Il mio ritratto di Anthony Fauci, inquisito dal partito della anti-scienza

di Guido Poli

In questi giorni, è tornata prepotentemente sui media internazionali, e in parte anche in Italia, la figura di Anthony (“Tony”) Fauci, il medico-scienziato tra i principali responsabili della sanità pubblica negli USA che tutto il mondo ha conosciuto nei momenti più bui della recente pandemia di COVID-19. Avendo avuto l’opportunità e la fortuna di lavorare con lui dal 1986 al 1993, desidero condividere una mia testimonianza personale sullo scienziato e sull’uomo. Anticipo che non intendo intervenire nella questione aperta dell’origine del virus SARS-CoV-2 (se “naturale”, emerso da un serbatoio animale peraltro mai identificato, o “di laboratorio”, sfuggito dal centro di Wuhan dove si studiavano coronavirus dei pipistrelli), oggetto principale delle accuse di alcuni senatori repubblicani a Fauci, secondo loro responsabile di aver finanziato, come Direttore del NIAID (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), ricerche collaborative tra USA e Cina sul potenziale pandemico del virus dei pipistrelli.

Tony Fauci è tra i medici-scienziati più famosi al mondo. Nato a Brooklyn, New York, dopo aver studiato dai Gesuiti, ha avuto una carriera talmente brillante come medico e scienziato da essere nominato a soli 43 anni, nel 1984, il più giovane direttore di uno degli istituti pubblici governativi con sede a Bethesda, cittadina del Maryland a circa mezz’ora d’auto da Washington, D.C., sede della Casa Bianca e del Governo USA. Questi istituti, noti come NIH (National Institutes of Health), costituiscono il più grande centro di ricerca pubblica al mondo ospitando circa 18.000 scienziati, molti provenienti da altri paesi. Da allora, Fauci è stato Direttore del NIAID per i 38 anni successivi. Contemporaneamente, è rimasto capo del Laboratory of Immunoregulation, dove io arrivai nel 1986 e vi lavorai per 7 anni prima di rientrare in Italia. Erano gli anni ruggenti dell’AIDS e Fauci riuscì a moltiplicare gli scarsi finanziamenti per le malattie infettive (da meno di 400 milioni a oltre 6 miliardi di dollari nel 2023) trasformando il NIAID in uno dei centri di ricerca più importante al mondo (non solo per gli studi su HIV/AIDS).

La mia carriera di ricercatore iniziò nel 1983 nel laboratorio di Alberto Mantovani all’Istituto Mario Negri di Milano, con cui pubblicammo alcuni tra i primi contributi italiani sul coinvolgimento del sistema immunitario nell’AIDS, studi che mi hanno permesso di essere accettato nel laboratorio di Fauci. Da Fauci, oltre che da Mantovani, ho imparato tutto quello che mi ha permesso di crescere professionalmente: come scrivere un lavoro scientifico, come presentarlo an un congresso di esperti, come comunicarlo a chi non è esperto, ecc. La mia stima e riconoscenza nei loro confronti è assoluta!

Fauci era (e probabilmente ancora è) un workaholic, un lavoratore incredibile… Era in ufficio alle 7 del mattino e non mollava fino a sera quando spesso, prima di tornare a casa, incontrava importanti membri del congresso americano. Più di una volta è successo che, durante un incontro di aggiornamento scientifico del gruppo che dirigevo all’interno del sul laboratorio ricevesse una telefonata e dicesse: “scusatemi, ma devo andare alla Casa Bianca”…A proposito, del mio gruppo ha fatto parte per un paio d’anni un giovane Drew Weissman, proveniente da Harvard, futuro vincitore del Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina insieme a Katalin Karikò nel 2023 per la scoperta di come modificare la molecola di RNA messaggero per renderla sfruttabile come farmaco o vaccino, da cui sono stati derivati i prestigiosi vaccini anti-COVID-19. Queste ricerche Drew le ha condotte successivamente alla sua esperienza nel laboratorio di Fauci, a Philadelphia, ma l’amicizia tra noi e rimasta (gli abbiamo conferito la laurea honoris causa in Biotecnologie dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano nel 2024).

Come si può leggere nel suo avvincente libro autobiografico On call, l’impatto di Tony Fauci sulla pandemia da HIV/AIDS è andato molto oltre i suoi pur importanti contributi scientifici. Per citare i contributi più importanti, è stato il precursore di un’alleanza tra medici e pazienti che protestavano vivamente (chiamandolo Fauci murderer, assassino) perché non avevano accesso ai farmaci sperimentali anti-HIV, sfociata nel modello definito parallel track, ovvero nella possibilità di rendere disponibili farmaci sperimentali in modo compassionevole ai pazienti mentre proseguiva il percorso di approvazione da parte della FDA (“Food and Drug Administration”) (leggi qui). Ricordo che solo dal 1996 la somministrazione di una combinazione di farmaci antiretrovirali (cART) ha dimostrato di salvare la vita e ricostituire il sistema immunitario delle persone altrimenti votate a morte quasi certa in 8-10 anni a causa dell’AIDS (come testimoniato su JAMA nel 1996).

