Scienza: tra mito, realtà e fake news

Nel novembre scorso la Federazione Nazionale Infermieri (FNOPI), che raccoglie oltre 450.000 infermieri di tutta Italia, ha aderito al Patto Trasversale per la Scienza tramite la presidente Barbara Mangiacavalli – https://bit.ly/3bG0Ewx

Il prof. Guido Silvestri è stato intervistato da Danilo Di Lorenzo per la rivista FNOPI – https://bit.ly/31YSH10

A seguire l’intervista:

Professore, abbiamo appreso da alcuni articoli pubblicati sulla prestigiosa rivista “Nature” della scoperta fatta dal team di ricercatori da lei guidato e che aprirà una nuova era nella lotta all’HIV. Può spiegarci meglio di cosa si tratta e quali saranno i prossimi passi della ricerca?

“Sono due articoli in cui descriviamo la scoperta di nuovi metodi per costringere il virus HIV ad uscire allo scoperto, cioè dalla fase di latenza. Oggi un soggetto con infezione da HIV trattato con farmaci antiretrovirali (ART) non puo’ dirsi “guarito” perché il virus torna a replicarsi non appena i farmaci vengono interrotti. Questa persistenza è dovuta a cellule con infezione latente che persistono nonostante le terapie (il cosiddetto reservoir). Si tratta di conoscenze importanti perché aumentano la nostra abilità di far emergere il virus dalla latenza, il che è un presupposto fondamentale per guarire l’AIDS. Fatto questo, l’obiettivo finale è di eliminare le cellule con virus riattivato usando meccanismi immunitari come anticorpi e cellule killer, una cosa non facile ma certamente possibile.

Insomma, un messaggio di cauto ottimismo per le persone HIV positive.”Lei è considerato tra i massimi esperti a livello mondiale nello studio dell’infezione da HIV. Siamo nel 2020, quali sono le stime del fenomeno e quale trend ha presentato negli ultimi anni in termini di mortalità ed incidenza?

“Mortalità ed incidenza dell’infezione sono in lieve ma costante calo, anche se rimane tantissimo da fare. Basti pensare che si parla cosi tanto del nuovo Coronavirus, eppure questa epidemia finora (al 10 febbraio) ha fatto circa 900 morti, cioè quanti ne fa HIV ogni 8 ore, ma da oltre 30 anni.”In queste ultime settimane il dibattito mediatico è focalizzato sull’epidemia causata dal Coronavirus.

In Europa l’allarme è reale oppure si tratta di allarmismo infondato?

“Innanzitutto diciamo che in situazioni come queste dobbiamo sentirci fortunati di avere la scienza moderna a nostra disposizione, perché è la scienza che ci ha permesso di identificare il virus nel giro di pochi giorni e che ci permette sia di monitorare l’epidemia che di studiare il comportamento del virus in grande dettaglio (i.e., sviluppo di mutazioni genetiche, etc) in modo tale da ottimizzare al più presto diagnosi e terapia dell’infezione. Poi naturalmente quando si ha a che fare con un nuovo virus bisogna prepararsi allo scenario peggiore e mettere in atto tutte le misure epidemiologiche per evitare nuovi contagi. Per questo credo sia importante prendere tutti i dovuti provvedimenti dal punto di vista medico ed epidemiologico, però controllando gli allarmismi, ed evitando reazioni di panico generalizzate.” Sull’origine di questa epidemia ne abbiamo lette di ogni tipo ed i complottisti sul web hanno dato spazio alle loro teorie, se cosi possiamo definirle: Armi batteriologiche, virus creato in laboratorio. Mark Twain sosteneva che “ Una bugia fa in tempo a fare mezzo il giro del mondo prima che la verità riesca a mettersi le scarpe”, allora cerchiamo di bruciare i tempi.

Professore dove sta la verità sull’origine di questa infezione?

“E’ un virus passato all’uomo dai pipistrelli. L’ipotesi di un virus “creato” in laboratorio è una fesseria galattica. Tra l’altro, se si volesse fare la guerra virologica ci sono tanti altri virus molto più pericolosi di 2019-nCoV…”I ricercatori dello Spallanzani sono riusciti ad isolare il DNA virale, nonostante la ricerca in Italia non sia finanziata a sufficienza ed i ricercatori lavorino spesso in condizioni di precarietà.

Quale consiglio si sente di dare alla nostra classe politica ed ai ricercatori?

“Di investire sulla scienza e di proteggerla sia dalle interferenze della politica che dalle fandonie dei ciarlatani. Bisogna costantemente ricordare al pubblico ed ai politici cosa facciamo e perché lo facciamo. La nostra missione è quella di aumentare le conoscenze per poter lenire le sofferenze dell’umanità e dare un futuro migliore e più sano ai nostri figli.”

