Il Patto Trasversale per la Scienza si complimenta con l’Amministratore Delegato della Rai Salini per la decisione di istituire una task force aziendale contro le fake news sotto la guida del Direttore Antonio Di Bella coadiuvato dal responsabile per l’informazione Scientifica di Rainews24 Gerardo D’Amico. È una decisione importante e storica per il Servizio Pubblico, che ha scelto due professionisti di altissimo valore che hanno già dimostrato in passato di aver impostato la propria esperienza di comunicatori esclusivamente sulle evidenze scientifiche, di aver dato voce solo a ricercatori di chiara fama e prestigio, di aver denunciato le falsità dei novax e delle cosiddette medicine alternative. Auspichiamo che questa lodevole decisione non si fermi alla attuale emergenza sanitaria, in cui è quanto mai indispensabile fornire agli italiani informazioni chiare, affidabili, scientifiche: il Servizio Pubblico dovrà impostare la sua mission a questi canoni sempre, in tutte le sue espressioni, dai telegiornali ai programmi di intrattenimento quando si occupano di informazione che riguarda la salute, la scienza, il benessere.
Un particolare in bocca al lupo al nostro Socio Fondatore Gerardo D’Amico, punto di riferimento per la Comunità scientifica per il suo instancabile lavoro al servizio della comunicazione scientifica.
Gerardo D’Amico, Roberto Burioni, Pier Luigi Lopalco, Andrea Cossarizza e Guido Silvestri del Patto per la Scienza
Oggi abbiamo presentato alle Procure di Modena e Ancona un esposto penale contro Stefano Montanari, per le gravi affermazioni sulla diffusione, contenimento e cura del SARS-CoV-2 e della malattia COVID 19 e per le tesi complottistiche anti-vaccinali, contenute in vari video ed interviste dello stesso.
Come sapete, Stefano Montanari, gestisce l’attività di diagnostica svolta nel suo laboratorio “Nanodiagnostics”, che egli stesso definisce un “laboratorio di ricerca ed un’azienda di consulenze tecniche e scientifiche nei settori della medicina, dell’industria e dell’ecologia”, ed è divulgatore scientifico di riferimento per i movimenti no-vax.
In alcuni video
del 14, 17 e 19 marzo scorsi, presenti su varie pagine YouTube e sul canale
Byoblu, che hanno avuto milioni di visualizzazioni, Montanari afferma, tra le
altre cose, che:
“Il coronavirus 19 è un virus nato in un laboratorio
cinese ed ha una capacità di indurre malattia tutto sommato abbastanza scarsa
però è molto infettivo cioè riesce a trasmettersi da individuo a individuo con
molta facilità pur non causando grossi problemi”.
“Non siamo di fronte a nessuna epidemia ed il virus arriva o per
errore o per una manipolazione, arriva da un laboratorio. È un virus
artificiale… questo virus che tutto sommato relativamente innocuo io posso
modificarlo e farlo diventare cattivo”
“Se questo coronavirus è così poco cattivo come mai
tutto questo cancan? Come mai tutto questo blocco del mondo? Come mai siamo
tutti i reclusi in casa? Come mai siamo costretti a non andare più a fare la
spesa se non facendo lunghe file uno alla volta nel supermercato? Ristoranti,
bar chiusi, teatri, cinema chiusi. Non si va più a lavorare, l’economia va a
scatafascio il motivo è semplicissimo: si bloccherà tutto il mondo con una
epidemia inesistente, per un patogeno fasullo. Lo si farà fino a che la gente non
ne potrà più e non ci metterà molto tempo e quando cercherà di ritornare o si
illuderà di ritornare alla sua vita normale, che non tornerà mai più, perlomeno
non nei prossimi anni, la gente sarà disposta ad accettare qualsiasi cosa”
“Quel
vaccino sarà una truffa colossale, una truffa multimiliardaria attraverso cui
potranno iniettare a chiunque qualunque cosa, noi non sappiamo che cosa
inietteranno perché non ci sono controlli, perché non ci sono sperimentazioni,
come non ci sono in nessun vaccino e non ci saranno neanche per questo perché è
tecnicamente impossibile. Quindi noi siamo semplicemente carne da macello, noi
siamo vittime di una truffa colossale e purtroppo medici, media e politici sono
tutti coinvolti”
“Ma questo del vaccino è proprio il motivo per cui si è inventata