Un altro contributo storico di Fauci alla lotta all’AIDS fu il lancio del programma PEPfAR (“President’s Emergency Plan for AIDS Relief”), lanciato nel 2003 dal Presidente George Bush e di cui Tony fu il principale architetto, con lo scopo di portare la cART nei paesi più poveri del mondo. Cumulativamente, è stimato che PEPfAR abbia distribuito farmaci per ca. 120 miliardi di dollari e che abbia salvato la vita di oltre 20 milioni di persone (soprattutto giovani).

Probabilmente è meno noto che Fauci abbia giocato un ruolo fondamentale nella lotta al bioterrorismo negli USA contribuendo a creare il programma Bio-Shield nel 2004. Quando vi furono lettere contenenti la tossina dell’antrace spedite a diverse persone di prestigio (lui stesso credette di esserne vittima, come racconta nel libro, anche se la polvere presente nella busta si rivelò poi innocua).

Venendo ai giorni nostri e alla pandemia di COVID-19, oltre al supporto fondamentale allo sviluppo dei vaccini a mRNA modificato, è stato il volto rassicurante nei momenti più difficili della pandemia, negli USA e nel mondo. Ha commesso errori, come gli viene oggi rinfacciato? Certamente, lui stesso l’ha più volte riconosciuto, per esempio sull’uso delle mascherine inizialmente ristrette al personale sanitario (va anche ricordato che inizialmente non ve ne sarebbero state comunque a sufficienza per tutti), ma questo sottolinea semplicemente il fatto che la scienza non ha certezze (a differenza dell’ignoranza), ma che aggiusta il tiro imparando dai propri errori.

Come anticipato, non desidero entrare nel merito del cuore dell’attacco che Fauci sta subendo da parte di alcuni senatori repubblicani, Rand Paul in particolare, col supporto del Presidente Trump (che avrebbe voluto trattare la COVID-19 con idrossiclorochina, un farmaco anti-malarico che non ha mai dimostrato efficacia come antivirale). La scelta di non rispondere alle domande invocando il quinto emendamento della costituzione degli USA (finalizzato ad impedire che una frase possa essere incriminante per chi la pronuncia), dopo decine di audizioni pubbliche e private, è stata una scelta tattica dei suoi legali basandosi sulla considerazione che qualsiasi risposta avesse dato sarebbe stata ritorta contro di lui.

Con tutto il cuore, ricordando che Fauci, a 85 anni, avrebbe diritto a godersi un po’ di tranquillità, mi auguro che Tony possa uscire a testa alta da questo tunnel distopico e che l’enorme contributo che ha dato alla scienza e alla medicina possa essere apprezzato universalmente come merita e che eventuali errori commessi nella gestione della pandemia rientrino in una valutazione serena dell’operato di un uomo straordinario che, tra altre cose, ha contribuito alla carriera di tantissimi medici e scienziati nel mondo, tra cui il sottoscritto.

Caro Politico, non fumare!

Il fumo provoca enormi danni sanitari, sociali ed economici, ma continua a essere tollerato e commercializzato dallo Stato. I fumatori vanno aiutati, non colpevolizzati, mentre la priorità deve essere impedire che i giovani inizino a fumare. Servono più prevenzione, educazione e politiche pubbliche coraggiose per ridurre il consumo di tabacco.

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Il PTS a difesa dell’autonomia universitaria

Negli ultimi giorni, diversi sono stati gli appelli, rivolti al governo e alla politica tutta, da parte di autorevoli figure del mondo accademico, giovani studiosi e reti di società scientifiche, per l’autonomia, il finanziamento e la dignità dell’università e della ricerca.

La prospettiva di introdurre nei Consigli di Amministrazione delle Università componenti designati dal Governo rappresenta un segnale allarmante di crescente centralizzazione e un serio indebolimento dell’autonomia accademica, elemento essenziale per garantire la libertà di ricerca, di insegnamento e l’esercizio del pensiero critico.

A ciò si aggiungono le notizie circa una possibile revisione dell’attuale normativa che vieta la rieleggibilità dei Rettori, sancita dalla Legge 240/2010. L’abolizione del principio di unicità del mandato o l’introduzione di proroghe per i Rettori in carica costituirebbero un ulteriore elemento di concentrazione del potere e di erosione della democrazia interna agli atenei.