Vaccini, obbligo o raccomandazioni? Qual è secondo lei la strada giusta da seguire?

“Discorso complesso. Obbligo e raccomandazione hanno pro e contro, e forse sono misure che di volta in volta si adattano meglio a specifiche situazioni. L’approccio basato sulla raccomandazione funziona benissimo nei paesi del Nord Europa, dove l’obbligo vaccinale non esiste e le coperture sono altissime. Ma forse in Italia c’era bisogno di una “spinta” in più…”

Tra le notizie circolate sui media e non supportate da evidenze scientifiche possiamo annoverare senz’altro la correlazione tra vaccinazioni e autismo. Da dove nasce questa fake news?

“Da un articolaccio fraudolento di un ex-medico inglese che voleva speculare su questa falsa correlazione per vendere una sua “cura” contro il morbillo. L’articolo fu poi ritrattato dalla rivista e il medico radiato dall’ordine. Purtroppo è una leggenda nera dura da estirpare.”

Nell’immaginario collettivo i virus vengono ritenuti dei nemici subdoli e pericolosi, eppure lei ha intitolato il suo ultimo libro “Il virus buono”. Come ce lo spiega? Può farci qualche esempio di virus “amico” dell’uomo?

“Il titolo un po’ provocatorio (“Il virus buono”, editore Rizzoli, ndr) nasce dalla osservazione che la maggior parte dei virus che vivono nel nostro ambiente e perfino nel nostro corpo non causano alcuna malattia. Sono virus che nel corso del tempo si sono adattati a convivere con l’organismo umano. La cosa più interessante è che in alcuni casi questi virus sono addirittura utili alla nostra esistenza. L’esempio più eclatante è quello di alcuni retrovirus endogeni che sono necessari per la funzione di organi come la placenta, che è assolutamente necessaria per lo sviluppo del feto nell’utero materno.”

Professore lei è, insieme al Prof. Burioni, il promotore del “Patto trasversale per la scienza”. Qual è la finalità principale di questa lodevole iniziativa?

“L’obiettivo principale del Patto Trasversale per la Scienza (PTS) è portare le evidenze scientifiche alla base delle scelte legislative e di governo di tutti i partiti politici, trasversalmente. L’associazione si propone anche di essere un mezzo operativo e una cassa di risonanza per tutti i cittadini che vogliono combattere bufale e fake news in ambito medico-scientifico, così come i ciarlatani e gli pseudomedici. Tutto questo per promuovere la cultura della scienza e il metodo scientifico attraverso programmi formativi e divulgativi in ambito scolastico, sanitario e mediatico.”

Situazione di instabilità e pericolo dei ricercatori

Il PTS appoggia e condivide la presa di posizione del nostro socio Roberto Caminiti, membro del Gruppo di Lavoro sulla Sperimentazione Animale, professore di Fisiologia e neuroscienziato del Laboratory of Neuroscience and Behavior, Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) contro la situazione di instabilità e pericolo in cui si trovano i ricercatori a causa dell’estremismo animalista

Pubblichiamo l’articolo di Speaking of Research, in risposta alla richiesta di PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), avanzata a Journal of Neurophysiology ed alle maggiori riviste scientifiche internazionali, di non pubblicare in futuro articoli del prof. Nikos Logothetis, che ha deciso di spostare la sua ricerca in Cina. Il motivo di questa difficile scelta va ricercato nelle vere persecuzioni e minacce di morte che lui e la sua famiglia hanno subito negli ultimi 5 anni in Germania, sebbene egli sia stato del tutto assolto dall’accusa di maltrattamento animale.

Nikos Logothetis, uno dei più innovativi e prestigiosi neuroscienziati viventi, è accusato da PETA di “ethical dumping”, in quanto la Cina non rispetterebbe neanche i principi etici previsti dall’Unione Europea in materia di sperimentazione animale.

PETA è ben rappresentata dalle posizioni estreme della sua Presidente e Fondatrice Ingrid Newkirk (“Anche se bastasse solo il sacrificio di un topo per trovare la cura per l’AIDS, noi saremmo contrari”)

Lasciamo a voi la lettura di questa incredibile richiesta, e della risposta dell’Editor-in Chief di Journal of Neurophysiology, Bill Yates a questo link – https://bit.ly/2uKyT5v

VacciniaMO, terza edizione

con Presidente e Vicepresidente del Patto Trasversale per la Scienza

Cinquecentoquaranta studenti degli Istituti Superiori di Modena radunati in aula Magna, al Centro Servizi Didattici di Unimore, per festeggiare San Valentino all’insegna dell’amore per la scienza e per i vaccini. La Facoltà di Medicina e Chirurgia ha scelto di ripetere per il terzo anno consecutivo l’evento dedicato alla sensibilizzazione dei giovani alla pratica vaccinale:

“Vogliamo accrescere la loro conoscenza e consapevolezza sull’argomento – afferma ha dichiarato Andrea Cossarizza, professore ordinario di Patologia generale e Immunologia a Modena, vicepreside della Facoltà di Medicina, vice presidente del Patto Trasversale per la Scienza e Presidente della società Internazionale ISAC – sono gli unici strumenti a nostra disposizione per contrastare la deriva antiscientifica nel nostro Paese e l’azione sconsiderata degli antivaccinisti che diffondono informazioni false e dissuadono la società all’utilizzo di questo presidio sanitario, prezioso alleato della nostra salute”.

Si sono alternati in aula illustri relatori, spiegando alla giovane platea la storia dei vaccini (prof. Andrea Cossarizza), le principali fake news legate al tema (prof. Marcello Pinti), parlando di sicurezza e reazioni avverse (prof. Pier Luigi Lopalco), con lo speciale approfondimento della meningite da meningococco (prof.ssa Cristina Mussini) e l’illustrazione di un virtuoso esempio italiano di divulgazione scientifica, il sito web Io Vaccino, che partecipa al Vaccine Safety Net dell’OMS (dott. Stefano Zona).

A mantenere alta l’attenzione degli studenti hanno contribuito due preziose testimonianze: “L’apprendimento viene accelerato dall’esperienza – sottolinea Cossarizza – per questo abbiamo scelto di intervistare in aula due persone speciali”.

Nicola Pomaro, papà di Angela Stella, bimba di 8 anni che a 3 si è ammalata di anemia aplastica, ha superato il trapianto di midollo ma per successive complicanze oggi è immunodepressa. Nicola ha ricordato l’importanza delle vaccinazioni (Angela Stella purtroppo non può farle tutte, e quelle che riesce a sopportare non sono particolarmente efficaci per il suo sistema immunitario compromesso) e dell’immunità di gregge: “Abbiamo dovuto scegliere la scuola con una classe di soli bambini vaccinati, cosi anche il catechismo e la danza – dichiara – se vivessimo in una società più sensibile e altruista non saremmo costretti a vietarle il cinema, le giostre, il centro commerciale, viaggi, spostamenti con mezzi pubblici e tutto ciò che potrebbe farla entrare in contatto con virus e agenti patogeni. Se tutti fossero vaccinati mia figlia potrebbe vivere senza la costante paura di ammalarsi”.

Ha chiuso la manifestazione l’atleta della nazionale paralimpica di atletica, Andrea Lanfri, biamputato agli arti inferiori e con sole tre dita delle mani. Nel 2015, dopo una meningite fulminante con sepsi meningococcica, ha iniziato la sua brillante e inarrestabile ascesa sportiva. È record man dei 100, 200 e 400 metri piani, con la passione per l’alpinismo: “Volevo fare un dispetto alla malattia, realizzando il sogno di correre sempre più veloce e conquistare le montagne del mondo – dice – ho tanta voglia di vivere e superare i miei limiti, con determinazione e coraggio posso fare ogni cosa, ma la lezione l’ho imparata. Ora mi vaccino per tutto”. Ha raggiunto la vetta delle Tre Cime di Lavaredo, del Chimborazo in Ecuador e l’anno scorso ha conquistato oltre 7mila metri di altitudine con Putha Huinchiuli in Nepal, tappa di avvicinamento all’Everest in programma nel 2021: “L’esempio, fortunatamente vivente di Lanfri, non può lasciarci indifferenti, dimostra quanto sia preziosa la nostra vita – afferma Cossarizza – e quanto sia fragile se a colpirla è un batterio, dal quale possiamo difenderci semplicemente attraverso il vaccino”.

Ai ragazzi è stato chiesto di compilare due test, uno all’ingresso in aula e uno al termine dell’evento: “Attraverso l’esame dei questionari potremmo misurare l’utilità di Vacciniamo – conclude – e migliorare ogni anno questo momento di formazione dedicato agli uomini e alle donne del futuro”.

