IL NOSTRO SOCIO MATTEO BASSETTI HA DIFFIDATO SGARBI DAL NOMINARLO E DALL’ATTRIBUIRGLI TESI E ARGOMENTI MAI PRONUNCIATI

Il Prof. Matteo Bassetti, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Genova, Direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino, nostro socio e coordinatore del gruppo Vaccini del PTS, ha diffidato oggi Vittorio Sgarbi dal nominarlo, attribuendogli tesi ed argomenti mai pronunciati e sui quali Sgarbi avrebbe fondato le sue esternazioni sul coronavirus.

Ieri il PTS aveva presentato un esposto penale contro Vittorio Sgarbi per le gravi affermazioni, fatte nel video del 9 marzo scorso pubblicato sul profilo Facebook (ora cancellato per violazioni delle policy del social) e sul suo canale YouTube, sulla diffusione del virus SARS-CoV-2 e della malattia Covid-19, in cui manifestava dubbi sulla pericolosità del virus, condivideva notizie false rispetto alla prevenzione e ridicolizzava le misure di contenimento adottate dal Governo, spingendo le persone ad uscire di casa e recarsi a Codogno.

A seguito della presentazione dell’esposto, Sgarbi ha affermato sui media che le sue esternazioni si sarebbero ispirate a posizioni assunte da virologi ed epidemiologi, tra i quali appunto anche il Prof. Matteo Bassetti e ha pesantemente attaccato il PTS affermando che “per questa strategia della tensione si inventano associazioni inesistenti e farlocche, che approfittano della paura e della intimidazione, come il sedicente ”Patto trasversale per la scienza”, che non ha niente a che fare con la scienza e che è espressione di una prepotenza che approfitta della paura dei cittadini e la propaga”.

Bassetti reputa queste esternazioni estremamente gravi non solo perché direttamente coinvolto come supposto ispiratore di affermazioni che non condivide e che mai ha proferito, ma anche perché contesta fermamente ogni commento sulla nostra Associazione, della quale condivide appieno l’azione, le finalità, riconoscendo le alte professionalità scientifiche e mediche di coloro che ne fanno parte, visto che ne è socio e coordinatore di gruppo.

Bassetti è impegnato in prima linea nella battaglia che il nostro Servizio Sanitario Nazionale sta conducendo per impedire la diffusione del virus e soprattutto per salvare le vite di coloro che si ammalano di Covid-19 e condivide pienamente i provvedimenti governativi volti a ridurre al minimo ogni contatto tra i cittadini nell’ottica di ridurre la diffusione del contagio.

Infine, Bassetti contesta ogni possibile minimizzazione dei rischi per la salute dei singoli e dell’intera collettività derivanti da tale pandemia evidenziando che la realtà clinica vissuta anche solo un mese fa si è oggi profondamente modificata ed è dovere di tutti tenerne conto.

Dice Matteo Bassetti: “La situazione epidemiologica attuale è profondamente diversa rispetto a poche settimane fa. Ciò che poteva essere vero allora, non lo è oggi. Ho sempre sostenuto che questa è una infezione con una bassa letalità complessiva (vedremo il numero dei contagi alla fine molto simile alla influenza pandemica (H1N1 2009), ma con una maggiore contagiosità. E’ quindi evidente che sono benvenute tutte le misure preventive, atte al contenimento e alla mitigazione degli effetti.  Io e le persone con cui lavoro siamo in trincea ogni giorno per cercare di salvare delle vite perché oggi il dovere di ognuno di noi, per quello che può e sa, è dare il massimo per salvare le vite e invitare le persone a rimanere a casa il più possibile o ad adeguata distanza dagli altri”

Alla luce di tutto ciò Bassetti ha dunque inviato a Sgarbi, per mezzo del suo avvocato Corrado Canafoglia, una diffida a voler rettificare pubblicamente e sui media entro un giorno ogni Suo riferimento a Bassetti stesso, attribuendo al medesimo tesi e argomenti dallo stesso mai pronunciati e sui quali Sgarbi avrebbe fondato le Sue citate esternazioni, precisando che semmai trattasi di un errore interpretativo delle posizioni dello stesso Bassetti. In assenza di tale rettifica il Prof. Bassetti si riserva di agire giudizialmente a tutela della propria onorabilità professionale.

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BASTA FAKE NEWS E SOTTOVALUTAZIONI ABBIAMO DENUNCIATO VITTORIO SGARBI PER IL SUO VIDEO SUL CORONAVIRUS

Oggi, 14 marzo, abbiamo presentato un esposto penale contro Vittorio Sgarbi per le gravi affermazioni, fatte nel video del 9 marzo scorso pubblicato sul profilo Facebook (ora cancellato) e sul suo canale YouTube, sulla diffusione del virus SARS-CoV-2 e della malattia Covid-19.