Il PTS richiama l’attenzione delle istituzioni affinché ogni intervento normativo in materia di governance universitaria sia improntato alla tutela della sua autonomia, valore costituzionalmente garantito e condizione indispensabile del ruolo pubblico dell’università come spazio libero e critico di elaborazione del sapere. Qualsiasi riforma che si discosti da tali principi rischia di generare pericolosi cortocircuiti democratici, limitando il progresso culturale e scientifico del Paese.

Ricerca in Italia: servono coerenza, trasparenza e investimenti stabili

Preoccupazione per lo spostamento di fondi dai PRIN al FIS

Il Patto Trasversale per la Scienza (PTS) esprime profonda preoccupazione per la recente decisione del Ministero dell’Università e della Ricerca (DR n. 887 del 9/7/2025, pubblicato il 6/8/2025), che destina ca. 60 milioni di euro, inizialmente previsti per i bandi PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) 2024 e 2025, al finanziamento di progetti nell’ambito del Fondo Italiano per la Scienza (FIS-2). Una scelta che, di fatto, priva numerosi gruppi di ricerca diffusi sul territorio nazionale delle risorse minime necessarie a proseguire attività scientifiche innovative, concentrando invece i fondi su un numero ristretto di progetti.

Il PTS condivide le preoccupazioni evidenziate nell’articolo pubblicate nell’inserto “Tutto Scienze” de La Stampa del 24 settembre 2025 (lastampa.it/tuttoscienze/2025/09/24/news/i_fondi_alla_ricerca_non_devono_trasformarsi_nel_gioco_delle_tre_carte-15319381/) e chiede quindi al Governo di:

  • ripristinare le risorse destinate ai PRIN 2024-2025;
  • garantire stabilità e periodicità nei bandi, in linea con la “mozione Cattaneo”;
  • assicurare procedure di valutazione trasparenti e di qualità internazionale, sul modello ERC (European Research Council).

Solo così la politica potrà dimostrare coerenza con gli impegni presi e restituire fiducia a migliaia di ricercatrici e ricercatori che ogni giorno lavorano per il progresso del Paese

La salute dei cittadini si difende con la competenza e la responsabilità

Il Patto Trasversale per la Scienza esprime il proprio apprezzamento per la decisione presa dal Ministro della Salute, Prof. Orazio Schillaci, di revocare il decreto di nomina del Nitag e di sciogliere l’attuale Comitato tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni.

Questa scelta, assunta con senso di responsabilità e a tutela dell’interesse collettivo, rappresenta un passo importante per garantire che gli organi tecnici incaricati di orientare le politiche vaccinali del Paese siano realmente guidati da competenza e rigore scientifico.

Il PTS, che nei giorni scorsi aveva lanciato una petizione firmata da oltre 35.000 cittadini e apprezzata da numerosi esperti e scienziati di rilievo internazionale, tra cui il Premio Nobel Giorgio Parisi e il farmacologo Silvio Garattini, accoglie con favore la revoca, che risponde alle preoccupazioni sollevate dal mondo scientifico e dalla società civile.

Ribadiamo con forza che i comitati tecnico-scientifici devono essere composti esclusivamente sulla base del merito, delle competenze comprovate e della produzione scientifica nei rispettivi ambiti. Solo così è possibile preservare la credibilità delle istituzioni, rafforzare la fiducia dei cittadini e promuovere politiche sanitarie efficaci e fondate sulle evidenze.

La comunità scientifica, con le sue competenze e il suo pluralismo, è a disposizione delle istituzioni per un dialogo costruttivo e per contribuire alla verifica e alla definizione dei criteri di composizione dei futuri comitati tecnici in ambito salute e scienza.

Il Patto Trasversale per la Scienza continuerà a vigilare e a sostenere ogni iniziativa volta a garantire che le decisioni in materia di salute pubblica siano prese nel rispetto dei principi della scienza, e della responsabilità verso la collettività.

La salute dei cittadini si difende con la competenza e la responsabilità. La scienza non ha colori partitici: ha bisogno di rigore, merito e trasparenza.

Risultato storico: vincere la battaglia a difesa della scienza e della salute pubblica.

Grazie anche alla mobilitazione promossa dal Patto Trasversale per la Scienza (PTS), il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha firmato oggi l’atto che revoca il NITAG, il Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni.

La petizione lanciata dal PTS il 7 agosto 2025 sulla piattaforma Change ha superato in pochi giorni le 35.000 firme, mostrando quanto la difesa della scienza e della salute pubblica sia condivisa dall’opinione pubblica e capace di incidere sulla politica. All’appello hanno aderito figure di rilievo come il Nobel Giorgio Parisi, Silvio Garattini e Nino Cartabellotta.

