Univax Day a Udine

21 febbraio 2020 – Il Patto Trasversale per la Scienza è presente

Nuova edizione di Univax day a Udine, 400 studenti delle scuole superiori in aula per imparare il valore della scienza. La giornata istituita dalla Società Italiana di Immunologia e dedicata all’approfondimento del tema vaccini, ha riunito ragazzi e insegnanti nell’aula magna di Via Tomadini per non dimenticare l’importanza della pratica vaccinale, e per infondere maggiore conoscenza e consapevolezza sull’argomento: “Sono le nostre armi bianche per vincere la deriva antiscientifica e le sciagurate fake news che gli antivaccinisti diffondono per dissuaderci all’utilizzo di questi farmaci – ha ricordato la giornalista Maria Santoro, socia fondatrice del Patto Trasversale per la Scienza e moderatrice dell’evento, con il vice presidente prof. Andrea Cossarizza – i vaccini ci proteggono contro le aggressioni di virus e agenti patogeni, migliorando il profilo di salute della nostra società.

Se oggi avessimo a disposizione il vaccino per il coronavirus tutti saremmo in fila per assicurarcene una dose, perché alla fine i virus fanno paura e per debellarli possiamo contare soltanto sulla scienza vera e sugli scienziati”.

Purtroppo la disinformazione in Italia assume proporzioni sempre più preoccupanti. Chi cerca notizie lo fa utilizzando i social media: “Fondamentale per l’università e per noi scienziati, l’educazione dei ragazzi, affinché possano prendere immediatamente le distanze dai ciarlatani – dichiara il prof. Carlo Pucillo Ordinario di Patologia Generale e Immunologia all’Università degli Studi Udine – è bene ascoltino autorevoli relatori e possano capire quanto e come i vaccini abbiano cambiato le sorti dell’umanità”.

La professoressa Barbara Frossi, immunologa dell’Università degli Studi di Udine, ha illustrato la nascita dei vaccini e il ruolo determinante di questo presidio per aiutare il nostro sistema immunitario a difenderci, mentre il prof. Marco De Carli, dirigente medico di allergologia e immunologia clinica all’Azienda Sanitaria Universitaria di Udine, ha dedicato il suo intervento alle principali falsità che hanno minato e ancora insidiano l’attendibilità dei vaccini: “Dobbiamo fugare ogni dubbio sugli effetti avversi della vaccinazione e cancellare una volta per tutte la correlazione del vaccino MPR e autismo – ha dichiarato – additando il suo colpevole, Andrew Wakefield, medico radiato dall’Ordine per le sue pericolose frodi scientifiche”.

All’incontro ha partecipato anche Andrea Gressani ,Vice Presidente AIP (Associazione Immunodeficienze Primitive) e membro italiano del Board IPOPI, la Federazione Internazionale dei pazienti affetti da Immunodeficienze: “Oggi sono qui assieme ai genitori di una bambina con immunodeficienza primitiva che non può vaccinarsi, come me – afferma – fatelo voi che ne avete la possibilità, affinché l’immunità di gregge garantisca anche la nostra salute”.

Agli studenti è stato chiesto di scrivere durante gli interventi dei relatori delle domande per chiarire ogni ulteriore dubbio sull’argomento: “Siete ragazzi intelligenti e un giorno il futuro sarà vostro. Potete decidere se viverlo grazie alle conoscenze scientifiche oppure sconfessare la storia della scienza e diventare nuovi portabandiera dei ciarlatani – ha concluso Maria Santoro – in quel caso scuola e università non vi servirebbero a nulla. Ma sono certa siate tutti intelligenti e dopo queste ore assieme abbiate già preso la decisione giusta. Vaccinatevi”.

La Posizione PTS su COVID19


Il PTS vuole fornire un’informazione il più possibile aderente alle evidenze scientifiche emerse in questi giorni formulando una posizione relativa alla recente diffusione della infezione da nuovo coronavirus, chiamata COVID19.

Questo è stato possibile grazie al lavoro congiunto del prof. Pier Luigi Lopalco (ordinario di Igiene e presidente PTS), del prof. Matteo Bassetti (ordinario Clinica Malattie Infettive e coordinatore Gruppo Vaccini PTS), del prof. Guido Silvestri, del dott. Stefano Zona (medico infettivologo, IoVaccino) e del dott. Stefano Prandoni (pediatra, L’influenza questa sconosciuta)

 1. L’epidemia causata dal nuovo coronavirus, battezzato SARS-CoV-2, è in continuo divenire e così anche le nostre conoscenze in proposito.

 2. Al momento, i dati ufficiali ci inducono a considerare una letalità della COVID19 significativamente inferiore ad infezioni da altri Coronavirus (SARS e MERS).