Nel video Sgarbi ha manifestando dubbi sulla pericolosità del virus e sulle modalità di diffusione del contagio, diffuso notizie false rispetto alla prevenzione e ridicolizzato le misure di contenimento adottate dal Governo, queste le sue parole:

“Ma chi di voi sta male veramente sui milioni che siamo in Italia… quei poveretti che prendono la polmonite stavano male, sarebbero stati male comunque anche senza coronavirus del cazzo, il quale attende solo un po’ di caldo per morire perché è talmente potente che a 26 gradi muore. Tu bevi un tè caldo ed è già morto. ma che cazzo di virus è? ma qual è questa peste? ma perché dobbiamo convincere gli italiani che la loro vita è cambiata? non escono di casa, non vanno al cinema.

Io vorrei dirvi io giro ovunque. Le uniche zone che mi attraggono sono le zone rosse. Io vorrei andare a Vo’, a Codogno, Bergamo, Lodi.” E ancora: “Fra 15 giorni sarà finito tutto, tutto. Però intanto ci hanno spiegato che dobbiamo essere prudenti, fermi così come dei coglioni chiusi in casa a letto. Bene se siete a letto, se siete a letto, alzatevi! alzatevi! andate in giro! andate a Codogno! andate a vedere!.”

Abbiamo chiesto all’Autorità Giudiziaria di accertare se sussistano nei video di Sgarbi i seguenti illeciti:

  • Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico (Art. 656 c.p.)
  • Istigazione a disobbedire alle leggi (art. 415 c.p.)
  • Istigazione a delinquere (art.  414 c.p.)

E ha inoltre richiesto, se l’Autorità Giudiziaria ravvisasse la sussistenza degli illeciti, di adottare ogni provvedimento volto ad oscurare o a sequestrare il sito web ed il canale YouTube di Vittorio Sgarbi

Il contenuto del video – ma anche degli altri pubblicati da Sgarbi sul suo profilo Facebook – non può infatti essere derubricato a mera iperbole provocatoria, o una semplice espressione del libero pensiero tutelato dall’art. 21 della Costituzione Italiana, posto che la libertà di espressione incontra dei limiti nella legge laddove costituiscano illecito civile o penale.

Né tali espressioni sono riconducibili all’art. 68/1 della Costituzione (I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere per le opinioni espresse o i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni), posto che tale video non rappresenta alcun esercizio delle funzioni di parlamentare.

Disconoscere la tragedia che si consuma oggi negli Ospedali italiani, la pericolosità della malattia e il problema della diffusione del contagio esortando gli italiani a violare provvedimenti governativi non rientra nelle facoltà di un Parlamentare e tali affermazioni travalicano ogni confine dell’esercizio delle funzioni parlamentari.

Il video in questione ha assunto peraltro una dimensione “virale:

  • Sulla pagina Facebook di Vittorio Sgarbi che ha 1.990.359 follower ha ricevuto 48.210 like e 40.867 condivisioni. Raggiungendo probabilmente molti milioni di cittadini
  • Sul suo canale YouTube è stato visualizzato da oltre 740.000 persone ricevendo oltre 19.000 like. Link: https://www.youtube.com/watch?v=hUYJ3pkQ7RU

Pier Luigi Lopalco, nostro Presidente e Responsabile del Coordinamento Regione Puglia emergenze epidemiologiche: “A prescindere dai risvolti giudiziari, chi in questo momento ha a disposizione una platea importante di pubblico in qualità di influencer ha anche doveri e obblighi morali di responsabilità nei confronti del Paese. È da irresponsabili diffondere proclami che incitino ad abbassare la guardia verso un’infezione così pericolosa”

Cliccando qui potete scaricare l’esposto del Patto per la Scienza

Cliccando qui potrete leggere ciò che Vittorio Sgarbi ha detto sui suoi canali social

Manteniamo le distanze

Enrico Bucci, Giuseppe De Nicolao, Enzo Marinari e Giorgio Parisi hanno preparato un piccolo documento di analisi della situazione epidemica italiana al 12 marzo 2020.

Questa volta, ci siamo occupati di esaminare separatamente l’andamento degli ultimi giorni nelle diverse regioni, per ricavare principalmente due parametri:

  • Lo stato di avanzamento dei focolai epidemici, regione per regione, espresso come “ritardo” in giorni rispetto alla Lombardia;
  • Il tempo di raddoppiamento, sia complessivo che regionale, per scoprire eventuali variazioni

Entrambi i parametri sono interessanti; il dato più rilevante, tuttavia, appare quello di un primo rallentamento dei tempi di raddoppio (il numero di giorni in cui si raddoppiano ricoverati, ricoverati in terapia intensiva e morti), con effetti più accentuati in quelle regioni in cui l’epidemia è in fase più iniziale (come previsto in caso di applicazione di distanziamento sociale).