Il PTS aveva lanciato l’allarme sulle nomine di Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle, le cui posizioni critiche verso i vaccini rischiavano di indebolire la fiducia dei cittadini e compromettere la credibilità delle istituzioni sanitarie.

Di fronte al consenso civico e scientifico, il Ministro ha deciso di sciogliere l’intero NITAG. Per il PTS si tratta di un esempio di cittadinanza scientifica e di un segnale importante: le istituzioni devono ascoltare cittadini e comunità scientifica, scegliendo con rigore, trasparenza e autorevolezza chi ricopre ruoli chiave.

20.000 volte GRAZIE!


Abbiamo raggiunto un traguardo straordinario: oltre 20.000 firme per la nostra petizione. Questo risultato è merito vostro, della vostra voce e del vostro sostegno a difesa della Scienza e della Salute.

https://chng.it/h4XQ5Tg6y6

Ricerca strategica per lo sviluppo economico e sociale del paese

La ricerca scientifica rappresenta un elemento strategico per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Tuttavia, la ricerca pubblica in Italia continua a soffrire di risorse limitate e spesso non gestite in modo trasparente.

Aderisci all’iniziativa per il futuro dell’Italia sottoscrivendo l’appello su “Scienza in Rete” cliccando qui. Grazie a Antonio Musarò (socio PTS), Elisabetta Cerbai e Michele Simonato.

IL COMMENTO DEL PATTO TRASVERSALE PER LA SCIENZA ALLE CRITICHE DELLA FONDAZIONE GIMBE SUI DECRETI ATTUATIVI DELLE LISTE D’ATTESA

Dr. Guido Sampaolo per il Direttivo PTS

Il dibattito sulle liste d’attesa sanitarie in Italia ha raggiunto un punto critico con la denuncia da parte del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. A sei mesi dalla conversione in legge del decreto-legge 73/2024, che mirava a ridurre le liste d’attesa, è stato promulgato soltanto un decreto attuativo sui sei previsti.

Nino Cartabellotta ha sollevato un punto di grande importanza sottolineando che, nonostante l’urgente necessità di ridurre le liste d’attesa, il governo non è riuscito a implementare le misure necessarie. La piattaforma nazionale delle liste d’attesa rappresenta l’unico decreto attuativo ad essere stato promulgato, lasciando in sospeso altre misure cruciali. Cartabellotta ha evidenziato una contraddizione significativa: il decreto per le liste d’attesa, che dovrebbe ridurre i tempi di attesa, è esso stesso in attesa di attuazione.

La replica politica del senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini, presidente della Commissione Sanità e Lavoro di Palazzo Madama: “Questo governo sta lavorando in tutti i modi per ridurre le liste d’attesa e per garantire ai cittadini il diritto alla salute, ma non possiamo fare in pochi mesi quello che non è stato fatto negli ultimi venti anni”.

Il Patto Trasversale per la Scienza esprime solidarietà alla Fondazione Gimbe, riconoscendo l’importanza delle critiche sollevate e l’urgenza di risolvere il problema delle liste d’attesa.

Va altresì riconosciuto che il problema delle liste d’attesa è l’ipertrofia delle stesse, generato non soltanto dai tagli alla Sanità Pubblica, ma soprattutto da una domanda fuori controllo di prestazioni (visite specialistiche, diagnostica strumentale etc.) spesso inappropriate, ridondanti e pertanto inutili. Nella Sanità Pubblica, quando si fornisce una risposta ad una falsa domanda di salute si distraggono risorse, strumentazioni e professionisti da una corretta risposta alla vera domanda di salute.

Il Patto Trasversale per la Scienza pone l’accento sulla necessità di una analisi scientifica corretta e priva di connotati politici, i cui risultati servano per agire direttamente sul meccanismo dell’appropriatezza delle richieste e sulla qualità delle prestazioni erogate, in grado di fornire in tempi ragionevoli le prestazioni necessarie per garantire un servizio sanitario pubblico efficiente ed equo.

È fondamentale che le autorità competenti agiscano urgentemente per implementare tutte le misure previste dal decreto-legge 73/2024; l’appello del Patto Trasversale per la Scienza è che le Istituzioni Sanitarie e Politiche possano trovare soluzioni condivise ed efficaci, basate sulle evidenze scientifiche piuttosto che su presupposti ideologici.

