… perché ne abbiamo decisamente bisogno. Allora ve ne do alcune, piccole e grandi, per tirarci su il morale almeno un po’.
di Guido Silvestri
1. Oggi è uscito online il nostro ultimo paper su Nature Medicine, rivista scientifica di grande prestigio. Il titolo del lavoro è “CTLA-4 and PD-1 dual blockade induces SIV reactivation without control of rebound after antiretroviral therapy interruption” ed il senior author è il mio ex-allievo, ora in cattedra anche lui alla Emory, il professor Mirko Paiardini da Urbania. E’ un altro studio che aumenta le nostre chance di arrivare presto ad un cura per l’AIDS – il che è importante visto che anche oggi, nel silenzio generale, HIV ha ucciso circa 2.000 persone nel mondo, soprattutto in Africa.
2. Il publisher cinese BEIJING FONGHONG BOOKS, della Phoenix Publishing and Media group, che è una delle dieci case editrici più grandi del mondo, ha ufficialmente acquistato i diritti del mio libro “IL VIRUS BUONO”, che verrà tradotto in cinese standard con pubblicazione entro 18 mesi. Sulla scorta di quanto fatto da Roberto Burioni con il suo libro “Virus: La Grande Sfida”, ho deciso di donare le royalties alla Associazione “CARLO URBANI”, che sostiene la ricerca scientifica biomedica in Italia in memoria del nostro grande collega e conterraneo, morto di SARS nel 2003 a soli 46 anni.
3. Sul fronte COVID-19, il “MURO di ATLANTA” per ora sta reggendo, anche se è solo l’inizio dell’inizio. Siamo ancora fermi ad un morto, ed il numero dei casi aumenta senza avere per ora i connotati di uno “tsunami” (21 casi il 12 marzo, 42 casi il 13 marzo, 66 casi il 14 marzo, 99 casi il 15 marzo, e 121 casi il 16 marzo). Questo andamento relativamente lento ci da tempo – almeno così speriamo – di prepararci agli inevitabili grandi numeri che ci aspettano nei prossimi giorni. A questo proposito ringrazio i colleghi italiani che mi stanno dando informazioni utili a gestire questa grave situazione.
4. Sul fronte italiano, in cui la lotta rimane durissima, ieri ci sono stati meno morti e meno nuovi casi del giorno precedente, e questo è un piccolo, magari piccolissimo segnale di miglioramento. In questo senso i numeri di domani e dopodomani saranno importantissimi, e spero davvero vivamente che continuino ad andare in quella direzione. Ricordiamoci di ringraziare sempre i grandi professionisti della sanità italiana che stanno lavorando in modo straordinario per limitare i danni di questa pandemia.
5. Sul fronte CIALTRONI, è stato bello vedere come il collega Matteo Bassetti, ordinario di Malattie Infettive a Genova e socio del Patto Trasversale per la Scienza – PTS, abbia immediatamente diffidato Vittorio Sgarbi dall’usare il suo nome quando espone le sue bizzarre teorie sul Coronavirus. Ancora più bello è stato vedere quante persone abbiamo accolto con entusiasmo l’idea di “sfruttare” la pandemia di COVID-19 per far partire un GRANDE RINASCIMENTO SCIENTIFICO dell’Italia, che è il paese di Leonardo e Galileo, Fermi e Marconi, Galvani, Spallanzani, Golgi e mille altri.
6. Dirette Facebook: non siamo riusciti a risolvere il problema, ma stiamo lanciando un canale Youtube da cui dovremmo presto essere in grado di fare dirette. Stay tuned! (le dirette saranno disponibili anche sul nostro sito a seguente indirizzo https://www.pattoperlascienza.it/patto-in-diretta/ ndr.)
Il Prof. Matteo Bassetti, Professore
Ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Genova, Direttore
della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino, nostro
socio e coordinatore del gruppo Vaccini del PTS, ha diffidato oggi Vittorio
Sgarbi dal nominarlo, attribuendogli tesi ed argomenti mai pronunciati e sui
quali Sgarbi avrebbe fondato le sue esternazioni sul coronavirus.
