Un voto per il clima

Non si può più attendere, perché le conseguenze del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti, particolarmente in aree come il Mediterraneo.
Occorrono subito, anche da parte dello Stato italiano, decisioni importanti, sia nel campo della mitigazione (ridurre le emissioni e promuovere l’economia circolare) che in quello dell’adattamento (messa in sicurezza dei territori e delle attività produttive). Le risorse del PNRR sono a questo fine importanti.

Poiché l’evidenza scientifica è indiscutibile, l’azione dell’Italia in questo campo deve essere convinta, basata sulla scienza e unitaria, indipendentemente dalle maggioranze politiche del momento. Con l’aiuto degli scienziati, i cittadini sapranno vigilare.

Il PTS aggiunge pertanto la propria voce a quella di innumerevoli scienziati, oltre che di moltissimi

cittadini consapevoli.

Il PTS aderisce a “Un voto per il Clima” – https://www.change.org/p/un-voto-per-il-clima

L’Associazione “Patto Trasversale per la Scienza (PTS)” compie 3 anni

Caro Socio,

                   esattamente 3 anni fa, in un clima carico di energia positiva, presso la prestigiosa Aula Magna dell’Università Statale di Milano, nasceva la nostra Associazione. Psicologicamente, sembra passato “un secolo” perché la pandemia di COVID-19 da cui stiamo uscendo (incrociando le dita…) ha distorto completamente la realtà in cui siamo immersi, dai rapporti personali, a quelli professionali e anche quelli che animano associazioni come la nostra. Eppure, siamo qui (per citare Vasco) e possiamo essere sobriamente fieri di quanto siamo riusciti a fare nella fase più dura della pandemia. Non intendo fare un elenco dettagliato, ma sul nostro sito (in rinnovamento) ne trovi traccia. T’invito, in particolare, a rivedere i diversi incontri di “PTS x Te” (da un’idea di Francesca Ulivi) e dei webinar “Alleati nelle pandemie” in collaborazione con ANLAIDS Lazio (da un’idea di Francesco Di Campli).

In attesa di comunicarti la data della nostra Assemblea Generale annuale, desidero aggiornarti su alcuni importanti “work in progress” della nostra Associazione.

  1. Il nostro gruppo legale, guidato da Luciano Butti col valido aiuto di Silvia Brizzi e del nostro commercialista Giuliano Sinibaldi, sta rivedendo lo Statuto dell’Associazione che necessita di aggiornamento anche per definire alcune modalità operative, tra cui quelle con cui il neonato Consiglio Generale eleggerà il Presidente e il Consiglio Direttivo dell’Associazione per i prossimi 3 anni (2022-2025).
  2. Dopo lunga gestazione, causata soprattutto dalle difficoltà legate alla pandemia, abbiamo finalmente iniziato a dialogare con la classe politica (coerentemente all’appello del gennaio 2019, da cui ha poi preso vita l’Associazione) organizzando l’evento “Scienza ed emergenza: dati, diritti, cittadinanza” il 3 maggio 2022 presso il Palazzo del Parlamento a Roma in collaborazione con l’Intergruppo Parlamentare “Scienza e Salute” coordinato dall’On. Angela Ianaro (ne trovate documentazione sul nostro sito https://www.pattoperlascienza.it/2022/05/03/pts-scienza-e-politica).
  3. In seguito a questo evento, l’amico e collega di lungo corso Stefano Vella, già presidente dell’AIFA e dell’International AIDS Society (oltre a molte altre cose) si è unito con entusiasmo al PTS per dar vita ad un gruppo tematico che si occupi di “OneHealth e Preparedness”.
  4. Siamo in procinto di rivedere assieme ai Coordinatori l’operatività dei diversi gruppi di lavoro per rilanciarli o ridefinirne gli obiettivi.
  5. Come anticipato, stiamo per cambiare la nostra piattaforma web per renderla più immediata e interattiva.

Insomma, non siamo stati con le mani in mano e ti aggiorneremo a breve …

Augurandomi che tu ti senta protagonista orgoglioso di far parte della nostra Associazione ti saluto cordialmente.

Per il momento: tanti auguri PTS!