 3. Il ritmo di crescita, un indice che si chiama R0 e ci dice quante persone possono essere contagiate da un soggetto infetto, è confrontabile con quello di altri virus, come quello influenzale pandemico”

 4.     In questa situazione, riteniamo oltremodo corretto, da parte delle istituzioni sanitarie nazionali e sovranazionali, l’aver messo in atto ogni possibile strategia per la precoce identificazione dei pazienti infetti e il contenimento dell’epidemia. Infatti, indipendentemente dal tasso di letalità, è importante evitare che il nuovo Coronavirus diventi endemico a livello planetario. Occorre tuttavia notare come sarebbe più appropriato un atteggiamento continentale più in sintonia tra i diversi stati europei.

 5.     Il livello elevato di attenzione da parte delle autorità sanitarie non giustifica, tuttavia, l’allarmismo nella popolazione italiana che si è registrato negli ultimi giorni. È invece importante sfruttare questo momento mediatico per istruire la popolazione generale su alcune buone pratiche di igiene che sappiamo già ora essere utili per prevenire la trasmissione di moltissimi patogeni, tra cui anche il SARS-CoV-2:

·   lavaggio delle mani con acqua e sapone o con gel di soluzione alcolica, da eseguire più volte al giorno, soprattutto prima di mangiare o di toccarsi naso, bocca e occhi;

·   utilizzo di fazzoletti monouso per coprire bocca e naso quando si tossisce o si starnutisce, gettando immediatamente nel pattume il fazzoletto; in alternativa, coprire bocca e naso con l’incavo del braccio;

·   areare spesso i locali chiusi.

Poiché, come dicevamo, le informazioni e i dati sono in continuo aggiornamento, si invitano i cittadini a non cadere nella trappola della disinformazione e a consultare fonti accreditate. Qui di seguito un elenco di siti istituzionali:

Scienza: tra mito, realtà e fake news

Nel novembre scorso la Federazione Nazionale Infermieri (FNOPI), che raccoglie oltre 450.000 infermieri di tutta Italia, ha aderito al Patto Trasversale per la Scienza tramite la presidente Barbara Mangiacavalli – https://bit.ly/3bG0Ewx

Il prof. Guido Silvestri è stato intervistato da Danilo Di Lorenzo per la rivista FNOPI – https://bit.ly/31YSH10

A seguire l’intervista:

Professore, abbiamo appreso da alcuni articoli pubblicati sulla prestigiosa rivista “Nature” della scoperta fatta dal team di ricercatori da lei guidato e che aprirà una nuova era nella lotta all’HIV. Può spiegarci meglio di cosa si tratta e quali saranno i prossimi passi della ricerca?

“Sono due articoli in cui descriviamo la scoperta di nuovi metodi per costringere il virus HIV ad uscire allo scoperto, cioè dalla fase di latenza. Oggi un soggetto con infezione da HIV trattato con farmaci antiretrovirali (ART) non puo’ dirsi “guarito” perché il virus torna a replicarsi non appena i farmaci vengono interrotti. Questa persistenza è dovuta a cellule con infezione latente che persistono nonostante le terapie (il cosiddetto reservoir). Si tratta di conoscenze importanti perché aumentano la nostra abilità di far emergere il virus dalla latenza, il che è un presupposto fondamentale per guarire l’AIDS. Fatto questo, l’obiettivo finale è di eliminare le cellule con virus riattivato usando meccanismi immunitari come anticorpi e cellule killer, una cosa non facile ma certamente possibile.

Insomma, un messaggio di cauto ottimismo per le persone HIV positive.”Lei è considerato tra i massimi esperti a livello mondiale nello studio dell’infezione da HIV. Siamo nel 2020, quali sono le stime del fenomeno e quale trend ha presentato negli ultimi anni in termini di mortalità ed incidenza?

“Mortalità ed incidenza dell’infezione sono in lieve ma costante calo, anche se rimane tantissimo da fare. Basti pensare che si parla cosi tanto del nuovo Coronavirus, eppure questa epidemia finora (al 10 febbraio) ha fatto circa 900 morti, cioè quanti ne fa HIV ogni 8 ore, ma da oltre 30 anni.”In queste ultime settimane il dibattito mediatico è focalizzato sull’epidemia causata dal Coronavirus.

In Europa l’allarme è reale oppure si tratta di allarmismo infondato?

