Difterite, vaccinazione omessa e morte di una bambina: quali responsabilità?

di Luciano Butti

All’Ospedale dei Bambini di Palermo una bambina di quattro anni è morta per difterite. L’Istituto Superiore di Sanità ha confermato la positività dei campioni a Corynebacterium diphtheriae e la presenza del gene della tossina responsabile della difterite respiratoria.

La bambina non era stata vaccinata. Secondo quanto riferito dalla stampa, i genitori avevano scelto di non sottoporla alla vaccinazione perché temevano una possibile relazione con l’autismo, anche sulla base dell’esperienza di un loro familiare. Un nesso causale tra vaccinazioni pediatriche e autismo è stato tuttavia escluso dalle evidenze scientifiche disponibili: anche una revisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicata nel 2025, relativa agli studi condotti tra il 2010 e il 2025, ha confermato l’assenza di evidenze di una relazione causale. Si veda anche, sul punto, l’intervista al Prof. Alberto Mantovani pubblicata dal Corriere della Sera il 25 agosto 2026.

La vaccinazione contro la difterite costituisce, invece, il principale strumento di prevenzione della malattia.

Chi potrebbe essere chiamato a rispondere, qualora ne ricorrano i presupposti, per quanto accaduto? I genitori, per la mancata vaccinazione? Oppure potrebbero emergere profili di responsabilità nella gestione sanitaria della bambina, considerati i diversi accessi nelle strutture ospedaliere e le diagnosi formulate prima del ricovero definitivo?

Un punto preliminare è fondamentale. In un dibattito sereno e basato sui dati, la decisione di non vaccinare può e deve essere discussa criticamente, anche per comprendere come evitare il ripetersi di situazioni analoghe. Ma la valutazione scientifica e sanitaria di quella scelta non coincide automaticamente con l’accertamento di una responsabilità penale.

Premessa la vicinanza umana ai genitori della bambina, la questione delle eventuali responsabilità giuridiche può essere esaminata, allo stato, soltanto in termini generali. La Procura di Palermo ha iscritto i genitori nel registro degli indagati nell’ambito di un procedimento per omicidio colposo, ipotizzando una rilevanza causale dell’omessa vaccinazione.

È importante ricordare che l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale all’accertamento di una responsabilità. Nel caso concreto, l’iscrizione consente inoltre agli indagati di esercitare le proprie garanzie difensive, compresa la possibilità di nominare consulenti che partecipino agli accertamenti tecnici irripetibili, come l’autopsia. In termini generali, per affermare una responsabilità per omicidio colposo occorre accertare almeno due profili fondamentali: il nesso causale tra una determinata condotta, attiva od omissiva, e la morte della vittima; e la colpa, ossia la violazione rimproverabile di regole di diligenza, prudenza o perizia oppure di specifiche norme cautelari.

I due piani devono essere tenuti distinti: non è sufficiente individuare una condotta colposa se non si dimostra che essa abbia avuto rilevanza causale rispetto all’evento; così come la mera relazione causale non è, da sola, sufficiente a fondare una responsabilità penale.

Nel caso dei genitori, il primo problema riguarda dunque il rapporto tra l’omessa vaccinazione e la morte della bambina. Nei reati omissivi l’accertamento causale richiede un giudizio controfattuale: occorre chiedersi che cosa sarebbe accaduto se la condotta doverosa fosse stata tenuta.

Sarà quindi centrale l’accertamento medico-legale. Occorrerà stabilire se, alla luce delle caratteristiche concrete della vicenda e delle migliori evidenze scientifiche disponibili, il decesso, con elevato grado di probabilità, non si sarebbe verificato.

Resta fermo il dato scientifico generale: la vaccinazione costituisce la strategia più efficace per prevenire la difterite. È proprio l’ampia diffusione della vaccinazione ad aver drasticamente ridotto l’incidenza della malattia.

Più complesso è l’esame dell’elemento soggettivo, vale a dire dell’eventuale colpa giuridicamente rilevante dei genitori. Secondo quanto riportato dalla stampa, essi erano convinti dell’esistenza di una relazione tra vaccinazioni e autismo: una convinzione non supportata dalle evidenze scientifiche. Sul punto, il Global Advisory Committee on Vaccine Safety dell’OMS ha nuovamente concluso nel dicembre 2025, sulla base della revisione delle evidenze disponibili, che non sussiste un nesso causale tra vaccini e disturbi dello spettro autistico.