questa epidemia che non esiste, che ce la si è inventata proprio per fare in
modo di poter somministrare un vaccino a 7 miliardi e mezzo di persone
rendendolo obbligatorio”
E ancora:
“La vitamina D è
indispensabile per proteggerci e indispensabile per il nostro sistema immunitario,
quindi stiamo in casa, umore pessimo, non riusciamo a metabolizzare la vitamina
D, quindi ci ammaliamo di più. Tutte queste idee prese da dei perfetti
incompetenti sono deleterie, peggiorano la situazione, bisognerebbe dire alla
gente: state fuori, state al sole, passeggiate, cercate di fare movimento,
cercate di stare sani, mangiate sano e invece no state chiusi in casa al buio
senza sole! Questi incompetenti non si rendono conto del male che fanno o forse
se ne rendono conto non lo so”
“Gli anziani (…) è bene che escano è bene che escano
che prendono il sole che stiano fuori che passeggino che si mantengano in
salute”
Alla luce di queste
affermazioni e di molte altre con stessi toni e contenuti, ampiamente diffuse
sui social e dal canale Byoblu, e visti anche l’appeal e la credibilità di cui
lo stesso Montanari gode per le sue tesi anti-vacciniste, il PTS chiede
all’Autorità Giudiziaria di accertare se
sussistano i presupposti di illeciti penali in questi video ed in particolare l’ipotesi di pubblicazione o diffusione
di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico
(Articolo 656 del Codice Penale).
La
voce di Montanari, oltre a generare confusione e disinformazione tra i
cittadini, andando nella direzione contraria a quella indicata dalle
Istituzioni sanitarie nazionali e internazionali, oltre ad essere priva di ogni
fondamento scientifico, può portare a comportamenti illegali e pericolosi da
parte dei cittadini, uscendo di casa o sottovalutando la pandemia.
Le
affermazioni di Montanari assumono ancora maggior gravità poiché si tratta di
un farmacologo e di un divulgatore scientifico considerato autorevole da parte
della popolazione.
Il
Patto Trasversale per la Scienza, ritiene ancora una volta, che, data la
tragicità del momento che stiamo vivendo, sia necessario proteggere i cittadini
da ogni informazione falsa, esagerata, tendenziosa o non scientificamente
provata, che possa spingerli a comportamenti pericolosi rispetto alla pandemia.
Ha detto il nostro
Presidente, Pier Luigi Lopalco: “Ce lo aspettavamo che i guru degli antivaccinisti si
sarebbero riciclati buttandosi a pesce su teorie complottiste legate alla
diffusione dell’epidemia di COVID19. La disinformazione, come per i vaccini,
anche in questo caso può fare vittime. Non ce lo possiamo permettere. Porteremo
avanti come PTS il nostro ruolo di vigilanza a tutela dei cittadini e della
buona informazione scientifica”.
che al 19.3.2020 aveva ottenuto 33.753 visualizzazioni ed oggi risulta rimosso
VIDEO DEL 14.3.2020 “Pandemia – I segreti che nessuno ti dirà mai” con il Dr. Stefano Montanari” dalla pagina YouTube intervistato da LEONARDO LEONE – https://www.youtube.com/watch?v=6smUtXl63n0(101.061 visualizzazioni)
VIDEO DEL 19.3.2020 DA BYOBLU: “Così diventeremo immunodepressi
per legge” Stefano Montanari: https://www.youtube.com/watch?v=tC84wONn1ZA
apparso su “Byoblu” il video blog di Claudio Messora, TV online free e a pagamento che raggiunge milioni di
visualizzazioni. (1.800.304
visualizzazioni)
Cliccando qui è possibile scaricare il testo integrale dell’esposto
Abbiamo inviato oggi una diffida legale alla Professoressa Maria Rita Gismondo per le gravi affermazioni ed esternazioni pubbliche sul coronavirus, volte a minimizzare la gravità della situazione e non basate su evidenze scientifiche.
L’Italia sta vivendo la più grave crisi dal dopoguerra a causa dell’emergenza coronavirus, che ha ucciso quasi 5.000 persone e portato le nostre strutture sanitarie in difficoltà, soprattutto nel Nord Italia. In questo momento tragico la responsabilità dei ricercatori, dei clinici e degli scienziati dovrebbe essere quella di informare con chiarezza e serietà la popolazione, senza allarmare e senza diffondere ipotesi o notizie non suffragate dai dati scientifici.