E’ presto per affermare che questo sia un effetto delle misure draconiane imposte dal governo; questo appare piuttosto un risultato compatibile con l’inizio della presa di coscienza da parte della popolazione, che almeno in parte ha iniziato ad applicare misure di buon senso ben prima dell’intervento governativo.

Cliccate qui per leggere il documento

L’Italia al “punto zero” nel finanziamento alla ricerca virologica.

Come ripartire dopo COVID-19

Dopo anni di mancati investimenti pubblici e di competenze lasciate morire, la ricerca pubblica italiana dedicata alle infezioni virali emergenti si è trovata inchiodata. Come è stato possibile? Quali insegnamenti trarre in vista di probabili epidemie future? Intervista a Guido Poli, professore ordinario di Patologia generale all’Università San Raffaele di Milano

Dal gennaio 2016 Guido Poli è professore ordinario di Patologia
generale all’Università Vita-Salute San Raffaele, Milano

“In tempo ‘di pace’, quando eravamo lontani dall’emergenza epidemica attuale, non siamo stati in grado di prepararci al nuovo virus che causa la grave malattia respiratoria definita COVID-19 (coronavirus disease-2019) per poter attivare rapidamente strumenti fondamentali, dai laboratori di ricerca alle terapie intensive, in modo coordinato sul territorio nazionale. La speranza è che una volta fuori dall’emergenza potremo imparare la lezione in previsione di possibili, forse probabili, epidemie future”.

Guido Poli è professore ordinario di Patologia generale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Diciassette anni fa, con la dottoressa Elisa Vicenzi, sua moglie, oggi a capo dell’unità di Patogenesi Virale e Biosicurezza dell’Istituto Scientifico San Raffaele, isolò e sequenziò il virus della patologia virale SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome). “Fu il secondo ‘isolato europeo’ di Coronavirus della SARS (ceppo HSR1)”, ricorda Poli, orgoglioso di quel risultato “che ci permise di fare ottima ricerca fino al 2008, quando i finanziamenti terminarono, perché l’emergenza era finita”. Oggi, nel pieno della fase epidemica da COVID-19, descrive il “punto zero” al quale si ritrova inchiodata la ricerca pubblica italiana dedicata alle infezioni virali emergenti.

Professor Poli, partiamo dall’emergenza.
GP – Come dimostrano i dati forniti quotidianamente dalle istituzioni e ben illustrati su scala globale dalla Johns Hopkins University siamo molto lontani dal vedere una flessione nel numero di casi nel nostro Paese, la fase è ancora espansiva (9.172 casi e 463 decessi al 9 marzo 2020, ndr). Detto questo ci sono ancora troppe variabili che non conosciamo. Il virus è relativamente nuovo, simile, ma non uguale al virus della SARS, e abbiamo bisogno di tempo per conoscerlo meglio, dobbiamo allestire rapidamente programmi di ricerca.

Parliamo della ricerca. Dove siamo?
GP – Al punto zero, o poco più in là. L’epidemia ha colto tutti di sorpresa, nessuno fino alla metà del mese di gennaio di quest’anno poteva prevedere che si fosse dinanzi ad una nuova, grave malattia infettiva epidemica (probabilmente pandemica) quale quella in corso. In Italia il “paziente 1” di Codogno è diventato noto solo il 21 febbraio; fino al giorno prima c’erano solo i tre casi ricoverati allo Spallanzani di Roma, la situazione era tranquilla e, apparentemente, sotto controllo. Non c’è stato quindi il tempo materiale per pensare o preventivare un programma ad hoc di ricerca.
Riconosciuto questo dato di fatto, condivido però quanto detto dal professor Pierluigi Lopalco (epidemiologo dell’Università di Siena, ndr): la Cina ci ha regalato un mese di tempo per organizzarci, purtroppo non l’abbiamo utilizzato bene.

Misure inefficaci a parte, il ritardo italiano nel campo della ricerca era superiore a un mese.
GP – Già: in questi anni è mancato un vero investimento pubblico, cioè non finanziato da multinazionali, nel campo della ricerca in ambito virologico. È stato ritenuto un ambito non così importante per la salute nazionale. Molti miei colleghi e amici dello storico Programma nazionale contro l’AIDS (1990-2010) negli anni hanno così cambiato tema di ricerca o l’hanno abbandonata definitivamente; anche io stavo per appendere un cartello alla porta con scritto “Chiuso per cessata attività”. A restituirmi ossigeno è stato un Progetto triennale di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN2017, erogato a fine 2019) sulle conseguenze dell’interruzione della terapia antiretrovirale in pazienti HIV+.