Milano 4 febbraio 2025

Intervista sui vaccini al Dr. Rino Rappuoli

Direttore Scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena Accademico dei Lincei

CV dr. Rino Rappuoli

La vicenda del ritiro del vaccino anti-COVID-19 di AstraZeneca ha rievocato le aspre polemiche del periodo pandemico soprattutto per la sua rarissima associazione con una forma emorragica mortale. Più in generale, la notizia ha fatto riemergere perplessità nella popolazione generale relativamente all’utilità e ad una presunta “pericolosità” dei vaccini in generale. Per questi motivi, il Patto Trasversale per la Scienza (PTS) ha deciso di porre alcune domande al più grande esperto di vaccini in Italia e sicuramente tra i maggiori esperti a livello internazionale, il Dr. Rino Rappuoli.

1. Caro Dr. Rappuoli, iniziamo dal caso del ritiro del vaccino anti-COVID-19 di AstraZeneca. Il motivo è semplicemente di ordine commerciale o c’è dell’altro?

RR. La decisione del ritiro del vaccino di AstraZeneca contro COVID-19 è stata presa puramente per ragioni commerciali, ma per capire perché si è giunti a questa decisione bisogna conoscere la storia di questo vaccino che cercherò qui di riassumere. Il vaccino AstraZeneca è stato sviluppato dal gruppo di ricerca di Oxford, U.K., ed è costituito da un vettore virale (un adenovirus di scimpanzé che non replica nell’uomo, chiamato ChAd), che porta il gene che codifica per la proteina Spike di SARS-CoV-2. Per funzionare, il ChAd deve infettare le cellule in modo che queste possano “leggere” (trascrivere) il gene della Spike e produrre la proteina. Prima di allora, il ChAd era stato sviluppato per un vaccino contro l’infezione da virus Ebola, ma era stato utilizzato in un numero limitato di soggetti. Una prima limitazione (che conoscevamo già) è il fatto che, in seguito alla prima dose, il ChAd induce anticorpi (Ab, “antibodies”) anche contro sé stesso i quali neutralizzano e rendono meno efficace il vaccino quando viene inoculata la seconda dose. La seconda limitazione è emersa dalla sperimentazione clinica in quanto questo vaccino ha conferito una protezione dall’infezione nell’ordine del 60-70% mentre i vaccini a RNA messaggero (RNAm) modificato hanno dimostrato, almeno inizialmente, un’efficacia superiore al 90%. La terza limitazione è stata la comparsa di effetti collaterali gravi, seppur rarissimi (trombosi, soprattutto in giovani donne), che sarebbe stato molto improbabile identificare in una sperimentazione limitata per numero di partecipanti, ma che sono diventati evidenti vaccinando centinaia di milioni di persone. A causa di queste diverse limitazioni il vaccino non è mai stato registrato negli Stati Uniti (il paese più importante dal punto di vista commerciale) ed è uscito quasi subito dal mercato Europeo, secondo mercato commerciale. Il vaccino di AstraZeneca ha comunque avuto un impatto positivo enorme perché sono state prodotte e distribuite, a un costo molto basso, più di tre miliardi di dosi che sono state distribuite soprattutto nei paesi a basso reddito che non potevano permettersi i ben più costosi vaccini a RNAm. Finita la pandemia, il vaccino non è stato aggiornato per contrastare le nuove varianti virali e, quindi, ormai non aveva più mercato né nei paesi a basso reddito né, tantomeno, nei paesi più ricchi. Quindi la decisone di ritirarlo dal mercato era inevitabile.

2. Allargando l’orizzonte ai maggiori rischi a cui l’Italia, e il mondo in generale, potrebbero andare incontro, quali sono o dovrebbero essere le priorità dell’agenda politico-sanitaria? Per esempio, si discute molto di una possibile pandemia di virus influenzale H5N1 che sta infettando i bovini negli USA. Dovremmo allestire vaccini come nel 2009 o è più sensato seguire l’evoluzione dell’infezione prima di allocare risorse importanti che poi magari rimarrebbero largamente inutilizzate?

RR. Malattie infettive che arrivano all’improvviso e causano pandemia non sono una novità: basti ricordare la peste del 1347 che uccise un terzo della popolazione europea o l’influenza “Spagnola” che nel 1918 causò dai 40 ai 60 milioni di morti. Recentemente, tuttavia, la frequenza con cui malattie emergenti compaiono è aumentata drasticamente. Basti pensare all’infezione dal HIV, comparsa agli inizi degli anni’80, alla SARS nel 2002/2003, all’influenza suina nel 2009. E poi l’epidemia di Ebola nel 2014, di virus Zika nel 2017 e, infine, SARS-CoV-2/COVID-19 comparso in Cina alla fine del 2019. L’aumento della frequenza con cui malattie emergenti compaiono è sicuramente dovuto a diversi fattori, tra cui la densità della popolazione mondiale, che ha ormai raggiunto gli 8 miliardi di persone, e l’estrema urbanizzazione di ampie aree incontaminate. A questo vanno aggiunte le centinaia di milioni di persone che viaggiano e possono diffondere, in linea d principio, in pochi giorni in tutto il mondo ogni potenziale malattia emergente. Inoltre, il cambiamento climatico porta nei nostri paesi malattie finora ristrette ai paesi tropicali. Quindi, per il futuro dobbiamo essere pronti ad affrontare altre malattie emergenti.

