Gentile Direttore, il Patto Trasversale per la Scienza ha come scopo “la promozione e la diffusione della scienza e del metodo scientifico al fine di superare ogni ostacolo e/o azione che generi disinformazione su temi scientifici”, per questo abbiamo letto con stupore lo spazio assegnato su Repubblica Salute del 22 Ottobre per l’intervista a Luc Montagnier “Omeopatia, perché non bisogna ignorarla”. Certi dei suoi numerosi impegni, abbiamo pensato di farle cosa gradita nell’enucleare per brevi punti i motivi che destano la nostra preoccupazione:
CONTENUTO 1. È misinformazione veicolare acriticamente il messaggio per cui “L’omeopatia ha una base scientifica, ma viene ignorata”, poiché al momento tutte le analisi e metanalisi scientifiche (si vedano, tra gli altri, il dossier australiano, quello britannico, o quello redatto dalla comunità europea) affermano che non ha alcun fondamento scientifico.
2. È discutibile usare un premio Nobel screditato per riportare un’opinione scorretta e soprattutto estremamente minoritaria della comunità scientifica (nessuno degli esperti di settore, infatti, la sostiene). Montagnier è oggi screditato agli occhi della comunità scientifica, come è apertamente riconosciuto dalla stessa testata da Lei diretta: pensiamo all’articolo apparso l’8/11/2017 proprio su Repubblica dall’eloquente titolo “Dal Nobel alle bufale, il declino di Luc Montagnier. Dalla papaya che cura il Parkinson e la Sars, ai vaccini che provocherebbero l’autismo, fino alla conversione all’omeopatia. Un premio Nobel in confusione o forse ormai votato alle baggianate”.
FORMA 3. Ci rendiamo conto che Repubblica su alcuni specifici argomenti, che riguardano soprattutto la scienza, da tempo sembra aver scelto una sorta di doppio standard di etica della comunicazione. Un giorno sostiene, comprensibilmente, che la misinformazione, le fake news, avvelenano il dibattito politico —ad esempio smascherando in prima pagina, attraverso autorevoli giornalisti, le falsità sui dati dell’immigrazione per fini propagandistici—, un altro giorno sostiene invece che “L’omeopatia ha una base scientifica” o “suppone che la scienza stia cambiando idea” sulla stessa, portando come esempio un articolo scientifico (Magar et al., Scientific Reports 2018) che è stato successivamente ritrattato come frode per manipolazione di dati (cfr. allegato 2). In quest’ultimo caso Repubblica, si fa notare, non ha mai dato spazio di replica agli autori degli articoli pubblicati su Repubblica Salute del 25 settembre 2018, che criticavano la mancanza di basi scientifiche nell’omeopatia, e che si sono visti contraddire -secondo un principio di par condicio, inesistente in campo scientifico- le proprie conclusioni, basate su evidenze scientifiche dimostrabili, con un articolo poi dimostratosi una frode. Riconoscere quella frode ha significato uno sforzo della comunità scientifica Italiana e internazionale, tra cui personalità del calibro del prof. Garattini, che ha dovuto impegnarsi 9 mesi per giungere a ritirare l’articolo scientifico che descriveva con dati falsi il successo di un farmaco omeopatico in animale. Tutto è stato innescato proprio dall’articolo frode comparso su Repubblica, nemmeno una riga, ripetiamo, è stata pubblicata per avvisare i lettori del macroscopico errore.
4. Abbiamo notato che Repubblica, in campi quali l’omeopatia, la biodinamica e gli Ogm, disattende sovente l’uso delle competenze scientifiche, favorendo la disinformazione. Capiamo bene che in ogni solida democrazia l’informazione non può essere monocorde e vada assicurato il pluralismo dei punti di vista, eppure in campo scientifico è necessario offrire sempre i dati validati e riconosciuti dalla maggioranza degli esperti di settore, anche e soprattutto quando si sceglie di raccontare tesi minoritarie, lasciando ai cittadini la propria valutazione. Diversamente, dare visibilità a tesi minoritarie, senza contestualizzarle nella loro abnormità rispetto alle evidenze disponibili, può, anziché favorire il dibattito democratico a più voci, essere dannoso per la democrazia. Capiamo l’asprezza dell’esempio (sebbene si tratti di una nota diatriba in seno alla natura dell’antiscientismo di stampo relativista), ma, se trasposta in ambito umanistico, la logica del dar spazio, fuori contesto, a voci minoritarie non basate sulle prove porterebbe a dare libero accesso sui quotidiani, cosa che ci ripugnerebbe, anche alle tesi dei negazionisti della Shoah.
Il plagio
scientifico è un problema attuale e molto studiato. Consiste nel copiare e
usare di nuovo, riciclare, intere parti di uno studio per comporne uno diverso.
Come si può capire, questo è un comportamento molto scorretto, dannoso per la
ricerca e che dimostra atteggiamento antiscientifico, tanto da essere
considerata una vera e propria forma di frode scientifica, perché con il plagio
si “gonfia” l’evidenza a favore di una propria idea. Questo comportamento può
avvenire o con il riciclo di propri lavori o con quello di altri ed è spesso
usato in studi di basso livello e in riviste predatorie, allo scopo di
aumentare il numero di propri lavori (visto lo sforzo minimo nel produrre studi
“copiati”). Ovviamente, per definire “plagiato” o riciclato uno studio,
esistono diversi criteri e anche dei software che li analizzano
automaticamente. Devono essere ripetute un certo numero di parole, di frasi, di
successioni di frasi, con regole stabilite e precise. Analizzando uno degli
ultimi studi sugli effetti dell’omeopatia si è scoperto come questo fosse
successo in maniera ripetuta ed estesa, soprattutto da quando l’autore ha
pubblicato in riviste predatorie. Utilizzando un software (ithenticate o altri,
ma si può verificare anche personalmente, vista l’entità del gesto) si
noteranno ripetuti blocchi di testo riciclati nei vari studi dell’autore, cosa
ripetuta nel tempo. Un altro aspetto preoccupante emerso da questa analisi è il
fatto che l’autore ha deliberatamente eliminato informazioni importanti nei
testi da lui usati per le pubblicazioni, informazioni che cambiano radicalmente
le caratteristiche degli studi e quindi le conclusioni che lui descrive in
maniera personale e non attinente alla realtà. Stiamo analizzando quindi un
vero e proprio lavoro di manipolazione dei dati non dichiarato, fatto molto
grave e da rendere pubblico; se poi l’abbondante riciclo di testo ritrovato costituisca
plagio e frode scientifica, lo lasciamo decidere al lettore.
Introduzione.
Una delle tecniche attraverso le quali la pseudoscienza
manipola l’evidenza ad essa favorevole è quello di utilizzare riviste
cosiddette “predatorie” per ingrossare le fila delle pubblicazioni in supporto.
Queste riviste hanno la precipua caratteristica di garantire la pubblicazione
di qualunque sciocchezza in cambio di denaro, producendo dei documenti che
hanno tutta l’apparenza di pubblicazioni scientifiche, salvo il fatto che essi
non sono passati attraverso una revisione dei pari (peer review) degna di
questo nome, e dunque sono privi di ogni garanzia di qualità.
È questo il caso dell’ultima pubblicazione in supporto
dell’uso dell’omeopatia prodotta dal pensionato ed ex medico Paolo Bellavite,
il quale crede di poter dare supporto all’uso dell’omeopatia invece che degli
antibiotici anche nell’otite media acuta, la condizione che ha portato a morte
il piccolo Francesco a cui il medico omeopata Mecozzi ha negato gli antibiotici
in favore di rimedi omeopatici.
Questa pubblicazione, approvata in una settimana dalla sottomissione, è stata già analizzata da due gruppi del Patto Trasversale per la Scienza, dedicati rispettivamente all’omeopatia e all’integrità nella ricerca scientifica, che ne hanno sottolineato le numerose manchevolezze anche di contenuto; tuttavia, un aspetto finora non è stato trattato, e sarà discusso di seguito.
Detta in due parole, la review risulta consistere in un
pastiche di testi riciclati molteplici volte, le cui fonti temporalmente più
prossime sono lavori dello stesso Bellavite, ma che in realtà possono essere
ricondotti originariamente a testi di altri autori.
Inoltre – e questo è forse un aspetto ancora più grave –
vi sono alcune evidenze di riuso selettivo dei testi originali, fatto in modo
da distorcerne gravemente il significato originario e da fornire evidenze
inesistenti alle ipotesi di Bellavite che l’omeopatia sia migliore del placebo
– una forma di falsificazione inaccettabile.
Attraverso questi due mezzi – la pubblicazione predatoria
e il riutilizzo di materiali già pubblicati, anche dagli stessi autori – si
ottiene il doppio scopo di produrre lavori apparentemente “nuovi” in supporto
dell’omeopatia e di aumentare citazioni e impatto dell’autore principale, il
quale non a caso ha anche recentemente vantato il suo H-factor rispetto a
quello di altri ricercatori critici del suo lavoro.