Che tipo di spiegazione si è dato di questo disimpegno?
GP – Che noi, o meglio, la nostra nazione e la classe politica in generale -con poche eccezioni- non ritiene che la ricerca scientifica sia una componente strategica dello sviluppo della nostra società.
In particolare, la ricerca virologica negli anni è stata data in via di estinzione, o un filone considerato a perdere o di nicchia, mentre le uniche “urgenze” percepite come rilevanti sono state considerate il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete e poche altre. Tra l’altro, sono proprio i pazienti con patologie cardio-vascolari importanti e il diabete le persone più a rischio di gravi complicanze fino al decesso in caso di Covid-19 a sottolineare come sia sbagliato ragionare sulle malattie come fossero compartimenti stagni. Ecco perché oggi stiamo riscoprendo la ruota, per così dire, per rispondere alla nuova epidemia.

Calendario alla mano a quando risale l’ultimo significativo programma di ricerca pubblico?
GP – Come ricordato, l’ultimo programma nazionale contro l’AIDS è del 2009-2010, gli spiccioli sono terminati nel 2013. Si trattava di 9-10 milioni di euro spalmati su tre anni che però alimentavano un centinaio di laboratori producendo ottima ricerca e mettendoli in grado di competere e spesso vincere altri finanziamenti, per esempio a livello europeo. Insomma, massima resa per un investimento veramente minimo: capisce che per un Paese che si ritiene avanzato tutto questo è inconcepibile e inaccettabile.

Ha più volte ribadito che non si tratta “soltanto” di una questione di denaro.
GP – Confermo. È ciò che produce la mancanza di finanziamenti il problema: ho 63 anni e dico senza timore di smentita che se non sostieni più una certa area di ricerca, lasciando morire competenze e laboratori, è difficile poi pensare di ricostruire una risposta efficace per fronteggiare emergenze quali quella in atto perché i nostri giovani, molto spesso precari, si sposteranno, come hanno fatto in questi ultimi anni, su altri filoni più finanziati o abbandoneranno la ricerca per professioni più sicure. Prima dell’iniezione di finanziamenti, o contestualmente a ciò, è fondamentale e necessario un cambio di mentalità da parte di chi ci governa sia a livello nazionale che locale.

Come vi state organizzando per la ricerca sul virus?
GP – Nel nostro istituto scientifico e universitario abbiamo dovuto riattivare alcuni “circuiti” a livello interno per rimetterci in gioco: abbiamo cioè dovuto superare un’inerzia causata dalla situazione descritta sopra. Penso in particolare all’autorizzazione dei laboratori per poter lavorare con questo patogeno altamente infettante, nel rispetto delle clausole di sicurezza imposte dalle strutture pubbliche come le Agenzie di tutela della salute (Ats). Questo iter richiede tempo e non potresti permetterti tempi lunghi per rispondere a un’epidemia che raddoppia ogni 2,5 giorni. Sul fronte diagnostico e, in prospettiva, di ricerca abbiamo riattivato la collaborazione con il professor Massimo Clementi, Ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele nonché direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia, con cui avevamo collaborato proficuamente ai tempi della SARS e responsabile dell’unico laboratorio di bio-sicurezza di livello 3 (BSL-3) attivo nella nostra istituzione, almeno per il momento.

Sarebbe in arrivo un programma nazionale di ricerca…
GP – Speriamo fortemente che questo avvenga in tempi rapidi e abbia le caratteristiche generali d’inclusività che hanno caratterizzato il già citato Programma nazionale contro l’AIDS soprattutto nei suoi primi anni, perché abbiamo la necessità che le migliori competenze del Paese diano un contributo per rispondere a quest’epidemia. Nel frattempo, stiamo finalizzando in questi giorni i dettagli di un progetto di ricerca coordinato dal professor Alberto Mantovani della Humanitas University che coinvolge anche lo Spallanzani di Roma finanziato generosamente da una donazione di Dolce&Gabbana per capire se molecole immunitarie solubili che evolutivamente hanno preceduto la comparsa degli anticorpi possano avere un ruolo terapeutico o diagnostico in questa nuova epidemia e potenzialmente in altre simili; ricordiamo che il “cugino” del virus della Covid- 17 e della SARS, che causa la MERS, malattia mortale nel 34% dei casi, ancora si diffonde seppur in modo molto meno contagioso, in Arabia Saudita e regioni limitrofe.

di Duccio Facchini – Altreconomia

A CASA PER STUDIARE

L’Italia che non si ferma è questa.
Centinaia di giovani studenti in una classe virtuale per il corso di immunologia clinica del nostro vicepresidente.
Il prof. Andrea Cossarizza, ordinario di immunologia e patologia generale all’Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, ha sperimentato le prime 4 ore di lezione in streaming per non lasciare soli gli studenti che hanno capito l’emergenza e scelgono di studiare a casa.
Un meeting affollato per affamati di scienza!!