Ieri il PTS aveva presentato un espostopenale contro Vittorio Sgarbi per le gravi
affermazioni, fatte
nel video del 9 marzo scorso pubblicato sul profilo Facebook (ora
cancellato per violazioni delle policy del social) e sul suo canale YouTube, sulla
diffusione del virus SARS-CoV-2 e della malattia Covid-19, in cui manifestava
dubbi sulla pericolosità del virus, condivideva notizie false rispetto alla prevenzione e ridicolizzava
le misure di contenimento adottate dal Governo,
spingendo le persone ad uscire di casa e recarsi a Codogno.
A seguito della
presentazione dell’esposto, Sgarbi ha affermato sui media che le sue
esternazioni si sarebbero ispiratea posizioni
assunte da virologi ed epidemiologi, tra i qualiappunto anche il Prof. Matteo Bassetti e ha
pesantemente attaccato il PTS affermando che “per questa strategia della tensione si inventano associazioni
inesistenti e farlocche, che approfittano della paura e della intimidazione,
come il sedicente ”Patto trasversale per la scienza”, che non ha niente a che
fare con la scienza e che è espressione di una prepotenza che approfitta della
paura dei cittadini e la propaga”.
Bassetti reputa
queste esternazioni estremamente gravinon solo perché direttamente coinvolto come supposto ispiratore
di affermazioni che non condivide e che mai ha proferito, ma anche perché
contesta fermamente ogni commento sulla nostra Associazione, della quale condivide
appieno l’azione, le finalità, riconoscendo le alte professionalità
scientifiche e mediche di coloro che ne fanno parte, visto che ne è socio e
coordinatore di gruppo.
Bassetti è impegnato in prima lineanella battaglia che il nostro Servizio Sanitario Nazionale sta
conducendo per impedire la diffusione del virus e soprattutto per salvare le
vite di coloro che si ammalano di Covid-19 e condivide pienamente i
provvedimenti governativi volti a ridurre al minimo ogni contatto tra i
cittadini nell’ottica di ridurre la diffusione del contagio.
Infine, Bassetti contesta ogni possibile minimizzazione dei rischi per la salute dei singoli e dell’intera collettività derivanti da tale pandemia evidenziando che la realtà clinica vissuta anche solo un mese fa si è oggi profondamente modificata ed è dovere di tutti tenerne conto.
Dice
Matteo Bassetti: “La
situazione epidemiologica attuale è profondamente diversa rispetto a poche
settimane fa. Ciò che poteva essere vero allora, non lo è oggi. Ho sempre
sostenuto che questa è una infezione con una bassa letalità complessiva
(vedremo il numero dei contagi alla fine molto simile alla influenza pandemica
(H1N1 2009), ma con una maggiore contagiosità. E’ quindi evidente che sono
benvenute tutte le misure preventive, atte al contenimento e alla mitigazione
degli effetti. Io e le persone con cui lavoro siamo in trincea ogni
giorno per cercare di salvare delle vite perché oggi il dovere di ognuno di
noi, per quello che può e sa, è dare il massimo per salvare le vite e invitare
le persone a rimanere a casa il più possibile o ad adeguata distanza dagli
altri”
Alla luce di tutto ciò Bassetti ha dunque inviato
a Sgarbi, per mezzo del suo avvocato Corrado Canafoglia, una diffida a voler
rettificare pubblicamente e sui media entro un giorno ogni Suo
riferimento a Bassetti stesso, attribuendo al medesimo tesi e argomenti dallo
stesso mai pronunciati e sui quali Sgarbi avrebbe fondato le Sue citate
esternazioni, precisando che semmai trattasi di un errore interpretativo delle
posizioni dello stesso Bassetti. In assenza di tale rettifica il Prof.
Bassetti si riserva di agire giudizialmente a tutela della propria onorabilità
professionale.
Oggi, 14 marzo, abbiamo presentato un esposto penale contro Vittorio Sgarbi per le gravi affermazioni, fatte nel video del 9 marzo scorso pubblicato sul profilo Facebook (ora cancellato) e sul suo canale YouTube, sulla diffusione del virus SARS-CoV-2 e della malattia Covid-19.