Il nostro Presidente Pier Luigi Lopalco, scrive: “La missione del PTS è chiara: difendere il cittadino dalla diffusione di atteggiamenti anti-scientifici e difendere l’onorabilità e la credibilità della comunità scientifica. Chi oggi, in una situazione di emergenza, indossa un camice e gode anche di una ribalta pubblica, deve riporre nelle sue dichiarazioni una estrema cautela. Ipotesi personali e ricostruzioni fantasiose non devono inquinare e confondere il dibattito pubblico. Mai come ora è importante che questo dibattito avvenga nell’ambito delle regole della scienza.”
Per questo, anche su sollecitazione dell’ambiente medico-scientifico italiano, abbiamo ritenuto necessario inviare alla Professoressa Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano una diffida, chiedendole di rettificare alcune sue affermazioni che possono indurre la popolazione a violare i precetti governativi, con nefaste ricadute in termini di salute pubblica, soprattutto perché provenienti da un medico con responsabilità istituzionali nella regione più colpita d’Italia.
Affermazioni
quali:
“È una follia questa emergenza, si è scambiata un’infezione appena
più seria di un’influenza per una pandemia letale” (23.2.2020);
“non voglio sminuire il coronavirus
ma la sua problematica rimane appena superiore all’influenza stagionale
(1.3.2020).
“tra poco il 60-70% della popolazione è positivo ma non dobbiamo
preoccuparci (13.3.2020).
“l’epidemia potrebbe esser
mutata, sta succedendo qualcosa di strano” (21.3.2020).
Rischiano di turbare l’ordine pubblico, come previsto dall’art. 656 del codice penale (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico), se non supportate da evidenze scientifiche.
Il PTS chiede alla Professoressa Gismondo di rettificare immediatamente le Sue argomentazioni che potrebbero aver indotto ad una minimizzazione del problema coronavirus, nonostante le robuste evidenze della drammaticità della situazione e la invita ad astenersi dal diffondere notizie se non supportate da evidenze scientifiche. (qui il testo della diffida).
Cerchiamo di spiegarvi il perché mostrandovi la storia di 2 città lombarde: Lodi e Bergamo.
Lodi, al primo emergere del focolaio, è stata subito messa sotto osservazione, isolati i comuni più colpiti e limitate anche le attività all’interno della provincia (24 febbraio). Da allora si osserva che i casi crescono in modo lineare.
Bergamo è invece stata “lasciata libera” fino al 9 marzo, quando è entrato in vigore il DPCM dell’8 marzo che ha trasformato l’intera Lombardia in zona rossa. In questa città si è assistito ad un aumento esponenziale dei casi, andamento che ha cominciato a modificarsi SOLO dopo 1 settimana dall’entrata in vigore delle norme restrittive.
Quindi? Quindi #restateacasa. Perché? Perché funziona ed è la cosa migliore che possiate fare: per voi stessi, per i vostri cari, per il sistema sanitario, per la ricerca. Chiaro?
– La lotta contro il SARS-CoV-2 prosegue ed è ben lungi dall’essere vinta, la vinceremo sulla distanza. Se ne stanno rendendo conto anche gli altri paesi europei che, seppur in ordine sparso, stanno giungendo alle medesime conclusioni, ed azioni, cui è giunto il nostro Paese. L’unione fa (e dà) la forza. Aiutateci a sensibilizzare anche le vostre reti di contatti all’estero.
Abbiamo preparato un’infografica in diverse lingue: usatela! La trovate qui: http://www.biotecnologi.org/blog/ se non la trovate nella lingua che vi serve, facciamola assieme, è importante!
– Nonostante il gran rumore di fondo, la terapia ancora non c’è (l’ultimo dei rumors in ordine di tempo è un messaggio whatsapp attribuito al Prof. Pascale del Galeazzi che ha già smentito con decisione https://www.facebook.com/istituto.ortopedico.galeazzi/) L’invito è, come già detto, di non alimentare la diffusione non solo del virus, ma anche di notizie non verificate che possono creare false aspettative o allarmismo ingiustificato. La ricerca e la sperimentazione stanno procedendo a pieno regime non solo in Italia, in tutto il mondo, ma hanno bisogno di tempo. Più tempo riusciamo a guadagnare e più vite salviamo. Come? #restaacasa. Semplice no?
