Appello per Cuba

L’Italia è debitrice verso Cuba, firma la lettera aperta su Scienza in Rete

Una commissione italiana di tecnici della salute inviata a Cuba per raccogliere dati e informazioni sullo stato di salute della popolazione cubana, sull’accesso alle cure, sulla disponibilità di farmaci e dispositivi medici. Un Rapporto tecnico e indipendente per programmare interventi mirati, essenziali e prioritari di aiuto.

Perché l’Italia è in debito con Cuba e perché è dovere della comunità sanitaria globale e della comunità civile agire senza ambiguità, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto umanitario. Ogni giorno di silenzio ha un costo in vite umane.

È la proposta contenuta in una lettera aperta inviata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Salute Orazio Schillaci, promossa e sostenuta da un gruppo di riviste scientifiche, tra cui Scienza in rete.

Ecco il testo della lettera, che è possibile firmare.

Gentile Presidente del Consiglio,
Gentile Ministro della Salute

Siamo operatori della salute di varie aree e dirigiamo riviste scientifiche volte a informare e aggiornare la comunità sanitaria, ma anche la società civile, sui percorsi di prevenzione e cura basati sulle evidenze scientifiche, in ottemperanza all’art. 32 della Costituzione italiana. Ci impegniamo quindi affinché il diritto alla salute per tutti sia garantito e sia un diritto universale non solo per i cittadini italiani.

L’organizzazione dei servizi sanitari a garanzia del diritto alla salute costituisce un potente indicatore del progresso o dell’arretramento di un Paese. Il fatto che un servizio sanitario di qualità come quello di Cuba sia costretto a non adempiere alle proprie funzioni deve preoccupare chiunque abbia a cuore il diritto universale alla salute e alle cure.

Cuba ha costruito nel corso di decenni un sistema sanitario che era considerato un modello a livello internazionale, capace di garantire accesso universale alle cure anche in condizioni di risorse limitate. Dal 1963, oltre 600mila operatori sanitari cubani hanno prestato servizio in più di 160 Paesi, Italia compresa. Cuba, undici milioni di abitanti, è il Paese con la più alta densità di medici al mondo: 8,4 ogni mille abitanti, contro i 5,3 in Italia.

Quel sistema è oggi in stato di collasso. Le testimonianze raccolte dai corrispondenti della stampa italiana e internazionale restituiscono un quadro di urgenza estrema, che impone una risposta da parte della comunità medica, scientifica e civile globale. La sopravvivenza nei tumori infantili è scesa dall’80 al 65 per cento a causa della mancanza dei farmaci di prima linea. 96mila persone (quasi uno su cento degli abitanti) – di cui 11mila bambini – sono in lista d’attesa per un intervento chirurgico. Se la situazione non cambia, la lista potrebbe riguardare 160mila pazienti entro la fine del 2026. Oltre 300 interventi chirurgici pediatrici a settimana sono compromessi dalla carenza di farmaci, ossigeno, anestetici e materiali di consumo.

La crisi affonda le sue radici in una combinazione di fattori che si sono aggravati progressivamente. L’inasprimento dell’embargo economico durante la prima amministrazione Trump, il Covid-19 e, dal gennaio 2026, il blocco quasi totale delle forniture energetiche conseguente alla crisi venezuelana hanno privato l’isola di carburante, elettricità e accesso ai mercati internazionali dei farmaci e dei dispositivi medici.

Il crollo di un sistema sanitario non è soltanto una tragedia locale: è una violazione dei diritti umani fondamentali che richiede una risposta della comunità globale, al di là di ogni valutazione politica sul regime cubano. Il principio di neutralità dell’assistenza sanitaria – sancito dal diritto internazionale umanitario e dalla deontologia medica universale – impone che le misure economiche coercitive non colpiscano l’accesso alle cure, in particolare quelle rivolte a bambini, bambine e popolazioni vulnerabili.

La situazione di Cuba è stata indicata come una priorità da vari organi internazionali e dalla comunità scientifica è quindi urgente attivarsi rapidamente.