Come possiamo accertare il collegamento?
Semplice, tutti – prof compreso – hanno aderito alla lezione inviando un selfie dalla propria postazione domestica! #pattoperlascienza #iorestoacasa #iostudioacasa

#restiamoacasa

Misure restrittive estese a tutta Italia. Vietati assembramenti. Sospesi scuola e campionato di calcio fino al 03 aprile. Garantiti i trasporti pubblici. Il Presidente Conte ha appena annunciato nuove disposizioni per affrontare il coronavirus

Lo studio di Enrico Bucci ed Enzo Marinari sull’evoluzione dell’epidemia da Covid-19

Considerazioni sull’evoluzione in corso dell’epidemia da nuovo coronavirus SARS-COV-2 in Italia.

Enrico M. Bucci – SHRO, Temple University – Philadelphia

Enzo Marinari, Dipartimento di Fisica, Università “La Sapienza” – Roma

Si ringrazia per i preziosi suggerimenti e per la revisione di questo testo il prof. Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei

INTRODUZIONE

Nel febbraio 2020 è stato identificato nel Nord Italia un focolaio di infezione da coronavirus SARS-COV-2, le cui proporzioni suggeriscono un notevole stato di avanzamento pregresso al momento dell’identificazione del primo paziente (20 febbraio). A partire da tale data è stato rilevato giornalmente un numero sempre crescente di casi di infezione, tanto da superare in dieci giorni il numero di mille soggetti trovati infetti.

La strategia di campionamento dei soggetti da sottoporre a test è stata inizialmente difforme sul territorio nazionale. Il Veneto, ad esempio, ha campionato su base geografica (cerchi concentrici intorno ai comuni della regione e in qualche caso intorno agli ospedali), mentre altre regioni hanno invece campionato soprattutto sulla base della possibilità di infezione connessa alla prossimità con casi già noti. La strategia è stata successivamente trasformata ed unificata, e si è modificata in un campionamento dei soli soggetti sintomatici.

Esiste tuttavia almeno un dato che, per ovvie ragioni, non è affetto dalle differenze di campionamento illustrate, consistente nel numero cumulato di soggetti sottoposti a terapia intensiva. Questo vale anche per il numero di decessi, il quale tuttavia, essendo fortunatamente ancora molto piccolo, è soggetto a maggiori fluttuazioni statistiche nella sua evoluzione giornaliera.

ANALISI

Il numero di morti cumulato ed il numero di pazienti in terapia intensiva cumulato sono stati ottenuti grazie alle comunicazioni della protezione civile che, a far data dal 24 febbraio, hanno aggiornato gli italiani sull’andamento dell’epidemia. L’evoluzione di questi due numeri, a partire dal 24 febbraio, è rappresentata nei due grafici seguenti.

Come è possibile notare nel grafico di destra, dove sull’asse delle ascisse è riportato il numero di giorni trascorso dall’inizio dell’anno, l’evoluzione nel tempo del numero di individui in gravi condizioni è approssimata al meglio da una curva esponenziale, con un tempo di raddoppio vicino ai 2,6 giorni (per confronto, è riportata nel grafico anche una estrapolazione lineare dei dati). Il tempo di raddoppio coincide con il tempo caratteristico dell’andamento esponenziale moltiplicato per il valore log(2), uguale circa a 0.69.

Estendendo in avanti ai prossimi giorni l’estrapolazione esponenziale, che gli indicatori statistici mostrano affidabile (certamente e soltanto su tempi abbastanza brevi), e molto più attendibile di un comportamento lineare o a potenza, si nota come il numero di posti letto richiesti in terapia intensiva cresca rapidissimamente nella prima settimana di marzo, configurando una situazione di ovvia crisi per le strutture sanitarie del territorio, poiché potrebbero essere richiesti almeno 350 posti letti in terapia intensiva entro il 5 marzo (ed ancora di più successivamente).

Analizzando invece retrospettivamente la curva esponenziale ottenuta, si ottiene che i primi casi gravi dovrebbero essere emersi in una data prossima al 10 febbraio, il che, considerando il rapporto fra casi gravi ed infetti e i tempi di evoluzione della sintomatologia dalla infezione, suggerisce che l’epidemia attualmente in corso non può essere iniziata in una data posteriore all’ultima decina di giorni di gennaio (con la possibilità che sia iniziata anche prima, nel caso la rivelazione di casi gravi in località diverse da quelle attualmente monitorate sia sfuggita).

Per analizzare l’evoluzione dei casi gravi e stabilire se sia coerente con quella del totale dei casi ospedalizzati e con quella del totale dei pazienti trovati infetti, è possibile ripetere l’estrapolazione. Con questa analisi si ottengono curve che, a meno di una costante di scala, hanno lo stesso comportamento. In tutti i casi analizzati l’analisi che implica uno sviluppo esponenziale è preferita a una legge a potenza.