Riciclo testuale in Bellavite et al.,
2019: analisi generale.
Una semplice analisi mediante software (ithenticate)
permette di identificare larghe porzioni di testo riciclate all’interno del
lavoro in questione. Di seguito sono
mostrate le aree di testo riciclate per ciascuna pagina, colorate secondo il
gruppo di fonti che le contiene; le pagine della review sono mostrate
consecutivamente in gruppi di tre. Si noti che per l’analisi sono state
considerate solo quelle fonti che contengano almeno 100 parole in comune con la
review in analisi, e non sono stati considerate valide identità testuali di
meno di 5 parole consecutive. Dall’analisi è stata ovviamente esclusa la
bibliografia della review.
Sebbene soventemente il software utilizzato possa non
riconoscere alcune identità testuali – per esempio le parole spezzate per
andare a capo interrompono il riconoscimento– si può notare che la gran parte
del testo risulta ripreso da fonti precedenti.
In particolare, le zone evidenziate in rosso ed in magenta nel testo di
Bellavite risultano essere presenti reiteratamente nelle seguenti fonti dello
stesso autore:
Come è agevole notare, si tratta del grosso del testo
della review; in particolare, la prima delle fonti elencate, che possiede la
maggior quantità di testo in comune con la successiva review del 2019, già
include 20 dei 41 lavori poi selezionati per la review del 2019, utilizzando
nelle descrizioni identico testo.
Le due pubblicazioni più recenti (la prima e la seconda),
come la review del 2019 che ne ricicla il testo, sono pubblicate su riviste che
non sono nemmeno indicizzate da PubMed. La cosa è particolarmente interessante,
in quanto nella review che qui si analizza, per giustificare il fatto che i
lavori non indicizzati su PubMed non saranno considerati nell’analisi, è
scritto testualmente:
“Our previous systematic review on the effect of homeopathy in
immunological disorders also included non-peer-reviewed papers published until
2010, but in this report we have restricted the report to clinical trials and
observational studies cited by PubMed, which is considered the most important
search system of bibliographic resources, also for homeopathy and other CAMs
[38-40]. As it is known (see for example
https://www.nlm.nih.gov/lstrc/jsel.html), the scientific merit of a
journal’s content is the primary consideration in selecting journals for
indexing in PubMed, especially on the explicit process of external peer review
and adherence to ethical guidelines. The publication of a paper in a journal
cited by PubMed is not in itself a guarantee of quality, but it can be
considered an important criterion of validity, since it is certain that the
work was judged by experts in the field before is accepted.”
Peraltro, a parte l’indicizzazione su PubMed, va detto
che il lavoro del 2011, come quello del 2019, è pubblicato su rivista
predatoria.
Quello del 2008 è pubblicata sulla rivista di un editore
indiano, sospetta ed infatti non presente nel DOAJ (Directory of Open Access Journals); infine, il lavoro del 2006 è stata pubblicato
da un giornale del gruppo egiziano Hindawi, considerato almeno fino al 2010
predatorio[1]
(e successivamente border-line).
Se si considerano oltre alle tre principali anche tutte
altre le fonti identificate (cioè tutte le sorgenti per il testo colorato
sovrapposto alle pagine della review nelle figure precedenti), appare evidente
che la review del 2019 è ridondante, in quanto ricicla in massima parte
identici testi precedenti (come visto, spesso pubblicati su riviste di bassa
qualità o francamente predatorie).
Riciclo testuale in Bellavite et al.,
2019: modus operandi.
La semplice analisi delle parti di testo riciclate,
illustrata nella sezione precedente, non consente di identificare agevolmente
se il riciclo testuale sia abitudine consolidata o eccezione da parte degli
autori in questione.
Uno studio più approfondito, di tipo filogenetico,
prevede l’identificazione delle eventuali sequenze di riciclo che hanno portato
fino al testo che appare nella review del 2019. A titolo di esempio, si
illustrerà quanto emerso per la pagina 5 della review in esame.
Il testo principale può essere considerato diviso in 4
blocchi, secondo la sua provenienza originale, come illustrato nell’immagine di
seguito.
Per quanto riguarda il BLOCCO 1, esso risulta
derivare attraverso 4 passaggi successivi di riciclo da un testo di Bellavite
et al. del 2006, come illustrato di seguito (parti conservate con la review del
2019 in rosso; in blue parti originariamente conservate, che successivamente si
perdono nei vari passaggi).Bellavite P, Ortolani R,
Pontarollo F, Piasere V, Benato G, Conforti A. Immunology and homeopathy. 4. Clinical studies – Part 1. In: Evidence-Based Complementary and
Alternative Medicine. Vol 3. ; 2006:293-301.
De
Lange de Klerk
(62) performed
a double-blind, randomized study that evaluated the frequency, duration and severity of rhinitis, pharyngitis
and tonsillitis in a group of children. The homeopathic prescription included ‘constitutional’ remedies for preventive purposes and remedies treating acute phases. The year-long therapy was continuously adjusted on an
individual basis, and data were collected by means of diaries kept by
parents and attending physicians. Results showed that homeopathic therapy was slightly but not
significantly better than placebo.
Bellavite
P, Chirumbolo S, Magnani P, Ortolani R, Conforti A. Effectiveness of homeopathy
in immunology and inflammation disorders: a literature overview of clinical
studies. Homoeopath Herit. 2008;33(3):35-58.
De
Lange et al.
(45) carried out a double-blind, randomized study which they evaluated the
frequency, duration and severity of rhinitis, pharyngitis and tonsillitis in a
group of children. The homeopathicprescription included “constitutional” remedies for
preventive purposes and remedies for the treatment of
acute phases. The year-long therapy was continuously adjusted on an individual basis, and
the data were collected
by means of diaries kept by the parents and attendingphysicians. The
results showed that the homeopathic therapy was slightly but not significantly
better thanplacebo:
the mean number ofinfective episodes
was 7.9/year in the treated group and 8.4/year in the control group. The
children in the active group experienced episodes that were generally shorter
and less severe, and were disease-free for 53% of the days (as against 49% in the placebo group)
Bellavite
P, Marzotto M, Chirumbolo S, Conforti A. Advances in homeopathy and immunology:
A review of clinical research. Front Biosci – Sch. 2011;3
S(4):1363-1389.
Individualized
homeopathy
De
Lange and coworkers (38) carried
out a double-blind, randomised study in which
they evaluated the
frequency, duration and severity of rhinitis, pharyngitis and tonsillitis in a
group of children. The homeopathic
prescription included “constitutional” remedies for preventive purposes
and remedies for
the treatment of acute phases. The year-long therapy was continuously adjusted
on an individual basis, and the data were collected through diaries
kept by the parents and attending physicians. The results showed that
the homeopathic therapy was slightly but not significantly better than the
placebo: the mean number of infective episodes was 7.9/year in the treated
group versus 8.4/year
in the control group. The children in the active group experienced episodes
that were generally shorter and less severe; the percentage of children not
requiring antibiotics was 62% for homeopathy against 49% for conventional
therapy. The
authors conclude that
the differences between the two treatments are interesting but slight.
Bellavite
P, Marzotto M, Andreoli B. Homeopathic Treatments of Upper Respiratory and
Otorhinolaryngologic Infections: A Review of Randomized and Observational
Studies. Altern Complement Integr Med. 2019;5(2):1-20.
Randomized Trials ofIndividualized
homeopathy
De
Lange and coworkers carried out a double-blind, randomized study which they
used to
evaluate the frequency, duration and severity of rhinitis,
pharyngitis and tonsillitis in a group of children [44]. The
homeopathic prescription included “constitutional” medicines for
preventive purposes and medicines for
the treatment of acute phases. The year-long therapy was continuously adjusted
on an individual basis, and the data was collected by means of diaries
kept by the parents and
attending physicians. The results showed that the homeopathic therapy was
slightly but not significantly better than the placebo: the mean number of
infective episodes was 7.9/year in the treated group and 8.4/year
in the control group. The children in the active group experienced episodes
that were generally shorter and less severe; the percentage of children not
requiring antibiotics was 62% vs.
49% in homeopathy
and conventional
therapy respectively. The
authors concluded
that the differences between the two treatments were
interesting but small (odds ratio favoring homeopathy versus
placebo: 1.67, 95% CI: 0.96-28.9).
Per quanto riguarda il BLOCCO 2, esso risulta
derivare attraverso 5 passaggi successivi di riciclo da un testo di Jacobs et
al. del 2001, come illustrato di seguito
Jacobs J, Springer DA, Crothers D. Homeopathic
treatment of acute otitis media in children: A preliminary randomized
placebo-controlled trial. Pediatr Infect Dis J. 2001;20(2):177-183.