Guido Poli, Presidente

Consiglio Direttivo

  • Julia Filingeri, Vice-Presidente
  • Silvia Brizzi, Segretario
  • Diego Pavesio, Tesoriere
  • Luciano Butti, Consigliere
  • Davide Ederle, Consigliere
  • Andrea Grignolio, Consigliere
  • Luca Pezzullo, Consigliere
  • Guido Silvestri, Consigliere
  • Vincenzo Trischitta, Consigliere
  • Stefano Vella, Consigliere
  • Andrea Uranic, Consigliere

PTS, SCIENZA E POLITICA

Oggi, nel Palazzo Theodoli Bianchelli della Camera dei deputati, si è svolto l’incontro “Scienza ed emergenza: dati, diritti, cittadinanza”, un evento nato dalla collaborazione tra PTS e l’Intergruppo parlamentare “Scienza e Salute”. (1)

Hanno partecipato come relatori il nostro Presidente Guido Poli, il Socio Onorario Silvio Garattini con Luciano Butti e Andrea Grignolio, tra i parlamentari gli Onorevoli Angela Ianaro, Debora Serracchiani e Stefano Ceccanti. Di rilievo poi la partecipazione di Stefano Vella ed il ruolo di moderatore di Luca Carra, responsabile di Scienza in rete. (2)

Silvio Garattini

Da ricordare soprattutto le parole conclusive dell’On Ianaro che presiede l’Intergruppo parlamentare: “La politica ha raccolto l’appello del Patto Trasversale per la Scienza. C’è la necessità, all’interno del Parlamento, di avere un punto di riferimento indipendente a disposizione soprattutto del Paese, perché la Politica ha il dovere di decidere sulla base di dati e informazioni certe”.

(1) https://www.cameraesanitatis.it/scienzasalute/

(2) https://www.scienzainrete.it/

A questo link l’evento registrato https://www.radioradicale.it/scheda/667299/scienza-ed-emergenza-dati-diritti-cittadinanza

IL FINANZIAMENTO DELLA RICERCA BIOMEDICA IN ITALIA

“E’ opinione diffusa che il sistema del finanziamento della ricerca in Italia andrebbe profondamente modificato, avvicinandolo a quelli dei più importanti paesi occidentali. Il PTS in collaborazione con altri scienziati avanza alcune semplici proposte.”

di Piergiuseppe De Berardinis, Vincenzo Guardabasso, Micaela Morelli, Antonio Musarò, Guido Poli, Vincenzo Trischitta

Il finanziamento della ricerca in Italia è, ormai da molti anni, oggetto di dibattito e confronto fra gli scienziati e fra questi e il decisore politico che legifera in merito. Una parte consistente degli scienziati italiani lamenta sia l’esiguità dei fondi destinati alla ricerca sia la mancanza di coordinamento e trasparenza delle procedure di assegnazione dei finanziamenti. Grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si offre l’opportunità, forse storica, di modificare il sistema del finanziamento della ricerca in Italia, migliorandone gli aspetti critici e avvicinandoci alle abitudini e procedure dei più importanti paesi occidentali con consolidate tradizioni di ricerca. Con questa nota, il PTS offre il proprio contributo al dibattito sul finanziamento della ricerca in Italia, con particolare riferimento al settore biomedico.

Il documento si compone di

  • una breve premessa generale sulla ricerca scientifica italiana;
  • i risultati ottenuti da un’indagine qualitativa sul finanziamento della ricerca biomedica svolta con la collaborazione di alcuni ricercatori, per la gran parte italiani, ben inseriti in diversi paesi occidentali;
  • alcune proposte e suggerimenti sul finanziamento della ricerca biomedica in Italia.

Premessa

Le condizioni generali della ricerca in Italia presentano varie criticità come dimostrato da diversi dati, alcuni dei quali sono qui riportati in estrema sintesi:

  • I recenti dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) indicano un investimento in Italia dell’1,4% del PIL, ove la media Europea è del 2,1% mentre la Francia investe 2,2%, la Germania 3,2% ed Israele oltre il 4,5% del PIL. E meglio di noi fanno anche paesi come Ungheria, Repubblica Ceca ed Estonia, (articolo di Fulvio Esposito pubblicato dal PTS).
  • I ricercatori in Italia sono 213.000 (dati OCSE 2019), mentre la Francia ha circa 430.000 ricercatori e la Germania 630.000, (articolo di Fulvio Esposito pubblicato dal PTS o vedi anche qui). 
  • In Italia, nel 2021, i nuovi dottori di ricerca (PhD) per 1000 abitanti nella fascia di età da 25 a 34 anni sono circa 65 contro i 100 della Francia, i 135 della Germania e i 140 del Regno Unito. Meglio di noi fanno anche Estonia, Slovacchia, Slovenia e Spagna (dati dell’European Innovation Scoreboard 2021) (articolo di Fulvio Esposito pubblicato dal PTS).
  • Stiamo perdendo una parte dei nostri migliori ricercatori, che sono numerosi tra i vincitori degli Starting Grants dell’European Research Council (ERC) (n=53, nel 2020, secondi solo ai tedeschi) ma che, purtroppo, in larga maggioranza (ben 33) hanno deciso di svolgere la loro ricerca in istituzioni straniere ove, presumibilmente, resteranno a lavorare alla fine del Grant ERC.
  • Anche l’innovazione soffre di queste carenze, visto che lo European Innovation Scoreboard colloca l’Italia nel 2021 solo tra i paesi moderatamente innovatori. Meglio di noi fanno Francia, Germania, Olanda, Austria ed Estonia, per non parlare dei paesi scandinavi che sono leader dell’innovazione.
  • E’ necessario sottolineare anche la scarsa presenza femminile in Italia in discipline scientifiche e che le donne in posizioni apicali sono un terzo degli uomini. Più in generale il numero di laureati in Italia è tra i più bassi d’Europa (dati EUROSTAT).
  • Inoltre, il 50% dei ricercatori italiani ha una età tra 45 e 65 anni e solo poco più del 20% ha meno di 35 anni, età in cui la capacità ideativa e innovativa è ritenuta essere massima.   