“Innanzitutto diciamo che in situazioni come queste dobbiamo sentirci fortunati di avere la scienza moderna a nostra disposizione, perché è la scienza che ci ha permesso di identificare il virus nel giro di pochi giorni e che ci permette sia di monitorare l’epidemia che di studiare il comportamento del virus in grande dettaglio (i.e., sviluppo di mutazioni genetiche, etc) in modo tale da ottimizzare al più presto diagnosi e terapia dell’infezione. Poi naturalmente quando si ha a che fare con un nuovo virus bisogna prepararsi allo scenario peggiore e mettere in atto tutte le misure epidemiologiche per evitare nuovi contagi. Per questo credo sia importante prendere tutti i dovuti provvedimenti dal punto di vista medico ed epidemiologico, però controllando gli allarmismi, ed evitando reazioni di panico generalizzate.” Sull’origine di questa epidemia ne abbiamo lette di ogni tipo ed i complottisti sul web hanno dato spazio alle loro teorie, se cosi possiamo definirle: Armi batteriologiche, virus creato in laboratorio. Mark Twain sosteneva che “ Una bugia fa in tempo a fare mezzo il giro del mondo prima che la verità riesca a mettersi le scarpe”, allora cerchiamo di bruciare i tempi.

Professore dove sta la verità sull’origine di questa infezione?

“E’ un virus passato all’uomo dai pipistrelli. L’ipotesi di un virus “creato” in laboratorio è una fesseria galattica. Tra l’altro, se si volesse fare la guerra virologica ci sono tanti altri virus molto più pericolosi di 2019-nCoV…”I ricercatori dello Spallanzani sono riusciti ad isolare il DNA virale, nonostante la ricerca in Italia non sia finanziata a sufficienza ed i ricercatori lavorino spesso in condizioni di precarietà.

Quale consiglio si sente di dare alla nostra classe politica ed ai ricercatori?

“Di investire sulla scienza e di proteggerla sia dalle interferenze della politica che dalle fandonie dei ciarlatani. Bisogna costantemente ricordare al pubblico ed ai politici cosa facciamo e perché lo facciamo. La nostra missione è quella di aumentare le conoscenze per poter lenire le sofferenze dell’umanità e dare un futuro migliore e più sano ai nostri figli.”

Vaccini, obbligo o raccomandazioni? Qual è secondo lei la strada giusta da seguire?

“Discorso complesso. Obbligo e raccomandazione hanno pro e contro, e forse sono misure che di volta in volta si adattano meglio a specifiche situazioni. L’approccio basato sulla raccomandazione funziona benissimo nei paesi del Nord Europa, dove l’obbligo vaccinale non esiste e le coperture sono altissime. Ma forse in Italia c’era bisogno di una “spinta” in più…”

Tra le notizie circolate sui media e non supportate da evidenze scientifiche possiamo annoverare senz’altro la correlazione tra vaccinazioni e autismo. Da dove nasce questa fake news?

“Da un articolaccio fraudolento di un ex-medico inglese che voleva speculare su questa falsa correlazione per vendere una sua “cura” contro il morbillo. L’articolo fu poi ritrattato dalla rivista e il medico radiato dall’ordine. Purtroppo è una leggenda nera dura da estirpare.”

Nell’immaginario collettivo i virus vengono ritenuti dei nemici subdoli e pericolosi, eppure lei ha intitolato il suo ultimo libro “Il virus buono”. Come ce lo spiega? Può farci qualche esempio di virus “amico” dell’uomo?

“Il titolo un po’ provocatorio (“Il virus buono”, editore Rizzoli, ndr) nasce dalla osservazione che la maggior parte dei virus che vivono nel nostro ambiente e perfino nel nostro corpo non causano alcuna malattia. Sono virus che nel corso del tempo si sono adattati a convivere con l’organismo umano. La cosa più interessante è che in alcuni casi questi virus sono addirittura utili alla nostra esistenza. L’esempio più eclatante è quello di alcuni retrovirus endogeni che sono necessari per la funzione di organi come la placenta, che è assolutamente necessaria per lo sviluppo del feto nell’utero materno.”

Professore lei è, insieme al Prof. Burioni, il promotore del “Patto trasversale per la scienza”. Qual è la finalità principale di questa lodevole iniziativa?

“L’obiettivo principale del Patto Trasversale per la Scienza (PTS) è portare le evidenze scientifiche alla base delle scelte legislative e di governo di tutti i partiti politici, trasversalmente. L’associazione si propone anche di essere un mezzo operativo e una cassa di risonanza per tutti i cittadini che vogliono combattere bufale e fake news in ambito medico-scientifico, così come i ciarlatani e gli pseudomedici. Tutto questo per promuovere la cultura della scienza e il metodo scientifico attraverso programmi formativi e divulgativi in ambito scolastico, sanitario e mediatico.”