In questo momento, il virus che preoccupa di più è quello dell’influenza aviaria H5N1, comparso per la prima volta nel 1997 e poi è rimasto confinato agli uccelli, fino a che, recentemente, ha cominciato a infettare molte specie di mammifero. L’ultima notizia preoccupante è l’infezione delle mucche negli Stati Uniti e la sua presenza nel latte che esse producono. Credo che sia doveroso prepararsi per una eventuale pandemia da virus H5N1, ma ovviamente dobbiamo essere pronti per qualsiasi tipo di malattia emergente, e tra queste vanno considerate le infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, abbiamo la possibilità di fare Ab monoclonali (mAb) e vaccini che possono prevenire la maggior parte delle malattie infettive. Nel caso del virus H5N1 abbiamo vaccini efficaci che avevamo già sviluppato nei primi anni 2000 e possiamo allestire vaccini nuovi basati su RNAm e mAb per prevenire e curare l’infezione.

E’ tuttavia importante che i vaccini siano disponibili in tutto il mondo, compresi i paesi poveri, e che non siano ristretti ai paesi più ricchi. Un’iniziativa di cui possiamo essere orgogliosi è che l’Italia ha deciso di creare un istituto completamente dedicato alla preparazione alle pandemie. Quest’istituto, di cui ho l’onore di essere il Direttore Scientifico, sarà basato a Siena e avrà tra le priorità lo sviluppo di vaccini e mAb sia contro batteri resistenti agli antibiotici sia contro agenti virali, tra cui il virus H5N1.

3. In Italia, ma non solo, c’è un forte calo di immunità della popolazione per malattie infettive per cui esistono vaccini sicuri ed efficaci, come il morbillo e la pertosse. Cosa sarebbe necessario fare per invertire questa rotta preoccupante? Reintrodurre l’obbligo vaccinale come qualche anno fa?

RR. Ultimamente si è assistito ad un calo delle vaccinazioni anche contro quelle malattie causate da agenti infettivi che credevamo di aver sconfitto completamente come la differite, il morbillo, la pertosse e così via. La ragione di questo calo è da attribuirsi soprattutto al fatto che le nuove generazioni, e quindi i genitori di oggi, non hanno mai avuto queste malattie e non hanno quindi mai visto bambini morire di difterite, di pertosse o di morbillo, o bambini menomati a vita dalla poliomielite. Quindi, i genitori di oggi non percepiscono la necessità di vaccinare contro malattie che non hanno mai visto. A questo si aggiunge il fatto che, disgraziatamente, negli ultimi tempi è aumentata la disinformazione sui siti web e sui social network da parte dei movimenti contrari alla vaccinazione finendo per alimentare l’incertezza dei nuovi genitori. Quindi, è assolutamente necessario che gli scienziati e le autorità competenti s’impegnino per una giusta informazione sui benefici e sulla necessità delle vaccinazioni, spiegando che queste proteggono non solo le persone vaccinate, ma, tramite la cosiddetta “immunità di gregge” (o di popolazione), proteggono anche le persone fragili che non possono essere vaccinate.

Io non sono favorevole alla vaccinazione obbligatoria perché penso che in un paese in cui le persone sono educate ed intelligenti, queste dovrebbero capire da sole il grande vantaggio delle vaccinazioni e, quindi, vaccinarsi spontaneamente. Tuttavia, quando l’adesione spontanea ai programmi di vaccinazione non è sufficiente a prevenire la circolazione dell’agente infettivo, l’obbligo vaccinale può essere una misura necessaria per proteggere sé stessi e, soprattutto, le persone più fragili. Basti pensare che nel nostro paese il calo della vaccinazione contro il morbillo ha permesso la circolazione del virus che ha infettato e ucciso bambini leucemici che, purtroppo, non potevano essere vaccinati.

4. Dr. Rappuoli, lei è stato un pioniere in ambito vaccinale introducendo la tecnologia della “vaccinologia inversa” che ha permesso di allestire vaccini per cui gli approcci tradizionali non davano frutti, come nel caso della pertosse. Ci può spiegare in parole semplici di cosa si tratta e se questo approccio può avere ancora importanza visto il successo dei vaccini basati su RNA messaggero modificato?