Finanziamento della ricerca biomedica in paesi occidentali

Senza alcuna pretesa di essere esaustiva e rappresentativa di tutte le realtà esistenti, la nostra indagine si è svolta ponendo una serie di domande preordinate ad alcuni ricercatori prevalentemente italiani ben inseriti in diversi paesi occidentali (Oreste Acuto in UK,  Maria Grazia Biferi in Francia, Alessandro Doria in USA, Dolores Jaraquemada in Spagna, Silvia Maretto in Irlanda, Sandra Pellegrini in Francia, Michele Salanova in Germania, Maurilio Sampaolesi in Belgio e Francesco Saverio Tedesco in UK). I dati raccolti meritano un’analisi attenta e, verosimilmente, nuovi contatti con i nostri interlocutori, attività questa che è in cantiere per il prossimo futuro. Qui ci limitiamo a riportare le caratteristiche salienti che sembrano rappresentare un minimo comune denominatore del finanziamento della ricerca in ambito biomedico nei paesi sopra citati. Ci si riferisce solo ai progetti di ricerca “indipendenti” (cioè non pianificati dall’industria privata, quindi escludendo sia i trial clinici, sia la R&D intra-azienda, sia accordi diretti tra Industrie ed Enti di Ricerca).

  • Il finanziamento al singolo ricercatore in maggioranza con fondi pubblici è pari a circa 100-200k Euro per anno per 3-5 anni (al netto degli stipendi). Quindi, generalizzando, finanziamenti annuali maggiori per un maggior numero di anni rispetto a quanto accade in Italia.
  • Il processo di valutazione, sempre basato su revisione paritaria (“peer review”) è centralizzato in molti paesi, con commissioni di esperti sia nazionali sia esteri.
  • In tutti i paesi sono prevalenti bandi per singoli ricercatori, sebbene esistano pure bandi per consorzi tra università, altri enti e/o spin-off. Per questa seconda tipologia, il processo è sia “top-down” sia “bottom-up”, a seconda dei paesi.
  • I giovani ricercatori hanno opportunità speciali, ma il loro status dipende dagli anni di esperienza (max 7-10 anni dal conseguimento del PhD) e non dall’età anagrafica.
  • Esiste spesso un portale Web che fornisce informazioni sui bandi, la loro valutazione e il loro svolgimento.

Finanziamento della ricerca oggi in Italia — Proposte per la ricerca biomedica

Relativamente alle politiche per i finanziamenti alla ricerca il PTS in precedenti documenti aveva indicato come principali criticità

  1. l’esiguità del budget complessivo
  2. la necessità di una migliore gestione per ottimizzare e razionalizzare l’uso delle risorse disponibili.

Riguardo al primo punto, ampia parte della comunità scientifica aveva sostenuto e fatto proprio l’appello lanciato dal fisico Ugo Amaldi, che chiedeva uno stanziamento di 15 miliardi fino al 2025. Successivamente il nostro governo tramite il PNRR europeo ha previsto l’erogazione di maggiori finanziamenti. Con qualche approssimazione, dovuta al fatto che non sono state ad oggi fornite notizie chiare e definitive, possiamo dire che il PNRR dovrebbe destinare circa 17 miliardi alla ricerca fino al 2026, 11 dei quali rivolti ad attività di ricerca industriale e sviluppo tecnologico. Il finanziamento direttamente dedicato alla ricerca cosiddetta “di base” dovrebbe quindi essere di circa 6 miliardi di euro. Molti meno di quanto ipotizzato dall’appello di Amaldi e molto probabilmente insufficienti perché la ricerca italiana colmi la distanza che la separa da quella di tutti i paesi occidentali economicamente avanzati.

