chiuso al Corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia…l’Italia è, infatti, lo stato europeo con più medici pro capite (8) Semplicemente, non mancano i medici, mancano i medici con le giuste tutele e le giuste retribuzioni che siano motivati a lavorare per il SSN. La proposta di prolungare l’età pensionabile dei medici di famiglia fino a 73 anni appare, in questo contesto, un rimedio grottesco e del tutto insufficiente (9).

Le soluzioni possibili situazione convergono su alcuni punti fondamentali:

1. riformare la formazione del MMG rendendola omogenea tra le diverse regioni, strutturata e adeguatamente retribuita: renderla un Corso di Specializzazione al pari delle altre specializzazioni medico – chirurgiche affidandone la definizione al Ministero dell’Università e della Ricerca.

2. alleggerire il MMG dal peso burocratico affidando le mansioni amministrative a figure dedicate;

3. investire nell’organizzazione del lavoro del MMG attraversostrumentazione e personale di supporto;

4. restituire alla medicina territoriale la gestione delle patologie croniche di competenza;

5. cambiare il paradigma passando dalla medicina che attende l’evento patologico per curarlo alla medicina che identifichi il rischio della popolazione e del singolo individuo e con interventi appropriati ne abbatta l’incidenza delle malattie trasmissibili e prevenibili

Tutto ciò richiede, in ultima analisi, scelte politiche coraggiose e lungimiranti, capaci di andare oltre la convenienza elettorale e di salvaguardare il futuro, rilanciandolo, del SSN.

Bibliografia

(1) https://www.quotidianosanita.it/…/medici-di-famiglia…/

(2) https://panoramadellasanita.it/…/quanto-lavora-un…/

(3) https://www.doctor33.it/…/medici-di-medicina-generale…

(4) https://www.md-digital.it/…/13845-ruolo-unico-smi…

(5) https://www.quotidianosanita.it/…/medici-di-medicina…/

(6) https://www.quotidianosanita.it/…/medici-di-famiglia…/

(7) https://www.ilgazzettino.it/…/medici_gettonisti_cure…

(8) https://www.corriere.it/…/8d640bfb-e790-4108-a60f…

(9) https://www.doctor33.it/…/mmg-pensione-a-73-anni…

Revoca delle Nomine Controverse nel NITAG: Difendiamo la Scienza e la Salute Pubblica

Il Patto Trasversale per la Scienza, PTS,  insieme a professioniste e professionisti della Sanità, e rappresentanti della società civile, preoccupato per il futuro della Salute Pubblica in Italia e dell’approccio scientifico alla salute, chiede con forza la revoca immediata delle nomine di Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle all’interno del NITAG – il Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni. Questi due membri sono noti per aver espresso posizioni pubblicamente critiche e spesso ideologiche contro i vaccini, in particolare contro quelli pediatrici e contro i vaccini anti-Covid.

I due medici non vantano una solida produzione scientifica in ambito vaccinale, né riconoscimento accademico in materia di immunizzazione. In passato, hanno pubblicato e promosso contenuti pseudoscientifici, mettendo in dubbio la sicurezza e l’efficacia dei vaccini, e sostenendo teorie prive di fondamento.
Queste nomine rappresentano un grave segnale di legittimazione di teorie antiscientifiche, che rischia di minare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni sanitarie; favorire l’esitazione vaccinale, già in crescita in molte fasce della popolazione; compromettere la credibilità del NITAG, screditando anche i suoi membri altamente qualificati; indebolire la cultura della prevenzione, fondamentale per la salute collettiva.

Con questa petizione, ci opponiamo all’ingresso delle pseudoscienze nelle istituzioni. Difendiamo la scienza, la salute, la responsabilità civile. Chiediamo scelte basate su fatti, non su ideologie.

Firma anche tu. Difendiamo insieme il valore della scienza e della salute. Clicca qui

Preoccupazione per il rifiuto italiano delle modifiche al Regolamento Sanitario Internazionale dell’OMS

Il Patto Trasversale per la Scienza (PTS) esprime profonda preoccupazione per la scelta del Governo italiano di rifiutare gli emendamenti adottati alla 77/a Assemblea Mondiale della Sanità e lo sollecita a non rinchiudersi in pericolosi e obsoleti nazionalismi in tema di sanità pubblica

il Ministro della Salute, Prof. Orazio Schillaci, ha inviato il 18 luglio 2025 una lettera al Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Ghebreyesus, comunicando il rifiuto dell’Italia agli emendamenti del 2024 relativi al nuovo Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) e adottati alla 77/a Assemblea Mondiale della Sanità.

L’Italia, unica in Europa tra i paesi membri aderenti all’OMS, si allinea così alla posizione isolazionista dell’amministrazione USA guidata da Donald Trump, invocando una presunta “sovranità nazionale”, ignorando, di fatto, la lezione della pur recente pandemia di Covid-19.