L’Italia non può rimanere indifferente o silenziosa anche perché debitrice verso Cuba per l’aiuto ricevuto durante la pandemia Covid-19 e per l’attuale lavoro dei medici cubani in Regione Calabria a garanzia del funzionamento del Servizio sanitario locale.

Anche per questo e per mostrare interesse, partecipazione e sostegno potrebbe essere utile che una apposita commissione italiana di tecnici della salute venga inviata a Cuba e relazioni sullo stato di salute della popolazione cubana, sull’accesso alle cure, sulla disponibilità di farmaci e dispositivi medici. Un Rapporto tecnico e indipendente, focalizzato sui bisogni sanitari essenziali della popolazione cubana sotto embargo, potrebbe costituire il materiale per programmare interventi mirati, essenziali e prioritari di aiuto indirizzando sia le istituzioni che le organizzazioni nazionali di cooperazione.

È dovere della comunità sanitaria globale (medici, ricercatori, istituzioni, riviste scientifiche), ma anche della comunità civile agire senza ambiguità, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto umanitario. Ogni giorno di silenzio ha un costo in vite umane.

Grazie per l’attenzione.

  • Maurizio Bonati – Ricerca&Pratica
  • Luca De Fiore – Recenti Progressi in Medicina
  • Antonio Addis – Forward
  • Luca CarraEva Benelli – Scienza in rete
  • Guido Giustetto – Il Punto
  • Gavino Maciocco – Salute internazionale
  • Paola Di Giulio – Assistenza infermieristica e ricerca
  • Federico Marchetti – Medico e Bambino
  • Francesco ForastiereFrancesco Barone-Adesi – Epidemiologia e Prevenzione
  • Michele Gangemi – Quaderni acp

Elenco completo delle persone che hanno sottoscritto la lettera: https://www.scienzainrete.it/firme-cuba

Il PATTO TRASVERSALE PER LA SCIENZA e la riforma della sanità territoriale.

Con il Decreto-Legge recante “Disposizioni urgenti per il riordino dell’assistenza primaria territoriale e della medicina generale, al fine di garantire la piena operatività delle Case della Comunità”(1), si apre una stagione decisiva per il futuro della sanità pubblica di prossimità in Italia.

Una riforma attesa e necessaria. Come documentato nell’analisi dei medici di medicina generale (MMG) Diego Pavesio e Guido Sampaolo (Consiglio Direttivo del PTS) la medicina territoriale attraversa oggi una crisi profonda e strutturale: carico burocratico eccessivo, formazione disomogenea tra le regioni, carenza di borse di studio e una progressiva perdita di attrattività della professione stanno mettendo a rischio la figura stessa del medico di famiglia, pilastro irrinunciabile del Servizio Sanitario Nazionale(SSN).

Il Patto Trasversale per la Scienza (PTS) segue con attenzione questo processo riformatore, convinto che ogni riorganizzazione del SSN debba fondarsi su evidenze scientifiche solide, sul dialogo tra professionisti della salute e sulla partecipazione attiva dei cittadini. Le Case della Comunità rappresentano un’opportunità concreta — ma solo se accompagnate da scelte politiche coraggiose che affrontino alla radice le criticità strutturali della medicina generale: dalla formazione alla deburocratizzazione, dalla valorizzazione economica dei professionisti al rilancio della prevenzione.

La crisi della medicina di famiglia in Italia: cause, responsabilità e possibili rimedi

Diego Pavesio, MMG a Moncalieri (TO)

Guido Sampaolo, MMG ad Osimo (AN)

La medicina territoriale attraversa in Italia una crisi profonda e strutturale. Il punto di partenza è che il medico di famiglia, ridefinito medico di medicina generale (MMG) — pilastro irrinunciabile del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)— si trova oggi in una condizione di grave difficoltà, al punto che sempre meno laureati in Medicina e Chirurgia scelgono questa carriera, e molti tra coloro che già la esercitano vedono nel pensionamento l’unica via d’uscita.