… perché ne abbiamo decisamente bisogno. Allora ve ne do alcune, piccole e grandi, per tirarci su il morale almeno un po’.
di Guido Silvestri
1. Oggi è uscito online il nostro ultimo paper su Nature Medicine, rivista scientifica di grande prestigio. Il titolo del lavoro è “CTLA-4 and PD-1 dual blockade induces SIV reactivation without control of rebound after antiretroviral therapy interruption” ed il senior author è il mio ex-allievo, ora in cattedra anche lui alla Emory, il professor Mirko Paiardini da Urbania. E’ un altro studio che aumenta le nostre chance di arrivare presto ad un cura per l’AIDS – il che è importante visto che anche oggi, nel silenzio generale, HIV ha ucciso circa 2.000 persone nel mondo, soprattutto in Africa.
2. Il publisher cinese BEIJING FONGHONG BOOKS, della Phoenix Publishing and Media group, che è una delle dieci case editrici più grandi del mondo, ha ufficialmente acquistato i diritti del mio libro “IL VIRUS BUONO”, che verrà tradotto in cinese standard con pubblicazione entro 18 mesi. Sulla scorta di quanto fatto da Roberto Burioni con il suo libro “Virus: La Grande Sfida”, ho deciso di donare le royalties alla Associazione “CARLO URBANI”, che sostiene la ricerca scientifica biomedica in Italia in memoria del nostro grande collega e conterraneo, morto di SARS nel 2003 a soli 46 anni.
3. Sul fronte COVID-19, il “MURO di ATLANTA” per ora sta reggendo, anche se è solo l’inizio dell’inizio. Siamo ancora fermi ad un morto, ed il numero dei casi aumenta senza avere per ora i connotati di uno “tsunami” (21 casi il 12 marzo, 42 casi il 13 marzo, 66 casi il 14 marzo, 99 casi il 15 marzo, e 121 casi il 16 marzo). Questo andamento relativamente lento ci da tempo – almeno così speriamo – di prepararci agli inevitabili grandi numeri che ci aspettano nei prossimi giorni. A questo proposito ringrazio i colleghi italiani che mi stanno dando informazioni utili a gestire questa grave situazione.
4. Sul fronte italiano, in cui la lotta rimane durissima, ieri ci sono stati meno morti e meno nuovi casi del giorno precedente, e questo è un piccolo, magari piccolissimo segnale di miglioramento. In questo senso i numeri di domani e dopodomani saranno importantissimi, e spero davvero vivamente che continuino ad andare in quella direzione. Ricordiamoci di ringraziare sempre i grandi professionisti della sanità italiana che stanno lavorando in modo straordinario per limitare i danni di questa pandemia.
5. Sul fronte CIALTRONI, è stato bello vedere come il collega Matteo Bassetti, ordinario di Malattie Infettive a Genova e socio del Patto Trasversale per la Scienza – PTS, abbia immediatamente diffidato Vittorio Sgarbi dall’usare il suo nome quando espone le sue bizzarre teorie sul Coronavirus. Ancora più bello è stato vedere quante persone abbiamo accolto con entusiasmo l’idea di “sfruttare” la pandemia di COVID-19 per far partire un GRANDE RINASCIMENTO SCIENTIFICO dell’Italia, che è il paese di Leonardo e Galileo, Fermi e Marconi, Galvani, Spallanzani, Golgi e mille altri.
6. Dirette Facebook: non siamo riusciti a risolvere il problema, ma stiamo lanciando un canale Youtube da cui dovremmo presto essere in grado di fare dirette. Stay tuned! (le dirette saranno disponibili anche sul nostro sito a seguente indirizzo https://www.pattoperlascienza.it/patto-in-diretta/ ndr.)
Il Prof. Matteo Bassetti, Professore
Ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Genova, Direttore
della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino, nostro
socio e coordinatore del gruppo Vaccini del PTS, ha diffidato oggi Vittorio
Sgarbi dal nominarlo, attribuendogli tesi ed argomenti mai pronunciati e sui
quali Sgarbi avrebbe fondato le sue esternazioni sul coronavirus.