METHODS:
A randomized double blind placebo control pilot study was
conducted in a
private pediatric practice in Seattle, WA. Seventy-five children ages 18 months
to 6 years with middle ear effusion and ear
pain and/or fever for no more than 36 h were entered into the study. Children received either an individualized homeopathic medicine or
a placebo administered orally three times daily for 5 days, or until symptoms
subsided, whichever
occurred first. Outcome measures included the
number of treatment failures after 5 days, 2 weeks and 6 weeks. Diary symptom
scores during the first 3 days and middle ear effusion at 2 and 6 weeks after
treatment were also evaluated.
RESULTS:
There were fewer treatment failures in the group
receiving homeopathy after 5 days, 2 weeks and 6 weeks, with differences of 11.4, 18.4 and 19.9%,
respectively, but these differences were not
statistically significant. Diary scores showed a significant decrease in
symptoms at 24 and 64 h after treatment in favor of homeopathy (P < 0.05). Sample size calculations indicate that 243
children in each of 2 groups would be needed for significant results, based on
5-day failure rates.
Bellavite P, Ortolani R, Pontarollo F, Piasere V, Benato G, Conforti A.
Immunology and homeopathy. 4.
Clinical studies – Part 1. In: Evidence-Based Complementary and Alternative
Medicine. Vol 3. ; 2006:293-301.
A
randomized double-blind placebo control pilot study was conducted (66) in children with otitis
media. Subjects having middle
ear effusion and ear pain and/or fever for no more than 36 h entered into the study. They received either an individualized homeopathic
medicine or a placebo administered orally three times daily for 5 days, or
until symptoms subsided. There were fewer treatment failures in
the group receivinghomeopathy, these
differences were not statistically significant. Diary scores showed
a significant decrease in symptoms after treatment in favor of
homeopathy (P < 0.05).
Bellavite
P, Chirumbolo S, Magnani P, Ortolani R, Conforti A. Effectiveness of homeopathy
in immunology and inflammation disorders: a literature overview of clinical
studies. Homoeopath Herit. 2008;33(3):35-58.
A
randomized double-blind placebo control pilot study was conducted (49) in children with otitis
media. Subjects having middle
ear effusion and ear pain and/or fever for no more than 36 h entered into the study. They
received either an individualized homeopathic medicine or a placebo
administered orally three times daily for 5 days, or until
symptoms subsided. Outcome measures included the number of treatment
failures after 5 days, 2 weeks and 6 weeks. Diary symptom scores during the
first 3 days and middle ear effusion at 2 and 6 weeks after treatment were
also evaluated. There were fewer treatment failures in the
group receivinghomeopathy after 5
days, 2 weeks and 6 weeks, with differences of 11.4%, 18.4% and 19.9%,
respectively, but these differences were not statistically significant.
Diary scores showed a significant decrease in symptoms at 24 and 64 h
after treatment in favor of homeopathy (P < 0.05).
Bellavite
P, Marzotto M, Chirumbolo S, Conforti A. Advances in homeopathy and immunology:
A review of clinical research. Front Biosci – Sch. 2011;3
S(4):1363-1389.
A
randomiseddouble-blind
placebo controlled pilot study was carried out (46) on
children with otitis media. Subjects presenting
middle ear effusion and ear pain and/or fever for no more than 36 h were
enrolled in the trial. They received either an individualised homeopathic remedy or
a placebo, administered orally three times daily for 5 days or until symptoms
subsided. Outcome
measures included the number of treatment failures after 5 days, 2 weeks and 6
weeks. Diary symptom scores during the first 3 days and middle ear effusion at
2 and 6 weeks after treatment were also evaluated. There were fewer
treatment failures in the group receiving homeopathy after 5 days, 2
weeks and 6 weeks, however these differences were not statistically
significant. Diary scores showed a significant decrease in symptoms at 24 and
64 h after treatment in favour of homeopathy (P < 0.05).
Bellavite
P, Marzotto M, Andreoli B. Homeopathic Treatments of Upper Respiratory and
Otorhinolaryngologic Infections: A Review of Randomized and Observational
Studies. Altern Complement Integr Med. 2019;5(2):1-20.
A
randomized double-blind placebo controlled pilot study was carried out on
children with otitis media [51].
Subjects presenting middle ear effusion and ear pain and/or fever for no more
than 36 h were enrolled in the trial. They received either an individualized
homeopathic medicine or a placebo; administered orally three times daily for 5
days or until symptoms subsided.
The 4 most commonly medicines prescribed included Pulsatilla, Chamomilla, Sulphur
and Calcarea carbonica. Outcome measures
included the number of treatment failures after 5 days, 2 weeks and 6 weeks.
Diary symptom scores during the first 3 days and middle ear effusion at 2 and 6
weeks after treatment were also evaluated. There were fewer treatment failures
in the group receiving homeopathy after 5 days, 2 weeks and 6 weeks. However
these differences were not statistically significant. Diary scores showed a
significant decrease in symptoms at 24 and 64 h after treatment, in favor of homeopathy
(P < 0.05).
Per quanto riguarda il BLOCCO 3, esso risulta
derivare attraverso 4 passaggi successivi di riciclo da un testo di Bellavite
et al. del 1995, come illustrato di seguito.
Bellavite P, Signorini A, Society for the Study of
Native Arts and Sciences. Homeopathy, a Frontier in Medical Science :
Experimental Studies and Theoretical Foundations. North Atlantic Books; 1995.
and
that of Wiesenauer and coworkers [Wiesenauer
et al., 1989; score 60/100], who demonstrated the
inefficacy, in the therapy of sinusitis, of
a number of remedies prepared from various
combinations of Luffa opercolata
(dishcloth gourd), Kalium bichromicum
(bichromate of potash), and Cinnabaris (cinnabar) (in 3x-4x dilutions).
Bellavite P, Ortolani R, Pontarollo F, Piasere V, Benato
G, Conforti A. Immunology and homeopathy. 4. Clinical studies – Part 1. In: Evidence-Based
Complementary and Alternative Medicine. Vol 3. ; 2006:293-301.
Wiesenauer et al. (54) compared the effects of three different
homeopathic treatments and placebo in patients with acute and chronic
sinusitis. In this randomized, double-blind study the patients were divided
into four groups: group A: Luffa operculata 4x + Kalium bichromicum 4x + Cinnabaris 3x; group B: K. bichromicum 4x + Cinnabaris
3x; group C: Cinnabaris 3x; and group D: placebo. The study did not reveal any
difference in therapeutic effects in the four groups. Their conclusion was that, unless other data emerge from a
study of individual homeopathic prescriptions (‘repertorization’), the drugs
should not be considered active in acute or chronic sinusitis in the general
population; they also pointed out that similar negative results have been
obtained with antibiotics, nasal decongestants and drainage of the nasal
cavities.
Bellavite P, Marzotto M, Chirumbolo S, Conforti A.
Advances in homeopathy and immunology: A review of clinical research. Front
Biosci – Sch. 2011;3 S(4):1363-1389.
Wiesenauer and coworkers (32) demonstrated the inefficacy, in the treatment of sinusitis, of a number of remedies prepared
from various combinations of Luffa opercolata, Kalium bichromicum, and
Cinnabaris (in low homeopathic dilutions). Their conclusion is that,
unless other data emerge from a study of individualised homeopathic
prescriptions (“repertorisation”), the drugs should not be considered active in
acute or chronic sinusitis in the general population; they also point out
that similar negative results have been obtained with antibiotics, nasal
decongestants and drainage of the nasal cavities.
Bellavite P, Marzotto M, Andreoli B. Homeopathic
Treatments of Upper Respiratory and Otorhinolaryngologic Infections: A Review
of Randomized and Observational Studies. Altern Complement Integr Med.
2019;5(2):1-20.
A series of medicines for non allergic rhinitis, prepared
from various combinations of Luffa opercolata, Kalium bichromicum and
Cinnabaris (in low homeopathic dilutions) were compared with a placebo in a double-blind
trial [83]. Criteria for the therapeutic result were headache, blocked nasal
breathing, trigeminal tenderness, reddening and swelling of nasal mucosa and
postnasal secretion. All combinations were ineffective in the treatment of
those sinusitis symptoms. The author’s conclusion
was that,
unless other data emerge from a study of individualized homeopathic
prescriptions (“repertorisation”), the drugs should not be considered active in
acute or chronic sinusitis in the general population.They
also point out that similar negative results have been obtained with
antibiotics, nasal decongestants and drainage of the nasal cavities.