Riguardo al secondo punto, l’assenza di un coordinamento rende possibile, se addirittura non facilita, procedure non sempre trasparenti e lineari per l’assegnazione dei fondi, che invece dovrebbe vedere una selezione esclusivamente basata sul merito.

La legge di bilancio del 2022 ha di fatto cancellato l’istituzione di una Agenzia Centrale della Ricerca sollecitata da anni da molti scienziati italiani, tra cui il Prof. Silvio Garattini e la Senatrice a vita, Prof.ssa Elena Cattaneo, e proposta dal precedente governo, con la motivazione del potenziale rischio di creare un ulteriore livello di controllo con relativo aumento di burocrazia. Tuttavia, come chiaramente si evince dall’analisi di ciò che accade nella maggioranza dei paesi occidentali che godono di consolidate tradizioni nel campo delle politiche per la ricerca (vedi sopra), permane la necessità di un migliore coordinamento delle risorse nazionali per la ricerca che renda le procedure di assegnazione dei fondi agili, trasparenti e competitive.  

Al di là del modello organizzativo che il nostro Paese vuol darsi, resta irrinunciabile il fatto che il finanziamento della ricerca superi le logiche attuali. Riferendoci alla sola ricerca biomedica, che meglio conosciamo in quanto interesse diretto del PTS, seguono alcuni suggerimenti poco costosi e di semplice attuazione.

1. Bandire con tempistiche certe progetti coerenti con le necessità generali della ricerca in Italia e che promuovano innovazione. Le procedure di partecipazione ai bandi dovrebbero essere estremamente semplificate rispetto alle attuali che, a causa di regole burocratiche esagerate, frenano spesso la partecipazione di molti ricercatori, soprattutto se non supportati da importanti strutture organizzative/amministrative.

2. Garantire che la valutazione delle proposte sia basata su un attento sistema di “peer review”. Assicurare la presenza nelle commissioni di un elevato numero (almeno il 75%) di esperti appartenenti ad Istituzioni estere di comprovata esperienza nelle tematiche oggetto dei bandi. La partecipazione alle commissioni dovrà rispettare limiti temporali ed essere di massimo due mandati non replicabili per ogni singolo revisore.

3. Incoraggiare bandi per singoli ricercatori/laboratori di ricerca, limitando i “progetti a filiera” per evitare maxi aggregazioni in progetti che, essendo inevitabilmente in numero limitato, vanificano l’attività di una “peer review” rigorosa e competitiva.

4. Garantire che i giovani ricercatori cui, comprensibilmente, è riservata una parte dei finanziamenti, siano identificati come tali non per l’età anagrafica ma per gli anni trascorsi dal conseguimento del dottorato di ricerca o dall’ultimo titolo di studio conseguito.

5. Diversificare i bandi specifici per la ricerca da quelli che erogano fondi per strutture o infrastrutture dedicati alla ricerca. 

6. Allestire un unico portaleliberamente consultabile che informi relativamente a:

i) bandi disponibili, ii) revisori; iii) risultati delle procedure di selezione dei progetti da finanziare e del monitoraggio dei progetti già finanziati (sia monitoraggio in itinere e alla conclusione, sia 3-5 anni dopo la fine del finanziamento, per valutarne i risultati in termini di pubblicazioni, brevetti, etc.).Tale portale servirebbe inoltre a monitorare il rischio di sovrapposizioni di assegnazioni a progetti simili, se non uguali, provenienti spesso dallo stesso laboratorio, magari semplicemente cambiando l’indicazione del “principal investigator”. La valutazione ed il monitoraggio dovrebbero interessare anche i bandi per strutture o infrastrutture, verificandone sia il coinvolgimento/uso in ambito nazionale e internazionale sia la sostenibilità economica (derivabile dal rapporto tra costi e ricavi per l’espletamento di attività “in service”). 

Il PTS condanna gli attacchi e le minacce a medici e scienziati

La pandemia di COVID-19, entrata in una fase complessa di gestione a causa della variante virale omicron, ha fatto emergere molti aspetti positivi della nostra società, tra cui la sostanziale adesione alla campagna vaccinale di quasi il 90% della popolazione vaccinabile, segno di fiducia nel decisore politico e nella Scienza che ha fornito in meno di un anno vaccini innovativi e altamente efficaci nel prevenire la malattia grave e in buona parte anche l’infezione. Tuttavia, una minoranza residua della popolazione, globalmente definita “No- Vax”, ha rifiutato i vaccini creando significativi problemi di sovraccarico delle strutture ospedaliere e pagando anche un prezzo molto alto di morti evitabili.

