Malnisio Science Festival – Dove le idee illuminano la scienza

di Maria Santoro

La centrale idroelettrica di Malnisio (provincia di Pordenone) è un elegante gioiello di architettura industriale del Novecento dismesso nel 1988 e restaurato nel 2006. La stessa centrale, che diede la prima luce a piazza San Marco nel 1905, da tre anni si “accende e fa luce” sulla Scienza, chiamando a raccolta ricercatori e docenti universitari di fama internazionale allo scopo di promuovere e avvicinare un pubblico sempre più eterogeneo alla cultura scientifica.


Il vicepresidente del Patto Trasversale per la Scienza, prof. Andrea Cossarizza, ha partecipato al Malnisio Science Festival (il 4, 5 e 6 ottobre), dedicato al rapporto tra “scienza e creatività”. Ma esiste davvero la creatività scientifica? Quanto conta? La creatività è la capacità di trovare nuove idee per risolvere problemi in modo originale, che spesso si basa sul talento di stabilire nuove connessioni. Potremmo dire che la creatività si sviluppa attraverso quattro distinte fasi: preparazione (con la raccolta delle informazioni necessarie), incubazione (riflessione e raccolta delle idee), illuminazione (inclusa la scelta della strategia adeguata) e realizzazione dell’idea (il momento del fare, senza il quale si parla di aria fritta).
La creatività ha funzionato molto bene con i vaccini. Lo sapevate? “La profilassi antivaiolosa si può vedere almeno 4000 anni fa con le prime “variolazioni” in Cina mediante inalazione della polvere delle croste vaiolose, prelevate da un malato, seccate al sole. Questa pratica successivamente passa in India e in Asia Minore, dove si pratica una piccola ferita nel soggetto da immunizzare e si infetta la ferita con lo stesso materiale usato in Cina, fino ad arrivare all’introduzione nel 1796 del vaccino contro il vaiolo – ha raccontato Cossarizza – Ogni passaggio dimostra quanto l’uomo abbia impiegato la propria creatività per combattere e sconfiggere il vaiolo”.


Edward Jenner, passato giustamente alla storia come l’inventore del vaccino contro il vaiolo, ha saputo raccogliere informazioni e osservare. “Le contadine mungitrici si ammalavano di vaiolo bovino (cow-pox), forma attenuata della malattia che colpiva mortalmente l’uomo (small-pox) – sottolinea – Jenner ha analizzato i dati, ovvero ha capito gli effetti dell’infezione bovina, ha osservato che chi sviluppava questa infezione (localizzata solitamente alle mani e alle braccia) non si ammalava mai di vaiolo, infine ha generato l’idea “creativa” praticando l’esperimento della prima “vaccinazione” (poiché il siero era di origine vaccina) sul figlio del suo fattore, al quale inoculò materiale purulento prelevato dalle pustole sulle mani di una mungitrice”. Fu Luigi Sacco in Italia a controllare in modo sperimentale l’efficacia dell’immunizzazione con metodo jenneriano, praticando su se stesso la vaccinazione, e in seguito inoculandosi il virus del vaiolo umano – che non attecchì.
La storia di questo vaccino è creativa anche per un altro dettaglio: per riuscire a proteggere il mondo intero il vaccino ha viaggiato. Ma come? “Per avere scorte della linfa vaccinica, fu trasportato “braccio a braccio”, ovvero con persone che venivano vaccinate con liquido proveniente da altre persone, tutti nelle navi, per raggiungere terre lontane e diffondere ovunque il beneficio dell’idea creativa – conclude – grazie alla quale nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficializzato l’eradicazione della malattia”.

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Ascolta l’intervista ad Andrea Cossarizza gentilmente concessa da Radio Spazio – la voce del Friuli – emittente radio locale in lingua friulana dell’Arci Diocesi di Udine

UNA LETTURA ILLUMINANTE: L’ULTIMA REVIEW A SUPPORTO DELL’OMEOPATIA

(special guest… un cane)

Premessa

Qualcuno, visto che è iniziato il processo penale al dott. Mecozzi, accusato dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Ancona di aver cagionato  la morte di un bambino di di 7 anni affetto di otite per aver sconsigliato gli antibiotici ed aver prescritto cure omeopatiche,  crede che l’utilizzo di una pubblicazione su una rivista definita “predatoria” possa servire a convincere i giudici che l’omeopatia sia indicata per l’otite e sia migliore degli antibiotici.

Il giornale dove è stato a tempo di record pubblicato l’articolo che sostiene queste cose è da tempo incluso nella Beall’s list, riferimento per l’individuazione degli editori e dei giornali che pubblicano qualsiasi cosa a pagamento.

A quanto pare, l’editore che pubblica quella rivista ha fra le sue pubblicazioni una nel cui editorial board sedeva un … cane.

Il PTS, tramite i suoi gruppi dedicati all’integrità nella ricerca scientifica e all’omeopatia, ha esaminato comunque anche il contenuto della review in questione; l’analisi di dettaglio è illustrata di seguito.

Considerazioni critiche su una nuova review in tema di omeopatia

Nell’editoria scientifica, e particolarmente per quanto riguarda il settore biomedico, si assiste da alcuni anni all’emersione del fenomeno della pubblicazione open source di bassa qualità. Si tratta di un modello di business piuttosto semplice, basato su uno stravolgimento del concetto di “Open Source”: in cambio di un compenso, una rivista che ha l’apparenza di essere scientifica pubblica articoli che passano una debolissima o nessuna peer review.