Il RSI non è un trattato punitivo o restrittivo delle libertà nazionali in materia, ma uno strumento di cooperazione tra le nazioni. Gli emendamenti del 2024 sono nati dall’esperienza della pandemia di Covid-19 con l’obiettivo di evitare gli errori del passato quali le risposte scoordinate di singoli stati, la competizione per le forniture di farmaci e vaccini e i ritardi nelle comunicazioni di dati della pandemia.

In un mondo sempre più globalizzato, la salute dei cittadini non può essere considerata solo una questione nazionale. Rifiutare di operare in una cornice di norme condivise e trasparenti danneggia la reputazione dell’Italia, soprattutto in sede europea, dove si mira ad una crescente integrazione sanitaria. Anche perché, l’esperienza della pandemia di Covid-19 ha rimarcato che i virus non conoscono dogane e confini geografici, non hanno preferenze politiche, infettano senza chiedere il consenso e, soprattutto, si spostano con i loro “ospiti” da un’area geografica all’altra, nazionale o internazionale.

Come ha sottolineato Tedros Ghebreyesus, gli emendamenti del 2024 non mirano a ra_orzare i poteri dell’OMS, ma a migliorare la cooperazione tra gli Stati Membri in vista di una possibile, forse probabile, futura pandemia.

L’Italia, in caso di una nuova pandemia, potrà permettersi di affrontarla in una posizione ideologicamente autarchica? Chi renderà conto di eventuali ritardi, svantaggi nell’approvvigionamento di farmaci e vaccini, difficoltà supplementari agli spostamenti, anche nell’area Schengen?

Il PTS esprime il proprio netto dissenso e la profonda preoccupazione per la scelta ideologica del governo italiano di non aderire alle modifiche del Regolamento OMS in caso di emergenze pandemiche.

Altresì, il PTS sollecita il governo italiano a non rinchiudersi in pericolosi e inefficaci nazionalismi, ma ad aderire a percorsi virtuosi di politiche sovranazionali, favorendo lo scambio di idee, risultati scientifici, risorse e buone pratiche per rispondere tempestivamente alle emergenze sanitarie globali.

IL MINISTERO DELLA SALUTE E LA PSEUDOSCIENZA: L’ASTROLOGO ALLA CONFERENZA STAMPA SUL CANCRO

Milano, 13 dicembre 2024

Il Patto Trasversale per la Scienza esprime la propria disapprovazione per la partecipazione ad eventi ufficiali del Ministero della Salute di chi sostiene posizioni pseudoscientifiche.
In particolare sottoscrive, come già fatto da numerosi accademici e medici, la lettera dell’Associazione Luca Coscioni ( https://www.associazionelucacoscioni.it/wp- content/uploads/2024/12/Un-astrologo-alla-conferenza-stampa-della-LILT-1.pdf ), ripresa oggi dal nostro socio Enrico Bucci con un editoriale su Il Foglio (https://www.ilfoglio.it/scienza/2024/12/12/news/l-astrologo-alla-conferenza- stampa-sul-cancro-e-il-silenzio-di-ministero-della-salute-e-lilt-7237388/) , sulla presenza di un astrologo a moderare l’ultima conferenza stampa della Lega italiana per la lotta contro i tumori – Lilt, lo scorso 5 dicembre a Roma, presso una sala del ministero della Salute, organizzata “per la presentazione al ministro della Salute Orazio Schillaci dello stato dell’arte e le future prospettive della Lilt”.

Il Presidente, prof. Guido Poli e il Direttivo

Ancora una volta, l’Italia non e’ stata in grado di recepire correttamente la Direttiva europea sulla sperimentazione animale

di Giuliano Grignaschi

In Italia, la Direttiva 2010/63/EU per la tutela degli animali usati a fini scientifici è stata recepita con una legge (decreto legislativo 26/2014) che ha introdotto misure più stringenti, ma che non trovano giustificazione scientifica e vanno a danno non solo della ricerca, e quindi in ultima analisi, dei molti pazienti ancora in attesa di cura, ma anche in parte degli animali stessi.

La legge ha infatti introdotto il divieto di allevare sul territorio cani, gatti e primati destinati a fini scientifici. Queste specie sono però fondamentali in molti ambiti biomedici, compresi i test previsti per legge sui farmaci: diretta conseguenza del divieto è la necessità di importare gli animali dall’estero, quando necessari. Ciò implica causare loro lo stress del trasporto ma anche e soprattutto avere una minor garanzia di controllo degli standard sugli allevamenti d’origine, soprattutto se extra-EU.

I divieti aggiuntivi hanno portato la Commissione europea ad avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, tuttora aperta.