Infine, il BLOCCO 4 rappresenta un caso
particolarmente interessante. Sebbene in questo caso i passaggi di riciclo
testuale, a partire da un articolo di Zabolotnyii et al del 2007, siano
soltanto 3, si noti la frase in giallo nel lavoro originale ripreso da
Bellavite et al. Quella frase, che mostra come lo studio non sia un paragone
tra omeopatia e placebo (ciò che servirebbe per affermare un’efficacia
superiore al placebo dell’omeopatia), spiega come i pazienti, in entrambi i
gruppi paragonati, abbiano assunto paracetamolo e altri farmaci da banco, in
modo che il controllo tra i due gruppi è, di fatto, sporcato, e certo non si
può assumere la superiorità dell’omeopatia rispetto al placebo. Proprio questa
frase viene eliminata dal testo altrimenti riciclato in entrambe le due
successive review pubblicate da Bellavite su due riviste predatorie. Questo
comportamento, oltre che il riciclo testuale, essendo distorsivo è definibile
come falsificazione per omissione. Di seguito si fornisce l’evidenza per quanto
affermato.
Zabolotnyi DI, Kneis KC, Richardson A, et al. Efficacy of a Complex Homeopathic Medication (Sinfrontal) in
Patients with Acute Maxillary Sinusitis: A Prospective, Randomized,
Double-Blind, Placebo-Controlled, Multicenter Clinical Trial. Explor J Sci
Heal. 2007;3(2):98-109.
Interventions: Fifty-seven
patients received Sinfrontal and 56 patients received placebo. Additionally, patients were allowed saline inhalations,
paracetamol, and over-the-counter medications, but treatment with
antibiotics or other treatment for sinusitis was not permitted.
Results: From day
zero to day seven, Sinfrontal caused a significant reduction
in theSSS
total score compared with placebo (5.8 ± 2.3 [6.0] points vs 2.3 ± 1.8 [2.0]
points; P< .0001). On day 21, 39 (68.4%)
patients on active medication had a complete remission of AMS symptoms
compared with five (8.9%) placebo
patients. All
secondary outcome criteria displayed similar trends. Eight
adverse events were reported that were assessed as being mild or moderate in
intensity. No
recurrence of AMS symptoms occurred by the end of the eight-week posttreatment
observational phase.
Bellavite P, Marzotto M, Chirumbolo S, Conforti A.
Advances in homeopathy and immunology: A review of clinical research. Front
Biosci – Sch. 2011;3 S(4):1363-1389.
A prospective, randomised, double-blind,
placebo-controlled trial carried out in the Ukraine (57) investigated the efficacy of a complex homeopathic medication (Sinfrontal), compared to a placebo, in patients with maxillary
sinusitis. Between day zero and day seven, Sinfrontal produced a
significant reduction in the total symptom score compared to the placebo (p
< 0.0001).Eight adverse events were reported, assessed as being of
mild or moderate intensity.The authors suggest that this complex homeopathic
medication is safe and appears to be an effective treatment for acute maxillary
sinusitis.
Bellavite
P, Marzotto M, Andreoli B. Homeopathic Treatments of Upper Respiratory and
Otorhinolaryngologic Infections: A Review of Randomized and Observational
Studies. Altern Complement Integr Med. 2019;5(2):1-20.
Sinfrontal is a complex homeopathic medication
(containing Cinnabaris 4D, Ferrum phosphoricum 3D, Mercurius solubilis 6D) that
is used for a variety of upper respiratory tract infections and has shown
promise as a treatment for rhinosinusitis. A
prospective, randomized, double-blind, placebo-controlled trial, carried out in
Ukraine, investigated the efficacy of this complex
homeopathic medication compared to a placebo, in patients with maxillary sinusitis
[60]. Fifty-seven
patients received Sinfrontal and 56 patients received placebo. Between day zero and day seven, Sinfrontal produced a
significant reduction in the total symptom score compared to the placebo (p
< 0.0001). After three weeks, 68.4%
patients on active medication had a complete remission compared with 8.9% of
placebo patients. Eight adverse events were reported, assessed as being of mild
or moderate intensity. The authors suggest that this complex homeopathic
medication is safe and appears to be an effective treatment for acute maxillary
sinusitis. A
cost-utility analysis based on data from this trial calculated that Sinfrontal
led to incremental savings of €275 per patient compared with the placebo over
22 days, essentially due to markedly reduced absenteeism from work [61].
Per avere una visione d’insieme, è possibile raggruppare
i dati fin qui esposti circa l’origine dei blocchi di testo che costituiscono
la pagina 5 della review di Bellavite recentemente pubblicata.
La situazione è ben rappresentata nello schema seguente,
che illustra come l’autore sostanzialmente ricicli nelle sue varie
pubblicazioni pezzi di testo propri ed altrui, ricomponendoli di volta in volta
secondo necessità e con piccole variazioni.
Si noti come, considerando anche solo la pagina 5 della
review del 2019, tutti i lavori sorgente posteriori al primo del 1995
contengono pezzi di testo riciclato, a testimonianza di un modus operandi
reiterato.
Naturalmente, nello schema non si tiene conto del fatto
che, come appena visto per il blocco 4, il riciclo di testo può essere
selettivo e tale da distorcere il significato della fonte originale discussa
nelle varie pubblicazioni dell’autore.
Conclusioni
Come è stato ampiamente dimostrato, la recente review
pubblicata da Bellavite et al. su rivista predatoria rappresenta un evidente
esempio di esteso riciclo testuale; inoltre, l’analisi ha consentito di
evidenziare la costanza di tale comportamento nel tempo e anche l’abitudine,
almeno recentemente, a pubblicare su riviste predatorie e non indicizzate su
PubMed (contraddittoriamente considerata dallo stesso Bellavite standard di
qualità).
Inoltre, almeno in un caso è stata documentata la
distorsione dell’informazione originariamente pubblicata da altri autori,
attraverso l’eliminazione nel testo riciclato di una parte importante di
informazione, che indebolirebbe la tesi degli autori del riciclo; tale
comportamento, in mancanza di chiare giustificazioni, si configura come
falsificazione per omissione.
Il tipo di produzione scientifica esaminato non può
quindi avere alcuna utilità nello stabilire l’efficacia dell’omeopatia,
soprattutto se paragonato alle serie e metodologicamente solide meta-analisi di
segno contrario pubblicate in altre sedi.
[1] Nel 2010, un sottoinsieme delle riviste Hindawi,
editore originariamente egiziano, era nella lista dei giornali predatori di
Beall, a causa della sospetta cattiva qualità dei processi di revision e della
solecitazione via mail di manoscritti; successivemente, Beall rimosse il
publisher dalla sua lista, definendolo “border line”. Da allora, il
miglioramento di Hindawi è stato continuo, ma non sono mancati numerosi
scandali che hanno interessato riviste pubblicate da quell’editore scientifico.
La centrale idroelettrica di Malnisio (provincia di Pordenone) è un elegante gioiello di architettura industriale del Novecento dismesso nel 1988 e restaurato nel 2006. La stessa centrale, che diede la prima luce a piazza San Marco nel 1905, da tre anni si “accende e fa luce” sulla Scienza, chiamando a raccolta ricercatori e docenti universitari di fama internazionale allo scopo di promuovere e avvicinare un pubblico sempre più eterogeneo alla cultura scientifica.
Il vicepresidente del Patto Trasversale per la Scienza, prof. Andrea Cossarizza, ha partecipato al Malnisio Science Festival (il 4, 5 e 6 ottobre), dedicato al rapporto tra “scienza e creatività”. Ma esiste davvero la creatività scientifica? Quanto conta? La creatività è la capacità di trovare nuove idee per risolvere problemi in modo originale, che spesso si basa sul talento di stabilire nuove connessioni. Potremmo dire che la creatività si sviluppa attraverso quattro distinte fasi: preparazione (con la raccolta delle informazioni necessarie), incubazione (riflessione e raccolta delle idee), illuminazione (inclusa la scelta della strategia adeguata) e realizzazione dell’idea (il momento del fare, senza il quale si parla di aria fritta). La creatività ha funzionato molto bene con i vaccini. Lo sapevate? “La profilassi antivaiolosa si può vedere almeno 4000 anni fa con le prime “variolazioni” in Cina mediante inalazione della polvere delle croste vaiolose, prelevate da un malato, seccate al sole. Questa pratica successivamente passa in India e in Asia Minore, dove si pratica una piccola ferita nel soggetto da immunizzare e si infetta la ferita con lo stesso materiale usato in Cina, fino ad arrivare all’introduzione nel 1796 del vaccino contro il vaiolo – ha raccontato Cossarizza – Ogni passaggio dimostra quanto l’uomo abbia impiegato la propria creatività per combattere e sconfiggere il vaiolo”.