Nel caso dell’applicazione dell’omeopatia alle malattie del tratto respiratorio, gli esempi sono molteplici: si ricorda, per esempio, la pubblicazione nel 2015 da parte di un gruppo di Bologna di uno studio che fu ampiamente criticato, non solo per la debolezza dello studio in sé, ma anche per la stessa sede della pubblicazione – all’epoca definito un “crappy journal” – che, guarda caso, consentì agli autori di pubblicare senza dichiarare il proprio conflitto di interesse, essendo collegati alla Boiron.

La cosa veramente sorprendente è che in questo studio si misero a confronto due gruppi di bambini affetti da raffreddore: ad uno fu somministrato un trattamento omeopatico, all’altro una combinazione di antibiotici (amoxicillina-clavulanato) insieme al trattamento omeopatico – ben sapendo che essendo il raffreddore comune una condizione virale, non ci si aspetta nessun effetto dalla somministrazione di antibiotici (se non, in alcuni bambini, qualche effetto collaterale). Uno studio quindi censurabile (per il trattamento antibiotico, che non era necessario né indicato), alla fine del quale, guarda caso, non si osservano differenze fra i due gruppi; nonostante ciò, gli autori concludevano: “Our data confirmthat the homeopathic treatment in questionhaspotential benefits for cough in children …“, oltretutto senza nessun gruppo di controllo privo di trattamento omeopatico.
Proprio questo lavoro, guarda caso, è citato da una recentissima review ove si vorrebbe sostenere tra l’altro che l’omeopatia sia consigliata per il trattamento della Otite Media Acuta.

La review è la seguente:

Bellavite P, Marzotto M, Andreoli B. Homeopathic Treatments of Upper Respiratory and Otorhinolaryngologic Infections: A Review of Randomized and Observational Studies. AlternComplementIntegrMed. 2019;5(2):1-20. doi:10.24966/acim-7562/100068

Ci si chiede come è possibile che gli autori abbiano potuto includere uno studio simile, oltre ad altri che presentano problemi altrettanto gravi, in una review della letteratura che dovrebbe filtrare le migliori evidenze disponibili; e ci si chiede poi come sia possibile che dei revisori non abbiano bloccato questo studio.

La risposta alla prima domanda è probabilmente nel pensiero motivato degli autori stessi, mentre per quanto riguarda la seconda basta considerare la rivista in cui il lavoro è stato pubblicato. In questo caso, non si tratta semplicemente di un giornale “crappy”: si tratta invece di una rivista il cui editore è ben noto per essere predatorio, tanto da costituire un esempio nei corsi di integrità sulla ricerca scientifica che alcuni di noi tengono in varie istituzioni ed essere da tempo incluso nella “Beall’s list” dei “predatory publishers”.

Si definisce predatorio un giornale o un editore che sollecitino aggressivamente la sottomissione o la revisione di manoscritti, che saranno pubblicati in una rivista senza nessuna revisione reale a fronte di un compenso. Per “aggressivamente” si intende soprattutto il fatto che le mail di sollecitazione sono inviate in larga scala a persone che sono completamente al di fuori della materia che dovrebbe essere oggetto di pubblicazione o revisione

Di seguito, la mail di sollecitazione classica ricevuta da un ricercatore completamente al di fuori del settore dalla rivista in cui è stata pubblicata la review sull’omeopatia:

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Warm greetings from the Journal of Alternative, Complementary & Integrative Medicine!

We would like to take an opportunity and introduce the Journal of Alternative, Complementary & Integrative Medicine as one of the journals of Herald Scholarly Open Access. We are in the process of releasing an upcoming issue.

We would like to invite you to peer review a manuscript for the Journal of Alternative, Complementary & Integrative Medicine. The manuscript entitled “Benefits of Dream Work for the Dying” with the reference number HACIM-17-019 abstract is given below; please let us know your opinion to review it. If you accept to review the manuscript, then we will send you the full length article.

Abstract:

This paper provides an examination of the effects of dream work on patients facing end of life. The literature reviewed is an exploration of the value of interaction with dreams though guided dream work techniques as well as using surveys and interviews. Quality of life, comfort, and psychological well-being associated with dream work will also be explored. Additionally, the author will review the research on how dreams and dream content help to mediate the existential crisis faced by those at end of life. The author’s goal is to provide evidence to support the integration of dream work into the existing complementary and integrative practices for palliative care and to highlight the need for further research.

Please feel free to contact us for any queries.

Anticipating your reply

With Best Regards
Emma Lynch
Herald Scholarly Open Access
2561 Cornelia Rd
#205, Herndon, VA 20171
USA
Tel: +1-646-661-6626

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La storia di questa sollecitazione predatoria è specificata in questo blog, tenuto dal ricercatore destinatario della mail.

A parte la sollecitazione aggressiva per ottenere sottomissioni e revisioni, gli editori predatori ovviamente sono caratterizzati dal pubblicare articoli di bassissima qualità, senza nessun filtro di peer-review.

L’editore della rivista in questione è diventato tristemente famoso nel 2015, quando accettò fra gli editor del board di una propria rivista un … cane. Dopo l’ennesima sollecitazione aggressiva, infatti, un ricercatore australiano decise di registrare il proprio cane (come esperto in scienze canine, ovviamente …) e si arrivò al punto di ricevere persino un manoscritto da rivedere.