Ieri il PTS aveva presentato un espostopenale contro Vittorio Sgarbi per le gravi
affermazioni, fatte
nel video del 9 marzo scorso pubblicato sul profilo Facebook (ora
cancellato per violazioni delle policy del social) e sul suo canale YouTube, sulla
diffusione del virus SARS-CoV-2 e della malattia Covid-19, in cui manifestava
dubbi sulla pericolosità del virus, condivideva notizie false rispetto alla prevenzione e ridicolizzava
le misure di contenimento adottate dal Governo,
spingendo le persone ad uscire di casa e recarsi a Codogno.
A seguito della
presentazione dell’esposto, Sgarbi ha affermato sui media che le sue
esternazioni si sarebbero ispiratea posizioni
assunte da virologi ed epidemiologi, tra i qualiappunto anche il Prof. Matteo Bassetti e ha
pesantemente attaccato il PTS affermando che “per questa strategia della tensione si inventano associazioni
inesistenti e farlocche, che approfittano della paura e della intimidazione,
come il sedicente ”Patto trasversale per la scienza”, che non ha niente a che
fare con la scienza e che è espressione di una prepotenza che approfitta della
paura dei cittadini e la propaga”.
Bassetti reputa
queste esternazioni estremamente gravinon solo perché direttamente coinvolto come supposto ispiratore
di affermazioni che non condivide e che mai ha proferito, ma anche perché
contesta fermamente ogni commento sulla nostra Associazione, della quale condivide
appieno l’azione, le finalità, riconoscendo le alte professionalità
scientifiche e mediche di coloro che ne fanno parte, visto che ne è socio e
coordinatore di gruppo.
Bassetti è impegnato in prima lineanella battaglia che il nostro Servizio Sanitario Nazionale sta
conducendo per impedire la diffusione del virus e soprattutto per salvare le
vite di coloro che si ammalano di Covid-19 e condivide pienamente i
provvedimenti governativi volti a ridurre al minimo ogni contatto tra i
cittadini nell’ottica di ridurre la diffusione del contagio.
Infine, Bassetti contesta ogni possibile minimizzazione dei rischi per la salute dei singoli e dell’intera collettività derivanti da tale pandemia evidenziando che la realtà clinica vissuta anche solo un mese fa si è oggi profondamente modificata ed è dovere di tutti tenerne conto.
Dice
Matteo Bassetti: “La
situazione epidemiologica attuale è profondamente diversa rispetto a poche
settimane fa. Ciò che poteva essere vero allora, non lo è oggi. Ho sempre
sostenuto che questa è una infezione con una bassa letalità complessiva
(vedremo il numero dei contagi alla fine molto simile alla influenza pandemica
(H1N1 2009), ma con una maggiore contagiosità. E’ quindi evidente che sono
benvenute tutte le misure preventive, atte al contenimento e alla mitigazione
degli effetti. Io e le persone con cui lavoro siamo in trincea ogni
giorno per cercare di salvare delle vite perché oggi il dovere di ognuno di
noi, per quello che può e sa, è dare il massimo per salvare le vite e invitare
le persone a rimanere a casa il più possibile o ad adeguata distanza dagli
altri”
Alla luce di tutto ciò Bassetti ha dunque inviato
a Sgarbi, per mezzo del suo avvocato Corrado Canafoglia, una diffida a voler
rettificare pubblicamente e sui media entro un giorno ogni Suo
riferimento a Bassetti stesso, attribuendo al medesimo tesi e argomenti dallo
stesso mai pronunciati e sui quali Sgarbi avrebbe fondato le Sue citate
esternazioni, precisando che semmai trattasi di un errore interpretativo delle
posizioni dello stesso Bassetti. In assenza di tale rettifica il Prof.
Bassetti si riserva di agire giudizialmente a tutela della propria onorabilità
professionale.
Oggi, 14 marzo, abbiamo presentato un esposto penale contro Vittorio Sgarbi per le gravi affermazioni, fatte nel video del 9 marzo scorso pubblicato sul profilo Facebook (ora cancellato) e sul suo canale YouTube, sulla diffusione del virus SARS-CoV-2 e della malattia Covid-19.