di Maria Santoro

CORONAVIRUS E OMEOPATIA: LA PSEUDOSCIENZA DI STATO

Il PTS condanna con fermezza chi, spargendo informazioni fuorvianti, cerca di approfittare dell’allarme causato dal coronavirus per piazzare rimedi e cure di dimostrata inefficacia. Quei governi, come quello indiano, che dispensano consigli per indurre ad utilizzare in funzione preventiva pseudomedicina agiscono irresponsabilmente al di fuori della razionalità scientifica e concorrono ad aumentare il rischio di una pandemia globale. Non è certo il logo di un ufficio statale a trasformare omeopatia, ayurveda o unani in rimedi utili; e se dei medici, anche in Italia, credono il contrario, essi sono da considerare primi responsabili di una disinformazione che aumenta il pericolo per i nostri concittadini.Vi invitiamo a leggere questo articolo di Enrico Bucci pubblicato su Il Foglio che analizza l’incredibile vicenda del governo indiano. Mentre il Mondo si sforza di produrre kit rapidi di identificazione del virus per la prevenzione ed il contenimento dell’epidemia, rendendo pubbliche linee guida volte soprattutto a minimizzare il rischio di contagio, gli esperti del governo indiano raccomandano per la profilassi preventiva – assicurando che funziona – il preparato omeopatico Arsenicum album 30 CH, una dose per tre giorni a stomaco vuoto. Qui l’articolo completo – https://bit.ly/36zG8u0 pienamente condiviso dal Gruppo Omeopatia e da tutto il PTS.Buona lettura!

“UN ATTACCO ALLA SCIENZA”

Le parole non sono nostre ma rappresentano perfettamente il pensiero della nostra Associazione. Le parole sono di Elena Cattaneo, scienziata e senatrice a vita che così commenta la decisione del Consiglio di Stato, resa nota ieri, di sospendere l’autorizzazione alla fase sperimentale su macachi del progetto di ricerca europeo “LightUp” guidato dai professori Marco Tamietto e Luca Bonini delle Università di Torino e Parma – https://bit.ly/2RQyGW5“Un vero e proprio attacco alla scienza e agli scienziati che negli scorsi mesi sono stati minacciati di morte a causa dei loro studi. Nell’ordinanza che contraddice quanto stabilito dal Tar del Lazio lo scorso novembre si inverte l’onere della prova, pretendendo che sia il Ministero della Salute a dover dimostrare l’inesistenza di metodi alternativi alla sperimentazione su animali. Stupisce come il Consiglio di Stato non offra alcuna argomentazione a sostegno della decisione di ribaltare la decisione del Tar. I giudici disconoscono la premessa nota di tutta la vicenda. Come sa, o dovrebbe sapere, chiunque si occupi o si trovi a decidere di delicati temi di ricerca, è la stessa direttiva europea sulla sperimentazione animale a prevedere che né l’Erc (Consiglio europeo della Ricerca), né il Ministero della Salute, né le rispettive Università possano autorizzare un progetto in tal senso, se esistono metodi alternativi che la scienza ha certificato come altrettanto validi. In altre parole, è già obbligo di legge che i progetti debbano includere la prova dell’assenza di alternative alla sperimentazione animale: vengono giudicati anche su questo. Di fronte a decisioni del genere, che – seppur provvisorie – ostacolano e bloccano la nostra ricerca, non può stupire che tanti ottimi studiosi italiani scelgano di fuggire dall’Italia, portando i loro progetti di eccellenza, e i relativi finanziamenti ottenuti vincendo la competizione al vertice della ricerca europea, in Paesi le cui istituzioni sostengono la scienza non con dichiarazioni retoriche sulla ‘fuga dei cervelli’, ma applicando le normative vigenti senza ulteriori restrizioni e divieti”.

Il Patto a Basta la Salute

OGGI (22 gennaio 2020) il Presidente del PTS, Pier Luigi Lopalco, epidemiologo verrà intervistato da Gerardo D’Amico su Basta La Salute – Rainews24.
Vi aspettiamo, , dopo i titoli del TG, alle 13:30 ed alle 21:30.

https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Basta-la-salute-d6b3daf5-a67e-403a-bb19-859030e606d9.html dal minuto 07.40 l’intervento

Si parlerà di bufale, magie, false convinzioni e vere e proprie truffe: dal rifiuto dei vaccini alla cristalloterapia, i danni per chi incappa nel vastissimo mondo del parascientifico sono reali ed importanti.
Danni alla salute, al portafoglio, e ci rimette anche la collettività che deve farsi carico di curare malattie che potevano essere prevenute o effetti drammatici che potevano evitarsi.
Si affronterà anche il problema della responsabilità dei giornalisti, quando portano alla ribalta e danno credito a ciarlatani e truffatori.

Da non perdere!