In questo quadro generale, sono emersi recentemente anche atteggiamenti aggressivi e minacciosi nei confronti di medici e scienziati; citiamo a titolo d’esempio e in ordine temporale inverso le minacce all’immunologa Antonella Viola per aver promosso la vaccinazione nei bambini, a Diego Pavesio, medico di medicina generale, per essersi rifiutato di prescrivere esami prima del vaccino, e a Matteo Bassetti, infettivologo, per le sue dichiarazioni a favore della campagna vaccinale.

Simili violenti attacchi agli scienziati si erano già verificati mesi fa nei confronti di Marco Tamietto e Luca Bonini.

Il PTS condanna senza appello queste minacce ed esprime piena solidarietà ai colleghi oggetto di queste aggressioni, fortunatamente solo verbali. Il ruolo di medici e scienziati nella gestione della pandemia e nella comunicazione ai cittadini è fondamentale e rappresenta un caposaldo per un paese democratico i cui governanti centrali e locali sono chiamati a scelte difficili e a volte impopolari. Manifestare il proprio dissenso è più che legittimo in democrazia, ma ciò non può trascendere nell’insulto o nella minaccia verso chi cerca di curare, informare e spiegare le motivazioni mediche e scientifiche alla base delle scelte politiche.

“I BAMBINI NON SI TOCCANO”…E’ VERO: I BAMBINI SI VACCINANO!

“I BAMBINI NON SI TOCCANO”…E’ VERO: I BAMBINI SI VACCINANO!

Domanda: I bambini si ammalano di COVID-19? 

Risposta: Si

Sebbene la COVID-19 tenda a presentarsi in maniera più mite nei bambini rispetto agli adulti, essi contraggono comunque l’infezione da SARS-CoV2. Ad oggi si contano oltre 340.000 casi nella fascia 0-9 e oltre 500.000 nella fascia 10-19. Inoltre, a causa del fatto che non sono vaccinati, al momento i bambini si contagiano più degli adulti. 

Domanda: la COVID-19 nei bambini può essere grave? 

Risposta: Si

I bambini che si ammalano di COVID-19 sviluppano, seppur raramente, gravi danni polmonari e diverse altre complicanze sia nel breve che nel lungo termine. Tra le ultime, la Long Covid (7% dei casi secondo Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità) con persistenza dei sintomi e comparsa della MIS-C (Multisystem Inflammatory Syndrome in Children), una malattia vascolare che interessa diversi organi causata da una sproporzionata risposta immunitaria che nel 70% dei casi richiede ricovero in terapia intensiva. Infine, fonti dell’ISS indicano che in Italia fino al 15 dicembre 2021, sono morti 15 bambini nella fascia d’età 0-9 anni a causa di COVID-19.

Domanda: Il vaccino anti-COVID19 per i bambini di 5-11 anni è sicuro ed efficace? 

Risposta: Si

Lo studio per cui l’AIFA ha approvato la vaccinazione nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni ha dimostrato un’elevatissima efficacia nel prevenire l’infezione sintomatica da SARS-CoV-2. 

Oltre 5 milioni di bambini nel mondo hanno ricevuto almeno una dose di vaccino anti-COVID19 e gli eventuali effetti collaterali più frequenti durano poche ore e sono sovrapponibili a quelli presenti nell’adulto (febbre, dolori muscolari, stanchezza, dolore nel sito di iniezione). Inoltre, rispetto alle età maggiori, i problemi cardiaci precedentemente descritti (miocarditi e pericarditi) si sono osservati nei bambini in percentuali minori, con minore gravità e con rapida risoluzione. 

Infine, non vi sono patologie pediatriche per cui vi sia una controindicazione assoluta al vaccino la cui somministrazione non necessita di alcuna preparazione né l’assunzione di farmaci antinfiammatori per prevenire i pochi sintomi fastidiosi che possono presentarsi per un paio di giorni dopo la vaccinazione.

Domanda: Insomma, il vaccino nei bambini va fatto?

Risposta: Prima lo fanno, meglio è!

In sintesi, i dati disponibili dimostrano che vaccinare i bambini contro la COVID-19 ha un rapporto costo/beneficio estremamente vantaggioso che sarebbe un grave errore ignorare, soprattutto considerando l’aumento costante dei casi notificati in età pediatrica nelle ultime settimane. Vaccinare i bambini appena possibile è quindi la scelta più saggia e opportuna.

photo credit by Unicef

BASTA FAKE NEWS NEI TALK SHOW

Non basta più la semplice preoccupazione o scandalizzarsi per i dati diffusi dal 55° rapporto del CENSIS presentato il 3 dicembre 2021 sulla consapevolezza e convinzioni degli italiani rispetto alla pandemia: “Per il 5,9% degli italiani il Covid non esiste, per il 10,9% il vaccino è inutile e per il 31,4% chi si vaccina fa da cavia”.