Nel video Sgarbi ha manifestando dubbi sulla pericolosità del virus e sulle modalità di diffusione del contagio, diffuso notizie false rispetto alla prevenzione e ridicolizzato le misure di contenimento adottate dal Governo, queste le sue parole:
“Ma chi di voi sta male veramente sui milioni che siamo in Italia… quei poveretti che prendono la polmonite stavano male, sarebbero stati male comunque anche senza coronavirus del cazzo, il quale attende solo un po’ di caldo per morire perché è talmente potente che a 26 gradi muore. Tu bevi un tè caldo ed è già morto. ma che cazzo di virus è? ma qual è questa peste? ma perché dobbiamo convincere gli italiani che la loro vita è cambiata? non escono di casa, non vanno al cinema.
Io vorrei dirvi io giro ovunque. Le uniche zone che mi attraggono sono le zone rosse. Io vorrei andare a Vo’, a Codogno, Bergamo, Lodi.” E ancora: “Fra 15 giorni sarà finito tutto, tutto. Però intanto ci hanno spiegato che dobbiamo essere prudenti, fermi così come dei coglioni chiusi in casa a letto. Bene se siete a letto, se siete a letto, alzatevi! alzatevi! andate in giro! andate a Codogno! andate a vedere!.”
Abbiamo chiesto all’Autorità Giudiziaria di accertare se sussistano nei video di
Sgarbi i seguenti illeciti:
Pubblicazione o diffusione di notizie
false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico (Art. 656 c.p.)
Istigazione a disobbedire alle leggi (art. 415 c.p.)
Istigazione a delinquere (art.
414 c.p.)
E ha
inoltre richiesto, se l’Autorità Giudiziaria ravvisasse la
sussistenza degli illeciti, di adottare ogni
provvedimento volto ad oscurare o a sequestrare il sito web ed il canale YouTube
di Vittorio Sgarbi
Il contenuto del video – ma anche degli altri
pubblicati da Sgarbi sul suo profilo Facebook – non può infatti essere
derubricato a mera iperbole provocatoria,
o una semplice espressione del libero pensiero tutelato dall’art. 21 della
Costituzione Italiana, posto che la libertà di espressione incontra dei
limiti nella legge laddove costituiscano illecito civile o penale.
Né tali espressioni sono riconducibili all’art. 68/1 della Costituzione (I membri del Parlamento non possono essere
chiamati a rispondere per le opinioni espresse o i voti dati nell’esercizio
delle loro funzioni), posto che tale video non rappresenta alcun esercizio
delle funzioni di parlamentare.
Disconoscere la tragedia che si
consuma oggi negli Ospedali italiani, la pericolosità della malattia e il
problema della diffusione del contagio esortando gli italiani a violare
provvedimenti governativi non rientra nelle facoltà di un Parlamentare e tali
affermazioni travalicano ogni confine dell’esercizio delle funzioni
parlamentari.
Il video
in questione ha assunto peraltro una dimensione “virale:
Sulla pagina Facebook di Vittorio Sgarbi che ha 1.990.359 follower ha ricevuto 48.210 like e 40.867 condivisioni. Raggiungendo probabilmente molti milioni di cittadini
Pier Luigi Lopalco, nostro Presidente e Responsabile del Coordinamento Regione Puglia emergenze epidemiologiche:“A prescindere dai risvolti giudiziari, chi in questo momento ha a disposizione una platea importante di pubblico in qualità di influencer ha anche doveri e obblighi morali di responsabilità nei confronti del Paese. È da irresponsabili diffondere proclami che incitino ad abbassare la guardia verso un’infezione così pericolosa”
Enrico Bucci, Giuseppe De Nicolao, Enzo Marinari e Giorgio Parisi hanno preparato un piccolo documento di analisi della situazione epidemica italiana al 12 marzo 2020.