Uno dei problemi più concreti e immediati è il carico di lavoro eccessivo, contrariamente a un credo comune, distribuitotra attività in ambulatorio, pratiche burocratiche, gestione della posta elettronica e attività di aggiornamento professionale svolte spesso nel fine settimana. Eppure, paradossalmente, nel dibattito pubblico persiste il luogo comune che i medici di famiglialavorino poco e siano, di conseguenza, eccessivamente retribuiti — una narrazione che stride con la realtà e contribuisce ad alimentare un clima di sfiducia nei loro confronti. Ciò che la maggior parte della popolazione ignora, è che il lavoro di MMG è solo per una parte quello legato alle attività dello studiomedico/ambulatorio. Il numero maggiore di ore è quello che viene svolto in “back office” ossia ad ambulatorio chiuso, tra visite e, soprattutto in epoca post-Covid, pratiche burocratiche e-mail da smaltire. Sommando tutto, le ore lavorative settimanali sono ca.50 (2), dato non dissimile da altri paesi (3).

A pesare sulla quotidianità del MMG non è però solo la quantità di lavoro, ma la sua qualità. Una parte enorme dell’attività è occupata da incombenze burocratiche e amministrative — prescrizioni, moduli, certificati, piani terapeutici, richieste di trasporto sanitario — che non richiedono competenze mediche e potrebbero essere gestite da personale amministrativo. Questo sottrae tempo prezioso al cosiddetto “tempo clinico”: ascoltare il paziente, visitarlo, fare diagnosi, aggiornarsi, seguire i casi complessi. Al tempo stesso, alcune patologie croniche di competenza territoriale — come il diabete, l’ipertensione e le malattie cardiovascolari — vengono sempre più gestite a livello ospedaliero o specialistico, con uno spreco di risorse e senza vantaggi terapeutici reali per i pazienti.

Sul fronte delle responsabilità, gli autori concordano nell’indicare due protagonisti principali: la classe politica e il sindacato. La classe politica è accusata di miopia e di privilegiare gli interessi elettorali di breve periodo, trascurando una programmazione seria. Lo squilibrio tra nuovi ingressi nella professione e pensionamenti era prevedibile da decenni, eppure non si è investito in un numero adeguato di borse di studio per il corso di formazione triennale che dà accesso alla medicina generale. Il sindacato maggioritario, dal canto suo, anziché tutelare i medici e promuovere una riorganizzazione virtuosa della categoria, ha avallato scelte dannose: dal “Ruolo Unico” — una struttura contrattuale che scoraggia le giovani leve (4) — fino alla proposta di legge Benigni, che prevede una settimana lavorativa di 38 ore (5) divise tra studio e attività per l’ASL/ATS, di fatto uno status ibrido tra libero professionista e dipendente mascherato, privo delle tutele di entrambe le condizioni (6).

Anche la formazione del MMG è un nodo perennemente irrisolto. Il corso triennale di specializzazione in Medicina Generale non è gestito dall’Università, come le altre specializzazioni, ma, in base al Titolo Quinto della Costituzione Italiana, riformato nel 2001, è gestito dalla Sanità delle singole regioni. Ciò ha generato diverse anomalie derivate dalla disomogeneità dell’offerta formativa regionale, con programmi frammentati, docenti non coordinati e una borsa di studio pari aca. la metà di quella riconosciuta agli altri specializzandi(sebbene, a differenza degli altri specializzandi, essi possano integrarla con attività sostitutive e di guardia medica). Mancano inoltre insegnamenti applicativi — per esempio: ecografia, elettrocardiogramma, spirometria — che permetterebbero al MMG di svolgere un’attività diagnostica di primo livello, alleggerendo i pronto soccorso e riducendo le liste d’attesa.