Sul piano giuridico, tuttavia, non basta constatare che quella convinzione fosse scientificamente infondata. Occorrerà ricostruire concretamente quali informazioni i genitori avessero ricevuto, quali richiami fossero stati loro rivolti, quale consapevolezza avessero dei rischi della mancata vaccinazione e quale fosse la condotta esigibile nelle circostanze concrete.

Un elemento normativo rilevante è comunque certo: la vaccinazione antidifterica rientra tra quelle obbligatorie nell’infanzia. Il decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, prevede infatti l’anti-difterica tra le vaccinazioni obbligatorie per i minori. Sul quadro normativo si veda la pagina dedicata alla legge sui vaccini del Ministero della Salute.

Resta poi un secondo fronte dell’inchiesta. Dovrà essere ricostruita la gestione sanitaria della bambina nei diversi ospedali nei quali è stata assistita, verificando la successione degli accessi, le diagnosi formulate e le cure praticate. Allo stato, però, lo svolgimento di accertamenti sulla gestione clinica non consente di formulare conclusioni sulla responsabilità dei sanitari. Anche per eventuali condotte mediche occorrerebbe dimostrare, separatamente, la violazione di una regola cautelare e la sua effettiva rilevanza causale rispetto al decesso.

Ed è proprio qui che il singolo caso suggerisce una riflessione di sanità pubblica più ampia.

Una tragedia come questa richiede accertamenti rigorosi. La magistratura dovrà stabilire se e in quale misura la mancata vaccinazione abbia avuto un ruolo causale nella morte della bambina e se sussistano gli ulteriori elementi necessari per configurare una responsabilità penale dei genitori. Parallelamente, dovrà essere ricostruita la gestione clinica dei diversi accessi ospedalieri, senza anticipare giudizi sulla responsabilità del personale sanitario.

Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla ricerca delle responsabilità individuali. Questo caso pone una domanda anche al sistema sanitario e alla società: come è possibile che, in presenza di un vaccino disponibile, efficace e obbligatorio, una bambina rimanga priva di protezione contro una malattia potenzialmente letale?

Alla risposta giudiziaria, qualunque essa sarà, deve quindi accompagnarsi una risposta di sanità pubblica: individuare tempestivamente le aree e i gruppi con basse coperture vaccinali; raggiungere attivamente le famiglie esitanti; formare i professionisti sanitari alla comunicazione vaccinale; rendere semplice l’accesso alle vaccinazioni; utilizzare pienamente sistemi informativi vaccinali aggiornati e interoperabili.

Perché la lezione più importante di una tragedia legata a una malattia prevenibile con la vaccinazione non dovrebbe essere individuare qualcuno contro cui inveire, ma ridurre concretamente la probabilità che una tragedia simile possa accadere di nuovo.

Il mio ritratto di Anthony Fauci, inquisito dal partito della anti-scienza

di Guido Poli

In questi giorni, è tornata prepotentemente sui media internazionali, e in parte anche in Italia, la figura di Anthony (“Tony”) Fauci, il medico-scienziato tra i principali responsabili della sanità pubblica negli USA che tutto il mondo ha conosciuto nei momenti più bui della recente pandemia di COVID-19. Avendo avuto l’opportunità e la fortuna di lavorare con lui dal 1986 al 1993, desidero condividere una mia testimonianza personale sullo scienziato e sull’uomo. Anticipo che non intendo intervenire nella questione aperta dell’origine del virus SARS-CoV-2 (se “naturale”, emerso da un serbatoio animale peraltro mai identificato, o “di laboratorio”, sfuggito dal centro di Wuhan dove si studiavano coronavirus dei pipistrelli), oggetto principale delle accuse di alcuni senatori repubblicani a Fauci, secondo loro responsabile di aver finanziato, come Direttore del NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), ricerche collaborative tra USA e Cina sul potenziale pandemico del virus dei pipistrelli.