Questa volta, ci siamo occupati di esaminare separatamente l’andamento degli ultimi giorni nelle diverse regioni, per ricavare principalmente due parametri:
Lo stato di avanzamento dei focolai epidemici, regione per regione, espresso come “ritardo” in giorni rispetto alla Lombardia;
Il tempo di raddoppiamento, sia complessivo che regionale, per scoprire eventuali variazioni
Entrambi i parametri sono interessanti; il dato più rilevante, tuttavia, appare quello di un primo rallentamento dei tempi di raddoppio (il numero di giorni in cui si raddoppiano ricoverati, ricoverati in terapia intensiva e morti), con effetti più accentuati in quelle regioni in cui l’epidemia è in fase più iniziale (come previsto in caso di applicazione di distanziamento sociale).
E’ presto per affermare che questo sia un effetto delle misure draconiane imposte dal governo; questo appare piuttosto un risultato compatibile con l’inizio della presa di coscienza da parte della popolazione, che almeno in parte ha iniziato ad applicare misure di buon senso ben prima dell’intervento governativo.
Dopo anni di mancati investimenti pubblici e di competenze lasciate morire, la ricerca pubblica italiana dedicata alle infezioni virali emergenti si è trovata inchiodata. Come è stato possibile? Quali insegnamenti trarre in vista di probabili epidemie future? Intervista a Guido Poli, professore ordinario di Patologia generale all’Università San Raffaele di Milano
Dal gennaio 2016 Guido Poli è professore ordinario di Patologia generale all’Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
“In tempo ‘di pace’, quando eravamo lontani dall’emergenza epidemica attuale, non siamo stati in grado di prepararci al nuovo virus che causa la grave malattia respiratoria definita COVID-19 (coronavirus disease-2019) per poter attivare rapidamente strumenti fondamentali, dai laboratori di ricerca alle terapie intensive, in modo coordinato sul territorio nazionale. La speranza è che una volta fuori dall’emergenza potremo imparare la lezione in previsione di possibili, forse probabili, epidemie future”.
Guido Poli è professore ordinario di Patologia generale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Diciassette anni fa, con la dottoressa Elisa Vicenzi, sua moglie, oggi a capo dell’unità di Patogenesi Virale e Biosicurezza dell’Istituto Scientifico San Raffaele, isolò e sequenziò il virus della patologia virale SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome). “Fu il secondo ‘isolato europeo’ di Coronavirus della SARS (ceppo HSR1)”, ricorda Poli, orgoglioso di quel risultato “che ci permise di fare ottima ricerca fino al 2008, quando i finanziamenti terminarono, perché l’emergenza era finita”. Oggi, nel pieno della fase epidemica da COVID-19, descrive il “punto zero” al quale si ritrova inchiodata la ricerca pubblica italiana dedicata alle infezioni virali emergenti.
Professor Poli, partiamo dall’emergenza. GP – Come dimostrano i dati forniti quotidianamente dalle istituzioni e ben illustrati su scala globale dalla Johns Hopkins University siamo molto lontani dal vedere una flessione nel numero di casi nel nostro Paese, la fase è ancora espansiva (9.172 casi e 463 decessi al 9 marzo 2020, ndr). Detto questo ci sono ancora troppe variabili che non conosciamo. Il virus è relativamente nuovo, simile, ma non uguale al virus della SARS, e abbiamo bisogno di tempo per conoscerlo meglio, dobbiamo allestire rapidamente programmi di ricerca.
Parliamo della ricerca. Dove siamo? GP – Al punto zero, o poco più in là. L’epidemia ha colto tutti di sorpresa, nessuno fino alla metà del mese di gennaio di quest’anno poteva prevedere che si fosse dinanzi ad una nuova, grave malattia infettiva epidemica (probabilmente pandemica) quale quella in corso. In Italia il “paziente 1” di Codogno è diventato noto solo il 21 febbraio; fino al giorno prima c’erano solo i tre casi ricoverati allo Spallanzani di Roma, la situazione era tranquilla e, apparentemente, sotto controllo. Non c’è stato quindi il tempo materiale per pensare o preventivare un programma ad hoc di ricerca. Riconosciuto questo dato di fatto, condivido però quanto detto dal professor Pierluigi Lopalco (epidemiologo dell’Università di Siena, ndr): la Cina ci ha regalato un mese di tempo per organizzarci, purtroppo non l’abbiamo utilizzato bene.