Con il DL Salva Infrazioni 2024, attualmente in fase di conversione in legge, Luciano Ciocchetti (FdI), ha presentato un emendamento per rispondere a tutte le obiezioni mosse dalla Commissione Europea all’Italia e risolvere i divieti che hanno determinato l’apertura della procedura d’infrazione.

Tuttavia, alla vigilia della votazione, la Lega Antivivisezione (LAV) ha pubblicato un comunicato affermando che l’emendamento avrebbe aperto «la strada a nuovi allevamenti-lager di cuccioli». È seguita una massiccia e coordinata azione sui social media: numerosissimi utenti hanno commentato i post dell’On. Ciocchetti sulle diverse piattaforme ribadendo l’accusa di voler riaprire “canili lager”.

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Appoggio a Anaao Assomed

Il PTS (Patto Trasversale per la Scienza) appoggia e sostiene l’appello dell’associazione Anaao Assomed in difesa del Servizio Sanitario Nazionale. 

Come riportato dal manifesto, la tenuta del SSN è fortemente a rischio a causa di ripetuti tagli ai fondi, mancati o inadeguati investimenti ed un progressivo aumento delle carenze di personale sanitario. 

Per tale motivo, il PTS si pone al fianco delle associazioni coinvolte nella mobilitazione promossa in difesa del SSN che avrà luogo nelle piazze italiane il 15 giugno. Occorre sensibilizzare i cittadini, renderli partecipi e soprattutto far sentire la nostra voce affinché le istituzioni politiche fermino questa deriva che pare inarrestabile.

Leggi il manifesto Anaao Assomed cliccando qui

La condivisione dei dati come soluzione nelle emergenze

di Guido Sampaolo

Lo scorso autunno sul territorio di Senigallia, mentre la sanità era ancora impegnata a combattere l’emergenza Covid-19, si è abbattuta una disastrosa alluvione, assurta alle cronache per la devastazione e le morti che ha provocato. Pubblichiamo il resoconto del Dottor Daniel Fiacchini e Colleghi sulla vicenda. Non si tratta di una semplice cronistoria di un disastro, pur scritta con la penna dell’igienista: questo articolo è paradigmatico per le analogie tra eventi differenti, come la pandemia e fenomeni geologici, climatici o dovuti alla mano dell’uomo.

Questi eventi, almeno in parte prevedibili, hanno prodotto effetti pressoché identici sui “sistemi di difesa” (il SSN, la Protezione Civile, le Istituzioni etc.), con le variazioni di scala (globale/locale) e di tempo (acuto/cronico). Non ci sono sostanziali differenze tra le modalità di presentazione di una catastrofe, determinata da una malattia infettiva, piuttosto che da un evento naturale. I “sistemi di difesa” (il SSN, la Protezione Civile etc.), benché evoluti ed organizzati, vengono di norma presi di sorpresa da eventi che potrebbero essere mitigati, se in precedenza si fosse pensato a come affrontarli.

La stretta collaborazione tra i diversi dipartimenti della complessa macchina sanitaria permette di identificare in anticipo i soggetti a rischio. Nel caso di Senigallia la condivisione dei dati tra Servizio di Igiene, Medicina Generale e Protezione Civile ha permesso di identificare i soggetti non deambulanti residenti nelle abitazioni a rischio di allagamento, che sono stati quindi evacuati in tempo, contenendo il numero delle perdite umane. È evidente l’analogia con la prevenzione vaccinale, prioritariamente rivolta alla popolazione a maggior rischio. 

Qui il resoconto completo

Cosa sappiamo su Omicron 5 e perché dovrebbe interessarci

Nota del Presidente del Patto per la Scienza prof. Guido Poli

Il caldo estivo, la guerra in Ucraìna, le elezioni…e la voglia, umanamente comprensibile, di lasciarci alle spalle due anni di pandemia da COVID-19, con tutto quello che ha comportato. Eppure, è fondamentale che chi ha responsabilità pubbliche, sia nazionali che locali, resista a questa tentazione e non perda d’occhio quanto sta avvenendo in Italia e attorno ad essa. E’ del 12 giugno 2022 la comunicazione che i casi di infezioni da variante Omicron 5 sono quintuplicati a Milano e la Lombardia segue a ruota (fonte: Gianni Santucci, Corriere della Sera). Il 10 giugno l’Istituto Superiore di Sanità denunciava un calo dei casi identificati mediante attività di tracciamento a fronte di un aumento di quelli identificati per screening…l’articolo di Enrico Bucci ci aiuta a capire cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere domani.

ecco il link all’articolo di Enrico Bucci

CURE DOMICILIARI, BASTA BUFALE

Il Patto Trasversale per la Scienza e l’Associazione Biotecnologi Italiani stigmatizzano il fatto che informazioni pseudoscientifiche abbiano trovato spazio in una sala del Senato della Repubblica: le terapie domiciliari definite “precoci”, e promosse attraverso i social, anche se vengono presentate come miracolose, non lo sono e costituiscono un rischio per i malati. Le cure domiciliari, serie, in Italia esistono e sono quelle regolamentate e basate su evidenze scientifiche.