Tony Fauci è tra i medici-scienziati più famosi al mondo. Nato a Brooklyn, New York, dopo aver studiato dai Gesuiti, ha avuto una carriera talmente brillante come medico e scienziato da essere nominato a soli 43 anni, nel 1984, il più giovane direttore di uno degli istituti pubblici governativi con sede a Bethesda, cittadina del Maryland a circa mezz’ora d’auto da Washington, D.C., sede della Casa Bianca e del Governo USA. Questi istituti, noti come NIH (National Institutes of Health), costituiscono il più grande centro di ricerca pubblica al mondo ospitando circa 18.000 scienziati, molti provenienti da altri paesi. Da allora, Fauci è stato Direttore del NIAID per i 38 anni successivi. Contemporaneamente, è rimasto capo del Laboratory of Immunoregulation, dove io arrivai nel 1986 e vi lavorai per 7 anni prima di rientrare in Italia. Erano gli anni ruggenti dell’AIDS e Fauci riuscì a moltiplicare gli scarsi finanziamenti per le malattie infettive (da meno di 400 milioni a oltre 6 miliardi di dollari nel 2023) trasformando il NIAID in uno dei centri di ricerca più importante al mondo (non solo per gli studi su HIV/AIDS).

La mia carriera di ricercatore iniziò nel 1983 nel laboratorio di Alberto Mantovani all’Istituto Mario Negri di Milano, con cui pubblicammo alcuni tra i primi contributi italiani sul coinvolgimento del sistema immunitario nell’AIDS, studi che mi hanno permesso di essere accettato nel laboratorio di Fauci. Da Fauci, oltre che da Mantovani, ho imparato tutto quello che mi ha permesso di crescere professionalmente: come scrivere un lavoro scientifico, come presentarlo an un congresso di esperti, come comunicarlo a chi non è esperto, ecc. La mia stima e riconoscenza nei loro confronti è assoluta!

Fauci era (e probabilmente ancora è) un workaholic, un lavoratore incredibile… Era in ufficio alle 7 del mattino e non mollava fino a sera quando spesso, prima di tornare a casa, incontrava importanti membri del congresso americano. Più di una volta è successo che, durante un incontro di aggiornamento scientifico del gruppo che dirigevo all’interno del sul laboratorio ricevesse una telefonata e dicesse: “scusatemi, ma devo andare alla Casa Bianca”…A proposito, del mio gruppo ha fatto parte per un paio d’anni un giovane Drew Weissman, proveniente da Harvard, futuro vincitore del Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina insieme a Katalin Karikò nel 2023 per la scoperta di come modificare la molecola di RNA messaggero per renderla sfruttabile come farmaco o vaccino, da cui sono stati derivati i prestigiosi vaccini anti-COVID-19. Queste ricerche Drew le ha condotte successivamente alla sua esperienza nel laboratorio di Fauci, a Philadelphia, ma l’amicizia tra noi e rimasta (gli abbiamo conferito la laurea honoris causa in Biotecnologie dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano nel 2024).

Come si può leggere nel suo avvincente libro autobiografico On call, l’impatto di Tony Fauci sulla pandemia da HIV/AIDS è andato molto oltre i suoi pur importanti contributi scientifici. Per citare i contributi più importanti, è stato il precursore di un’alleanza tra medici e pazienti che protestavano vivamente (chiamandolo Fauci murderer, assassino) perché non avevano accesso ai farmaci sperimentali anti-HIV, sfociata nel modello definito parallel track, ovvero nella possibilità di rendere disponibili farmaci sperimentali in modo compassionevole ai pazienti mentre proseguiva il percorso di approvazione da parte della FDA (“Food and Drug Administration”) (leggi qui). Ricordo che solo dal 1996 la somministrazione di una combinazione di farmaci antiretrovirali (cART) ha dimostrato di salvare la vita e ricostituire il sistema immunitario delle persone altrimenti votate a morte quasi certa in 8-10 anni a causa dell’AIDS (come testimoniato su JAMA nel 1996).

Un altro contributo storico di Fauci alla lotta all’AIDS fu il lancio del programma PEPfAR (“President’s Emergency Plan for AIDS Relief”), lanciato nel 2003 dal Presidente George Bush e di cui Tony fu il principale architetto, con lo scopo di portare la cART nei paesi più poveri del mondo. Cumulativamente, è stimato che PEPfAR abbia distribuito farmaci per ca. 120 miliardi di dollari e che abbia salvato la vita di oltre 20 milioni di persone (soprattutto giovani).