Se non si interviene con decisione, lo scenario futuro è preoccupante: la figura del MMG rischia di scomparire nella forma in cui la conosciamo, lasciando spazio ai cosiddetti “gettonisti” — medici assunti a gettone (a cifre molto superiori a quelle degli MMG), già presenti nei pronto soccorso e in alcune regioni anche per le cure primarie (7) e infine al solo sistema privato e assicurativo, con evidenti ricadute sul diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. E non si dica che in Italia mancano medici per colpa del numero chiuso al Corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia…l’Italia è, infatti, lo stato europeo con più medici pro capite (8) Semplicemente, non mancano i medici, mancano i medici con le giuste tutele e le giuste retribuzioni che siano motivati a lavorare per il SSN. La proposta di prolungare l’età pensionabile dei medici di famiglia fino a 73 anni appare, in questo contesto, un rimedio grottesco e del tutto insufficiente (9).

Le soluzioni possibili situazione convergono su alcuni punti fondamentali:

1. riformare la formazione del MMG rendendola omogenea tra le diverse regioni, strutturata e adeguatamente retribuita: renderla un Corso di Specializzazione al pari delle altre specializzazioni medico – chirurgiche affidandone la definizione al Ministero dell’Università e della Ricerca.

2. alleggerire il MMG dal peso burocratico affidando le mansioni amministrative a figure dedicate;

3. investire nell’organizzazione del lavoro del MMG attraversostrumentazione e personale di supporto;

4. restituire alla medicina territoriale la gestione delle patologie croniche di competenza;

5. cambiare il paradigma passando dalla medicina che attende l’evento patologico per curarlo alla medicina che identifichi il rischio della popolazione e del singolo individuo e con interventi appropriati ne abbatta l’incidenza delle malattie trasmissibili e prevenibili

Tutto ciò richiede, in ultima analisi, scelte politiche coraggiose e lungimiranti, capaci di andare oltre la convenienza elettorale e di salvaguardare il futuro, rilanciandolo, del SSN.

Bibliografia

(1) https://www.quotidianosanita.it/…/medici-di-famiglia…/

(2) https://panoramadellasanita.it/…/quanto-lavora-un…/

(3) https://www.doctor33.it/…/medici-di-medicina-generale…

(4) https://www.md-digital.it/…/13845-ruolo-unico-smi…

(5) https://www.quotidianosanita.it/…/medici-di-medicina…/

(6) https://www.quotidianosanita.it/…/medici-di-famiglia…/

(7) https://www.ilgazzettino.it/…/medici_gettonisti_cure…

(8) https://www.corriere.it/…/8d640bfb-e790-4108-a60f…

(9) https://www.doctor33.it/…/mmg-pensione-a-73-anni…

Ricerca scientifica universitaria, dalle parole ai fatti: un primo passo avanti nella giusta direzione

Una novità positiva emerge dalla legge di Bilancio attualmente in discussione, con importanti ricadute per il sistema della ricerca scientifica universitaria italiana. L’articolo 107 del provvedimento introduce infatti un significativo passo avanti nella programmazione e nel sostegno alla ricerca, stabilizzando risorse, importi e tempistiche dei fondi erogati dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) guidato da Anna Maria Bernini, pubblicamente elogiata in un editoriale della Prof.ssa Elena Cattaneo, Senatrice a vita.

In particolare, la norma prevede una linea di finanziamento strutturale pari a 150 milioni di euro all’anno, destinata ai bandi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale). Si tratta di una misura attesa da tempo dalla comunità scientifica universitaria, che risponde all’esigenza di garantire continuità, certezza delle risorse e una pianificazione più efficace delle attività di ricerca.

La stabilizzazione dei fondi rappresenta un segnale incoraggiante di attenzione verso un comparto, quello della ricerca scientifica pubblica, che rappresenta un pilastro per lo sviluppo scientifico, tecnologico, culturale, sociale, politico e civico del Paese.

Questi interventi, come affermato dalla Senatrice a vita Elena Cattaneo, promotrice di una mozione su questi temi approvata all’unanimità dal Senato lo scorso febbraio, rappresentano una piccola, ma importante rivoluzione mirando a rendere il sistema di finanziamento e valutazione della ricerca universitaria più stabile, trasparente e competitivo, favorendo quindi lo sviluppo di nuove idee e collaborazioni a livello nazionale e internazionale.