La storia è ben documentata qui e fu riportata anche da Science.

In realtà, vi sono ulteriori elementi che confermano la bassa qualità della review in questione, che non poteva che essere pubblicata su una rivista predatoria.

Consideriamo per esempio i lavori revisionati. Di uno si è già detto in apertura; ma riteniamo interessante portare all’attenzione del lettore il fatto che molti degli studi citati misurino l’effetto dell’omeopatia, senza alcun controllo; in altre parole, in almeno 9 dei lavori considerati nella review, sono descritti solo pazienti trattati con rimedi omeopatici, senza nessun confronto con alcun altro gruppo di controllo. In altri 21 degli studi inclusi, manca un controllo contro un gruppo trattato con il solo placebo; si tratta, nel caso dell’omeopatia, di un controllo fondamentale, visto che l’effetto dei preparati omeopatici è spiegabile in termine di placebo. Per il resto, la decina di trial, molto eterogenei tra loro, non permette affatto di stabilire in modo statisticamente significativo il funzionamento dell’omeopatia oltre l’effetto placebo; anzi, alcuni fra questi dieci lavori rimanenti affermano che l’omeopatia è indistinguibile da esso, e comunque combinando i dati di efficacia (una procedura non corretta in caso di condizioni eterogenee come quelle considerate in questi lavori) non si raggiunge alcuna significatività statistica. In allegato a questo documento, forniamo una tabella Excel in supporto alle affermazioni appena enunciate.

A parte la dubbia selezione dei lavori revisionati, i metodi stessi degli autori, basati su affermazioni che sono prive di supporto solido, sono alquanto discutibili; anche essi non potevano che trovare posto in una rivista predatoria.

Per esempio, consideriamo la seguente frase a pagina 13, nella discussione:

“Though the number of papers published in peer-reviewed journals is increasing, many homeopathic clinical studies are still characterized by low standards of methodology a problem which is, however, equally common in the conventional medical literature”

Si tratta di un’equazione assolutamente non supportata dai fatti: non è per nulla vero che gli studi clinici definiti dagli autori “convenzionali” siano affetti dallo stesso tipo di difetti appena elencati per i 41 lavori da essi selezionati. Per esempio, risulta molto difficile fare un numero di esempi significativo per studi clinici pubblicati in cui si descriva un solo trattamento, senza alcun gruppo di paragone o controllo; senza contare la bassa standardizzazione degli endpoints, la spesso piccola dimensione del campione e la più volte mancata randomizzazione e cecità negli studi di farmaci omeopatici.

Singolari sono pure certe affermazioni ed il linguaggio poco rigoroso usato nelle conclusioni di questo lavoro su rivista predatoria, laddove per esempio si afferma quanto segue:

“In a relatively small field like homeopathy, where scientific research is still in its infancy and there is no consensus on the model validity of different approaches, we have the advantage of including the contribution, albeit partial, of each publication of sufficient validity and therefore of having an overall view of literature. In the light of the clinical findings, the use of individualized homeopathy or homeopathic medicines could be regarded as a possible option in the elds reviewed in this work particularly in the infections of upper airways, otitis and rhinopharyngitis provided that the homeopathic diagnosis and prescription is correct and is integrated with other possible effective treatments.”

Come si può notare, l’intero paragrafo è tra il tautologico e il non sense; senza contare che si fa riferimento all’inclusione di pubblicazioni di “sufficiente validità” (su una metrica arbitraria, stabilita dagli autori e non quantitativa).

Si tratta solo di esempi della retorica che intride questa pubblicazione, basata su frasi non supportate dai dati presentati; il lettore potrà senz’altro rinvenire altri casi.

Conclusioni.

In conclusione, dal punto di vista dei contenuti:

  1. la nuovissima review, che pretenderebbe di dimostrare l’efficacia dell’omeopatia nelle infezioni dell’alto tratto respiratorio, include tra i lavori che esamina (considerandoli in supporto) alcuni lavori da tempo screditati per le loro falle metodologiche ed etiche;
  2. I lavori considerati quasi sempre non includono controlli opportuni o addirittura considerano solo pazienti trattati con il placebo, senza nessun gruppo di paragone;
  3. La review contiene al suo interno affermazioni tautologiche, non supportate quantitativamente dall’analisi svolta, ed è debolissima dal punto di vista metodologico, fondandosi principalmente sul giudizio soggettivo degli autori che spesso tradisce una semplice volontà di affermazione dell’omeopatia a spese della medicina da loro definita come convenzionale.

Non a caso, il contenitore di una review come questa non è altro che una rivista predatoria pubblicata da uno dei più famosi publisher predatori; un esempio di scuola di inquinamento della letteratura scientifica, a mezzo di un articolo che intende supportare le tesi preconcette degli autori.

Salviamo la ricerca biomedica

Il mondo della ricerca dice basta.

Percorsi di carriera lunghi, sottopagati, sottoposti ad una normativa vessatoria che si discosta dal dettato europeo, con scarsi finanziamenti, insultati ed aggrediti dagli animalisti, i ricercatori italiani hanno preso l’iniziativa e lanciato la petizione “Salviamo la ricerca biomedica italiana”.