Il grafico riportato sopra ha una asse orizzontale in scala lineare e un asse verticale in scala logaritmica. Un andamento esponenziale (exp(a*(t-t0)) risulta quindi, su questo grafico, una linea retta. Come si vede le quattro serie di valori sono tutte pienamente compatibili con un andamento esponenziale dei giorni osservati. Il valore del chi quadro per grado di libertà è sempre di ordine uno, e il tempo di raddoppio risulta, per i quattro casi analizzati, sempre compreso fra 1.9 e 2.6 giorni.

La tendenza osservata per l’Italia può essere confrontata con lo sviluppo epidemico osservato in Corea del Sud, dove la struttura di età della popolazione e il livello di assistenza sanitaria sembrano paragonabili a quelli italiani.

Nel grafico riportato sopra mostriamo un fit esponenziale ai valori del numero di pazienti positivi al virus. I primi due giorni non possono essere inclusi perché cumulano casi dei giorni precedenti. Il fit fatto partendo dal giorno 54 incluso dà risultati molto simili a quello che si ottiene per l’Italia: il chi quadro per grado di libertà è di ordine uno, il tempo di raddoppio di 3,0 giorni, e emerge un ritardo comparabile a quello notato in Italia. Anche qui l’effetto di diffusione del virus va retrodatato in modo adeguato.

Da quel che abbiamo illustrato, in conclusione, è evidente che in Nord Italia è in questo momento in pieno sviluppo una epidemia nella sua iniziale fase di crescita esponenziale, crescita sulla quale non si riflettono ancora gli effetti delle misure di contenimento messe in atto – effetti la cui efficacia potrà essere valutata non prima di una settimana, dati i tempi di incubazione e di sviluppo della carica virale nei soggetti di nuova infezione.

RACCOMANDAZIONI

Contrariamente a quanto ventilato in qualche sede, l’epidemia in corso è ancora nella sua fase iniziale, come sembra evidente dalle considerazioni sopra riportate. Pertanto, lungi dall’abbandonare le misure di mitigazione necessarie, in questo momento è più che mai opportuno proseguire secondo le seguenti raccomandazioni:

  1. Soprattutto in Lombardia, Veneto occidentale ed Emilia-Romagna del nord e soprattutto nelle grandi città come Milano e quelle dove ci sono un numero di casi importanti come ad esempio Savona, il numero medio di possibili contatti potenzialmente produttivi (distanza tra un soggetto infetto ed uno non infetto minore di due metri) deve essere contenuto al minimo. Ciò significa in massima parte diminuire la frequenza di tutti i contatti involontari con un gran numero di estranei: a questo proposito si è giustamente sottolineato il ruolo del telelavoro, della diminuzione degli spostamenti non necessari, dell’evitare gli assembramenti, del prolungamento della chiusura delle scuole. Sebbene queste misure non possano, alla lunga, impedire la diffusione del contagio, possono ovviamente abbattere il numero di nuovi contagi giornalieri, dando modo di non sovraccaricare il sistema sanitario di pazienti anche gravi. Ampliare dove opportuno l’estensione geografica della zona rossa, e, dove necessario, rendere più prescrittive le indicazioni di quarantena potrebbe, in questo senso, probabilmente salvare delle vite.
  2. L’attuale sistema di rilevazione delle nuove infezioni, che comporta un test PCR locale e la sua conferma a livello centrale, rischia di essere ben presto sovraccaricato, anche restringendo ai soli pazienti sintomatici l’esecuzione del test. Poiché, ai fini della previsione dello sviluppo dell’epidemia, è vitale mantenere un flusso di informazioni diagnostiche di buona qualità, si suggerisce di spostare la conferma di secondo livello da poche sedi centrali alle stesse sedi periferiche, che potrebbero scambiare tra loro i campioni da confermare.
  3. La comunicazione ai cittadini deve avere l’obiettivo di spiegare come il rischio individuale di conseguenze serie resti mediamente basso nelle zone più colpite e pressoché nullo nel resto del paese. Tuttavia tale piccolo rischio, moltiplicato per il numero di individui esposti al virus, è rapidamente in grado di saturare le nostre risorse sanitarie, rendendo difficile favorire la guarigione dei casi critici e mettendo a rischio la salute di chi è ricoverato anche per altri motivi. La comunicazione istituzionale e di massa deve quindi richiamare fortemente la responsabilità individuale dei cittadini all’applicare tutte le misure suggerite, ed in primis quella dell’innalzamento di opportune barriere sociali di cui al punto precedente per coloro che si trovano nelle regioni che ospitano focolai accertati e soprattutto nelle grandi città di queste regioni.