“UN ATTACCO ALLA SCIENZA”

Le parole non sono nostre ma rappresentano perfettamente il pensiero della nostra Associazione. Le parole sono di Elena Cattaneo, scienziata e senatrice a vita che così commenta la decisione del Consiglio di Stato, resa nota ieri, di sospendere l’autorizzazione alla fase sperimentale su macachi del progetto di ricerca europeo “LightUp” guidato dai professori Marco Tamietto e Luca Bonini delle Università di Torino e Parma – https://bit.ly/2RQyGW5“Un vero e proprio attacco alla scienza e agli scienziati che negli scorsi mesi sono stati minacciati di morte a causa dei loro studi. Nell’ordinanza che contraddice quanto stabilito dal Tar del Lazio lo scorso novembre si inverte l’onere della prova, pretendendo che sia il Ministero della Salute a dover dimostrare l’inesistenza di metodi alternativi alla sperimentazione su animali. Stupisce come il Consiglio di Stato non offra alcuna argomentazione a sostegno della decisione di ribaltare la decisione del Tar. I giudici disconoscono la premessa nota di tutta la vicenda. Come sa, o dovrebbe sapere, chiunque si occupi o si trovi a decidere di delicati temi di ricerca, è la stessa direttiva europea sulla sperimentazione animale a prevedere che né l’Erc (Consiglio europeo della Ricerca), né il Ministero della Salute, né le rispettive Università possano autorizzare un progetto in tal senso, se esistono metodi alternativi che la scienza ha certificato come altrettanto validi. In altre parole, è già obbligo di legge che i progetti debbano includere la prova dell’assenza di alternative alla sperimentazione animale: vengono giudicati anche su questo. Di fronte a decisioni del genere, che – seppur provvisorie – ostacolano e bloccano la nostra ricerca, non può stupire che tanti ottimi studiosi italiani scelgano di fuggire dall’Italia, portando i loro progetti di eccellenza, e i relativi finanziamenti ottenuti vincendo la competizione al vertice della ricerca europea, in Paesi le cui istituzioni sostengono la scienza non con dichiarazioni retoriche sulla ‘fuga dei cervelli’, ma applicando le normative vigenti senza ulteriori restrizioni e divieti”.

QUANDO I MAGISTRATI FANNO GLI SCIENZIATI

MA NON BASANO LE LORO DECISIONI SULLE EVIDENZE SCIENTIFICHE: PER LA CORTE DI APPELLO DI TORINO ESISTE UN NESSO CAUSALE TRA IL NEURINOMA E L’USO DEL CELLULARE.