Probabilmente è meno noto che Fauci abbia giocato un ruolo fondamentale nella lotta al bioterrorismo negli USA contribuendo a creare il programma Bio-Shield nel 2004. Quando vi furono lettere contenenti la tossina dell’antrace spedite a diverse persone di prestigio (lui stesso credette di esserne vittima, come racconta nel libro, anche se la polvere presente nella busta si rivelò poi innocua).

Venendo ai giorni nostri e alla pandemia di COVID-19, oltre al supporto fondamentale allo sviluppo dei vaccini a mRNA modificato, è stato il volto rassicurante nei momenti più difficili della pandemia, negli USA e nel mondo. Ha commesso errori, come gli viene oggi rinfacciato? Certamente, lui stesso l’ha più volte riconosciuto, per esempio sull’uso delle mascherine inizialmente ristrette al personale sanitario (va anche ricordato che inizialmente non ve ne sarebbero state comunque a sufficienza per tutti), ma questo sottolinea semplicemente il fatto che la scienza non ha certezze (a differenza dell’ignoranza), ma che aggiusta il tiro imparando dai propri errori.

Come anticipato, non desidero entrare nel merito del cuore dell’attacco che Fauci sta subendo da parte di alcuni senatori repubblicani, Rand Paul in particolare, col supporto del Presidente Trump (che avrebbe voluto trattare la COVID-19 con idrossiclorochina, un farmaco anti-malarico che non ha mai dimostrato efficacia come antivirale). La scelta di non rispondere alle domande invocando il quinto emendamento della costituzione degli USA (finalizzato ad impedire che una frase possa essere incriminante per chi la pronuncia), dopo decine di audizioni pubbliche e private, è stata una scelta tattica dei suoi legali basandosi sulla considerazione che qualsiasi risposta avesse dato sarebbe stata ritorta contro di lui.

Con tutto il cuore, ricordando che Fauci, a 85 anni, avrebbe diritto a godersi un po’ di tranquillità, mi auguro che Tony possa uscire a testa alta da questo tunnel distopico e che l’enorme contributo che ha dato alla scienza e alla medicina possa essere apprezzato universalmente come merita e che eventuali errori commessi nella gestione della pandemia rientrino in una valutazione serena dell’operato di un uomo straordinario che, tra altre cose, ha contribuito alla carriera di tantissimi medici e scienziati nel mondo, tra cui il sottoscritto.

Caro Politico, non fumare!

Il fumo provoca enormi danni sanitari, sociali ed economici, ma continua a essere tollerato e commercializzato dallo Stato. I fumatori vanno aiutati, non colpevolizzati, mentre la priorità deve essere impedire che i giovani inizino a fumare. Servono più prevenzione, educazione e politiche pubbliche coraggiose per ridurre il consumo di tabacco.

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Il PTS a difesa dell’autonomia universitaria

Negli ultimi giorni, diversi sono stati gli appelli, rivolti al governo e alla politica tutta, da parte di autorevoli figure del mondo accademico, giovani studiosi e reti di società scientifiche, per l’autonomia, il finanziamento e la dignità dell’università e della ricerca.

La prospettiva di introdurre nei Consigli di Amministrazione delle Università componenti designati dal Governo rappresenta un segnale allarmante di crescente centralizzazione e un serio indebolimento dell’autonomia accademica, elemento essenziale per garantire la libertà di ricerca, di insegnamento e l’esercizio del pensiero critico.

A ciò si aggiungono le notizie circa una possibile revisione dell’attuale normativa che vieta la rieleggibilità dei Rettori, sancita dalla Legge 240/2010. L’abolizione del principio di unicità del mandato o l’introduzione di proroghe per i Rettori in carica costituirebbero un ulteriore elemento di concentrazione del potere e di erosione della democrazia interna agli atenei.

Il PTS richiama l’attenzione delle istituzioni affinché ogni intervento normativo in materia di governance universitaria sia improntato alla tutela della sua autonomia, valore costituzionalmente garantito e condizione indispensabile del ruolo pubblico dell’università come spazio libero e critico di elaborazione del sapere. Qualsiasi riforma che si discosti da tali principi rischia di generare pericolosi cortocircuiti democratici, limitando il progresso culturale e scientifico del Paese.