Inizia così la nota invito a sottoscrivere la petizione Salviamo la ricerca biomedica italiana” che potete leggere integralmente cliccando qui o sottoscrivere direttamente a questo link.

Se preferisci supportare l’iniziativa semplicemente stampando il comunicato puoi scaricare il pdf a questo link.

Il PTS al processo Mecozzi

Roberto Burioni, Matteo Bassetti, Pellegrino Conte e Salvo di Grazia, dell’Associazione Patto Trasversale per la Scienza sono i consulenti del PTS per l’Unione Nazionale Consumatori nel processo contro Massimiliano Mecozzi, omeopata di Pesaro, accusato dalla Procura della Repubblica di Ancona di essere responsabile della morte del piccolo Francesco Bonifazi.
Il processo penale è iniziato ieri, 24 settembre e la prima udienza è stata rinviata al 14 gennaio del 2020.
Il bambino è morto a 7 anni, il 27 maggio del 2017 a seguito di un’otite, curata con rimedi omeopatici, che si è trasformata in una meningite, causa del decesso del piccolo Francesco.
L’omeopata di Pesaro, Massimiliano Mecozzi, venne interpellato dai genitori di Francesco il 7 maggio 2017. Il bambino aveva un’otite media acuta e a fronte del suo aggravamento (dolore dapprima all’orecchio destro e poi a quello sinistro, fuoriuscita abbondante di liquido da entrambe le orecchie, rialzi febbrili fino a 39,5 °C, cefalea, irritabilità, dimagrimento, apatia), Mecozzi, secondo l’accusa della Procura della Repubblica di Ancona, sottostimò il quadro clinico indicativo di un’infezione locale di elevata gravità, omise di procedere ad ogni approfondimento diagnostico; prescrisse una terapia esclusivamente a base di medicinali omeopatici, omettendo la prescrizione delle necessarie terapie antibiotiche raccomandate dalle Linee Guida della Società Italiana di Pediatria, prospettando ai genitori del ragazzo l’insorgenza di gravi malattie (sordità, coma epatico) quale conseguenza della somministrazione di farmaci antibiotici e tachipirina. Per tale ragione, li esortò a non condurre il minore in ospedale.

All’udienza di ieri si sono costituiti parti civili i nonni del minore, mentre i genitori dello stesso sono stati condannati precedentemente dal GUP del Tribunale di Ancona in primo grado a tre mesi di reclusione per non “aver esercitato l’obbligo di protezione nei confronti del figlio”.

Parte civile si è costituita anche l’Unione Nazionale Consumatori, patrocinata dall’Avv. Corrado Canafoglia, alla quale il Tribunale ha riconosciuto la legittimazione a costituirsi parte civile a fronte dell’intensa attività diretta al debuking di fake news, ovverosia allo smascheramento di notizie false , soprattutto in ambito medico – farmaceutico , che da oltre 15 anni porta avanti in tutta Italia.
L’Unione Consumatori si avvarrà quindi del Patto Trasversale per La Scienza per il supporto medico-scientifico e le consulenze con esperti di fama nazionale quali il Prof. Roberto Burioni, ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano in prima linea sulle tematiche dei vaccini e dell’omeopatia, il Prof. Matteo Bassetti, ordinario di malattie infettive all’Università di Genova; il Prof. Pellegrino Conte, ordinario di chimica agraria all’Università di Palermo ed il Dr. Salvo Di Grazia, tutti membri dell’Associazione – presieduta dal Prof. Pierluigi Lopalco – che ha come principale obiettivo la difesa dei cittadini dalla pseudoscienza e dai ciarlatani di ogni tipo, favorendo e promuovendo presso le istituzioni l’alfabetizzazione scientifica, attraverso l’insegnamento del metodo scientifico e la valorizzazione della cultura della scienza, in contrapposizione ad idee di medicina alternativa che purtroppo attirano , ma creano danni , talora irreparabili come nel caso del piccolo Francesco.

Il Prof. Lopalco commenta: “Il PTS è lieto di poter sostenere le ragioni della scienza in un processo che riguarda una storia tanto terribile quanto incredibile. Aiuteremo la giustizia a fare il suo corso perché la salute dei cittadini venga sempre protetta dalle pericolosissime sirene dei ciarlatani”.

UN DECALOGO PER IL “DIRITTO ALLA SCIENZA” CONTRO PSEUDOSCIENZA E CIARLATANI

Al Governo Conte-bis vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro.

Osserviamo con soddisfazione, tra i 29 punti del Programma di Governo, l’undicesimo punto, che riguarda l’Università e la Ricerca Scientifica, tema centrale, in quanto elemento cruciale e determinante per lo sviluppo del Paese e il ventitreesimo punto, che richiama il diritto di accesso alla rete per tutti i cittadini. 

 “L’augurio del PTS” – dice il Presidente Pier Luigi Lopalco va di pari passo con l’esortazione a considerare le evidenze scientifiche come stella polare dell’attività di indirizzo e coordinamento non solo del Ministero della Salute, ma di tutto il Governo. E mettiamo a piena disposizione i tanti esperti del Patto per supportare ogni azione che il Governo voglia intraprendere per assicurare ai nostri concittadini le migliori cure, basate sulle evidenze scientifiche e ai più giovani una corretta e adeguata formazione per fronteggiare la disinformazione e i ciarlatani.”