Nel video Sgarbi ha manifestando dubbi sulla pericolosità del virus e sulle modalità di diffusione del contagio, diffuso notizie false rispetto alla prevenzione e ridicolizzato le misure di contenimento adottate dal Governo, queste le sue parole:
“Ma chi di voi sta male veramente sui milioni che siamo in Italia… quei poveretti che prendono la polmonite stavano male, sarebbero stati male comunque anche senza coronavirus del cazzo, il quale attende solo un po’ di caldo per morire perché è talmente potente che a 26 gradi muore. Tu bevi un tè caldo ed è già morto. ma che cazzo di virus è? ma qual è questa peste? ma perché dobbiamo convincere gli italiani che la loro vita è cambiata? non escono di casa, non vanno al cinema.
Io vorrei dirvi io giro ovunque. Le uniche zone che mi attraggono sono le zone rosse. Io vorrei andare a Vo’, a Codogno, Bergamo, Lodi.” E ancora: “Fra 15 giorni sarà finito tutto, tutto. Però intanto ci hanno spiegato che dobbiamo essere prudenti, fermi così come dei coglioni chiusi in casa a letto. Bene se siete a letto, se siete a letto, alzatevi! alzatevi! andate in giro! andate a Codogno! andate a vedere!.”
Abbiamo chiesto all’Autorità Giudiziaria di accertare se sussistano nei video di
Sgarbi i seguenti illeciti:
Pubblicazione o diffusione di notizie
false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico (Art. 656 c.p.)
Istigazione a disobbedire alle leggi (art. 415 c.p.)
Istigazione a delinquere (art.
414 c.p.)
E ha
inoltre richiesto, se l’Autorità Giudiziaria ravvisasse la
sussistenza degli illeciti, di adottare ogni
provvedimento volto ad oscurare o a sequestrare il sito web ed il canale YouTube
di Vittorio Sgarbi
Il contenuto del video – ma anche degli altri
pubblicati da Sgarbi sul suo profilo Facebook – non può infatti essere
derubricato a mera iperbole provocatoria,
o una semplice espressione del libero pensiero tutelato dall’art. 21 della
Costituzione Italiana, posto che la libertà di espressione incontra dei
limiti nella legge laddove costituiscano illecito civile o penale.
Né tali espressioni sono riconducibili all’art. 68/1 della Costituzione (I membri del Parlamento non possono essere
chiamati a rispondere per le opinioni espresse o i voti dati nell’esercizio
delle loro funzioni), posto che tale video non rappresenta alcun esercizio
delle funzioni di parlamentare.
Disconoscere la tragedia che si
consuma oggi negli Ospedali italiani, la pericolosità della malattia e il
problema della diffusione del contagio esortando gli italiani a violare
provvedimenti governativi non rientra nelle facoltà di un Parlamentare e tali
affermazioni travalicano ogni confine dell’esercizio delle funzioni
parlamentari.
Il video
in questione ha assunto peraltro una dimensione “virale:
Sulla pagina Facebook di Vittorio Sgarbi che ha 1.990.359 follower ha ricevuto 48.210 like e 40.867 condivisioni. Raggiungendo probabilmente molti milioni di cittadini
Pier Luigi Lopalco, nostro Presidente e Responsabile del Coordinamento Regione Puglia emergenze epidemiologiche:“A prescindere dai risvolti giudiziari, chi in questo momento ha a disposizione una platea importante di pubblico in qualità di influencer ha anche doveri e obblighi morali di responsabilità nei confronti del Paese. È da irresponsabili diffondere proclami che incitino ad abbassare la guardia verso un’infezione così pericolosa”
Enrico Bucci, Giuseppe De Nicolao, Enzo Marinari e Giorgio Parisi hanno preparato un piccolo documento di analisi della situazione epidemica italiana al 12 marzo 2020.
Questa volta, ci siamo occupati di esaminare separatamente l’andamento degli ultimi giorni nelle diverse regioni, per ricavare principalmente due parametri:
Lo stato di avanzamento dei focolai epidemici, regione per regione, espresso come “ritardo” in giorni rispetto alla Lombardia;
Il tempo di raddoppiamento, sia complessivo che regionale, per scoprire eventuali variazioni
Entrambi i parametri sono interessanti; il dato più rilevante, tuttavia, appare quello di un primo rallentamento dei tempi di raddoppio (il numero di giorni in cui si raddoppiano ricoverati, ricoverati in terapia intensiva e morti), con effetti più accentuati in quelle regioni in cui l’epidemia è in fase più iniziale (come previsto in caso di applicazione di distanziamento sociale).