Ormai da mesi, soprattutto in televisione e purtroppo anche sul Servizio Pubblico della Rai, gli italiani assistono a diversi talk show che, lungi dall’offrire informazioni sulla tragedia sanitaria, economica e sociale che stiamo ancora attraversando, propongono piuttosto confronti con opinioni non scientifiche, antiscientifiche, fantascientifiche. 

Questo in nome di una supposta par condicio e del diritto di parola garantito dalla Carta Costituzionale, travisandone, tuttavia, il significato. La par condicio risulta infatti falsata dal confronto uno ad uno, laddove a volte un ricercatore serio si trova a fronteggiarne più di uno che con la scienza ed il metodo scientifico niente hanno a che fare e con il risultato di alimentare negli spettatori la sensazione che la “scienza è divisa”. E se è vero che la Costituzione garantisce a ciascuno di esprimere le proprie opinioni, di certo non impone di intervistare terrapiattisti, novax, medici radiati, politici e non che non conoscono ma dissertano di virologia ed epidemiologia: non si tratta di opinioni personali, ma di pericolose menzogne o eclatanti ignoranze offerte al pubblico come contraddittorio.

Il Patto Trasversale per la Scienza condivide le considerazioni di Enrico Mentana, direttore del TG di La7: “Mi onoro di non aver mai ospitato nel tg che dirigo nessun esponente dei no vax…A chi mi dice che così impongo una dittatura informativa o una censura alle opinioni scomode, rispondo che adotto la stessa linea rispetto ai negazionisti dell’Olocausto, ai cospirazionisti dell’11 settembre, ai terrapiattisti, a chi non crede allo sbarco sulla luna e a chiunque sostiene posizioni controfattuali…Per me mettere a confronto uno scienziato e uno stregone, sul Covid come su qualsiasi altra materia che riguardi la salute collettiva, non è informazione, come allestire un faccia a faccia tra chi lotta contro la mafia e chi dice che non esiste, tra chi è per la parità tra uomo e donna e chi è contro, tra chi vuole la democrazia e chi sostiene la dittatura”.

Come PTS ci appelliamo alla professionalità di tutti i giornalisti e a tutti coloro che hanno responsabilità dirette e indirette nella programmazione e gestione dei

programmi di informazione, soprattutto nei talk show, perché:

  • qualsiasi discussione sulla campagna vaccinale sia basata sulle evidenze scientifiche accertate in tutto il mondo dalle autorità sanitarie circa la sicurezza ed efficacia dei vaccini e l’opportunità della loro massima diffusione presso tutti i soggetti per i quali sono approvati;
  • Si prenda atto che la diffusione, a questo riguardo, di dati contrastanti con le evidenze comunemente accettate dalla comunità scientifica equivale alla diffusione di fake news;
  • il giusto approfondimento su questi temi e sulla malattia da COVID-19 in generale sia condotto da esperti autentici e riconosciuti nel settore, nel rispetto e avendo riguardo alle loro singole competenze.

Come PTS chiediamo inoltre:

  • all’Ordine Nazionale dei Giornalisti di vigilare e, se del caso, applicare il codice deontologico che impone ai propri iscritti di attenersi ai fatti basati su risultanze scientifiche, mettendo in campo gli strumenti sanzionatori previsti a tutela della professione e soprattutto di chi al lavoro giornalistico si affida per informarsi;
  • alla Federazione dell’Ordine dei medici, di fare altrettanto rispetto ai tanti iscritti che, basandosi su convinzioni che non trovano riscontro nella letteratura scientifica, diffondono false informazioni sulla pandemia e sulle vaccinazioni;
  • al Ministero della Pubblica Istruzione e a quello dell’Università di riorganizzare ed implementare la formazione scientifica fin dalla scuola primaria, fornendo alle prossime generazioni gli strumenti interpretativi per discernere una fake news.

Meritoriamente la Rai si è dotata di una task force contro le fake news, ma la cattiva informazione viaggia anche attraverso la presenza costante di personaggi che con la scienza non hanno a che fare ma partecipano quotidianamente a varie trasmissioni spesso senza il competente intervento del conduttore a sottolineare l’assurdità e la non scientificità delle loro affermazioni.