Per questo inviamo al governo 10 proposte per rimettere al centro dell’azione politica la razionalità e il metodo scientifico, valorizzando le informazioni corrette, la formazione mirata e la ricerca scientifica:

  1. Considerare le evidenze scientifiche come stella polare di qualsiasi decisione governativa inerente la vita e la salute dei cittadini
  2. Non favorire in alcun modo la diffusione di pseudoscienza e pseudo-medicina, che mettono a repentaglio la salute pubblica, in alcun documento o esternazione del governo e dei singoli Ministeri e Ministri (a titolo esemplificativo, ma non esaustivo: non diffondere messaggi a favore dell’omeopatia, dell’anti-vaccinismo, dei negazionismi verso le malattie, né supportare terapie che non abbiano comprovata efficacia scientifica).
  3. Creare nuovi percorsi formativi, sin dalle scuole elementari, che permettano ai cittadini di comprendere il metodo scientifico, che educhino al pensiero scientifico e razionale, che forniscano gli strumenti conoscitivi per discernere fonti e qualità delle informazioni ricevute, in modo da potersi difendere da informazioni false e ciarlatani che mettono a repentaglio la loro salute.
  4. Definire percorsi di formazione continuativa, anche collegati alla formazione obbligatoria permanente degli ordini, per tutte le professionalità che hanno a che fare con la medicina, la ricerca e la scienza (non solo tutte le professionalità mediche e di assistenza, ma anche giornalisti, comunicatori, insegnanti), in modo che siano correttamente informati rispetto alle evidenze scientifiche e sappiano come meglio esporle ai cittadini.
  5. Promuovere campagne di informazione governative rivolte a tutti i cittadini per contrastare le false informazioni e le campagne mistificatorie in materia di vaccini, omeopatia, false terapie, ricerca in vivo, etc
  6. Costruzione di percorsi giudiziari chiari e inasprimento delle pene contro chiunque abusi la credulità popolare e faccia leva sulle debolezze delle persone malate proponendo cure, rimedi o strumenti che non hanno efficacia scientificamente comprovata
  7. Inquadramento giuridico e legislativo della frode scientifica
  8. Potenziare gli investimenti in ricerca, con attenzione particolare alla trasparenza dei bandi; alla possibilità per tutti i ricercatori di poter applicare ai grant in maniera “bottom-up” senza filtri o accessi facilitati; utilizzando criteri di valutazione chiari rispetto a concorsi e avanzamenti di carriera; costruendo un solido sistema di peer-review.
  9. Per il reclutamento dell’Agenzia Nazionale di coordinamento delle politiche pubbliche sulla ricerca sono necessarie procedure trasparenti. I membri dell’Agenzia devono avere un mandato a termine e non avere conflitti di interesse.
  10. Per quel che concerne la ricerca in vivo, adeguarsi quanto prima alla Direttiva UE 2010/63 sulla tutela degli animali impiegati a fini sperimentali abbracciando il principio delle 3R – Replacement, Reduction e Refinement – ovvero la sostituzione con metodi alternativi quando disponibili, riduzione del numero di animali impiegati, e ricorso a tutti i metodi possibili per garantire le migliori condizioni di vita agli animali.

Il PTS SOSTIENE I RICERCATORI MARCO TAMIETTO E LUCA BONINI

Il prof. Marco Tamietto dell’Università degli studi di Torino ha recentemente ricevuto una missiva contente minacce di morte e un proiettile, perché impegnato in un progetto di ricerca che prevede la sperimentazione su dei macachi. Assieme al suo collega, il professor Luca Bonini, dell’Università degli Studi di Parma, è da tempo oggetto di minacce e vessazioni da parte di gruppi animalisti per l’impegno nel progetto “LightUp”, che vuole ridare la vista a pazienti colpiti da cecità totale o parziale a seguito di danno cerebrale.

Tamietto e Bonini entrano a far parte dell’Associazione Patto Trasversale per la Scienza e, come soci, daranno il loro contributo nel gruppo che si occupa di Sperimentazione Animale.

L’Associazione Patto Trasversale per la Scienza, che ha come principale obiettivo la promozione, la diffusione e la protezione della scienza e del metodo scientifico in Italia e che intende tutelare i cittadini da bufale mediche, pseudoscienza e ciarlatani, aveva già espresso la sua solidarietà ai due ricercatori nel giugno scorso, contro la petizione della LAV “Salviamo i macachi”, che faceva leva sulla pubblica sensibilità con affermazioni inesatte. 

Oggi PTS ribadisce il suo impegno nel fornire tutto il suo supporto ai soci colpiti dall’estremismo animalista.