Il Patto Trasversale per la Scienza (PTS) plaude all’iniziativa, convenendo che la pianificazione pluriennale dei finanziamenti, la priorità ai bandi PRIN e la creazione di un gruppo di esperti per definire linee guida per la valutazione competitiva dei progetti di ricerca, segnano un importante punto di partenza per porre fine all’incertezza che ha caratterizzato da sempre questo meccanismo di finanziamento ponendo le basi per un meccanismo affidabile e indipendente dai cicli e dai condizionamenti politici.

Il PTS a difesa dell’autonomia universitaria

Negli ultimi giorni, diversi sono stati gli appelli, rivolti al governo e alla politica tutta, da parte di autorevoli figure del mondo accademico, giovani studiosi e reti di società scientifiche, per l’autonomia, il finanziamento e la dignità dell’università e della ricerca.

La prospettiva di introdurre nei Consigli di Amministrazione delle Università componenti designati dal Governo rappresenta un segnale allarmante di crescente centralizzazione e un serio indebolimento dell’autonomia accademica, elemento essenziale per garantire la libertà di ricerca, di insegnamento e l’esercizio del pensiero critico.

A ciò si aggiungono le notizie circa una possibile revisione dell’attuale normativa che vieta la rieleggibilità dei Rettori, sancita dalla Legge 240/2010. L’abolizione del principio di unicità del mandato o l’introduzione di proroghe per i Rettori in carica costituirebbero un ulteriore elemento di concentrazione del potere e di erosione della democrazia interna agli atenei.

Il PTS richiama l’attenzione delle istituzioni affinché ogni intervento normativo in materia di governance universitaria sia improntato alla tutela della sua autonomia, valore costituzionalmente garantito e condizione indispensabile del ruolo pubblico dell’università come spazio libero e critico di elaborazione del sapere. Qualsiasi riforma che si discosti da tali principi rischia di generare pericolosi cortocircuiti democratici, limitando il progresso culturale e scientifico del Paese.

Ricerca in Italia: servono coerenza, trasparenza e investimenti stabili

Preoccupazione per lo spostamento di fondi dai PRIN al FIS

Il Patto Trasversale per la Scienza (PTS) esprime profonda preoccupazione per la recente decisione del Ministero dell’Università e della Ricerca (DR n. 887 del 9/7/2025, pubblicato il 6/8/2025), che destina ca. 60 milioni di euro, inizialmente previsti per i bandi PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) 2024 e 2025, al finanziamento di progetti nell’ambito del Fondo Italiano per la Scienza (FIS-2). Una scelta che, di fatto, priva numerosi gruppi di ricerca diffusi sul territorio nazionale delle risorse minime necessarie a proseguire attività scientifiche innovative, concentrando invece i fondi su un numero ristretto di progetti.

Il PTS condivide le preoccupazioni evidenziate nell’articolo pubblicate nell’inserto “Tutto Scienze” de La Stampa del 24 settembre 2025 (lastampa.it/tuttoscienze/2025/09/24/news/i_fondi_alla_ricerca_non_devono_trasformarsi_nel_gioco_delle_tre_carte-15319381/) e chiede quindi al Governo di:

  • ripristinare le risorse destinate ai PRIN 2024-2025;
  • garantire stabilità e periodicità nei bandi, in linea con la “mozione Cattaneo”;
  • assicurare procedure di valutazione trasparenti e di qualità internazionale, sul modello ERC (European Research Council).

Solo così la politica potrà dimostrare coerenza con gli impegni presi e restituire fiducia a migliaia di ricercatrici e ricercatori che ogni giorno lavorano per il progresso del Paese

La salute dei cittadini si difende con la competenza e la responsabilità

Il Patto Trasversale per la Scienza esprime il proprio apprezzamento per la decisione presa dal Ministro della Salute, Prof. Orazio Schillaci, di revocare il decreto di nomina del Nitag e di sciogliere l’attuale Comitato tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni.