L’AGOPUNTURA IN SALA OPERATORIA: UNA PUNGENTE VERITÀ

A seguito delle dichiarazioni del dott. Filippo Bosco circa l’utilizzo dell’agopuntura e dell’omeopatia in sala operatoria ( link all’articolo di Open ), il Gruppo “Frodi Scientifiche e Integrità della Ricerca” – vedi su facebook – ha analizzato le 53 pubblicazioni varie da egli fornite in supporto, trovandole insufficienti o non pertinenti.
Qui il link al lavoro

Il Gruppo, che comprende oltre ad Enrico Bucci anche Raffaele Calogero, Piero Carninci, Rino Conte, Luigi Marchionni, Andrea Grignolio, Angelo Parini e Gianluca Sbardelli, si è dedicato a valutare se l’uso dell’agopuntura in ambito chirurgico o più generalmente clinico abbia qualche supporto, investigando la letteratura in maniera più approfondita ed andando quindi oltre il materiale fornito dal dott. Bosco.

(Per il lavoro completo rimandiamo a questo link )

La divulgazione di quali siano i dati in letteratura appare quanto mai urgente, viste le sempre più frequenti notizie di integrazione in ospedali pubblici di pratiche complementari ed alternative scarsamente supportate, come per esempio avvenuto anche a Bologna, e non solo a Pisa – ove opera il dott. Bosco – ma anche a Torino (Azienda Ospedaliera O.I.R.M. S.Anna, ambulatorio di agopuntura in ginecologia), a Milano (Ospedale Luigi Sacco, II Divisione di malattie infettive), a Roma (Ospedale S.Andrea, Ambulatorio di Agopuntura), a Firenze (ASL 10, Centro Fior di Prugna), a L’Aquila (Servizio di Agopuntura c/o Unità Ospedaliera di Dermatologia – Centro Allergologico AUSL 04) e a Napoli (Ospedale S. Paolo a Cremano) e in chissà quante altre strutture (qui la fonte per queste notizie).

E’ stata quindi esaminata tutta la massa di evidenza clinica disponibile fino al 2019; allo scopo, dunque, sono state considerate le meta-analisi e le review sistematiche (quei lavori che cioè analizzano tutte le fonti primarie, ovvero gli studi clinici pubblicati fino a quel momento) e le meta-reviews (quei lavori cioè che analizzano le fonti secondarie, ovvero le meta-analisi di cui al punto precedente, valutandole nel loro complesso) pubblicate nel 2019.
La ricerca su Pubmed restituisce 29 lavori che soddisfano ai criteri di rappresentare meta-analisi, reviews sistematiche o meta-reviews.

Le condizioni cliniche in cui si sperimenta l’agopuntura sono piuttosto eterogenee, ad indicare come la sperimentazione proceda a tutto campo, alla ricerca di indicazioni e definizioni applicative precise.

D’altronde, possiamo verificare immediatamente alcune fra le pesanti limitazioni identificate dagli stessi autori: la dimensione media degli studi clinici inclusi nel campione considerato, per esempio, è di 99 individui (includenti sia il gruppo trattato che quello di controllo).

Le procedure considerate includono sia l’agopuntura “tradizionale” che l’elettroagopuntura, e i protocolli di trattamenti sono estremamente eterogenei circa tempi e durata dell’applicazione dell’agopuntura, sede di applicazione del trattamento, numero di trattamenti e misura dell’effetto del trattamento.

Molto spesso, l’agopuntura è somministrata in aggiunta ai normali trattamenti, e l’effetto misurato consiste in una diminuzione di effetti negativi o di dose farmacologica dei farmaci somministrati in aggiunta; ma non vi è il controllo costituito da un gruppo cui, senza l’agopuntura, si diminuisca la dose dei farmaci, per verificare se, semplicemente, la dose usualmente utilizzata possa essere leggermente diminuita, senza grosse complicazioni.

I controlli (quando ci sono) sono spessissimo inappropriati, consistendo a volte nell’applicazione di aghi a caso (ed in questo caso, si rileva persino talvolta che l’applicazione degli aghi a caso ha lo stesso effetto dell’applicazione eseguita seguendo i dettami pseudoscientifici dell’agopuntura tradizionale) ed altre volte in un trattamento farmacologico tradizionale, rendendo quindi impossibile la procedura in cieco.

Sulla base di queste osservazioni, la gran maggioranza degli autori, pur favorevole all’agopuntura, non può che concludere che, pur in presenza di apparenti benefici clinici dell’agopuntura (deformati dalla scarsa qualità degli studi), sono necessari studi più ampi, meglio disegnati e meglio controllati, prima di poter verificare se e come l’agopuntura dia un qualche beneficio; il che equivale allo stato ad ammettere che non vi è nessuna indicazione solida circa tali effetti clinici.