Ricerca in Italia: servono coerenza, trasparenza e investimenti stabili

Preoccupazione per lo spostamento di fondi dai PRIN al FIS

Il Patto Trasversale per la Scienza (PTS) esprime profonda preoccupazione per la recente decisione del Ministero dell’Università e della Ricerca (DR n. 887 del 9/7/2025, pubblicato il 6/8/2025), che destina ca. 60 milioni di euro, inizialmente previsti per i bandi PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) 2024 e 2025, al finanziamento di progetti nell’ambito del Fondo Italiano per la Scienza (FIS-2). Una scelta che, di fatto, priva numerosi gruppi di ricerca diffusi sul territorio nazionale delle risorse minime necessarie a proseguire attività scientifiche innovative, concentrando invece i fondi su un numero ristretto di progetti.

Il PTS condivide le preoccupazioni evidenziate nell’articolo pubblicate nell’inserto “Tutto Scienze” de La Stampa del 24 settembre 2025 (lastampa.it/tuttoscienze/2025/09/24/news/i_fondi_alla_ricerca_non_devono_trasformarsi_nel_gioco_delle_tre_carte-15319381/) e chiede quindi al Governo di:

  • ripristinare le risorse destinate ai PRIN 2024-2025;
  • garantire stabilità e periodicità nei bandi, in linea con la “mozione Cattaneo”;
  • assicurare procedure di valutazione trasparenti e di qualità internazionale, sul modello ERC (European Research Council).

Solo così la politica potrà dimostrare coerenza con gli impegni presi e restituire fiducia a migliaia di ricercatrici e ricercatori che ogni giorno lavorano per il progresso del Paese

La salute dei cittadini si difende con la competenza e la responsabilità

Il Patto Trasversale per la Scienza esprime il proprio apprezzamento per la decisione presa dal Ministro della Salute, Prof. Orazio Schillaci, di revocare il decreto di nomina del Nitag e di sciogliere l’attuale Comitato tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni.

Questa scelta, assunta con senso di responsabilità e a tutela dell’interesse collettivo, rappresenta un passo importante per garantire che gli organi tecnici incaricati di orientare le politiche vaccinali del Paese siano realmente guidati da competenza e rigore scientifico.

Il PTS, che nei giorni scorsi aveva lanciato una petizione firmata da oltre 35.000 cittadini e apprezzata da numerosi esperti e scienziati di rilievo internazionale, tra cui il Premio Nobel Giorgio Parisi e il farmacologo Silvio Garattini, accoglie con favore la revoca, che risponde alle preoccupazioni sollevate dal mondo scientifico e dalla società civile.

Ribadiamo con forza che i comitati tecnico-scientifici devono essere composti esclusivamente sulla base del merito, delle competenze comprovate e della produzione scientifica nei rispettivi ambiti. Solo così è possibile preservare la credibilità delle istituzioni, rafforzare la fiducia dei cittadini e promuovere politiche sanitarie efficaci e fondate sulle evidenze.

La comunità scientifica, con le sue competenze e il suo pluralismo, è a disposizione delle istituzioni per un dialogo costruttivo e per contribuire alla verifica e alla definizione dei criteri di composizione dei futuri comitati tecnici in ambito salute e scienza.

Il Patto Trasversale per la Scienza continuerà a vigilare e a sostenere ogni iniziativa volta a garantire che le decisioni in materia di salute pubblica siano prese nel rispetto dei principi della scienza, e della responsabilità verso la collettività.

La salute dei cittadini si difende con la competenza e la responsabilità. La scienza non ha colori partitici: ha bisogno di rigore, merito e trasparenza.

Risultato storico: vincere la battaglia a difesa della scienza e della salute pubblica.

Grazie anche alla mobilitazione promossa dal Patto Trasversale per la Scienza (PTS), il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha firmato oggi l’atto che revoca il NITAG, il Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni.

La petizione lanciata dal PTS il 7 agosto 2025 sulla piattaforma Change ha superato in pochi giorni le 35.000 firme, mostrando quanto la difesa della scienza e della salute pubblica sia condivisa dall’opinione pubblica e capace di incidere sulla politica. All’appello hanno aderito figure di rilievo come il Nobel Giorgio Parisi, Silvio Garattini e Nino Cartabellotta.