RR. La storia della vaccinologia inversa (o “reverse vaccinology” in Inglese), risale ai primi anni ‘90 quando eravamo riusciti a produrre vaccini contro quattro dei cinque sierotipi di meningococco, un batterio che causa la meningite. Tuttavia, né noi né nessun altro al mondo, con le tecnologie a disposizione a quei tempi, riuscivamo a elaborare un vaccino contro il meningococco B. Avevamo quindi bisogno di una tecnologia rivoluzionaria, che arrivò nel 1995 quando Craig Venter (colui che, pochi anni dopo, avrebbe sequenziato privatamente il genoma umano, in concorrenza con il più grande ente pubblico di ricerca del mondo, i National Institute of Health, USA) pubblicò la sequenza del genoma di un batterio. Questa era una nuova tecnologia straordinaria e rivoluzionaria che permetteva di leggere direttamente il codice di tutti i geni del batterio e quindi anche di scoprire potenziali componenti (“antigeni”) per fare i vaccini che non eravamo riusciti a scoprire con le tecniche tradizionali. Quindi, assieme a Craig Venter e Richard Moxon di Oxford, U.K., sequenziammo il genoma del meningococco B e lo decodificammo. Così trovammo antigeni mai visti prima e riuscimmo ad allestire un vaccino partendo dalle informazioni sul genoma batterico che erano già presenti in un computer, senza bisogno di partire da un batterio ucciso o da un suo componente o da un batterio vivo attenuato come era stato fatto fino ad allora. Oggi il vaccino contro il meningococco B è registrato in molti paesi, viene dato a tutti i bambini italiani nei primi mesi di vita e li protegge da una malattia terribile. La vaccinologia inversa è entrata nella routine dello sviluppo di tutti i vaccini e oggi tutti, ma soprattutto i vaccini a RNAm, partono dal genoma dell’agente infettivo per disegnare i nuovi vaccini.

5. Quali ritiene che saranno i “vaccini del futuro”? In particolare, riusciremo mai a scoprire vaccini efficaci contro HIV/AIDS o la Tubercolosi?

RR. Tradizionalmente, i vaccini sono stati sviluppati per eliminare le malattie infettive che causavano la morte dei bambini nei primi anni di vita. Visto il loro straordinario successo, recentemente abbiamo cominciato a chiederci se si sarebbero potuti sviluppare vaccini per garantire la salute dell’uomo durante tutto l’arco della sua vita. Grazie alle nuove tecnologie, sono stati sviluppati vaccini per proteggere le persone più fragili, quali gli anziani e le persone immunocompromesse. Oggi abbiamo già a disposizione i vaccini contro i virus dell’influenza, il virus respiratorio sinciziale, contro lo herpes zoster e lo pneumococco. Tra i vaccini in via di sviluppo abbiamo i primi successi nei vaccini contro il cancro, altro concetto rivoluzionario, e stiamo preparando vaccini per proteggerci da pandemie e da infezioni da agenti resistenti agli antibiotici. Quindi, grazie alle nuove tecnologie, riusciremo a fare sempre più vaccini che potranno mantenere in salute la popolazione dalla prima infanzia alla vecchiaia, vaccini sicuri e accessibili non solo nei paesi ricchi ma anche, e soprattutto, nei paesi poveri.

Tuttavia, ci sono ancora alcuni vaccini che non riusciamo a sviluppare. Il primo della lista tra questi è quello contro il virus HIV che causa l’AIDS, una malattia mortale per il 95% delle persone infettate se non assumono la terapia antiretrovirale (disponibile dalla metà degli anni ’90 e oggi ridotta a 1-2 pillole al giorno). Purtroppo, questo virus muta così velocemente che un vaccino prodotto contro il virus di oggi non riuscirà a proteggere contro il virus di domani. La scienza sta facendo sforzi enormi per trovare vie alternative per fare vaccini contro HIV, ma la soluzione non è ancora a portata di mano. Invece nel caso della Tubercolosi abbiamo cominciato ad avere i primi successi, anche se parziali, ed è quindi possibile che nel giro di qualche anno potremo avere buone notizie.

6. Perché i bambini molto piccoli (1-2 anni) devono ricevere diversi vaccini in un tempo molto ridotto e non in tempi più lunghi?