Il Presidente dell’Associazione Pier Luigi Lopalco: “Ad oggi non esiste una alternativa esclusiva alla sperimentazione animale. L’ignoranza e la propaganda diffusa intorno a questo tema hanno creato un mix esplosivo: si arriva a minacciare di morte bravi ricercatori che pur fra mille difficoltà burocratiche cercano di portare avanti il loro lavoro. È per questo che a Bonini e Tamietto va la piena solidarietà del PTS”

Il prof. Tamietto spiega che: “Il progetto LightUp studia le basi neurali della consapevolezza visiva col fine ultimo di trovare metodi che consentano ai pazienti con danno al cervello e cecità totale o parziale di tornare a vedere; circa 100.000 nuovi pazienti l’anno solo in Italia. La sperimentazione animale è l’unico mezzo a disposizione per capire, anche a livello di singola cellula, i fenomeni di plasticità che si verificano nei tessuti cerebrali in seguito ad una lesione, come stimolarli e orientarli per promuovere il recupero della vista. La sperimentazione animale è quindi un elemento indispensabile che si affianca, e che non può ancora essere sostituito, dagli studi non invasivi di neuroimmagine sul paziente umano, anche previsti nella sperimentazione. Il progetto è stato finanziato dallo European Research Council, e la sua valutazione tecnico-scientifica e etica ha coinvolto 6 diverse Istituzioni e oltre 40 esperti indipendenti a livello Europeo e Italiano, compreso il Ministero della Salute che ha autorizzato la sperimentazione animale su parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità.”

 

Aggiunge il prof. Luca Bonini: “È preoccupante che si conceda ad associazioni animaliste anche solo lo spazio di ritenere di poter assolvere alla valutazione tecnico-scientifica di progetti di ricerca, mettendo in discussione quella eseguita dagli organismi competenti previsti dalla legge. A quale progetto con uso di animali potrebbero mai essere favorevoli costoro? Il nome delle associazioni stesse è la risposta: nessuno. Eppure, gli organismi di valutazione, indipendenti, a volte approvano e a volte rigettano le richieste di autorizzazione: proprio perché sono indipendenti e competenti. Quale attendibilità dovrebbe mai avere la valutazione di un progetto effettuata da chi non può che essere contrario a priori?

Il Patto Trasversale per la Scienza, che ha tra i suoi fondatori Roberto Burioni e Guido Silvestri, professore e direttore di un centro di ricerca alla Emory University di Atlanta, che sta cercando una cura definitiva all’AIDS anche grazie alla sperimentazione animale, dice Silvestri: “La sperimentazione di nuovi farmaci o procedure terapeutiche sugli animali ha salvato, e continua a salvare, milioni di vite umane, mentre metodi alternativi non esistono. Quindi solidarietà assoluta ai colleghi Tamietto e Bonini”. 

E anche dai pazienti arriva un messaggio molto chiaro: Paola Kruger, la portavoce italiana di EUPATI, associazione europea e accademia dei pazienti afferma che: “Qualsiasi paziente che ha conseguito una formazione in ambito di ricerca dei farmaci è consapevole dell’importanza della ricerca animale nella fase pre-clinica. E’ consapevole che senza quella fase sarebbe impossibile avere a disposizione tante cure che oggi permettono di salvare le vite nostre e quelle dei nostri cari. Il rispetto per gli animali utilizzati nella ricerca è doveroso, e le regole che impongono la tutela del loro benessere sono rigorose. Le Commissioni Etiche deliberano sull’appropriatezza dell’uso di animali per ogni protocollo e se questi criteri non sono rispettati la sperimentazione non parte. La ricerca è l’unico modo per poter curare tante malattie ed è fondamentale che ogni sua fase sia rispettata per salvaguardare il più possibile la salute delle persone. “

ALLA SCIENZA ITALIANA SERVONO DELLE REGOLE DI CONDOTTA

IL PATTO TRASVERSALE PER LA SCIENZA CHIEDE AI VERTICI DELL’AIRC DI PRENDERE POSIZIONE SULL’INDAGINE DELLA PROCURA DI MILANO RELATIVA ALLE PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE CON IMMAGINI MANIPOLATE

La Procura di Milano ha recentemente concluso una indagine lunga e complessa che ha provato la manipolazione di alcune immagini di pubblicazioni scientifiche.

Secondo i consulenti scientifici incaricati dalla Procura di Milano “sulle 32 analizzate, 25 pubblicazioni scientifiche sono risultate oggetto di manipolazione delle immagini ottenute con la tecnica della gel elettroforesi”.

Nell’inchiesta si erano costituiti come parte civile l’associazione di consumatori Codacons, l’Associazione italiana per i diritti del malato, l’Istituto nazionale dei tumori di Milano e l’AIRC, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro.

Per quella che viene chiamata “misconduct” degli scienziati, ovvero comportamenti impropri nel portare avanti le ricerche, non esiste in Italia un corrispondente reato. In Europa solo Danimarca e Norvegia hanno una legge per contrastare il fenomeno delle frodi scientifiche, mentre altri paesi europei si sono dotati di linee guida e di codici etici applicati da tutti gli organismi interessati. In Italia non esiste nulla del genere. Nel 2015 il CNR ha adottato delle linee guida specifiche in materia, che ha aggiornato ad aprile. Alcuni atenei hanno fatto lo stesso. Ma non esistono una regolamentazione nazionale o codici di condotta condivisi.

Noi del Patto Trasversale per la Scienza, nel rispetto dei cittadini, della loro salute, della loro fiducia nei risultati della ricerca e perché la reputazione dei ricercatori e della scienza stessa venga rispettata chiediamo chiarezza e trasparenza rispetto a quanto accaduto e ribadiamo la necessità di una regolamentazione nazionale in materia. Riteniamo che sia necessario dotare le istituzioni scientifiche e di ricerca di un sistema di identificazione e sanzione dei casi di cattiva condotta scientifica. Parallelamente è necessario liberare da ogni conflitto di interesse e dotare di regole chiare che favoriscano l’integrità scientifica ogni organismo di raccolta e gestione dei fondi per la ricerca.