Questa scelta, assunta con senso di responsabilità e a tutela dell’interesse collettivo, rappresenta un passo importante per garantire che gli organi tecnici incaricati di orientare le politiche vaccinali del Paese siano realmente guidati da competenza e rigore scientifico.

Il PTS, che nei giorni scorsi aveva lanciato una petizione firmata da oltre 35.000 cittadini e apprezzata da numerosi esperti e scienziati di rilievo internazionale, tra cui il Premio Nobel Giorgio Parisi e il farmacologo Silvio Garattini, accoglie con favore la revoca, che risponde alle preoccupazioni sollevate dal mondo scientifico e dalla società civile.

Ribadiamo con forza che i comitati tecnico-scientifici devono essere composti esclusivamente sulla base del merito, delle competenze comprovate e della produzione scientifica nei rispettivi ambiti. Solo così è possibile preservare la credibilità delle istituzioni, rafforzare la fiducia dei cittadini e promuovere politiche sanitarie efficaci e fondate sulle evidenze.

La comunità scientifica, con le sue competenze e il suo pluralismo, è a disposizione delle istituzioni per un dialogo costruttivo e per contribuire alla verifica e alla definizione dei criteri di composizione dei futuri comitati tecnici in ambito salute e scienza.

Il Patto Trasversale per la Scienza continuerà a vigilare e a sostenere ogni iniziativa volta a garantire che le decisioni in materia di salute pubblica siano prese nel rispetto dei principi della scienza, e della responsabilità verso la collettività.

La salute dei cittadini si difende con la competenza e la responsabilità. La scienza non ha colori partitici: ha bisogno di rigore, merito e trasparenza.

Risultato storico: vincere la battaglia a difesa della scienza e della salute pubblica.

Grazie anche alla mobilitazione promossa dal Patto Trasversale per la Scienza (PTS), il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha firmato oggi l’atto che revoca il NITAG, il Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni.

La petizione lanciata dal PTS il 7 agosto 2025 sulla piattaforma Change ha superato in pochi giorni le 35.000 firme, mostrando quanto la difesa della scienza e della salute pubblica sia condivisa dall’opinione pubblica e capace di incidere sulla politica. All’appello hanno aderito figure di rilievo come il Nobel Giorgio Parisi, Silvio Garattini e Nino Cartabellotta.

Il PTS aveva lanciato l’allarme sulle nomine di Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle, le cui posizioni critiche verso i vaccini rischiavano di indebolire la fiducia dei cittadini e compromettere la credibilità delle istituzioni sanitarie.

Di fronte al consenso civico e scientifico, il Ministro ha deciso di sciogliere l’intero NITAG. Per il PTS si tratta di un esempio di cittadinanza scientifica e di un segnale importante: le istituzioni devono ascoltare cittadini e comunità scientifica, scegliendo con rigore, trasparenza e autorevolezza chi ricopre ruoli chiave.

20.000 volte GRAZIE!


Abbiamo raggiunto un traguardo straordinario: oltre 20.000 firme per la nostra petizione. Questo risultato è merito vostro, della vostra voce e del vostro sostegno a difesa della Scienza e della Salute.

https://chng.it/h4XQ5Tg6y6

Revoca delle Nomine Controverse nel NITAG: Difendiamo la Scienza e la Salute Pubblica

Il Patto Trasversale per la Scienza, PTS,  insieme a professioniste e professionisti della Sanità, e rappresentanti della società civile, preoccupato per il futuro della Salute Pubblica in Italia e dell’approccio scientifico alla salute, chiede con forza la revoca immediata delle nomine di Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle all’interno del NITAG – il Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni. Questi due membri sono noti per aver espresso posizioni pubblicamente critiche e spesso ideologiche contro i vaccini, in particolare contro quelli pediatrici e contro i vaccini anti-Covid.