Non c’è molto da sperare che la Cassazione ponga rimedio alla sentenza della Corte di Appello di Torino che conferma il giudizio di primo grado del Tribunale di Ivrea: un ex lavoratore della Telecom, che ha passato molti anni al cellulare si è visto riconoscere e confermato il nesso causale tra il suo neurinoma, tumore benigno del nervo acustico e l’uso di quella apparecchiatura in modo “abnorme”. La maggior parte degli studi scientifici fatti in tutto il mondo nel corso degli decenni sugli effetti delle radiofrequenze escludono questo collegamento, la scorsa estate il nostro Istituto Superiore di Sanità assieme all’Enea, al CNR e all’Arpa Piemonte aveva compiuto una ricognizione scientifica includendo ricerche e metanalisi più rappresentative, arrivando al medesimo risultato: l’unico effetto di tenere appoggiato per lungo tempo il cellulare all’orecchio è un lieve riscaldamento della parte, decimi di grado, che niente hanno a che fare con lo sviluppo di patologie quali un tumore. Nello specifico del neurinoma, come ben descritto in un articolo di Gianni Comoretto su Query che trovate qui – https://bit.ly/2RGwYqf , gli studi che sono stati compiuti fin dal 2004 – quindi su cellulari di vecchia concezione, con tecnologie anche diverse rispetto a quelli di oggi – non hanno evidenziato differenza di rischio tra chi non usava il cellulare e chi invece lo faceva in modo “normale”: su quelli che usavano il telefonino in modo “intenso” il rischio aumentava di 2-4 volte, ma in mancanza di effetti conseguenti. Peraltro gli stessi autori di quello studio, 5 anni dopo scrivono: “gli studi finora pubblicati non mostrano un aumento del rischio a 10 anni di uso (del cellulare) per nessun tumore cerebrale o altri tumori alla testa”. A questa conclusione è arrivata anche la IARC, quando ha inserito le radiofrequenze nella categoria dei “possibili” cancerogeni, decisione presa a maggioranza perché gli altri membri del Comitato avrebbero voluto declassarle alla categoria 3, ovvero “cancerogenicità non valutabile”: per un principio di precauzione l’Agenzia dell’OMS ha voluto segnalare la possibilità teorica ma l’improbabilità pratica che le radiofrequenze di un cellulare possano avere effetti neoplastici su chi lo usi. Per capirci, le radiofrequenze si trovano nella stessa lista dell’acqua calda e della caffeina, come fattori capaci di scatenare un tumore.Ma non c’è da sperare in una revisione della sentenza di Torino, dato che la stessa Cassazione aveva ravvisato “almeno un ruolo concausale delle radiofrequenze nella genesi della neoplasia”, e con la sentenza 17438/2012 aveva riconosciuto ad un altro lavoratore che si era rivolto al la Corte di Appello di Brescia una invalidità dell’80% e la conseguente corresponsione dell’assegno a carico dell’Inail. A meno che ovviamente la Suprema Corte non riveda la sua stessa giurisprudenza.Quello che qui ci interessa sottolineare è -ancora una volta- l’impatto che certe sentenze di Tribunale, basate sul principio del “più probabile che non”, hanno sulla società, determinandone paure e comportamenti. Lasciamo perdere che se in questo caso si fosse applicato quel principio alla lettera, l’evidenza ci dice che è “più probabile che non” accada nulla a chi usi un cellulare anche per molte ore al giorno: l’epidemiologia di neurinomi o gliomi è sostanzialmente stabile, da decenni a questa parte. Eppure i cellulari li usano miliardi di persone al mondo, da decenni: anche tumori a lenta crescita si sarebbero intravisti.Il fatto è che a nessuno che non abbia studiato legge viene in mente che quella sentenza riguarda un caso specifico e solo quello, che la prova che si forma in dibattimento può non avere niente a che fare con la scienza, che il magistrato da “peritus peritorum” ha l’ultima parola e può non tenere conto di una perizia che lui stesso ha chiesto a chi più ha ritenuto opportuno coinvolgere, e quasi sempre non sono addetti al settore o professionisti di chiara fama. Lo abbiamo visto con le sentenze di primo grado sui vaccini, i tribunali di Rimini, Salerno, Caltanissetta che avevano stabilito il nesso fra trivalente ed autismo, condannando il Ministero: sentenze per fortuna ribaltate in Appello e poi definitivamente in Cassazione. Ancor prima le sentenze del Pretore di Maglie per la cosiddetta Cura Di Bella, si imponeva alle ASL di rimborsare quel cocktail che secondo la Commissione Bindi non aveva effetti terapeutici, poi quelle di vari Tribunali che costringevano gli Spedali Civili di Brescia ad infondere il famigerato Metodo Stamina, quello che Elena Cattaneo definì “un intruglio” e che la scienza non solo italiana aveva bollato come una truffa.Tutte decisioni di magistrati che riguardavano il singolo caso, ma che hanno fatto nascere in milioni di persone la convinzione che la “multiterapia” Di Bella fosse superiore a chemio e radioterapia “ufficiali”, o che si potesse guarire da drammatiche malattie metaboliche o dalla SLA con l’infusione di “cellule staminali” il cui protocollo è sempre restato segreto, la “cura” Stamina raccontata in televisione come miracolosa ma ostacolata da medici e scienziati corrotti da Big Pharma.Il “libero convincimento” del magistrato è alla base della divisione dei poteri, ed è una prerogativa che va difesa: ma quando da una decisione derivano conseguenze tanto impattanti per il resto della collettività allora bisogna chiedersi quel convincimento quali strade debba seguire per formarsi, per non trasformarsi in arbitrio.La cosiddetta legge Lorenzin ha imposto la presenza di un rappresentante dell’AIFA nei processi in cui si dibatte di vaccini: e questa è una importante anche se non sicura rete di protezione, perché il magistrato non è vincolato al suo parere. Ma quanto meno agli atti resta l’opinione certificata, scientifica di una Istituzione e non solo l’opinione più o meno qualificata del tecnico nominato CTU.Qualcosa del genere occorrerebbe prevedere per altri giudizi in cui si ha a che fare con la salute o la scienza: in quell’aula si celebra il processo ad un caso singolo, ma appena fuori c’è un mondo che ascolta e recepisce quelle conclusioni. Un mondo che non maneggia il diritto, che fa due più due e non sempre conclude che sia quattro, che deciderà di mettere a rischio la propria vita e quella dei propri cari sottraendosi alle vaccinazioni o rinunciando a terapie efficaci basate sull’evidenza scientifica per abbracciare quelle pubblicizzate alla TV. Gente che impatterà sulla collettività infettando di una malattia prevenibile col vaccino chi non poteva vaccinarsi, o perché chiederà allo Stato di finanziare cure immaginarie.Quando si tratta di salute una sentenza fa giurisprudenza per casi analoghi, ma se non è basata sulla scienza rischia di fare danni sociali.