Conclusioni.
In generale, la revisione della letteratura disponibile, che copre diverse centinaia di studi clinici primari, conferma la bassa qualità di tali studi e le severe limitazioni che ne affliggono l’interpretazione. Questo risultato è condiviso dagli stessi autori dei 29 articoli esaminati, ed è ulteriormente verificabile andando a studiare i dati richiamati (come in piccola parte si è tentato di fare qui).

L’eventuale trasferimento in clinica dell’agopuntura non appare quindi supportato sufficientemente dall’evidenza scientifica, neppure a voler prendere per buone le conclusioni ottimistiche degli autori favorevoli all’agopuntura, i quali tutti uniformemente indicano la necessità di studi clinici di maggiori dimensioni e con minori bias, necessari per verificare se vi sia alcun effetto oltre al placebo.

Appare dunque prematuro l’arruolamento di pazienti in strutture pubbliche, prima che tali studi siano effettuati.

QUANDO I MAGISTRATI FANNO GLI SCIENZIATI

MA NON BASANO LE LORO DECISIONI SULLE EVIDENZE SCIENTIFICHE: PER LA CORTE DI APPELLO DI TORINO ESISTE UN NESSO CAUSALE TRA IL NEURINOMA E L’USO DEL CELLULARE.

Non c’è molto da sperare che la Cassazione ponga rimedio alla sentenza della Corte di Appello di Torino che conferma il giudizio di primo grado del Tribunale di Ivrea: un ex lavoratore della Telecom, che ha passato molti anni al cellulare si è visto riconoscere e confermato il nesso causale tra il suo neurinoma, tumore benigno del nervo acustico e l’uso di quella apparecchiatura in modo “abnorme”. La maggior parte degli studi scientifici fatti in tutto il mondo nel corso degli decenni sugli effetti delle radiofrequenze escludono questo collegamento, la scorsa estate il nostro Istituto Superiore di Sanità assieme all’Enea, al CNR e all’Arpa Piemonte aveva compiuto una ricognizione scientifica includendo ricerche e metanalisi più rappresentative, arrivando al medesimo risultato: l’unico effetto di tenere appoggiato per lungo tempo il cellulare all’orecchio è un lieve riscaldamento della parte, decimi di grado, che niente hanno a che fare con lo sviluppo di patologie quali un tumore. Nello specifico del neurinoma, come ben descritto in un articolo di Gianni Comoretto su Query che trovate qui – https://bit.ly/2RGwYqf , gli studi che sono stati compiuti fin dal 2004 – quindi su cellulari di vecchia concezione, con tecnologie anche diverse rispetto a quelli di oggi – non hanno evidenziato differenza di rischio tra chi non usava il cellulare e chi invece lo faceva in modo “normale”: su quelli che usavano il telefonino in modo “intenso” il rischio aumentava di 2-4 volte, ma in mancanza di effetti conseguenti. Peraltro gli stessi autori di quello studio, 5 anni dopo scrivono: “gli studi finora pubblicati non mostrano un aumento del rischio a 10 anni di uso (del cellulare) per nessun tumore cerebrale o altri tumori alla testa”. A questa conclusione è arrivata anche la IARC, quando ha inserito le radiofrequenze nella categoria dei “possibili” cancerogeni, decisione presa a maggioranza perché gli altri membri del Comitato avrebbero voluto declassarle alla categoria 3, ovvero “cancerogenicità non valutabile”: per un principio di precauzione l’Agenzia dell’OMS ha voluto segnalare la possibilità teorica ma l’improbabilità pratica che le radiofrequenze di un cellulare possano avere effetti neoplastici su chi lo usi. Per capirci, le radiofrequenze si trovano nella stessa lista dell’acqua calda e della caffeina, come fattori capaci di scatenare un tumore.Ma non c’è da sperare in una revisione della sentenza di Torino, dato che la stessa Cassazione aveva ravvisato “almeno un ruolo concausale delle radiofrequenze nella genesi della neoplasia”, e con la sentenza 17438/2012 aveva riconosciuto ad un altro lavoratore che si era rivolto al la Corte di Appello di Brescia una invalidità dell’80% e la conseguente corresponsione dell’assegno a carico dell’Inail. A meno che ovviamente