Naturalmente, a valle dell’informazione di natura scientifica, attuata secondo modalità corrette, è giusto che vi sia un dibattito di natura giuridico-legislativa circa i migliori strumenti per raggiungere gli obiettivi di diffusione più larga possibile della campagna vaccinale. Anche questo dibattito, tuttavia, deve avvenire nel rispetto delle evidenze scientifiche sopra ricordate, con toni rispettosi e adeguati alla difficile situazione sanitaria in corso e con il coinvolgimento anche di riconosciuti esperti di diritto costituzionale. Tutto ciò al fine di non alimentare il clima di confusione della popolazione generale evidenziato dal recente rapporto del CENSIS.

Innovare investendo in ricerca

PTS – “Sapienza” Università di Roma

16 settembre 2021

Obiettivo del Convegno “Innovare investendo in ricerca”, tenutosi on-line il 16 settembre 2021, è stato valutare i fattori legati all’innovazione nella ricerca e al trasferimento delle conoscenze da essa prodotte al fine d’indicare le strategie da adottare per sostenere la ricerca scientifica in Italia. La ricerca scientifica è infatti l’unica vera forza propulsiva, capace di elevare il Paese verso una crescita culturale, tecnologica, sociale ed economica.

Il Convegno si è aperto con l’intervento di Antonella Polimeni, Rettrice di Sapienza Università di Roma, che ha spiegato quanto sia importante implementare i sistemi integrati di innovazione, in grado di agevolare contaminazione e collaborazione fra Università ed Enti di Ricerca. L’intervento si è poi focalizzato sulla descrizione della necessità di costituzione di infrastrutture stabili, piattaforme per la ricerca avanzata multidisciplinare e creazione di incubatori di impresa.

Fulvio Esposito, rappresentante nel Comitato per lo Spazio Europeo della Ricerca, ha inveceevidenziato l’importanza che una occasione straordinaria come il PNRR diventi una occasione ordinaria e quindi mezzo per creare una tendenza alla crescita dell’investimento in ricerca. Per fare questo è importante investire in dottorati di ricerca, nuovi ricercatori, progetti di sviluppo basati su accordi di programma, con obiettivi, risultati attesi, monitoraggio e rigorosa valutazione ex post.

Elisabetta Cerbai, docente dell’Università di Firenze, ha descritto come in Italia esistano peculiarità qualitative in merito alle caratteristiche del gruppo eterogeneo dei ricercatori. Il primo è l’età, il secondo una spiccata attitudine a modifiche ricorrenti delle modalità di reclutamento e stabilizzazione, il terzo la scarsa presenza femminile in discipline tradizionalmente considerate maschili, una forbice che si allarga con la progressione verso i ruoli più alti. Inoltre, l’ingresso tardivo in posizioni stabili e autonome priva il sistema della capacità ideativa e innovativa più fertile e originale.

Gaetano Di Chiara,già docente dell’Università di Cagliari, ha delineato il delicato ruolo dell’Università nel trasferimento tecnologico (TT) della ricerca.Il TT è nato nelle grandi università americane, grazie allo stretto rapporto tra università e impresa per creare un circolo virtuoso tra ricerca di base e applicata. Il passaggio dall’invenzione all’innovazione è tuttavia un processo ad alto rischio che corrisponde ad una fase in cui la ricerca non è più finanziabile con fondi statali in quanto coperta da brevetto, ma è ancora in uno stadio troppo precoce per essere finanziata da istituzioni private. All’origine di una tecnologia rivoluzionaria c’è sempre un’originale ricerca di base. L’esempio tangibile di questo è il seminale lavoro del periodo 2005-2008 di Karikò e Weissman che descriveva le basi per lo sviluppo dei vaccini a mRNA e poi l’utilizzazione del brevetto di Karikò e Weissman da parte delle aziende biotecnologiche Biontech e Moderna.

E’ quindi necessario guardare al PNRR come a una strategia complessiva che nell’incidere sul tessuto socioeconomico, sulla qualità di formazione pre- e post-universitaria, sul diritto allo studio e all’inclusione, può avere riflessi anche sulla scelta di fare ricerca scientifica in Italia. Si tratta di scegliere se rimanere a traino di paesi capaci di innovazione, o assecondare la vocazione che i ricercatori e le ricercatrici hanno, come dimostrano i numeri, coltivata da una buona o talvolta ottima tradizione educativa, ma che viene spesa oltre frontiera.