Il PTS ringrazia il Presidente Mattarella

Eppure è accaduto in questi anni che la scienza fosse messa in discussione. Abbiamo assistito a comportamenti irrazionali, al propagarsi di teorie antiscientifiche – ad esempio sui vaccini – al diffondersi di ansie che si sono tramutate in comportamenti autolesionisti

Sono le parole che il Presidente Mattarella ha pronunciato ieri di fronte ai ricercatori di Telethon.
Un momento emozionante per chiunque viva di scienza, ricerca e medicina.

Il PTS Vuole ringraziare il Presidente e chiede ad ognuno di noi di andare a ringraziarlo di persona sul suo profilo di Twitter, magari firmandosi. Facciamo sentire al nostro Presidente la gratitudine per le sue parole e per la capacità di tener dritta la barra nei momenti più difficili.

Il PTS replica alla LAV

di Roberto Caminiti (Professore ordinario di Fisiologia, Università di Roma SAPIENZA)

e Guido Silvestri (Professore ordinario di Patologia generale, Emory University, Atlanta)

In replica ad un articolo apparso sui siti di Research4Life (1) e Patto Trasversale per la Scienza (2), la Lega Antivivisezione (LAV) risponde (3), sollevando problemi che coinvolgono la comunità scientifica.

Sostiene la LAV: “In giorni di grande eco mediatica ed interesse rispetto ai rischi di contaminazione e incidenza del Coronavirus, c’è chi ne approfitta per sostenere l’indispensabilità della sperimentazione animale”.

In effetti siamo stati in molti a farlo, ed a buon motivo, poiché è la sperimentazione animale che dirà se un vaccino per COVID-19 sarà efficace e sicuro, e potrà essere usato sugli esseri umani. Al di là dell’implicita accusa di sciacallaggio, sulla quale stendiamo un velo pietoso, la LAV non risponde alla domanda fondamentale, quella di comunicare alla società civile se ritiene che l’inevitabile sacrificio di alcuni animali, necessario per mettere a punto un vaccino, sia o meno eticamente accettabile.

Accusa la LAV chi, come noi, “si impegna a difendere la vivisezione, senza farsi scrupolo di mostrare pubblicamente i suoi esperimenti sui macachi, tessendo le lodi del test in corso mentre gli animali selvatici sono immobilizzati.”

Dopo aver per anni accusato gli scienziati di nascondere le loro crudeli pratiche (vivisezione) e di stare rinchiusi nei loro inaccessibili chiostri, un atto di trasparenza, quello di mostrare stabulari, laboratori, animali e spiegare metodi e finalità degli esperimenti, viene visto come mancanza di “scrupolo” (?).  Per noi è stato un contributo alla ricerca ed un dovere verso la società civile, che quegli studi ha finanziato con le sue tasse.

Ma c’è una grave denuncia, ovviamente infondata: ci si accusa di usare “animali selvatici”. Ricordiamo che l’articolo 9, comma 1, del DL 26/2014, non consente l’uso di animali selvatici, cioè di cattura, nella sperimentazione scientifica (4). Se la LAV ha le prove di un reato lo denunci, altrimenti si tratta di diffamazione.

Sostiene la LAV che solo biologi e virologi hanno diritto alla parola in questo frangente, suggerimento a cui ci siamo adeguati nel preparare queste brevi note, e che parlare di coronavirus e sperimentazione animale, a proposito del Decreto Milleproroghe, tenderebbe solo a indurre confusione nel pubblico, per dimostrare le sue responsabilità nell’ostacolare la ricerca italiana.

Ricordiamo che nel caso montato contro il progetto di neuroscienze Lightup per lo studio della “visione cieca”, i “numerosi scienziati e ricercatori contrari” che la LAV presenta come esperti(5), sono un Blogger del quale purtroppo non è rintracciabile a tutt’oggi alcuna laurea o curriculum scientifico (6), uno psicologo che si dichiara professore alla SAPIENZA, senza che questa affiliazione risulti al MIUR(7), un medico di famiglia con esperienza in nutrizione(6): un vero e proprio Parterre de Rois, con alle spalle non una sola ricerca o pubblicazione nell’ambito disciplinare del progetto (neuroscienze), né sul sistema coinvolto (visione), né sulla specifica patologia studiata (visione cieca). Per questa vicenda, è bene ricordare che il Presidente della LAV Felicetti è sotto indagine giudiziaria, come egli stesso ha comunicato (8).

Non si è forse spesa, la LAV, a favore dell’abolizione della moratoria per le ricerche su xenotrapianti e sostanze d’abuso nel decreto Milleproroghe? I divieti imposti dalla legge italiana alla direttiva europea ci hanno portato in fase di pre-contenzioso con l’EU e rischiano di costare una procedura di infrazione al nostro Paese. Questi divieti non sono stati forse rivendicati dalla LAV come un successo politico?  Successo che però pagheranno tutti i cittadini italiani.