la Suprema Corte non riveda la sua stessa giurisprudenza.Quello che qui ci interessa sottolineare è -ancora una volta- l’impatto che certe sentenze di Tribunale, basate sul principio del “più probabile che non”, hanno sulla società, determinandone paure e comportamenti. Lasciamo perdere che se in questo caso si fosse applicato quel principio alla lettera, l’evidenza ci dice che è “più probabile che non” accada nulla a chi usi un cellulare anche per molte ore al giorno: l’epidemiologia di neurinomi o gliomi è sostanzialmente stabile, da decenni a questa parte. Eppure i cellulari li usano miliardi di persone al mondo, da decenni: anche tumori a lenta crescita si sarebbero intravisti.Il fatto è che a nessuno che non abbia studiato legge viene in mente che quella sentenza riguarda un caso specifico e solo quello, che la prova che si forma in dibattimento può non avere niente a che fare con la scienza, che il magistrato da “peritus peritorum” ha l’ultima parola e può non tenere conto di una perizia che lui stesso ha chiesto a chi più ha ritenuto opportuno coinvolgere, e quasi sempre non sono addetti al settore o professionisti di chiara fama. Lo abbiamo visto con le sentenze di primo grado sui vaccini, i tribunali di Rimini, Salerno, Caltanissetta che avevano stabilito il nesso fra trivalente ed autismo, condannando il Ministero: sentenze per fortuna ribaltate in Appello e poi definitivamente in Cassazione. Ancor prima le sentenze del Pretore di Maglie per la cosiddetta Cura Di Bella, si imponeva alle ASL di rimborsare quel cocktail che secondo la Commissione Bindi non aveva effetti terapeutici, poi quelle di vari Tribunali che costringevano gli Spedali Civili di Brescia ad infondere il famigerato Metodo Stamina, quello che Elena Cattaneo definì “un intruglio” e che la scienza non solo italiana aveva bollato come una truffa.Tutte decisioni di magistrati che riguardavano il singolo caso, ma che hanno fatto nascere in milioni di persone la convinzione che la “multiterapia” Di Bella fosse superiore a chemio e radioterapia “ufficiali”, o che si potesse guarire da drammatiche malattie metaboliche o dalla SLA con l’infusione di “cellule staminali” il cui protocollo è sempre restato segreto, la “cura” Stamina raccontata in televisione come miracolosa ma ostacolata da medici e scienziati corrotti da Big Pharma.Il “libero convincimento” del magistrato è alla base della divisione dei poteri, ed è una prerogativa che va difesa: ma quando da una decisione derivano conseguenze tanto impattanti per il resto della collettività allora bisogna chiedersi quel convincimento quali strade debba seguire per formarsi, per non trasformarsi in arbitrio.La cosiddetta legge Lorenzin ha imposto la presenza di un rappresentante dell’AIFA nei processi in cui si dibatte di vaccini: e questa è una importante anche se non sicura rete di protezione, perché il magistrato non è vincolato al suo parere. Ma quanto meno agli atti resta l’opinione certificata, scientifica di una Istituzione e non solo l’opinione più o meno qualificata del tecnico nominato CTU.Qualcosa del genere occorrerebbe prevedere per altri giudizi in cui si ha a che fare con la salute o la scienza: in quell’aula si celebra il processo ad un caso singolo, ma appena fuori c’è un mondo che ascolta e recepisce quelle conclusioni. Un mondo che non maneggia il diritto, che fa due più due e non sempre conclude che sia quattro, che deciderà di mettere a rischio la propria vita e quella dei propri cari sottraendosi alle vaccinazioni o rinunciando a terapie efficaci basate sull’evidenza scientifica per abbracciare quelle pubblicizzate alla TV. Gente che impatterà sulla collettività infettando di una malattia prevenibile col vaccino chi non poteva vaccinarsi, o perché chiederà allo Stato di finanziare cure immaginarie.Quando si tratta di salute una sentenza fa giurisprudenza per casi analoghi, ma se non è basata sulla scienza rischia di fare danni sociali.