Edward Jenner, passato giustamente alla storia come l’inventore del vaccino contro il vaiolo, ha saputo raccogliere informazioni e osservare. “Le contadine mungitrici si ammalavano di vaiolo bovino (cow-pox), forma attenuata della malattia che colpiva mortalmente l’uomo (small-pox) – sottolinea – Jenner ha analizzato i dati, ovvero ha capito gli effetti dell’infezione bovina, ha osservato che chi sviluppava questa infezione (localizzata solitamente alle mani e alle braccia) non si ammalava mai di vaiolo, infine ha generato l’idea “creativa” praticando l’esperimento della prima “vaccinazione” (poiché il siero era di origine vaccina) sul figlio del suo fattore, al quale inoculò materiale purulento prelevato dalle pustole sulle mani di una mungitrice”. Fu Luigi Sacco in Italia a controllare in modo sperimentale l’efficacia dell’immunizzazione con metodo jenneriano, praticando su se stesso la vaccinazione, e in seguito inoculandosi il virus del vaiolo umano – che non attecchì. La storia di questo vaccino è creativa anche per un altro dettaglio: per riuscire a proteggere il mondo intero il vaccino ha viaggiato. Ma come? “Per avere scorte della linfa vaccinica, fu trasportato “braccio a braccio”, ovvero con persone che venivano vaccinate con liquido proveniente da altre persone, tutti nelle navi, per raggiungere terre lontane e diffondere ovunque il beneficio dell’idea creativa – conclude – grazie alla quale nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficializzato l’eradicazione della malattia”.
—————————————————————-
Ascolta l’intervista ad Andrea Cossarizza gentilmente concessa da Radio Spazio – la voce del Friuli – emittente radio locale in lingua friulana dell’Arci Diocesi di Udine
Qualcuno, visto che è iniziato il processo penale al dott. Mecozzi, accusato dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Ancona di aver cagionato la morte di un bambino di di 7 anni affetto di otite per aver sconsigliato gli antibiotici ed aver prescritto cure omeopatiche, crede che l’utilizzo di una pubblicazione su una rivista definita “predatoria” possa servire a convincere i giudici che l’omeopatia sia indicata per l’otite e sia migliore degli antibiotici.
Il giornale dove è stato a tempo di record pubblicato l’articolo che
sostiene queste cose è da tempo incluso nella Beall’s list, riferimento per
l’individuazione degli editori e dei giornali che pubblicano qualsiasi cosa a
pagamento.
A quanto pare, l’editore che pubblica quella rivista ha fra le sue
pubblicazioni una nel cui editorial board sedeva un … cane.
Il PTS, tramite i suoi gruppi dedicati all’integrità nella ricerca
scientifica e all’omeopatia, ha esaminato comunque anche il contenuto della
review in questione; l’analisi di dettaglio è illustrata di seguito.
Considerazioni critiche su una nuova
review in tema di omeopatia
Nell’editoria scientifica, e particolarmente per quanto riguarda il settore
biomedico, si assiste da alcuni anni all’emersione del fenomeno della
pubblicazione open source di bassa qualità. Si tratta di un modello di business
piuttosto semplice, basato su uno stravolgimento del concetto di “Open Source”:
in cambio di un compenso, una rivista che ha l’apparenza di essere scientifica
pubblica articoli che passano una debolissima o nessuna peer review.
Nel caso dell’applicazione dell’omeopatia alle malattie del tratto
respiratorio, gli esempi sono molteplici: si ricorda, per esempio, la
pubblicazione nel 2015 da parte di un gruppo di Bologna di uno studio che fu
ampiamente criticato, non solo per la debolezza dello studio in sé, ma anche
per la stessa sede della pubblicazione – all’epoca definito un “crappy journal”
– che, guarda caso, consentì agli autori di pubblicare senza dichiarare il
proprio conflitto di interesse, essendo
collegati alla Boiron.
La cosa veramente sorprendente è che in questo studio si misero a confronto due gruppi di bambini affetti da raffreddore: ad uno fu somministrato un trattamento omeopatico, all’altro una combinazione di antibiotici (amoxicillina-clavulanato) insieme al trattamento omeopatico – ben sapendo che essendo il raffreddore comune una condizione virale, non ci si aspetta nessun effetto dalla somministrazione di antibiotici (se non, in alcuni bambini, qualche effetto collaterale). Uno studio quindi censurabile (per il trattamento antibiotico, che non era necessario né indicato), alla fine del quale, guarda caso, non si osservano differenze fra i due gruppi; nonostante ciò, gli autori concludevano: “Our data confirmthat the homeopathic treatment in questionhaspotential benefits for cough in children …“, oltretutto senza nessun gruppo di controllo privo di trattamento omeopatico. Proprio questo lavoro, guarda caso, è citato da una recentissima review ove si vorrebbe sostenere tra l’altro che l’omeopatia sia consigliata per il trattamento della Otite Media Acuta.
Ci si chiede come è possibile che gli autori abbiano potuto includere uno
studio simile, oltre ad altri che presentano problemi altrettanto gravi, in una
review della letteratura che dovrebbe filtrare le migliori evidenze
disponibili; e ci si chiede poi come sia possibile che dei revisori non abbiano
bloccato questo studio.
La risposta alla prima domanda è probabilmente nel pensiero motivato degli
autori stessi, mentre per quanto riguarda la seconda basta considerare la
rivista in cui il lavoro è stato pubblicato. In questo caso, non si tratta semplicemente
di un giornale “crappy”: si tratta invece di una rivista il cui editore è ben
noto per essere predatorio, tanto da costituire un esempio nei corsi di
integrità sulla ricerca scientifica che alcuni di noi tengono in varie
istituzioni ed essere da tempo incluso nella “Beall’s list” dei “predatory
publishers”.
Si definisce predatorio un giornale o un editore che sollecitino
aggressivamente la sottomissione o la revisione di manoscritti, che saranno
pubblicati in una rivista senza nessuna revisione reale a fronte di un
compenso. Per “aggressivamente” si intende soprattutto il fatto che le mail di
sollecitazione sono inviate in larga scala a persone che sono completamente al
di fuori della materia che dovrebbe essere oggetto di pubblicazione o revisione
Di seguito, la mail di sollecitazione classica ricevuta da un ricercatore
completamente al di fuori del settore dalla rivista in cui è stata pubblicata
la review sull’omeopatia:
Warm greetings
from the Journal of Alternative, Complementary & Integrative Medicine!
We would like to take an opportunity and
introduce the Journal of Alternative, Complementary & Integrative Medicine
as one of the journals of Herald Scholarly Open Access. We are in the process
of releasing an upcoming issue.
We would like to invite you to peer review a
manuscript for the Journal of Alternative, Complementary & Integrative
Medicine. The manuscript entitled “Benefits of Dream Work for the Dying” with
the reference number HACIM-17-019 abstract is given below; please let us know
your opinion to review it. If you accept to review the manuscript, then we will
send you the full length article.
Abstract:
This paper provides an examination of the
effects of dream work on patients facing end of life. The literature reviewed
is an exploration of the value of interaction with dreams though guided dream
work techniques as well as using surveys and interviews. Quality of life,
comfort, and psychological well-being associated with dream work will also be
explored. Additionally, the author will review the research on how dreams and
dream content help to mediate the existential crisis faced by those at end of
life. The author’s goal is to provide evidence to support the integration of
dream work into the existing complementary and integrative practices for
palliative care and to highlight the need for further research.
Please feel free to contact us for any
queries.
Anticipating your reply
With Best Regards
Emma Lynch
Herald Scholarly Open Access
2561 Cornelia Rd
#205, Herndon, VA 20171
USA
Tel: +1-646-661-6626
La storia di questa sollecitazione predatoria è specificata in questo blog, tenuto dal ricercatore destinatario della mail.
A parte la sollecitazione aggressiva per ottenere sottomissioni e
revisioni, gli editori predatori ovviamente sono caratterizzati dal pubblicare
articoli di bassissima qualità, senza nessun filtro di peer-review.
L’editore della rivista in questione è diventato tristemente famoso nel
2015, quando accettò fra gli editor del board di una propria rivista un … cane.
Dopo l’ennesima sollecitazione aggressiva, infatti, un ricercatore australiano
decise di registrare il proprio cane (come esperto in scienze canine,
ovviamente …) e si arrivò al punto di ricevere persino un manoscritto da rivedere.
La storia è ben documentata qui e fu riportata anche da Science.
In realtà, vi sono ulteriori elementi che confermano la bassa qualità della
review in questione, che non poteva che essere pubblicata su una rivista
predatoria.