I due medici non vantano una solida produzione scientifica in ambito vaccinale, né riconoscimento accademico in materia di immunizzazione. In passato, hanno pubblicato e promosso contenuti pseudoscientifici, mettendo in dubbio la sicurezza e l’efficacia dei vaccini, e sostenendo teorie prive di fondamento.
Queste nomine rappresentano un grave segnale di legittimazione di teorie antiscientifiche, che rischia di minare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni sanitarie; favorire l’esitazione vaccinale, già in crescita in molte fasce della popolazione; compromettere la credibilità del NITAG, screditando anche i suoi membri altamente qualificati; indebolire la cultura della prevenzione, fondamentale per la salute collettiva.

Con questa petizione, ci opponiamo all’ingresso delle pseudoscienze nelle istituzioni. Difendiamo la scienza, la salute, la responsabilità civile. Chiediamo scelte basate su fatti, non su ideologie.

Firma anche tu. Difendiamo insieme il valore della scienza e della salute. Clicca qui

Preoccupazione per il rifiuto italiano delle modifiche al Regolamento Sanitario Internazionale dell’OMS

Il Patto Trasversale per la Scienza (PTS) esprime profonda preoccupazione per la scelta del Governo italiano di rifiutare gli emendamenti adottati alla 77/a Assemblea Mondiale della Sanità e lo sollecita a non rinchiudersi in pericolosi e obsoleti nazionalismi in tema di sanità pubblica

il Ministro della Salute, Prof. Orazio Schillaci, ha inviato il 18 luglio 2025 una lettera al Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Ghebreyesus, comunicando il rifiuto dell’Italia agli emendamenti del 2024 relativi al nuovo Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) e adottati alla 77/a Assemblea Mondiale della Sanità.

L’Italia, unica in Europa tra i paesi membri aderenti all’OMS, si allinea così alla posizione isolazionista dell’amministrazione USA guidata da Donald Trump, invocando una presunta “sovranità nazionale”, ignorando, di fatto, la lezione della pur recente pandemia di Covid-19.

Il RSI non è un trattato punitivo o restrittivo delle libertà nazionali in materia, ma uno strumento di cooperazione tra le nazioni. Gli emendamenti del 2024 sono nati dall’esperienza della pandemia di Covid-19 con l’obiettivo di evitare gli errori del passato quali le risposte scoordinate di singoli stati, la competizione per le forniture di farmaci e vaccini e i ritardi nelle comunicazioni di dati della pandemia.

In un mondo sempre più globalizzato, la salute dei cittadini non può essere considerata solo una questione nazionale. Rifiutare di operare in una cornice di norme condivise e trasparenti danneggia la reputazione dell’Italia, soprattutto in sede europea, dove si mira ad una crescente integrazione sanitaria. Anche perché, l’esperienza della pandemia di Covid-19 ha rimarcato che i virus non conoscono dogane e confini geografici, non hanno preferenze politiche, infettano senza chiedere il consenso e, soprattutto, si spostano con i loro “ospiti” da un’area geografica all’altra, nazionale o internazionale.

Come ha sottolineato Tedros Ghebreyesus, gli emendamenti del 2024 non mirano a ra_orzare i poteri dell’OMS, ma a migliorare la cooperazione tra gli Stati Membri in vista di una possibile, forse probabile, futura pandemia.

L’Italia, in caso di una nuova pandemia, potrà permettersi di affrontarla in una posizione ideologicamente autarchica? Chi renderà conto di eventuali ritardi, svantaggi nell’approvvigionamento di farmaci e vaccini, difficoltà supplementari agli spostamenti, anche nell’area Schengen?

Il PTS esprime il proprio netto dissenso e la profonda preoccupazione per la scelta ideologica del governo italiano di non aderire alle modifiche del Regolamento OMS in caso di emergenze pandemiche.

Altresì, il PTS sollecita il governo italiano a non rinchiudersi in pericolosi e inefficaci nazionalismi, ma ad aderire a percorsi virtuosi di politiche sovranazionali, favorendo lo scambio di idee, risultati scientifici, risorse e buone pratiche per rispondere tempestivamente alle emergenze sanitarie globali.