RR. I bambini nascono con un’immunità contro le malattie infettive costituita dagli Ab che la madre passa loro durante la gravidanza e con l’allattamento. Tuttavia, questa immunità svanisce velocemente e dopo qualche mese i bambini diventano suscettibili a malattie gravi o mortali. Per questa ragione è molto importante vaccinare al più presto i neonati, in modo che i bambini possano generare la propria immunità contro le malattie infettive più comuni nell’infanzia nel più breve tempo possibile. Infatti, oggi i bambini ricevono una serie di vaccinazioni a partire dal secondo mese e diventano resistenti a molte malattie infettive già a partire dal terzo/quarto mese di vita prima che svanisca l’immunità materna con l’interruzione dell’allattamento.

7. Come mai certi vaccini vengono realizzati ancora usando i metodi tradizionali basati sulla somministrazione di virus o batteri “morti” o vivi e attenuati?

RR. Per due secoli, dal primo vaccino sviluppato da Jenner nel 1796, fino a quelli scoperti da Maurice Illeman alla fine degli anni ‘60, i vaccini sono stati sviluppati isolando, uccidendo o attenuando virus, batteri o parassiti causa di malattie. Molti di questi vaccini vengono usati ancora oggi e non c’è necessità di cambiarli poiché la lunga esperienza del loro uso su centinaia di milioni di persone ci garantisce sul fatto che siano sicuri ed efficaci. Le nuove tecnologie, quali il DNA ricombinante, la coniugazione, la vaccinologia inversa, gli adiuvanti, i vaccini a RNAm, sono servite a prevenire quelle malattie che non era possibile prevenire con vaccini tradizionali basati su agenti infettivi uccisi o attenuati.

8. Alcuni vaccini inducono l’immunità che dura per tutta la vita…

RR. Uno di questi è il vaccino contro la febbre gialla, basato su un virus vivo-attenuato. Altri vaccini, come quelli per difterite, pertosse ed epatite B, inducono una immunità che dura fino a 10 o più anni. Altri invece hanno bisogno di richiami vaccinali annuali, come nel caso dell’influenza. La durata dell’efficacia di un vaccino, in generale, è determinata da due fattori: la “quantità” di risposta immunità necessaria per proteggere da un’infezione, virale o batterica, e la capacità dell’agente patogeno di sfuggire alla immunità indotta dal vaccino. Per esempio, il virus influenzale e quello del COVID-19 cambiano ogni anno e dobbiamo quindi aggiornare continuamente i vaccini per essere sicuri di riuscire a proteggere contro il virus che sta circolando in quel momento.

9. Adiuvanti. Questa parola induce diffidenza nei confronti dei vaccini in molte persone che pensano al mercurio o ad altre sostanze dannose per l’organismo…che cosa sono gli adiuvanti e perché sono importanti nella preparazione dei vaccini?

RR. Gli adiuvanti sono sostanze che vengono aggiunte ai vaccini per potenziarne l’efficacia. Sono in genere costituiti da molecole capaci di stimolare il sistema immunitario e, alle dosi utilizzate nelle preparazioni vaccinali, sono assolutamente sicuri e non tossici. Uno degli adiuvanti più usati sono i sali di alluminio che sono stati usati per più di un secolo mostrando un profilo di assoluta sicurezza ed efficacia sia nei bambini che negli adulti. In anni recenti, grazie al progresso scientifico, sono stati introdotti adiuvanti più moderni che hanno permesso di potenziare i vaccini contro influenza, herpes zoster e il coronavirus causa della COVID-19.

Gli adiuvanti non vanno confusi con i conservanti che venivano usati in passato per mantenere la sterilità dei vaccini infialati in flaconi multidose. Tra questi c’erano i sali di mercurio che, alla dose utilizzata, erano assolutamente sicuri, ma che non vengono più usati da un paio di decenni perché oggi i vaccini vengono infialati in dosi singole.

10. Quando ricevo un vaccino, il “principio attivo” e altre componenti rimangono per molto tempo nel mio organismo oppure si degradano rapidamente?

RR. I principi attivi dei vaccini, una volta iniettati, vengono catturati velocemente da cellule del sistema immunitario presenti nel sito di iniezione, “mangiano” (fagocitano) il vaccino e le sue componenti e lo trasportano ai linfonodi. Qui le componenti del vaccino vengono frammentate per attivare rapidamente il sistema immunitario. La permanenza nell’organismo dei principi attivi varia da vaccino a vaccino, ma in genere è breve: da qualche giorno nel caso dei vaccini inattivati, con o senza adiuvante, a qualche settimana quando si tratta di vaccini vivi-attenuati che possono persistere più a lungo. Ad esempio, nel caso del vaccino contro il morbillo, il virus attenuato si moltiplica fino a raggiungere un picco dopo 8-10 giorni e poi si estingue. Nel caso dei vaccini a RNAm la loro persistenza dura circa due settimane e poi si estingue. In nessun caso si sono rilevate tracce di vaccino a lungo termine.