Consideriamo per esempio i lavori revisionati. Di uno si è già detto in apertura; ma riteniamo interessante portare all’attenzione del lettore il fatto che molti degli studi citati misurino l’effetto dell’omeopatia, senza alcun controllo; in altre parole, in almeno 9 dei lavori considerati nella review, sono descritti solo pazienti trattati con rimedi omeopatici, senza nessun confronto con alcun altro gruppo di controllo. In altri 21 degli studi inclusi, manca un controllo contro un gruppo trattato con il solo placebo; si tratta, nel caso dell’omeopatia, di un controllo fondamentale, visto che l’effetto dei preparati omeopatici è spiegabile in termine di placebo. Per il resto, la decina di trial, molto eterogenei tra loro, non permette affatto di stabilire in modo statisticamente significativo il funzionamento dell’omeopatia oltre l’effetto placebo; anzi, alcuni fra questi dieci lavori rimanenti affermano che l’omeopatia è indistinguibile da esso, e comunque combinando i dati di efficacia (una procedura non corretta in caso di condizioni eterogenee come quelle considerate in questi lavori) non si raggiunge alcuna significatività statistica. In allegato a questo documento, forniamo una tabella Excel in supporto alle affermazioni appena enunciate.
A parte la dubbia selezione dei lavori revisionati, i metodi stessi degli
autori, basati su affermazioni che sono prive di supporto solido, sono alquanto
discutibili; anche essi non potevano che trovare posto in una rivista
predatoria.
Per esempio, consideriamo la seguente frase a pagina 13, nella discussione:
“Though the number of papers published in peer-reviewed journals is
increasing, many homeopathic clinical studies are still characterized by low
standards of methodology a problem which is, however, equally common in the
conventional medical literature”
Si tratta di un’equazione assolutamente non supportata dai fatti: non è per
nulla vero che gli studi clinici definiti dagli autori “convenzionali” siano
affetti dallo stesso tipo di difetti appena elencati per i 41 lavori da essi
selezionati. Per esempio, risulta molto difficile fare un numero di esempi
significativo per studi clinici pubblicati in cui si descriva un solo
trattamento, senza alcun gruppo di paragone o controllo; senza contare la bassa
standardizzazione degli endpoints, la spesso piccola dimensione del campione e
la più volte mancata randomizzazione e cecità negli studi di farmaci omeopatici.
Singolari sono pure certe
affermazioni ed il linguaggio poco rigoroso usato nelle conclusioni di questo
lavoro su rivista predatoria, laddove per esempio si afferma quanto segue:
“In a relatively small field like homeopathy, where scientific research
is still in its infancy and there is no consensus on the model validity of
different approaches, we have the advantage of including the contribution,
albeit partial, of each publication of sufficient validity and therefore of
having an overall view of literature. In the light of the clinical findings,
the use of individualized homeopathy or homeopathic medicines could be regarded
as a possible option in the elds reviewed in this work particularly in the
infections of upper airways, otitis and rhinopharyngitis provided that the
homeopathic diagnosis and prescription is correct and is integrated with other
possible effective treatments.”
Come si può notare, l’intero paragrafo è tra il tautologico e il non sense;
senza contare che si fa riferimento all’inclusione di pubblicazioni di
“sufficiente validità” (su una metrica arbitraria, stabilita dagli autori e non
quantitativa).
Si tratta solo di esempi della retorica che intride questa pubblicazione,
basata su frasi non supportate dai dati presentati; il lettore potrà senz’altro
rinvenire altri casi.
Conclusioni.
In conclusione, dal punto di vista dei contenuti:
la nuovissima review, che pretenderebbe di dimostrare
l’efficacia dell’omeopatia nelle infezioni dell’alto tratto respiratorio,
include tra i lavori che esamina (considerandoli in supporto) alcuni lavori da
tempo screditati per le loro falle metodologiche ed etiche;
I lavori considerati quasi sempre non includono controlli
opportuni o addirittura considerano solo pazienti trattati con il placebo,
senza nessun gruppo di paragone;
La review contiene al suo interno affermazioni
tautologiche, non supportate quantitativamente dall’analisi svolta, ed è
debolissima dal punto di vista metodologico, fondandosi principalmente sul
giudizio soggettivo degli autori che spesso tradisce una semplice volontà di
affermazione dell’omeopatia a spese della medicina da loro definita come
convenzionale.
Non a caso, il contenitore di una review come questa non è altro che una
rivista predatoria pubblicata da uno dei più famosi publisher predatori; un
esempio di scuola di inquinamento della letteratura scientifica, a mezzo di un
articolo che intende supportare le tesi preconcette degli autori.
Percorsi di carriera lunghi, sottopagati, sottoposti ad una normativa vessatoria che si discosta dal dettato europeo, con scarsi finanziamenti, insultati ed aggrediti dagli animalisti, i ricercatori italiani hanno preso l’iniziativa e lanciato la petizione “Salviamo la ricerca biomedica italiana”.
Inizia così la nota invito a sottoscrivere la petizione Salviamo la ricerca biomedica italiana” che potete leggere integralmente cliccando qui o sottoscrivere direttamente a questo link.
Se preferisci supportare l’iniziativa semplicemente stampando il comunicato puoi scaricare il pdf a questo link.
Roberto Burioni, Matteo Bassetti, Pellegrino Conte e Salvo di Grazia, dell’Associazione Patto Trasversale per la Scienza sono i consulenti del PTS per l’Unione Nazionale Consumatori nel processo contro Massimiliano Mecozzi, omeopata di Pesaro, accusato dalla Procura della Repubblica di Ancona di essere responsabile della morte del piccolo Francesco Bonifazi. Il processo penale è iniziato ieri, 24 settembre e la prima udienza è stata rinviata al 14 gennaio del 2020. Il bambino è morto a 7 anni, il 27 maggio del 2017 a seguito di un’otite, curata con rimedi omeopatici, che si è trasformata in una meningite, causa del decesso del piccolo Francesco. L’omeopata di Pesaro, Massimiliano Mecozzi, venne interpellato dai genitori di Francesco il 7 maggio 2017. Il bambino aveva un’otite media acuta e a fronte del suo aggravamento (dolore dapprima all’orecchio destro e poi a quello sinistro, fuoriuscita abbondante di liquido da entrambe le orecchie, rialzi febbrili fino a 39,5 °C, cefalea, irritabilità, dimagrimento, apatia), Mecozzi, secondo l’accusa della Procura della Repubblica di Ancona, sottostimò il quadro clinico indicativo di un’infezione locale di elevata gravità, omise di procedere ad ogni approfondimento diagnostico; prescrisse una terapia esclusivamente a base di medicinali omeopatici, omettendo la prescrizione delle necessarie terapie antibiotiche raccomandate dalle Linee Guida della Società Italiana di Pediatria, prospettando ai genitori del ragazzo l’insorgenza di gravi malattie (sordità, coma epatico) quale conseguenza della somministrazione di farmaci antibiotici e tachipirina. Per tale ragione, li esortò a non condurre il minore in ospedale.
All’udienza di ieri si sono costituiti parti civili i nonni del minore, mentre i genitori dello stesso sono stati condannati precedentemente dal GUP del Tribunale di Ancona in primo grado a tre mesi di reclusione per non “aver esercitato l’obbligo di protezione nei confronti del figlio”.
Parte civile si è costituita anche l’Unione Nazionale Consumatori, patrocinata dall’Avv. Corrado Canafoglia, alla quale il Tribunale ha riconosciuto la legittimazione a costituirsi parte civile a fronte dell’intensa attività diretta al debuking di fake news, ovverosia allo smascheramento di notizie false , soprattutto in ambito medico – farmaceutico , che da oltre 15 anni porta avanti in tutta Italia. L’Unione Consumatori si avvarrà quindi del Patto Trasversale per La Scienza per il supporto medico-scientifico e le consulenze con esperti di fama nazionale quali il Prof. Roberto Burioni, ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano in prima linea sulle tematiche dei vaccini e dell’omeopatia, il Prof. Matteo Bassetti, ordinario di malattie infettive all’Università di Genova; il Prof. Pellegrino Conte, ordinario di chimica agraria all’Università di Palermo ed il Dr. Salvo Di Grazia, tutti membri dell’Associazione – presieduta dal Prof. Pierluigi Lopalco – che ha come principale obiettivo la difesa dei cittadini dalla pseudoscienza e dai ciarlatani di ogni tipo, favorendo e promuovendo presso le istituzioni l’alfabetizzazione scientifica, attraverso l’insegnamento del metodo scientifico e la valorizzazione della cultura della scienza, in contrapposizione ad idee di medicina alternativa che purtroppo attirano , ma creano danni , talora irreparabili come nel caso del piccolo Francesco.
Il Prof. Lopalco commenta: “Il PTS è lieto di poter sostenere le ragioni della scienza in un processo che riguarda una storia tanto terribile quanto incredibile. Aiuteremo la giustizia a fare il suo corso perché la salute dei cittadini venga sempre protetta dalle pericolosissime sirene dei ciarlatani”.
Al Governo Conte-bis vanno i nostri migliori
auguri di buon lavoro.