Per questo, in un silenzio che sta diventando assordante sulla vicenda, il Patto Trasversale per la Scienza chiede ai vertici di AIRC, in una lettera aperta, di unire le forze per liberare l’opinione pubblica da ogni sfiducia verso i ricercatori, la scienza e chi raccoglie fondi per la ricerca creando un movimento unitario per far si che vengano creati a livello nazionale gli strumenti necessari per tutelare i cittadini da eventuali manipolazioni scientifiche.

Il testo integrale della lettera inviata ai vertici dell’AIRC

LETTERA APERTA DEL PATTO TRASVERSALE PER LA SCIENZA AI VERTICI DI AIRC

Alcuni fra i massimi esponenti della ricerca oncologica nazionale sono stati coinvolti in un’indagine che, secondo l’accusa, ha dimostrato la presenza di immagini manipolate o comunque alterate nei loro lavori. L’indagine della Procura di Milano ha coinvolto diversi ricercatori di punta nell’ambito della ricerca sul cancro, che lavorano in altrettante strutture importanti della città lombarda. Al momento non è dato sapere quali pubblicazioni scientifiche siano risultate manipolate, né se la presenza di immagini manipolate o comunque alterate abbia modificato in modo rilevante il contributo della pubblicazione all’avanzamento della conoscenza nell’ambito studiato. Ma quello che è venuto alla ribalta deve far riflettere.

La scienza progredisce grazie alla continua verifica dei risultati ed alla correzione di eventuali errori. E’ questo un elemento imprescindibile del metodo scientifico. Il ricercatore che non ammette i propri errori e non li corregge, per frustrazione o per interessi personali, diviene il peggiore nemico della scienza e mina alle basi il rapporto di fiducia fra il cittadino e gli enti di ricerca.

Al Patto Trasversale per la Scienza non spetta emettere verdetti di colpevolezza o di innocenza, ma i suoi aderenti sentono la necessità di far sì che la comunità stessa si doti di anticorpi più robusti perché certi fatti non si ripetano.

In particolare, riteniamo che si debba procedere per:

  1. Dotare tutte le istituzioni scientifiche e di ricerca del nostro Paese di un sistema coerente ed omogeneo per la gestione, l’identificazione precoce e la correzione degli eventuali casi di cattiva condotta scientifica
  2. Far sì che i finanziatori, pubblici e privati, della ricerca scientifica, i quali raccolgono soldi dai cittadini italiani o direttamente o attraverso le tasse, siano essi stessi scevri da conflitti di interesse e dotati di regole chiare per favorire la pratica dell’integrità scientifica

Per quello che riguarda il primo punto, alcuni passi nella giusta direzione sono stati fatti negli ultimi anni, dato che diverse istituzioni nazionali si sono dotate di regolamenti per il mantenimento dell’integrità nella ricerca scientifica. Ma il panorama generale è ancora troppo frammentato. E’ necessario invece uno sforzo di livello nazionale, che coordini e riscriva poche regole chiare ed efficaci, valide per tutti ed applicate ugualmente per tutti.

Per quel che riguarda il secondo punto, come è noto, spesso i comportamenti impropri sono indotti dalla pressione psicologica di dover produrre risultati concreti per lo sponsor che ha finanziato la ricerca o per affermare il proprio status scientifico in un determinato settore. Questo è ancora più vero in un sistema altamente competitivo gravato da una disponibilità di fondi sempre più ridotta. Le agenzie che distribuiscono fondi di ricerca devono quindi vigilare dotandosi di un attento sistema di regole e controlli sia prima che dopo l’assegnazione dei finanziamenti.

Nel caso specifico, come Patto Trasversale per la Scienza, ci rivolgiamo ai vertici di AIRC perché prendano immediatamente una posizione pubblica rispetto all’indagine della procura di Milano e, in tempi rapidi, si dotino, sull’esempio di altre agenzie di finanziamento sia italiane che estere, di procedure più stringenti  che garantiscano sulla bontà della selezione per l’assegnazione dei fondi, che vigilino sulla qualità della ricerca prodotta e, infine, che limitino grandemente il rischio di condotte scientifiche scorrette. Ne va della reputazione delle tante associazioni e fondazioni che, come AIRC, meritoriamente raccolgono fondi per sostenere la ricerca italiana. Lo dobbiamo ai tanti concittadini che con le loro donazioni permettono il finanziamento della ricerca, ma ne va, più in generale, della reputazione della scienza.

Associazione Patto Trasversale per la Scienza

Vaccini, Viagra e “dottorati” ad Harvard

La conferenza stampa a Montecitorio convocata dai comitati No Vax del Veneto, patrocinata dalla deputata ex M5S Sara Cunial, si è svolta come previsto. Ancora nessun dato, ancora nessun risultato. Ma tanta propaganda e diffusione di dubbi sulla sicurezza dei vaccini da parte della imperterrita associazione. Tanta confusione fra strane sostanze trovate nei vaccini e uranio impoverito, fra analisi condotte in laboratori misteriosi all’estero e articoli scientifici mai pubblicati. La conferenza stampa ha preso però una piega inaspettata quando ha chiesto di parlare il deputato M5S Marco Bella, docente di chimica organica, esperto di spettrometria di massa, nonché sostenitore della prima ora del Patto Trasversale per la Scienza. L’On. Bella ha dapprima contestato il curriculum della dottoressa, che reca, tra l’altro un “dottorato ad Harvard”, aggiungendo di aver inviato una richiesta di delucidazioni al prestigioso ateneo e di averne avuto risposta negativa, per poi chiedere come abbia fatto la ricerca a dimostrare la presenza di Viagra in un vaccino. Le risposte della dott.ssa Bolgan possono essere sintetizzate in un imbarazzante balbettio.