Antonio Musarò (Università Sapienza, Roma) e Micaela Morelli (Università di Cagliari)

Clicca per il resoconto del meeting o per vederlo sul nostro canale

Le decisioni sulle strategie vaccinali non dovrebbero essere prese in seguito a un’onda emotiva

La morte di una giovane ragazza, associata e possibilmente causata dalla vaccinazione con vettore adenovirale, rappresenta una tragedia e colpisce emotivamente più dei freddi “numeri” dei decessi giornalieri per COVID-19. E’ ingiusto, ma è così, e non da oggi, spiegano gli psicologi. Ciò che non dovrebbe succedere, ma è successo, è che chi è preposto a prendere decisioni importanti per la collettività, lo faccia influenzato, anche solo per associazione temporale, da eventi emotivi quale il caso in questione. La decisione di cambiare strategia “in corsa” e adottare d’emblée l’approccio eterologo per la seconda dose vaccinale per chi ha ricevuto una prima dose con vaccino Astra-Zeneca (Vaxzevria) non poteva non avere la conseguenza di generare sconforto e confusione sia nei cittadini che nelle singole regioni, e non solo per comprensibili motivi logistici.

Il messaggio percepito, non voluto, ma inevitabile è stato: “la precedente strategia era sbagliata”, da cui, appunto, sconforto, confusione e reazioni emotive comprensibili del tipo “non siamo le vostre cavie da esperimento”.

Il dibattito scientifico sull’utilità e i potenziali vantaggi della vaccinazione eterologa (una dose col vaccino A, la seconda col vaccino B) è in corso ed iniziano a comparire, spesso in forma non ancora revisionata da altri scienziati (peer review), i primi risultati incoraggianti. Ma tradurre questo legittimo e importante dibattito dal contesto sperimentale, inclusivo di studi in “doppio cieco”, all’applicazione diretta, senza alcuna indicazione o raccomandazione di EMA e altre agenzie regolatorie, è intempestivo e, al di là delle migliori intenzioni, destinato ad alimentare ansie, confusione, difficoltà di analisi dei risultati vaccinali (già molto compromessi dall’eterogeneità delle strategie adottate dalle singole regioni).

Fortunatamente, tutti i vaccini sono “buoni vaccini” e funzionano proteggendo le persone dall’evoluzione in malattia grave, se infettate, e prevenendo efficientemente dalla trasmissione virale, soprattutto dopo la seconda dose. Nonostante la cattiva informazione e comunicazione che se ne sta facendo.

Per approfondimento, vedi: https://www.ilfoglio.it/salute/2021/06/15/news/mix-di-rischi-non-ragionati-su-astrazeneca-2519375/

Il PTS difende Enrico Bucci dagli attacchi della “lobby” dell’agricoltura biodinamica

Guido Poli: “La lotta alla pseudo-scienza, nelle sua varie dimensioni, è nel DNA del PTS. Enrico Bucci, da par suo, ha smontato e dimostrato l’inconsistenza scientifica della cosiddetta “agricoltura biodinamica”, come già denunciato dalla Senatrice a Vita, Prof.ssa Elena Cattaneo. Il PTS si riconosce pienamente in quanto espresso da entrambi e lo sosterrà con tutti i mezzi leciti in democrazia”.

Apprendiamo con sgomento che, in data 9 giugno 2021, nella seduta n. 334, è stato depositato presso il Senato della Repubblica, a firma del Senatore Saverio De Bonis, un Atto di Sindacato Ispettivo (n. 4-05612 –http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/18/Sindisp/0/1299462/index.html)  nei confronti del Prof. Enrico Bucci, noto ricercatore, divulgatore scientifico e coordinatore di un Gruppo Operativo dedicato alle frodi scientifiche e all’integrità nella ricerca nonché membro del Consiglio Direttivo del Patto Trasversale per la Scienza. Il Prof. Bucci, che tenta da anni di portare elementi di razionalità nel dibattito pubblico su altri temi scientifici con ripetuti interventi, compresa la recente pandemia di COVID-19, ha “meritato” l’attenzione del Senatore De Bonis per aver evidenziato l’inconsistenza scientifica dell’Agricoltura Biodinamica, erroneamente paragonata all’Agricoltura Biologica.

Esprimiamo la massima solidarietà a Enrico Bucci e condividiamo i suoi sforzi sottolineando che l’Agricoltura Biodinamica non è un’evoluzione o una branca dell’Agricoltura Biologica, come si sostiene anche nell’Atto depositato dal Senatore De Bonis, ma semmai una sua involuzione. Per chi fosse interessato ad approfondire rimandiamo ad una serie di recenti interventi di Bucci sul tema: https://www.ilfoglio.it/tag/biodinamica/

Cogliamo infine questa occasione per spronare il Senato della Repubblica a valorizzare il sapere scientifico, facendo anche tesoro delle importanti sfide imposte dalla pandemia e condurre il nostro Paese nel futuro, non nel passato occupandosi di pratiche esoteriche prive di qualunque fondamento scientifico.