Il PTS supporta gli Atenei di Torino e Parma e condanna il (pessimo) servizio del TG2

La sperimentazione animale è un argomento estremamente delicato in cui è richiesto un tipo di comunicazione scrupoloso, doverosamente attinente ai fatti: la disinformazione e i fattoidi precludono la possibilità di farsi un’idea reale sulla faccenda, con l’aggravante di  accrescere la polarizzazione e le persecuzioni nei confronti dei ricercatori.
Abbiamo già parlato del progetto “Lightup”, finanziato dallo European Research Council, basato su una collaborazione tra gli atenei di Torino e Parma, volto a dare una speranza alle persone affette da una condizione nota come “blind sight”, un problema che coinvolge la corteccia visiva. Abbiamo già dato il nostro supporto ai ricercatori, perseguitati e minacciati di morte dagli estremisti animalisti e abbiamo demistificato delle sciocchezze veicolate da chi ha interesse a vietare la sperimentazione animale, cosí come qualsiasi impiego degli animali tout court.
A livello mediatico spesso è complesso veicolare tematiche di carattere scientifico per il fenomeno del cosidetto false balance, ovvero raffrontare esperti e non, mettendo sullo stesso piano informazioni corrette e sbagliate, a causa della richiesta di contraddittorio da parte di chi non ha qualifiche. Le cose peggiorano quando i mass media veicolano solo la propaganda di chi ha idee opposte alla comunità scientifica, in particolare ove il consenso in verità è particolarmente coeso, come del caso dell’importanza della sperimentazione animale. In tal modo si accresce il gap tra la comunità scientifica e il cittadino.

Il giorno 18 dicembre nell’edizione delle 20:30 il TG2 ha mandato in onda un servizio proprio sul progetto “lightup”. Il servizio trasmesso è stato costruito in modo fazioso, poco professionale ed attraverso il ricorso ad un’ampia serie di informazioni false, fuorvianti e lesive della dignità dei ricercatori e del loro lavoro. Questo ha prodotto una grave disinformazione dei cittadini.
Il giorno seguente il PTS ha inviato una mail di protesta formale alla RAI (clicca qui per leggere) e di sostegno alle Università (clicca qui per leggere).

Gli Atenei di Torino e Parma ci hanno risposto con la lettera in allegato (clicca qui per leggere) che ci sprona ad andare avanti nella difesa della Scienza, della ricerca e dei ricercatori.
Il servizio del giornalista Piergiorgio Giacovazzo ha rappresentato un punto molto basso della televisione pubblica.
Quarant’anni dopo “Non è mai troppo tardi” condotto da Alberto Manzi, maestro che educò a leggere e scrivere milioni di italiani analfabeti, nella stessa fascia oraria, la televisione pubblica, che avrebbe dovuto fornire un “servizio culturale” come mission, tradisce il cittadino. L’interesse non è più quello di preparare lo spettatore tramite educazione, formazione e informazione, ma lo angoscia, lo emoziona, lo confonde, lo bombarda di “vivisezione” invece che di sperimentazione animale.

Per giustificare la completa assenza del contradittorio, si sostiene che il prof. Marco Tamietto – uno dei massimi esperti di blind sight e direttore del progetto Lightup – abbia rifiutato di presenziare alla trasmissione e che l’Università di Parma abbia negato l’impossibilità di accedere immediatamente nella struttura, accusando indirettavamente di scarsa trasparenza, strutture adibite ad attività di ricerca scientifica. Una situazione paradossale che rieccheggia quanto successo alcuni messi fa, quando alcuni estremisti si sono arrampicati sul tetto delle università per protestare contro la ricerca, rappresentando un’allegoria della situazione attuale, dove l’estremismo sovrasta le istituzioni, la scienza e la conoscenza.

Il servizio è indubbiamente lesivo della dignità e della trasparenza di un Ateneo che, per primo, ha aperto le porte dei propri stabulari e laboratori proprio alle telecamere e ai giornalisti del servizio pubblico soltanto poche settimane prima. Forse l’intento non era informativo ma meramente strumentale, in particolar modo quando viene intervistata una persona come la dr. Candida Nastrucci, che risulta autrice di sole 7 pubblicazioni, l’ultima delle quali nel lontano 2012, nessun lavoro in ambito neuroscientifico e neurofisiologico, tantomeno sul sistema visivo.

Il Patto Trasversale per la Scienza, nell’augurio che il Consiglio di Disciplina RAI prenda gli opportuni provvedimenti, si augura che il servizio televisivo pubblico, corrisposto con le tasse dei cittadini, torni a considerarli come tali e non come meri consumatori, obbligati a rigide convenzioni ideologiche, tramite un’informazione manipolata che vizia le capacità di discernimento e preclude una libera scelta democratica informata.

Non è mai troppo tardi.