Il PTS aveva lanciato l’allarme sulle nomine di Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle, le cui posizioni critiche verso i vaccini rischiavano di indebolire la fiducia dei cittadini e compromettere la credibilità delle istituzioni sanitarie.

Di fronte al consenso civico e scientifico, il Ministro ha deciso di sciogliere l’intero NITAG. Per il PTS si tratta di un esempio di cittadinanza scientifica e di un segnale importante: le istituzioni devono ascoltare cittadini e comunità scientifica, scegliendo con rigore, trasparenza e autorevolezza chi ricopre ruoli chiave.

20.000 volte GRAZIE!


Abbiamo raggiunto un traguardo straordinario: oltre 20.000 firme per la nostra petizione. Questo risultato è merito vostro, della vostra voce e del vostro sostegno a difesa della Scienza e della Salute.

https://chng.it/h4XQ5Tg6y6

Ricerca strategica per lo sviluppo economico e sociale del paese

La ricerca scientifica rappresenta un elemento strategico per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Tuttavia, la ricerca pubblica in Italia continua a soffrire di risorse limitate e spesso non gestite in modo trasparente.

Aderisci all’iniziativa per il futuro dell’Italia sottoscrivendo l’appello su “Scienza in Rete” cliccando qui. Grazie a Antonio Musarò (socio PTS), Elisabetta Cerbai e Michele Simonato.

IL COMMENTO DEL PATTO TRASVERSALE PER LA SCIENZA ALLE CRITICHE DELLA FONDAZIONE GIMBE SUI DECRETI ATTUATIVI DELLE LISTE D’ATTESA

Dr. Guido Sampaolo per il Direttivo PTS

Il dibattito sulle liste d’attesa sanitarie in Italia ha raggiunto un punto critico con la denuncia da parte del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. A sei mesi dalla conversione in legge del decreto-legge 73/2024, che mirava a ridurre le liste d’attesa, è stato promulgato soltanto un decreto attuativo sui sei previsti.

Nino Cartabellotta ha sollevato un punto di grande importanza sottolineando che, nonostante l’urgente necessità di ridurre le liste d’attesa, il governo non è riuscito a implementare le misure necessarie. La piattaforma nazionale delle liste d’attesa rappresenta l’unico decreto attuativo ad essere stato promulgato, lasciando in sospeso altre misure cruciali. Cartabellotta ha evidenziato una contraddizione significativa: il decreto per le liste d’attesa, che dovrebbe ridurre i tempi di attesa, è esso stesso in attesa di attuazione.

La replica politica del senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini, presidente della Commissione Sanità e Lavoro di Palazzo Madama: “Questo governo sta lavorando in tutti i modi per ridurre le liste d’attesa e per garantire ai cittadini il diritto alla salute, ma non possiamo fare in pochi mesi quello che non è stato fatto negli ultimi venti anni”.

Il Patto Trasversale per la Scienza esprime solidarietà alla Fondazione Gimbe, riconoscendo l’importanza delle critiche sollevate e l’urgenza di risolvere il problema delle liste d’attesa.

Va altresì riconosciuto che il problema delle liste d’attesa è l’ipertrofia delle stesse, generato non soltanto dai tagli alla Sanità Pubblica, ma soprattutto da una domanda fuori controllo di prestazioni (visite specialistiche, diagnostica strumentale etc.) spesso inappropriate, ridondanti e pertanto inutili. Nella Sanità Pubblica, quando si fornisce una risposta ad una falsa domanda di salute si distraggono risorse, strumentazioni e professionisti da una corretta risposta alla vera domanda di salute.

Il Patto Trasversale per la Scienza pone l’accento sulla necessità di una analisi scientifica corretta e priva di connotati politici, i cui risultati servano per agire direttamente sul meccanismo dell’appropriatezza delle richieste e sulla qualità delle prestazioni erogate, in grado di fornire in tempi ragionevoli le prestazioni necessarie per garantire un servizio sanitario pubblico efficiente ed equo.

È fondamentale che le autorità competenti agiscano urgentemente per implementare tutte le misure previste dal decreto-legge 73/2024; l’appello del Patto Trasversale per la Scienza è che le Istituzioni Sanitarie e Politiche possano trovare soluzioni condivise ed efficaci, basate sulle evidenze scientifiche piuttosto che su presupposti ideologici.

Milano 4 febbraio 2025