Osserviamo
con soddisfazione, tra i 29 punti del Programma di
Governo, l’undicesimo punto, che riguarda l’Università e la Ricerca
Scientifica, tema centrale, in quanto elemento cruciale e determinante per lo
sviluppo del Paese e il ventitreesimo punto, che richiama il diritto di accesso
alla rete
per tutti i cittadini.
“L’augurio del PTS” – dice il Presidente Pier Luigi Lopalco –“va
di pari passo con l’esortazione a considerare le evidenze scientifiche come
stella polare dell’attività di indirizzo e coordinamento non solo del Ministero
della Salute, ma di tutto il Governo. E mettiamo a piena disposizione i tanti
esperti del Patto per supportare ogni azione che il Governo voglia
intraprendere per assicurare ai nostri concittadini le migliori cure, basate
sulle evidenze scientifiche e ai più giovani una corretta e adeguata formazione
per fronteggiare la disinformazione e i ciarlatani.”
Per questo inviamo al governo 10 proposte per rimettere al centro dell’azione politica la razionalità e il metodo scientifico, valorizzando le informazioni corrette, la formazione mirata e la ricerca scientifica:
Considerare le evidenze scientifiche come stella polare di qualsiasi decisione governativa inerente la vita e la salute dei cittadini
Non favorire in alcun modo la diffusione di pseudoscienza e pseudo-medicina, che mettono a repentaglio la salute pubblica, in alcun documento o esternazione del governo e dei singoli Ministeri e Ministri (a titolo esemplificativo, ma non esaustivo: non diffondere messaggi a favore dell’omeopatia, dell’anti-vaccinismo, dei negazionismi verso le malattie, né supportare terapie che non abbiano comprovata efficacia scientifica).
Creare nuovi percorsi formativi, sin dalle scuole elementari, che permettano ai cittadini di comprendere il metodo scientifico, che educhino al pensiero scientifico e razionale, che forniscano gli strumenti conoscitivi per discernere fonti e qualità delle informazioni ricevute, in modo da potersi difendere da informazioni false e ciarlatani che mettono a repentaglio la loro salute.
Definire percorsi di formazione continuativa, anche collegati alla formazione obbligatoria permanente degli ordini, per tutte le professionalità che hanno a che fare con la medicina, la ricerca e la scienza (non solo tutte le professionalità mediche e di assistenza, ma anche giornalisti, comunicatori, insegnanti), in modo che siano correttamente informati rispetto alle evidenze scientifiche e sappiano come meglio esporle ai cittadini.
Promuovere campagne di informazione governative rivolte a tutti i cittadini per contrastare le false informazioni e le campagne mistificatorie in materia di vaccini, omeopatia, false terapie, ricerca in vivo, etc
Costruzione di percorsi giudiziari chiari e inasprimento delle pene contro chiunque abusi la credulità popolare e faccia leva sulle debolezze delle persone malate proponendo cure, rimedi o strumenti che non hanno efficacia scientificamente comprovata
Inquadramento giuridico e legislativo della frode scientifica
Potenziare gli investimenti in ricerca, con attenzione particolare alla trasparenza dei bandi; alla possibilità per tutti i ricercatori di poter applicare ai grant in maniera “bottom-up” senza filtri o accessi facilitati; utilizzando criteri di valutazione chiari rispetto a concorsi e avanzamenti di carriera; costruendo un solido sistema di peer-review.
Per il reclutamento dell’Agenzia Nazionale di
coordinamento delle politiche pubbliche sulla ricerca sono necessarie procedure
trasparenti. I membri dell’Agenzia devono avere un mandato a termine e non
avere conflitti di interesse.
Per quel che
concerne la ricerca in vivo, adeguarsi quanto prima alla Direttiva UE
2010/63 sulla tutela degli animali impiegati a fini sperimentali abbracciando il
principio delle 3R – Replacement, Reduction e Refinement – ovvero la
sostituzione con metodi alternativi quando disponibili, riduzione del numero di
animali impiegati, e ricorso a tutti i metodi possibili per garantire le
migliori condizioni di vita agli animali.
Il prof. Marco Tamietto
dell’Università degli studi di Torino ha recentemente ricevuto una missiva contente
minacce di morte e un proiettile,
perché impegnato in un progetto di ricerca che prevede la sperimentazione su
dei macachi. Assieme al suo collega, il professor Luca Bonini,
dell’Università degli Studi di Parma, è da tempo oggetto di minacce e
vessazioni da parte di gruppi animalisti per l’impegno nel progetto “LightUp”, che vuole ridare la vista a
pazienti colpiti da cecità totale o
parziale a seguito di danno cerebrale.
Tamietto e Bonini entrano a far parte
dell’Associazione Patto Trasversale per la Scienza e, come soci, daranno il
loro contributo nel gruppo che si occupa di Sperimentazione Animale.
L’Associazione Patto Trasversale per la Scienza, che
ha come principale obiettivo la promozione, la diffusione e la protezione della
scienza e del metodo scientifico in Italia e che intende tutelare i cittadini
da bufale mediche, pseudoscienza e ciarlatani, aveva già espresso la sua solidarietà ai due ricercatori
nel giugno scorso, contro la petizione della LAV “Salviamo i macachi”, che
faceva leva sulla pubblica sensibilità con affermazioni inesatte.
Oggi PTS ribadisce il suo impegno nel fornire tutto il suo
supporto ai soci colpiti dall’estremismo animalista.
Il Presidente dell’Associazione Pier Luigi Lopalco: “Ad oggi non esiste una alternativa esclusiva alla sperimentazione animale. L’ignoranza e la propaganda diffusa intorno a questo tema hanno creato un mix esplosivo: si arriva a minacciare di morte bravi ricercatori che pur fra mille difficoltà burocratiche cercano di portare avanti il loro lavoro. È per questo che a Bonini e Tamietto va la piena solidarietà del PTS”
Il prof. Tamietto spiega che: “Il progetto LightUp studia le basi neurali della consapevolezza visiva col fine ultimo di trovare metodi che consentano ai pazienti con danno al cervello e cecità totale o parziale di tornare a vedere; circa 100.000 nuovi pazienti l’anno solo in Italia. La sperimentazione animale è l’unico mezzo a disposizione per capire, anche a livello di singola cellula, i fenomeni di plasticità che si verificano nei tessuti cerebrali in seguito ad una lesione, come stimolarli e orientarli per promuovere il recupero della vista. La sperimentazione animale è quindi un elemento indispensabile che si affianca, e che non può ancora essere sostituito, dagli studi non invasivi di neuroimmagine sul paziente umano, anche previsti nella sperimentazione. Il progetto è stato finanziato dallo European Research Council, e la sua valutazione tecnico-scientifica e etica ha coinvolto 6 diverse Istituzioni e oltre 40 esperti indipendenti a livello Europeo e Italiano, compreso il Ministero della Salute che ha autorizzato la sperimentazione animale su parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità.”
Aggiunge il prof.Luca Bonini: “È preoccupante che si conceda ad associazioni animaliste anche solo lo spazio di ritenere di poter assolvere alla valutazione tecnico-scientifica di progetti di ricerca, mettendo in discussione quella eseguita dagli organismi competenti previsti dalla legge. A quale progetto con uso di animali potrebbero mai essere favorevoli costoro? Il nome delle associazioni stesse è la risposta: nessuno. Eppure, gli organismi di valutazione, indipendenti, a volte approvano e a volte rigettano le richieste di autorizzazione: proprio perché sono indipendenti e competenti. Quale attendibilità dovrebbe mai avere la valutazione di un progetto effettuata da chi non può che essere contrario a priori?
Il Patto Trasversale per la Scienza, che ha tra i suoi fondatori Roberto
Burioni e Guido Silvestri, professore e direttore di un centro di ricerca alla
Emory University di Atlanta, che sta cercando una cura definitiva all’AIDS
anche grazie alla sperimentazione animale, dice Silvestri: “La sperimentazione
di nuovi farmaci o procedure terapeutiche sugli animali ha salvato, e continua
a salvare, milioni di vite umane, mentre metodi alternativi non esistono.
Quindi solidarietà assoluta ai colleghi Tamietto e Bonini”.