Misure inefficaci a parte, il ritardo italiano nel campo della ricerca era superiore a un mese. GP – Già: in questi anni è mancato un vero investimento pubblico, cioè non finanziato da multinazionali, nel campo della ricerca in ambito virologico. È stato ritenuto un ambito non così importante per la salute nazionale. Molti miei colleghi e amici dello storico Programma nazionale contro l’AIDS (1990-2010) negli anni hanno così cambiato tema di ricerca o l’hanno abbandonata definitivamente; anche io stavo per appendere un cartello alla porta con scritto “Chiuso per cessata attività”. A restituirmi ossigeno è stato un Progetto triennale di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN2017, erogato a fine 2019) sulle conseguenze dell’interruzione della terapia antiretrovirale in pazienti HIV+.
Che tipo di spiegazione si è dato di questo disimpegno? GP – Che noi, o meglio, la nostra nazione e la classe politica in generale -con poche eccezioni- non ritiene che la ricerca scientifica sia una componente strategica dello sviluppo della nostra società. In particolare, la ricerca virologica negli anni è stata data in via di estinzione, o un filone considerato a perdere o di nicchia, mentre le uniche “urgenze” percepite come rilevanti sono state considerate il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete e poche altre. Tra l’altro, sono proprio i pazienti con patologie cardio-vascolari importanti e il diabete le persone più a rischio di gravi complicanze fino al decesso in caso di Covid-19 a sottolineare come sia sbagliato ragionare sulle malattie come fossero compartimenti stagni. Ecco perché oggi stiamo riscoprendo la ruota, per così dire, per rispondere alla nuova epidemia.
Calendario alla mano a quando risale l’ultimo significativo programma di ricerca pubblico? GP – Come ricordato, l’ultimo programma nazionale contro l’AIDS è del 2009-2010, gli spiccioli sono terminati nel 2013. Si trattava di 9-10 milioni di euro spalmati su tre anni che però alimentavano un centinaio di laboratori producendo ottima ricerca e mettendoli in grado di competere e spesso vincere altri finanziamenti, per esempio a livello europeo. Insomma, massima resa per un investimento veramente minimo: capisce che per un Paese che si ritiene avanzato tutto questo è inconcepibile e inaccettabile.
Ha più volte ribadito che non si tratta “soltanto” di una questione di denaro. GP – Confermo. È ciò che produce la mancanza di finanziamenti il problema: ho 63 anni e dico senza timore di smentita che se non sostieni più una certa area di ricerca, lasciando morire competenze e laboratori, è difficile poi pensare di ricostruire una risposta efficace per fronteggiare emergenze quali quella in atto perché i nostri giovani, molto spesso precari, si sposteranno, come hanno fatto in questi ultimi anni, su altri filoni più finanziati o abbandoneranno la ricerca per professioni più sicure. Prima dell’iniezione di finanziamenti, o contestualmente a ciò, è fondamentale e necessario un cambio di mentalità da parte di chi ci governa sia a livello nazionale che locale.
Come vi state organizzando per la ricerca sul virus? GP – Nel nostro istituto scientifico e universitario abbiamo dovuto riattivare alcuni “circuiti” a livello interno per rimetterci in gioco: abbiamo cioè dovuto superare un’inerzia causata dalla situazione descritta sopra. Penso in particolare all’autorizzazione dei laboratori per poter lavorare con questo patogeno altamente infettante, nel rispetto delle clausole di sicurezza imposte dalle strutture pubbliche come le Agenzie di tutela della salute (Ats). Questo iter richiede tempo e non potresti permetterti tempi lunghi per rispondere a un’epidemia che raddoppia ogni 2,5 giorni. Sul fronte diagnostico e, in prospettiva, di ricerca abbiamo riattivato la collaborazione con il professor Massimo Clementi, Ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele nonché direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia, con cui avevamo collaborato proficuamente ai tempi della SARS e responsabile dell’unico laboratorio di bio-sicurezza di livello 3 (BSL-3) attivo nella nostra istituzione, almeno per il momento.