I casi Stamina e Di Bella ci dovrebbero aver insegnato a dubitare di chi promuove pseudoterapie senza portare prove scientifiche, ma solo racconti molto spesso privi di ogni riscontro. Abbiamo bisogno di una Medicina basata sulle evidenze, che devono essere pubblicate, discusse e condivise all’interno della Comunità Scientifica, e non di slogan dati in pasto alle piazze o sui media, il cui unico risultato è di creare false speranze nelle persone e indurle a non adottare comportamenti che potrebbero salvare loro la vita.

Si chiede pertanto agli organi competenti, dal Ministero all’Istituto Superiore di Sanitá dall’Aifa al Consiglio Superiore di Sanitá e al Garante per la privacy, ma anche agli Ordini Professionali e alle Società Scientifiche, di adempiere al proprio ruolo e di verificare ed intervenire rispetto a comportamenti che mettono potenzialmente a rischio la vita delle persone, come ad esempio:

la prescrizione di terapie off-label che utilizzano farmaci e integratori inutili o dannosi, senza tener conto della tempistica di somministrazione (come ad esempio il cortisone o l’eparina), né della posologia raccomandata o dell’interazione tra essi;


la pubblicizzazione e prescrizione di tali terapie via web, senza la visita del malato e senza che vi sia un razionale scientifico né una adeguata fase di raccolta dati per il monitoraggio dei risultati ottenuti;
la continua travisazione e denigrazione del protocollo domiciliare ufficiale e del lavoro delle migliaia di medici di medicina generale che lo applicano;


la richiesta di firmare non un consenso informato, ma una liberatoria per il medico che prescrive tali “cure”, in cui viene scaricata sul paziente ogni responsabilità civile e penale, cosa illegittima nel nostro Paese;


l’assenza di una chiara e precisa informativa sul trattamento dei dati personali e sensibili che vengono raccolti anche con mezzi del tutto inadeguati a garantirne la protezione.
la continua richiesta di “donazioni” con modalità opache quali Bitcoin o conti svizzeri.

Teniamo a ricordare che ad oggi abbiamo almeno 10 cose che sappiamo sulla gestione domiciliare della Covid-19:
Niente farmaci inutili e potenzialmente dannosi. L’85% di chi entra in contatto col virus SARS-CoV-2 resta asintomatico o paucisintomatico, questo è il dato che giustifica la “vigile attesa”, perché nella maggior parte dei casi il nostro sistema immunitario è in grado di gestire autonomamente l’infezione, ed è sufficiente il semplice ausilio di paracetamolo e antinfiammatori in presenza di febbre, dolori articolari o muscolari. La terapia farmacologica è indicata solo in particolari casi ed esistono protocolli di cura precisa per la gestione dei pazienti domiciliari.

Gli anticorpi monoclonali sono ad oggi indicati, entro 10 giorni dalla comparsa di sintomi, per alcune categorie a rischio come obesi, dializzati. Il plasma iperimmune non ha invece dimostrato di poter dare benefici certi.
L’uso precoce di cortisonici in assenza di sintomi, o con leggera sintomatologia, non è indicato perché può compromettere la risposta immunitaria. Anche nei casi indicati, la somministrazione non deve avvenire prima di 4 giorni dall’insorgenza dei sintomi per lo stesso motivo. Inoltre non tutti i cortisonici sono uguali, per la terapia è indicato il solo desametasone;

L’uso di eparina non è raccomandato a domicilio, soprattutto in pazienti non immobilizzati;

L’uso di antibiotici non è raccomandato a meno che, dopo visita medica, si sospetti una importante infezione batterica;

L’uso di idrossiclorochina non è raccomandato né a scopo terapeutico né a scopo di prevenzione;

L’utilizzo di antivirali come lopinavir, ritonavir non è raccomandato in quanto si sono dimostrati inefficaci. Il remdesivir è raccomandato solo per uso ospedaliero;

L’uso di ivermectina non è raccomandato nè come terapia nè come prevenzione, per la sua inutilità contro il coronavirus e l’alto profilo di rischio;

L’uso del parvulan, un generico immunostimolatore registrato in Brasile, ma non in Italia, come coadiuvante per il trattamento dell’acne, non è raccomandato per la sua inutilità contro SARS-CoV-2;

L’utilizzo di vitamina D, lattoferrina, quercetina ed altri integratori alimentari non è raccomandato per inefficacia terapeutica e di profilassi.