E’ presto per affermare che questo sia un effetto delle misure draconiane imposte dal governo; questo appare piuttosto un risultato compatibile con l’inizio della presa di coscienza da parte della popolazione, che almeno in parte ha iniziato ad applicare misure di buon senso ben prima dell’intervento governativo.
Dopo anni di mancati investimenti pubblici e di competenze lasciate morire, la ricerca pubblica italiana dedicata alle infezioni virali emergenti si è trovata inchiodata. Come è stato possibile? Quali insegnamenti trarre in vista di probabili epidemie future? Intervista a Guido Poli, professore ordinario di Patologia generale all’Università San Raffaele di Milano
Dal gennaio 2016 Guido Poli è professore ordinario di Patologia generale all’Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
“In tempo ‘di pace’, quando eravamo lontani dall’emergenza epidemica attuale, non siamo stati in grado di prepararci al nuovo virus che causa la grave malattia respiratoria definita COVID-19 (coronavirus disease-2019) per poter attivare rapidamente strumenti fondamentali, dai laboratori di ricerca alle terapie intensive, in modo coordinato sul territorio nazionale. La speranza è che una volta fuori dall’emergenza potremo imparare la lezione in previsione di possibili, forse probabili, epidemie future”.
Guido Poli è professore ordinario di Patologia generale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Diciassette anni fa, con la dottoressa Elisa Vicenzi, sua moglie, oggi a capo dell’unità di Patogenesi Virale e Biosicurezza dell’Istituto Scientifico San Raffaele, isolò e sequenziò il virus della patologia virale SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome). “Fu il secondo ‘isolato europeo’ di Coronavirus della SARS (ceppo HSR1)”, ricorda Poli, orgoglioso di quel risultato “che ci permise di fare ottima ricerca fino al 2008, quando i finanziamenti terminarono, perché l’emergenza era finita”. Oggi, nel pieno della fase epidemica da COVID-19, descrive il “punto zero” al quale si ritrova inchiodata la ricerca pubblica italiana dedicata alle infezioni virali emergenti.
Professor Poli, partiamo dall’emergenza. GP – Come dimostrano i dati forniti quotidianamente dalle istituzioni e ben illustrati su scala globale dalla Johns Hopkins University siamo molto lontani dal vedere una flessione nel numero di casi nel nostro Paese, la fase è ancora espansiva (9.172 casi e 463 decessi al 9 marzo 2020, ndr). Detto questo ci sono ancora troppe variabili che non conosciamo. Il virus è relativamente nuovo, simile, ma non uguale al virus della SARS, e abbiamo bisogno di tempo per conoscerlo meglio, dobbiamo allestire rapidamente programmi di ricerca.
Parliamo della ricerca. Dove siamo? GP – Al punto zero, o poco più in là. L’epidemia ha colto tutti di sorpresa, nessuno fino alla metà del mese di gennaio di quest’anno poteva prevedere che si fosse dinanzi ad una nuova, grave malattia infettiva epidemica (probabilmente pandemica) quale quella in corso. In Italia il “paziente 1” di Codogno è diventato noto solo il 21 febbraio; fino al giorno prima c’erano solo i tre casi ricoverati allo Spallanzani di Roma, la situazione era tranquilla e, apparentemente, sotto controllo. Non c’è stato quindi il tempo materiale per pensare o preventivare un programma ad hoc di ricerca. Riconosciuto questo dato di fatto, condivido però quanto detto dal professor Pierluigi Lopalco (epidemiologo dell’Università di Siena, ndr): la Cina ci ha regalato un mese di tempo per organizzarci, purtroppo non l’abbiamo utilizzato bene.
Misure inefficaci a parte, il ritardo italiano nel campo della ricerca era superiore a un mese. GP – Già: in questi anni è mancato un vero investimento pubblico, cioè non finanziato da multinazionali, nel campo della ricerca in ambito virologico. È stato ritenuto un ambito non così importante per la salute nazionale. Molti miei colleghi e amici dello storico Programma nazionale contro l’AIDS (1990-2010) negli anni hanno così cambiato tema di ricerca o l’hanno abbandonata definitivamente; anche io stavo per appendere un cartello alla porta con scritto “Chiuso per cessata attività”. A restituirmi ossigeno è stato un Progetto triennale di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN2017, erogato a fine 2019) sulle conseguenze dell’interruzione della terapia antiretrovirale in pazienti HIV+.