Sarebbe in arrivo un programma nazionale di ricerca… GP – Speriamo fortemente che questo avvenga in tempi rapidi e abbia le caratteristiche generali d’inclusività che hanno caratterizzato il già citato Programma nazionale contro l’AIDS soprattutto nei suoi primi anni, perché abbiamo la necessità che le migliori competenze del Paese diano un contributo per rispondere a quest’epidemia. Nel frattempo, stiamo finalizzando in questi giorni i dettagli di un progetto di ricerca coordinato dal professor Alberto Mantovani della Humanitas University che coinvolge anche lo Spallanzani di Roma finanziato generosamente da una donazione di Dolce&Gabbana per capire se molecole immunitarie solubili che evolutivamente hanno preceduto la comparsa degli anticorpi possano avere un ruolo terapeutico o diagnostico in questa nuova epidemia e potenzialmente in altre simili; ricordiamo che il “cugino” del virus della Covid- 17 e della SARS, che causa la MERS, malattia mortale nel 34% dei casi, ancora si diffonde seppur in modo molto meno contagioso, in Arabia Saudita e regioni limitrofe.
L’Italia che non si ferma è questa. Centinaia di giovani studenti in una classe virtuale per il corso di immunologia clinica del nostro vicepresidente. Il prof. Andrea Cossarizza, ordinario di immunologia e patologia generale all’Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, ha sperimentato le prime 4 ore di lezione in streaming per non lasciare soli gli studenti che hanno capito l’emergenza e scelgono di studiare a casa. Un meeting affollato per affamati di scienza!!
Come possiamo accertare il collegamento? Semplice, tutti – prof compreso – hanno aderito alla lezione inviando un selfie dalla propria postazione domestica! #pattoperlascienza #iorestoacasa #iostudioacasa
Misure restrittive estese a tutta Italia. Vietati assembramenti. Sospesi scuola e campionato di calcio fino al 03 aprile. Garantiti i trasporti pubblici. Il Presidente Conte ha appena annunciato nuove disposizioni per affrontare il coronavirus
Considerazioni sull’evoluzione in
corso dell’epidemia da nuovo coronavirus SARS-COV-2 in Italia.
Enrico M. Bucci – SHRO, Temple University –
Philadelphia
Enzo Marinari, Dipartimento di
Fisica, Università “La Sapienza” – Roma
Si ringrazia per i preziosi suggerimenti e per la revisione di questo testo il prof. Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei
INTRODUZIONE
Nel febbraio 2020 è stato identificato
nel Nord Italia un focolaio di infezione da coronavirus SARS-COV-2, le cui
proporzioni suggeriscono un notevole stato di avanzamento pregresso al momento
dell’identificazione del primo paziente (20 febbraio). A partire da tale data è
stato rilevato giornalmente un numero sempre crescente di casi di infezione,
tanto da superare in dieci giorni il numero di mille soggetti trovati infetti.
La strategia di campionamento dei
soggetti da sottoporre a test è stata inizialmente difforme sul territorio
nazionale. Il Veneto, ad esempio, ha campionato su base geografica (cerchi
concentrici intorno ai comuni della regione e in qualche caso intorno agli
ospedali), mentre altre regioni hanno invece campionato soprattutto sulla base
della possibilità di infezione connessa alla prossimità con casi già noti. La
strategia è stata successivamente trasformata ed unificata, e si è modificata
in un campionamento dei soli soggetti sintomatici.
Esiste tuttavia almeno un dato che, per ovvie ragioni, non è affetto dalle differenze di campionamento illustrate, consistente nel numero cumulato di soggetti sottoposti a terapia intensiva. Questo vale anche per il numero di decessi, il quale tuttavia, essendo fortunatamente ancora molto piccolo, è soggetto a maggiori fluttuazioni statistiche nella sua evoluzione giornaliera.