10 GENNAIO 2019 – 10 GENNAIO 2020: UN ANNO DI PTS

Oggi il PTS compie un anno.Non l’Associazione, nata il 5 giugno a Milano, ma l’appello lanciato da Guido Silvestri e Roberto Burioni, Medico proprio il 10 gennaio del 2019 – https://bit.ly/35HUZlF Compie un anno l’idea di unirsi per il bene della cittadinanza e della Scienza.Idea messa poi in pratica dall’Associazione Patto Trasversale per la Scienza che, per raggiungere gli obiettivi, ha costituito 12 gruppi di lavoro suddivisi in 9 gruppi verticali e 3 trasversali. – https://www.pattoperlascienza.it/gruppi/ Numerosi comuni, università, società scientifiche, federazioni e associazioni hanno sottoscritto l’appello e sono entrati a far parte dell’Associazione. Sei sempre in tempo a sottoscrivere l’appello – https://bit.ly/36EXVkk e/o a diventare nostro socio – https://www.pattoperlascienza.it/diventa-socio/

AUGURI E GRAZIE!

Il PTS supporta gli Atenei di Torino e Parma e condanna il (pessimo) servizio del TG2

La sperimentazione animale è un argomento estremamente delicato in cui è richiesto un tipo di comunicazione scrupoloso, doverosamente attinente ai fatti: la disinformazione e i fattoidi precludono la possibilità di farsi un’idea reale sulla faccenda, con l’aggravante di  accrescere la polarizzazione e le persecuzioni nei confronti dei ricercatori.
Abbiamo già parlato del progetto “Lightup”, finanziato dallo European Research Council, basato su una collaborazione tra gli atenei di Torino e Parma, volto a dare una speranza alle persone affette da una condizione nota come “blind sight”, un problema che coinvolge la corteccia visiva. Abbiamo già dato il nostro supporto ai ricercatori, perseguitati e minacciati di morte dagli estremisti animalisti e abbiamo demistificato delle sciocchezze veicolate da chi ha interesse a vietare la sperimentazione animale, cosí come qualsiasi impiego degli animali tout court.
A livello mediatico spesso è complesso veicolare tematiche di carattere scientifico per il fenomeno del cosidetto false balance, ovvero raffrontare esperti e non, mettendo sullo stesso piano informazioni corrette e sbagliate, a causa della richiesta di contraddittorio da parte di chi non ha qualifiche. Le cose peggiorano quando i mass media veicolano solo la propaganda di chi ha idee opposte alla comunità scientifica, in particolare ove il consenso in verità è particolarmente coeso, come del caso dell’importanza della sperimentazione animale. In tal modo si accresce il gap tra la comunità scientifica e il cittadino.

Il giorno 18 dicembre nell’edizione delle 20:30 il TG2 ha mandato in onda un servizio proprio sul progetto “lightup”. Il servizio trasmesso è stato costruito in modo fazioso, poco professionale ed attraverso il ricorso ad un’ampia serie di informazioni false, fuorvianti e lesive della dignità dei ricercatori e del loro lavoro. Questo ha prodotto una grave disinformazione dei cittadini.
Il giorno seguente il PTS ha inviato una mail di protesta formale alla RAI (clicca qui per leggere) e di sostegno alle Università (clicca qui per leggere).

Gli Atenei di Torino e Parma ci hanno risposto con la lettera in allegato (clicca qui per leggere) che ci sprona ad andare avanti nella difesa della Scienza, della ricerca e dei ricercatori.
Il servizio del giornalista Piergiorgio Giacovazzo ha rappresentato un punto molto basso della televisione pubblica.
Quarant’anni dopo “Non è mai troppo tardi” condotto da Alberto Manzi, maestro che educò a leggere e scrivere milioni di italiani analfabeti, nella stessa fascia oraria, la televisione pubblica, che avrebbe dovuto fornire un “servizio culturale” come mission, tradisce il cittadino. L’interesse non è più quello di preparare lo spettatore tramite educazione, formazione e informazione, ma lo angoscia, lo emoziona, lo confonde, lo bombarda di “vivisezione” invece che di sperimentazione animale.

Per giustificare la completa assenza del contradittorio, si sostiene che il prof. Marco Tamietto – uno dei massimi esperti di blind sight e direttore del progetto Lightup – abbia rifiutato di presenziare alla trasmissione e che l’Università di Parma abbia negato l’impossibilità di accedere immediatamente nella struttura, accusando indirettavamente di scarsa trasparenza, strutture adibite ad attività di ricerca scientifica. Una situazione paradossale che rieccheggia quanto successo alcuni messi fa, quando alcuni estremisti si sono arrampicati sul tetto delle università per protestare contro la ricerca, rappresentando un’allegoria della situazione attuale, dove l’estremismo sovrasta le istituzioni, la scienza e la conoscenza.

Il servizio è indubbiamente lesivo della dignità e della trasparenza di un Ateneo che, per primo, ha aperto le porte dei propri stabulari e laboratori proprio alle telecamere e ai giornalisti del servizio pubblico soltanto poche settimane prima. Forse l’intento non era informativo ma meramente strumentale, in particolar modo quando viene intervistata una persona come la dr. Candida Nastrucci, che risulta autrice di sole 7 pubblicazioni, l’ultima delle quali nel lontano 2012, nessun lavoro in ambito neuroscientifico e neurofisiologico, tantomeno sul sistema visivo.

Il Patto Trasversale per la Scienza, nell’augurio che il Consiglio di Disciplina RAI prenda gli opportuni provvedimenti, si augura che il servizio televisivo pubblico, corrisposto con le tasse dei cittadini, torni a considerarli come tali e non come meri consumatori, obbligati a rigide convenzioni ideologiche, tramite un’informazione manipolata che vizia le capacità di discernimento e preclude una libera scelta democratica informata.

Non è mai troppo tardi.