La Scienza NON tace

Richiesta di rettifica e pubblicazione su Il Fatto Quotidiano

Con riferimento all’articolo apparso il 28 Novembre sul Fatto Quotidiano a firma di Gianni Barbacetto, intitolato “Ricerche mediche ‘aggiustate’, però la scienza tace”, il Patto Trasversale per la Scienza intende specificare quanto segue.

Innanzitutto, è opportuno ricordare che il Patto, lungi dal tacere, è stato fra i primi a reagire alle notizie di richiesta di archiviazione dei ricercatori indagati dalla procura di Milano, con una lettera aperta che, oltre a denunciare l’assordante silenzio in tema, chiedeva ai vertici di AIRC di fare chiarezza e di dotarsi di regole più stringenti in tema di integrità e alla comunità scientifica italiana di dotarsi di regole chiare di condotta.
Quest’ultima richiesta, in particolare, appare oggi particolarmente importante, proprio in presenza di una difformità di giudizio persino tra Procura e GIP, che pure hanno chiesto e decretato l’archiviazione per gli indagati. È quindi il caso di ribadire che per il PTS, come già dichiarato a luglio, è fondamentale:

1. dotare tutte le istituzioni scientifiche e di ricerca del nostro Paese di un sistema coerente ed omogeneo per la gestione, l’identificazione precoce e la correzione degli eventuali casi di cattiva condotta scientifica

2. far sì che i finanziatori, pubblici e privati, della ricerca scientifica, i quali raccolgono soldi dai cittadini italiani o direttamente o attraverso le tasse, siano essi stessi scevri da conflitti di interesse e dotati di regole chiare per favorire la pratica dell’integrità scientifica

Alla luce poi dei particolari emersi circa le indagini ed il decreto di archiviazione disposto dal GIP, nonché dei commenti apparsi sulla stampa, è necessario ribadire quanto segue.

Innanzitutto, sono alcuni membri della comunità scientifica – non i giornalisti, né la magistratura – ad aver identificato (rendendoli pubblici online) e poi esaminato (nella persona dei periti, appartenenti alla comunità scientifica ed accademica, ma anche di altri esperti che hanno a loro volta esaminato le segnalazioni su siti online dedicati) i casi in esame; dunque è la comunità scientifica che ha messo in moto il meccanismo che dovrà portare alla correzione del record pubblicato, a riprova dei meccanismi di cui la scienza dispone per identificare ed analizzare i propri errori.

Con riguardo poi alle notizie filtrate circa il dispositivo di archiviazione del GIP, il PTS sottolinea quanto segue:
1. nessuno, che non sia membro della comunità scientifica, può giudicare della gravità di un comportamento di violazione dell’integrità di un dato scientifico, visto che solo la comunità scientifica ha le competenze necessarie;
2. compito della magistratura penale è accertare se, in un caso di manipolazione dei dati, vi sia stato un crimine, e non di pesarne la gravità al di fuori del diritto penale, perché se sia “un falso innocuo e innocente”, quando siano escluse condotte criminali, solo la comunità scientifica può stabilirlo;
3. la comunità scientifica ha già cominciato a verificare i casi occorsi nei singoli articoli; questi hanno richiesto già adesso correzioni in almeno 5 degli articoli oggetto di indagine, correzioni occorse a valle dell’analisi tecnica delle immagini in questione da parte di membri esperti della comunità scientifica ed ovviamente condivise almeno dalla maggioranza degli autori dei lavori e dalle riviste;
4. le correzioni di un articolo scientifico non implicano necessariamente frode, ma sono necessarie e non derogabili in tutti i casi di manipolazione (ivi inclusa la duplicazione di dati) accertati; i ricercatori hanno il dovere, con le riviste, di apportare le modifiche opportune (da un corrigendum fino ad una ritrattazione) su ogni articolo che presenti duplicazioni, manipolazioni o altre alterazioni delle immagini o dei dati;
5. nessuno, e meno che mai un giudice, può affermare che, sulla base del fatto che un certo risultato sia stato successivamente replicato o una certa ipotesi scientifica sia poi risultata vera, un dato comportamento manipolatorio sia perdonabile dal punto di vista del metodo scientifico e i dati di un articolo non siano da correggere, sia per errore onesto che per frode;
6. quel ricercatore che, una vota accertato un problema nei dati pubblicati, non procede alle correzioni opportune, ignorando o ostacolando il processo di emendamento necessario, si macchia di cattiva condotta, al pari di chi froda.

Per le ragioni elencate, il PTS auspica che, quanto prima, la comunità scientifica italiana inizi una seria e condivisa discussione sulle regole per indagare e trattare i casi di potenziale cattiva condotta, e che i ricercatori coinvolti dall’indagine correggano al più presto la letteratura scientifica, sia per quel che riguarda i lavori oggetto di indagine, sia per quel che riguarda eventuali altri lavori che dovessero risultare contenere dati problematici.