ANALISI
Il numero di morti cumulato ed il numero di pazienti in terapia intensiva cumulato sono stati ottenuti grazie alle comunicazioni della protezione civile che, a far data dal 24 febbraio, hanno aggiornato gli italiani sull’andamento dell’epidemia. L’evoluzione di questi due numeri, a partire dal 24 febbraio, è rappresentata nei due grafici seguenti.
Come è possibile notare nel grafico di
destra, dove sull’asse delle ascisse è riportato il numero di giorni trascorso
dall’inizio dell’anno, l’evoluzione nel tempo del numero di individui in gravi
condizioni è approssimata al meglio da una curva esponenziale, con un tempo di
raddoppio vicino ai 2,6 giorni (per confronto, è riportata nel grafico anche
una estrapolazione lineare dei dati). Il tempo di raddoppio coincide con il
tempo caratteristico dell’andamento esponenziale moltiplicato per il valore
log(2), uguale circa a 0.69.
Estendendo in avanti ai prossimi giorni
l’estrapolazione esponenziale, che gli indicatori statistici mostrano
affidabile (certamente e soltanto su tempi abbastanza brevi), e molto più
attendibile di un comportamento lineare o a potenza, si nota come il numero di
posti letto richiesti in terapia intensiva cresca rapidissimamente nella prima
settimana di marzo, configurando una situazione di ovvia crisi per le strutture
sanitarie del territorio, poiché potrebbero essere richiesti almeno 350 posti
letti in terapia intensiva entro il 5 marzo (ed ancora di più successivamente).
Analizzando invece retrospettivamente la curva esponenziale ottenuta, si ottiene che i primi casi gravi dovrebbero essere emersi in una data prossima al 10 febbraio, il che, considerando il rapporto fra casi gravi ed infetti e i tempi di evoluzione della sintomatologia dalla infezione, suggerisce che l’epidemia attualmente in corso non può essere iniziata in una data posteriore all’ultima decina di giorni di gennaio (con la possibilità che sia iniziata anche prima, nel caso la rivelazione di casi gravi in località diverse da quelle attualmente monitorate sia sfuggita).
Per analizzare l’evoluzione dei casi gravi e stabilire se sia coerente con quella del totale dei casi ospedalizzati e con quella del totale dei pazienti trovati infetti, è possibile ripetere l’estrapolazione. Con questa analisi si ottengono curve che, a meno di una costante di scala, hanno lo stesso comportamento. In tutti i casi analizzati l’analisi che implica uno sviluppo esponenziale è preferita a una legge a potenza.
Il grafico riportato sopra ha una asse orizzontale in scala lineare e un asse verticale in scala logaritmica. Un andamento esponenziale (exp(a*(t-t0)) risulta quindi, su questo grafico, una linea retta. Come si vede le quattro serie di valori sono tutte pienamente compatibili con un andamento esponenziale dei giorni osservati. Il valore del chi quadro per grado di libertà è sempre di ordine uno, e il tempo di raddoppio risulta, per i quattro casi analizzati, sempre compreso fra 1.9 e 2.6 giorni.
La tendenza osservata per l’Italia può essere confrontata con lo sviluppo epidemico osservato in Corea del Sud, dove la struttura di età della popolazione e il livello di assistenza sanitaria sembrano paragonabili a quelli italiani.
Nel grafico riportato sopra mostriamo un
fit esponenziale ai valori del numero di pazienti positivi al virus. I primi
due giorni non possono essere inclusi perché cumulano casi dei giorni
precedenti. Il fit fatto partendo dal giorno 54 incluso dà risultati molto
simili a quello che si ottiene per l’Italia: il
chi quadro per grado di libertà è di ordine uno, il tempo di raddoppio di 3,0
giorni, e emerge un ritardo comparabile a quello notato in Italia. Anche
qui l’effetto di diffusione del virus va retrodatato in modo adeguato.