Che tipo di spiegazione si è dato di questo disimpegno? GP – Che noi, o meglio, la nostra nazione e la classe politica in generale -con poche eccezioni- non ritiene che la ricerca scientifica sia una componente strategica dello sviluppo della nostra società. In particolare, la ricerca virologica negli anni è stata data in via di estinzione, o un filone considerato a perdere o di nicchia, mentre le uniche “urgenze” percepite come rilevanti sono state considerate il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete e poche altre. Tra l’altro, sono proprio i pazienti con patologie cardio-vascolari importanti e il diabete le persone più a rischio di gravi complicanze fino al decesso in caso di Covid-19 a sottolineare come sia sbagliato ragionare sulle malattie come fossero compartimenti stagni. Ecco perché oggi stiamo riscoprendo la ruota, per così dire, per rispondere alla nuova epidemia.
Calendario alla mano a quando risale l’ultimo significativo programma di ricerca pubblico? GP – Come ricordato, l’ultimo programma nazionale contro l’AIDS è del 2009-2010, gli spiccioli sono terminati nel 2013. Si trattava di 9-10 milioni di euro spalmati su tre anni che però alimentavano un centinaio di laboratori producendo ottima ricerca e mettendoli in grado di competere e spesso vincere altri finanziamenti, per esempio a livello europeo. Insomma, massima resa per un investimento veramente minimo: capisce che per un Paese che si ritiene avanzato tutto questo è inconcepibile e inaccettabile.
Ha più volte ribadito che non si tratta “soltanto” di una questione di denaro. GP – Confermo. È ciò che produce la mancanza di finanziamenti il problema: ho 63 anni e dico senza timore di smentita che se non sostieni più una certa area di ricerca, lasciando morire competenze e laboratori, è difficile poi pensare di ricostruire una risposta efficace per fronteggiare emergenze quali quella in atto perché i nostri giovani, molto spesso precari, si sposteranno, come hanno fatto in questi ultimi anni, su altri filoni più finanziati o abbandoneranno la ricerca per professioni più sicure. Prima dell’iniezione di finanziamenti, o contestualmente a ciò, è fondamentale e necessario un cambio di mentalità da parte di chi ci governa sia a livello nazionale che locale.
Come vi state organizzando per la ricerca sul virus? GP – Nel nostro istituto scientifico e universitario abbiamo dovuto riattivare alcuni “circuiti” a livello interno per rimetterci in gioco: abbiamo cioè dovuto superare un’inerzia causata dalla situazione descritta sopra. Penso in particolare all’autorizzazione dei laboratori per poter lavorare con questo patogeno altamente infettante, nel rispetto delle clausole di sicurezza imposte dalle strutture pubbliche come le Agenzie di tutela della salute (Ats). Questo iter richiede tempo e non potresti permetterti tempi lunghi per rispondere a un’epidemia che raddoppia ogni 2,5 giorni. Sul fronte diagnostico e, in prospettiva, di ricerca abbiamo riattivato la collaborazione con il professor Massimo Clementi, Ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele nonché direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia, con cui avevamo collaborato proficuamente ai tempi della SARS e responsabile dell’unico laboratorio di bio-sicurezza di livello 3 (BSL-3) attivo nella nostra istituzione, almeno per il momento.
Sarebbe in arrivo un programma nazionale di ricerca… GP – Speriamo fortemente che questo avvenga in tempi rapidi e abbia le caratteristiche generali d’inclusività che hanno caratterizzato il già citato Programma nazionale contro l’AIDS soprattutto nei suoi primi anni, perché abbiamo la necessità che le migliori competenze del Paese diano un contributo per rispondere a quest’epidemia. Nel frattempo, stiamo finalizzando in questi giorni i dettagli di un progetto di ricerca coordinato dal professor Alberto Mantovani della Humanitas University che coinvolge anche lo Spallanzani di Roma finanziato generosamente da una donazione di Dolce&Gabbana per capire se molecole immunitarie solubili che evolutivamente hanno preceduto la comparsa degli anticorpi possano avere un ruolo terapeutico o diagnostico in questa nuova epidemia e potenzialmente in altre simili; ricordiamo che il “cugino” del virus della Covid- 17 e della SARS, che causa la MERS, malattia mortale nel 34% dei casi, ancora si diffonde seppur in modo molto meno contagioso, in Arabia Saudita e regioni limitrofe.
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