Pier Luigi Lopalco
Presidente Patto Trasversale per la Scienza

Educare il cittadino alla comprensione delle notizie scientifiche e al riconoscimento delle fake news.

Prima trasferta in Friuli Venezia Giulia del Patto Trasversale per la Scienza. L’associazione, ha incontrato il pubblico a Sacile il 21 novembre scorso a Palazzo Ragazzoni.

Tema dell’incontro, promosso dalla Società di Mutuo Soccorso Credima e Friulovest Banca, con il patrocinio dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria del Friuli Occidentale e la Città di Sacile, la contrapposizione “Scienza e Pseudoscienza”, per educare il cittadino alla comprensione delle notizie scientifiche e al riconoscimento delle fake news.

Ha introdotto l’appuntamento il presidente di Credima Giorgio Siro Carniello, mentre sono intervenuti il presidente del Patto Pier Luigi Lopalco (professore di igiene e Medicina Preventiva Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pisa) e il vice presidente Andrea Cossarizza (professore di patologia generale e immunologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Modena e Reggio Emilia e presidente ISAC, International Society for Advancement of Cytometry) con la moderazione della giornalista Maria Santoro, socia fondatrice del Patto.

“Abbiamo raccontato le principali e più dannose bufale in ambito medico-scientifico, spesso avvalorate dai mezzi di comunicazione, in particolare attraverso i social – afferma Cossarizza – si tratta di bugie pericolose perché orientano negativamente il giudizio delle persone, convincendole a seguire cure alternative o sostenere colpevolmente il negazionismo dell’HIV”.

L’associazione protegge il valore della scienza, anche attraverso interazioni virtuose con il mondo delle istituzioni e la società civile: “Molti partiti purtroppo hanno utilizzato il tema delle
vaccinazioni come moneta di scambio elettorale, contribuendo alla disinformazione sull’argomento e spesso distogliendo i cittadini dalla volontà di proteggere se stessi e gli altri – evidenzia –non possiamo più permetterlo”. Recentemente è stata richiesta la consulenza del Patto nel processo penale contro l’omeopata Massimiliano Mecozzi accusato della morte del piccolo Francesco Bonifazi per otite il 27 maggio 2017: “Il Patto restituisce alla scienza un ruolo determinante – prosegue – coinvolgendo le istituzioni di vario ordine e grado affinché divengano preziose alleate e vogliano schierarsi apertamente contro tutti gli impostori, specie se minacciano la salute pubblica”.

Hanno aderito al Patto oltre 6mila persone, di cui 3 Premi Nobel, quattro comuni (Spilimbergo, Senigallia, Torino e Foggia) e l’Università di Foggia: “Il nostro desiderio è che il Patto possa trovare il sostegno dell’intero Paese – rimarca Lo Palco – più istituzioni sceglieranno di rifuggire la stregoneria e più i cittadini saranno al sicuro, optando per i migliori e più sicuri percorsi terapeutici”.

Gli obiettivi del Patto Trasversale per la Scienza corrispondono anche ai principi cardine di Credima: “Il nostro fitto programma annuale di incontri a carattere divulgativo sviluppa il concetto di empowerment – conclude Carniello – vogliamo un cittadino consapevole e attento alle azioni da intraprendere per il suo benessere, e questo è possibile soltanto grazie all’informazione e alla conoscenza”.

Scienza e pseudoscienza – impariamo a difenderci dalle bufale

Dieci minuti su Google sembra valgano dieci anni di studio. Oggi è sempre più difficile vincere le informazioni scorrette in rete, divulgate da impostori e ciarlatani, allo scopo di circuire il cittadino, in particolare famiglie fragili e sofferenti, confezionando bufale di ogni tipo per interessi personali.

Il 5 giugno 2019 è nata l’Associazione “Patto Trasversale per la Scienza” con l’obiettivo di combattere la diffusione di informazioni mendaci e sensazionalistiche sul tema della sanità, che attraversano capillarmente rete, social, televisione e carta stampata, compromettendo la salute pubblica.

Il 21 novembre 2019 a Sacile (PN), alle 20.30 Palazzo Ragazzoni (viale Pietro Zancanaro 2) se ne parla con:

dott. Giorgio Siro Carniello – Reumatologo, consulente medico AAS 5

prof. Andrea Cossarizza – Professore di Patologia Generale e Immunologia
Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Modena e Reggio Emilia – vice Presidente del Patto Trasversale per la Scienza

prof. Pier Luigi Lopalco – Professore di Igiene e Medicina Preventiva
Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pisa – Presidente del Patto Trasversale per la Scienza

Modera il dibattito Maria Santoro, giornalista e socio fondatore del Patto Trasversale per la Scienza

Il resoconto della serata cliccando qui