Da quel che abbiamo illustrato, in conclusione, è evidente che in Nord Italia è in questo momento in pieno sviluppo una epidemia nella sua iniziale fase di crescita esponenziale, crescita sulla quale non si riflettono ancora gli effetti delle misure di contenimento messe in atto – effetti la cui efficacia potrà essere valutata non prima di una settimana, dati i tempi di incubazione e di sviluppo della carica virale nei soggetti di nuova infezione.
RACCOMANDAZIONI
Contrariamente a quanto ventilato in
qualche sede, l’epidemia in corso è ancora nella sua fase iniziale, come sembra
evidente dalle considerazioni sopra riportate. Pertanto, lungi dall’abbandonare
le misure di mitigazione necessarie, in questo momento è più che mai opportuno
proseguire secondo le seguenti raccomandazioni:
Soprattutto in Lombardia, Veneto occidentale ed
Emilia-Romagna del nord e soprattutto nelle grandi città come Milano e quelle
dove ci sono un numero di casi importanti come ad esempio Savona, il numero
medio di possibili contatti potenzialmente produttivi (distanza tra un soggetto
infetto ed uno non infetto minore di due metri) deve essere contenuto al
minimo. Ciò significa in massima parte diminuire la frequenza di tutti i
contatti involontari con un gran numero di estranei: a questo proposito si è
giustamente sottolineato il ruolo del telelavoro, della diminuzione degli
spostamenti non necessari, dell’evitare gli assembramenti, del prolungamento
della chiusura delle scuole. Sebbene queste misure non possano, alla lunga,
impedire la diffusione del contagio, possono ovviamente abbattere il numero di
nuovi contagi giornalieri, dando modo di non sovraccaricare il sistema
sanitario di pazienti anche gravi. Ampliare dove opportuno l’estensione
geografica della zona rossa, e, dove necessario, rendere più prescrittive le
indicazioni di quarantena potrebbe, in questo senso, probabilmente salvare
delle vite.
L’attuale sistema di rilevazione delle nuove infezioni,
che comporta un test PCR locale e la sua conferma a livello centrale, rischia
di essere ben presto sovraccaricato, anche restringendo ai soli pazienti
sintomatici l’esecuzione del test. Poiché, ai fini della previsione dello
sviluppo dell’epidemia, è vitale mantenere un flusso di informazioni
diagnostiche di buona qualità, si suggerisce di spostare la conferma di secondo
livello da poche sedi centrali alle stesse sedi periferiche, che potrebbero
scambiare tra loro i campioni da confermare.
La comunicazione ai cittadini deve avere l’obiettivo di
spiegare come il rischio individuale di conseguenze serie resti mediamente
basso nelle zone più colpite e pressoché nullo nel resto del paese. Tuttavia
tale piccolo rischio, moltiplicato per il numero di individui esposti al virus,
è rapidamente in grado di saturare le nostre risorse sanitarie, rendendo
difficile favorire la guarigione dei casi critici e mettendo a rischio la
salute di chi è ricoverato anche per altri motivi. La comunicazione
istituzionale e di massa deve quindi richiamare fortemente la responsabilità
individuale dei cittadini all’applicare tutte le misure suggerite, ed in primis
quella dell’innalzamento di opportune barriere sociali di cui al punto
precedente per coloro che si trovano nelle regioni che ospitano focolai
accertati e soprattutto nelle grandi città di queste regioni.
Eppure è accaduto in questi anni che la scienza fosse messa in discussione. Abbiamo assistito a comportamenti irrazionali, al propagarsi di teorie antiscientifiche – ad esempio sui vaccini – al diffondersi di ansie che si sono tramutate in comportamenti autolesionisti
Sono le parole che il Presidente Mattarella ha pronunciato ieri di fronte ai ricercatori di Telethon. Un momento emozionante per chiunque viva di scienza, ricerca e medicina.
Il PTS Vuole ringraziare il Presidente e chiede ad ognuno di noi di andare a ringraziarlo di persona sul suo profilo di Twitter, magari firmandosi. Facciamo sentire al nostro Presidente la gratitudine per le sue parole e per la capacità di tener dritta la barra nei momenti più difficili.
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