Lamenta la LAV: “Probabilmente, invece, è più utile per alcuni rimanere ancorati ai propri modelli di ricerca, attaccando chi chiede di sviluppare i modelli alternativi, che ammettere che proprio questi ultimi rappresentano una speranza in più per il nostro Paese, l’unico modo per evitare di essere sempre il fanalino di coda dell’Europa e tornare a essere competitivi ed evitare che i giovani ricercatori ignorino le tecniche più innovative e vadano a lavorare all’estero”.

L’incipit (“probabilmente”) è incoraggiante, sembra esserci un barlume di dubbio, ma poi svanisce con la stanca riproposizione dei metodi alternativi, la cui assenza nella ricerca di base e biomedica costringerebbe i giovani ricercatori italiani di rifugiarsi all’estero.

Non rinuncia, quindi, la LAV, a predicare nel deserto dei metodi alternativi, che al più sono complementari e che comunque sono stati sviluppati da quegli stessi scienziati che la LAV accusa di ogni crudeltà, e non certo nelle sue sedi.

Chiediamo alla LAV, a tal proposito, di indicarci quali problemi di salute umana questi metodi abbiano risolto, possibilmente con relativa bibliografia scientifica, e come potranno essere impiegati per fronteggiare nuove patologie ed il riemergere di vecchie, ma modificate e più aggressive, a seguito delle drammatiche migrazioni di popolazioni tra paesi e continenti, che sono cronaca quotidiana ed ormai parte del nostro album di famiglia. Saremo felici di usare questi metodi nei nostri laboratori, qualora efficaci. Se il suggerimento sarà quello di usare reti neurali e modelli computazionali, la nostra risposta è: grazie, lo facciamo già.

Si duole, la LAV, degli animali sacrificati per la ricerca dei vaccini contro HIV ed Ebola, dichiarati inutilizzabili, tacendo che una delle molecole sperimentali usate per contenere Ebola è attualmente in uso per il trattamento dei casi gravi di influenza da coronavirus, come molto promettente è l’utilizzo nel macaco di una sostanza (Remdesivir GS-5734) efficacissima per la cura di un’altra e più grave forma di patologia respiratoria da coronavirus(9), la MERS (Middle East Respiratory Syndrome), che continua a mietere vittime in quelle regioni. Questa sostanza potrebbe essere efficace anche per la cura di COVID-19, lo speriamo, la ricerca scientifica avanza grazie al dubbio.

Non dice la LAV, nella sua replica, che il vaccino per l’Ebola, ottenuto anche grazie all’indispensabile impego di primati non umani, ha ottenuto luce verde dall’Unione Europea per la commercializzazione (10).

Non dice, la LAV, che l’utilizzo dei farmaci antiretrovirali sperimentati sui macachi ha ridotto drasticamente il numero di morti per AIDS (11), e che le più fondate speranze per arrivare ad una sua eradicazione vengono da studi su macachi e topi (12, 13).

Non capisce, la LAV, che ai vaccini contro AIDS ed altre devastanti malattie infettive si arriverà solo grazie allo studio, alla cultura scientifica e all’immaginazione di migliaia di ricercatori nel mondo, ed anche grazie ad un tocco di serendipity, che a volte premia la passione per la ricerca, e non certo a causa delle spinte dei movimenti che si battono contro la sperimentazione animale.

1) https://www.research4life.it/una-doppia-morale-di-roberto-caminiti/

2) https://www.pattoperlascienza.it/2020/02/25/una-doppia-morale/

3) https://www.lav.it/news/lav-replica-a-caminiti

4)https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/03/14/14G00036/sg

5) https://www.lav.it/news/macachi-to-replica-unito 

6) http://files.spazioweb.it/65/d8/65d8756b-a7c9-43fb-9395-2fc907a9a3d3.pdf

7) https://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/cerca.php  

8)https://www.lastampa.it/torino/2020/01/28/news/sperimentazione-sui-macachi-indagato-il-presidente-della-lav-di-torino-1.38393689.

9) de Wight E et al. Prophylactic and therapeutic remdesivir (GS-5734) treatment in the rhesus macaque model of MERS-CoV infection    Proc Natl Acad Sci U S A. 2020 Feb 13. pii: 201922083. doi: 10.1073/pnas.1922083117.

10) https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_19_6246

11) cfr. per un esempio, Hazuda DJ et al., Integrase inhibitors and cellular immunity suppress retroviral replication in rhesus macaques. Science. 305 (5683):528-32, 2004.

12) McBrien JB et al., Robust and persistent reactivation of SIV and HIV by N-803 and depletion of CD8+ cells, Nature, 578 (7793):154-159, 2020.

13) Nixon CC et al., Systemic HIV and SIV latency reversal via non-canonical NF-κB signalling in vivo, Nature, 578 (7793):160-165, 2020.