E anche dai pazienti arriva un messaggio molto chiaro: Paola Kruger,laportavoce italiana di
EUPATI, associazione europea e accademia dei pazienti afferma che: “Qualsiasi
paziente che ha conseguito una formazione in ambito di ricerca dei farmaci è
consapevole dell’importanza della ricerca animale nella fase pre-clinica. E’ consapevole
che senza quella fase sarebbe impossibile avere a disposizione tante cure che oggi
permettono di salvare le vite nostre e quelle dei nostri cari. Il rispetto per
gli animali utilizzati nella ricerca è doveroso, e le regole che impongono la
tutela del loro benessere sono rigorose. Le Commissioni Etiche deliberano
sull’appropriatezza dell’uso di animali per ogni protocollo e se questi criteri
non sono rispettati la sperimentazione non parte. La ricerca è l’unico modo per
poter curare tante malattie ed è fondamentale che ogni sua fase sia rispettata
per salvaguardare il più possibile la salute delle persone. “
IL PATTO TRASVERSALE PER LA SCIENZA CHIEDE AI VERTICI DELL’AIRC DI PRENDERE POSIZIONE SULL’INDAGINE DELLA PROCURA DI MILANORELATIVA ALLE PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE CON IMMAGINI MANIPOLATE
La Procura di
Milano ha recentemente concluso una indagine lunga e complessa che ha provato
la manipolazione di alcune immagini di pubblicazioni scientifiche.
Secondo i consulenti scientifici incaricati dalla
Procura di Milano “sulle 32 analizzate, 25 pubblicazioni scientifiche sono
risultate oggetto di manipolazione delle immagini ottenute con la tecnica della
gel elettroforesi”.
Nell’inchiesta si erano costituiti come parte
civile l’associazione di consumatori Codacons, l’Associazione italiana per i
diritti del malato, l’Istituto nazionale dei tumori di Milano e l’AIRC,
l’associazione italiana per la ricerca sul cancro.
Per quella che
viene chiamata “misconduct” degli scienziati, ovvero comportamenti impropri nel
portare avanti le ricerche, non esiste in Italia un corrispondente reato. In Europa solo Danimarca e Norvegia hanno una
legge per contrastare il fenomeno delle frodi scientifiche, mentre altri paesi
europei si sono dotati di linee guida e di codici etici applicati da tutti gli
organismi interessati. In Italia non esiste nulla del genere. Nel 2015 il CNR
ha adottato delle linee guida specifiche in materia, che ha aggiornato ad
aprile. Alcuni atenei hanno fatto lo stesso. Ma non esistono una
regolamentazione nazionale o codici di condotta condivisi.
Noi del Patto
Trasversale per la Scienza, nel rispetto dei cittadini, della loro salute,
della loro fiducia nei risultati della ricerca e perché la reputazione dei
ricercatori e della scienza stessa venga rispettata chiediamo chiarezza e
trasparenza rispetto a quanto accaduto e ribadiamo la necessità di una
regolamentazione nazionale in materia. Riteniamo che sia necessario dotare
le istituzioni scientifiche e di ricerca di un sistema di identificazione e
sanzione dei casi di cattiva condotta scientifica. Parallelamente è necessario
liberare da ogni conflitto di interesse e dotare di regole chiare che
favoriscano l’integrità scientifica ogni organismo di raccolta e gestione dei
fondi per la ricerca.
Per questo, in un silenzio che sta diventando
assordante sulla vicenda, il Patto
Trasversale per la Scienza chiede ai vertici di AIRC, in una lettera aperta, di
unire le forze per liberare l’opinione pubblica da ogni sfiducia verso i
ricercatori, la scienza e chi raccoglie fondi per la ricerca creando un
movimento unitario per far si che vengano creati a livello nazionale gli
strumenti necessari per tutelare i cittadini da eventuali manipolazioni
scientifiche.
Il testo
integrale della lettera inviata ai vertici dell’AIRC
LETTERA
APERTA DEL PATTO TRASVERSALE PER LA SCIENZA AI VERTICI DI AIRC
Alcuni fra i massimi esponenti della ricerca oncologica
nazionale sono stati coinvolti in un’indagine che, secondo l’accusa, ha
dimostrato la presenza di immagini manipolate o comunque alterate nei loro
lavori. L’indagine della Procura di Milano ha coinvolto diversi ricercatori di
punta nell’ambito della ricerca sul cancro, che lavorano in altrettante
strutture importanti della città lombarda. Al momento non è dato sapere quali
pubblicazioni scientifiche siano risultate manipolate, né se la presenza di
immagini manipolate o comunque alterate abbia modificato in modo rilevante il
contributo della pubblicazione all’avanzamento della conoscenza nell’ambito
studiato. Ma quello che è venuto alla ribalta deve far riflettere.
La scienza progredisce
grazie alla continua verifica dei risultati ed alla correzione di eventuali
errori. E’ questo un elemento
imprescindibile del metodo scientifico. Il ricercatore che non ammette i propri
errori e non li corregge, per frustrazione o per interessi personali, diviene
il peggiore nemico della scienza e mina alle basi il rapporto di fiducia fra il
cittadino e gli enti di ricerca.
Al Patto Trasversale
per la Scienza non spetta emettere verdetti di colpevolezza o di innocenza,
ma i suoi aderenti sentono la necessità di far sì che la comunità stessa si
doti di anticorpi più robusti perché certi fatti non si ripetano.
In particolare, riteniamo
che si debba procedere per:
Dotare tutte le
istituzioni scientifiche e di ricerca del nostro Paese di un sistema coerente
ed omogeneo per la gestione, l’identificazione precoce e la correzione degli
eventuali casi di cattiva condotta scientifica
Far sì che i finanziatori, pubblici e privati, della ricerca
scientifica, i quali raccolgono soldi dai cittadini italiani o direttamente o
attraverso le tasse, siano essi stessi scevri da conflitti di interesse e
dotati di regole chiare per favorire la pratica dell’integrità scientifica
Per quello che riguarda il primo punto, alcuni passi nella
giusta direzione sono stati fatti negli ultimi anni, dato che diverse
istituzioni nazionali si sono dotate di regolamenti per il mantenimento dell’integrità
nella ricerca scientifica. Ma il panorama generale è ancora troppo frammentato.
E’ necessario invece uno sforzo di livello nazionale, che coordini e riscriva
poche regole chiare ed efficaci, valide per tutti ed applicate ugualmente per
tutti.
Per quel che riguarda il secondo punto, come è noto, spesso i
comportamenti impropri sono indotti dalla pressione psicologica di dover
produrre risultati concreti per lo sponsor che ha finanziato la ricerca o per
affermare il proprio status scientifico in un determinato settore. Questo è
ancora più vero in un sistema altamente competitivo gravato da una
disponibilità di fondi sempre più ridotta. Le agenzie che distribuiscono fondi
di ricerca devono quindi vigilare dotandosi di un attento sistema di regole e controlli
sia prima che dopo l’assegnazione dei finanziamenti.
Nel caso specifico, come
Patto Trasversale per la Scienza, ci rivolgiamo ai vertici di AIRC perché
prendano immediatamente una posizione pubblica rispetto all’indagine della
procura di Milano e, in tempi rapidi, si dotino, sull’esempio di altre agenzie
di finanziamento sia italiane che estere, di procedure più stringenti che garantiscano sulla bontà della selezione
per l’assegnazione dei fondi, che vigilino sulla qualità della ricerca prodotta
e, infine, che limitino grandemente il rischio di condotte scientifiche
scorrette. Ne va della reputazione delle tante associazioni e fondazioni che,
come AIRC, meritoriamente raccolgono fondi per sostenere la ricerca italiana.
Lo dobbiamo ai tanti concittadini che con le loro donazioni permettono il
finanziamento della ricerca, ma ne va, più in generale, della reputazione della
scienza.
La conferenza stampa a Montecitorio convocata dai comitati No Vax del Veneto, patrocinata dalla deputata ex M5S Sara Cunial, si è svolta come previsto. Ancora nessun dato, ancora nessun risultato. Ma tanta propaganda e diffusione di dubbi sulla sicurezza dei vaccini da parte della imperterrita associazione. Tanta confusione fra strane sostanze trovate nei vaccini e uranio impoverito, fra analisi condotte in laboratori misteriosi all’estero e articoli scientifici mai pubblicati. La conferenza stampa ha preso però una piega inaspettata quando ha chiesto di parlare il deputato M5S Marco Bella, docente di chimica organica, esperto di spettrometria di massa, nonché sostenitore della prima ora del Patto Trasversale per la Scienza. L’On. Bella ha dapprima contestato il curriculum della dottoressa, che reca, tra l’altro un “dottorato ad Harvard”, aggiungendo di aver inviato una richiesta di delucidazioni al prestigioso ateneo e di averne avuto risposta negativa, per poi chiedere come abbia fatto la ricerca a dimostrare la presenza di Viagra in un vaccino. Le risposte della dott.ssa Bolgan possono essere sintetizzate in un imbarazzante balbettio.
“Quando chi spaccia fuffa incontra un vero esperto di spettrometria di massa i risultati sono sotto gli occhi di tutti.” Ha commentato Pier Luigi Lopalco, presidente del PTS “Il problema è che queste bugie possono spaventare qualche genitore un po’ sprovveduto e a pagarne le conseguenze sono i bambini. Ma questi episodi ci motivano ancora di più a proseguire nelle nostre azioni di contrasto alle pseudoscienze”.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.