“Quando chi spaccia fuffa incontra un vero esperto di spettrometria di massa i risultati sono sotto gli occhi di tutti.” Ha commentato Pier Luigi Lopalco, presidente del PTS “Il problema è che queste bugie possono spaventare qualche genitore un po’ sprovveduto e a pagarne le conseguenze sono i bambini. Ma questi episodi ci motivano ancora di più a proseguire nelle nostre azioni di contrasto alle pseudoscienze”.

Libertà di scelta non vuol dire libertà di disinformare

Il prossimo 27 giugno la sala stampa della Camera dei Deputati sarà usata per danneggiare la salute pubblica.
In questi giorni una bambina di 10 anni è in prognosi riservata nell’Ospedale di Verona per aver contratto il tetano. I suoi genitori, vittime della pressante disinformazione diffusa nel loro territorio da associazioni come CORVELVA, non l’avevano vaccinata nonostante i ripetuti inviti dei
servizi vaccinali. Proprio CORVELVA insiste con la sua propaganda e lo fa utilizzando la casa di tutti: i locali del Parlamento della Repubblica.
Gli argomenti propagandati dall’associazione non hanno nulla a che fare con la scienza. Già mesi fa, in occasione di un evento simile, erano stati presentati risultati di “ricerche” che non avevano la benché minima validità scientifica, ma il solo scopo di diffondere dubbi sulla sicurezza
dei vaccini e indurre i genitori a non vaccinare i propri figli. Le analisi che sostenevano di aver trovato nei vaccini di tutto, dai metalli pesanti al Viagra, erano il frutto di basilari errori metodologici che diversi scienziati non hanno fatto fatica a smascherare. I vaccini che la sanità pubblica utilizza sono, infatti, sottoposti a lunghi anni di valutazione clinica e ad una ferrea normativa europea che prevede centinaia di controlli di qualità anche da organi indipendenti ed altamente qualificati come l’Istituto Superiore di Sanità.
A nome del Patto Trasversale per la Scienza – che rappresenta circa seimila fra ricercatori, medici, giornalisti e semplici cittadini -, chiediamo che i locali del Parlamento non vengano, né ora né mai più, utilizzati per ospitare chi ha sulla coscienza migliaia di bambini non vaccinati, potenziali vittime di malattie terribili – ma pienamente prevenibili grazie ai vaccini come pertosse, difterite, meningite o tetano. Come la povera bimba di Verona a cui vanno tutti i nostri auguri di una pronta guarigione e che possa dimenticare presto questa brutta esperienza.

Prof. Pierluigi Lopalco, Presidente del Patto Trasversale per la Scienza
Con il Direttivo dell’Associazione:
Prof. Andrea Cossarizza, Prof. Roberto Burioni, Prof. Guido Silvestri, Prof. Andrea Grignolio, Dr.ssa Julia Filingeri, Dott. Diego Pavesio, Dr.ssa Francesca Ulivi, Dr.ssa Giulia Corsini, Dr.ssa Maria Santoro, Prof. Avv. Luciano Butti, Avv. Corrado Canafoglia, Dr. Luca Pezzullo.

Silvio Garattini e il Patto

Il Prof. Silvio Garattini, primo socio onorario dell’Associazione Patto Trasversale per la Scienza da anni si batte per la corretta informazione sulla sperimentazione animale.
Lo abbiamo interpellato sulla vicenda che ha recentemente coinvolto ricercatori delle Università di Torino e Parma, e queste sono le sue parole: “Oltre alla disponibilità di adeguate risorse è anche importante semplificare le procedure per permettere ai ricercatori italiani di essere competitivi con i ricercatori degli altri Paesi europei. È incredibile che per approvare uno studio clinico su migliaia di pazienti è sufficiente il parere del Comitato etico, mentre anche per poche decine di topi sono necessari: il comitato etico, il comitato del benessere animale, il parere dell’Istituto Superiore di Sanità e per finire l’autorizzazione del Ministero della Salute. Una procedura che dura mesi ed impedisce la tempestività della ricerca.
Infine non accettiamo che i laboratori come quello dell’Università di Torino e di Parma vengano bersagliati da animalisti irresponsabili. Sono sicuro che nell’agenda del Patto verrà inserita anche la problematica della sperimentazione animale, perché è nostro compito spiegare al pubblico l’indispensabilità della sperimentazione animale, ma è compito del Governo permetterci di realizzare il diritto alla scienza sancito dalla Costituzione.”

Tra i tavoli di lavoro della nostra Associazione, che sono quelli che propongono le priorità di azione al direttivo della stessa, ne esiste uno dedicato alla sperimentazione animale.
Per far parte dei tavoli di lavoro è necessario essere socio ordinario. Tutte le informazioni: https://www.pattoperlascienza.it/diventa-socio/ e https://www.pattoperlascienza.it/gruppi/