“CHI CONTESTA LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE SOSTIENE I TEST DIRETTAMENTE SULL’UOMO”

comunicato congiunto con Research4Life

“Una retorica vuota che rischia di causare altre morti, un cumulo di frasi anche offensive per chi sta lavorando per contribuire a liberare il mondo da Covid-19” afferma Giuliano Grignaschi, direttore di Research4Life, la piattaforma che riunisce il meglio della ricerca italiana, e socio fondatore del Patto traversale per la scienza. 

Sostenere, come fa la LAV in un comunicato, che è necessaria una ricerca “human- based” – sviluppata per l’uomo e sull’uomo – significa proporre di sperimentare direttamente sull’uomo, quindi senza aver testato prima i parametri di efficacia, sicurezza e tossicità come oggi solo la sperimentazione animale consente. 

Insomma, chi contesta la sperimentazione animale sostiene – di fatto – l’idea di fare test anche molto preliminari (e quindi pericolosi) direttamente sull’uomo. 

È importante sottolineare che questa sciagurata strategia non solo esporrebbe i primi volontari a rischi inaccettabili (chi farebbe il volontario?) ma rallenterebbe anche moltissimo le tempistiche e nel frattempo la pandemia continuerebbe ad uccidere migliaia di esseri umani. 

Parlare di test fallimentari sugli animali per Covid19 è da irresponsabili, perché in tutto il mondo la sperimentazione è la base ed il presupposto della ricerca biomedica. È proprio attraverso tentativi, errori, fallimenti e successi che si consolidano cure, si scoprono medicine e vaccini. Proprio come è stato nel caso del vaccino contro Ebola che – contrariamente a quanto afferma LAV – ha dimostrato eccome la sua straordinaria efficacia, fermando quella che in questo caso potremmo davvero definire una “strage silenziosa”, perché colpiva le popolazioni più povere e remote dell’Africa. 

“Da ultimo mi preme sottolineare – continua Grignaschi – che la scienza è altamente democratica e chi dice di disporre di nuovi metodi deve solo dimostrare che funzionano: con i fatti però, non con le chiacchiere. I ricercatori di tutto il mondo si impegnano e lavorano ogni giorno anche per trovare metodi alternativi, ma fino a quando non ci riusciremo la scelta sarà tra sperimentare su cavie umane o animali”.

RAI: AL VIA LA TASK FORCE CONTRO LE FAKE NEWS

Il Patto Trasversale per la Scienza si complimenta con l’Amministratore Delegato della Rai Salini per la decisione di istituire una task force aziendale contro le fake news sotto la guida del Direttore Antonio Di Bella coadiuvato dal responsabile per l’informazione Scientifica di Rainews24 Gerardo D’Amico.
È una decisione importante e storica per il Servizio Pubblico, che ha scelto due professionisti di altissimo valore che hanno già dimostrato in passato di aver impostato la propria esperienza di comunicatori esclusivamente sulle evidenze scientifiche, di aver dato voce solo a ricercatori di chiara fama e prestigio, di aver denunciato le falsità dei novax e delle cosiddette medicine alternative.
Auspichiamo che questa lodevole decisione non si fermi alla attuale emergenza sanitaria, in cui è quanto mai indispensabile fornire agli italiani informazioni chiare, affidabili, scientifiche: il Servizio Pubblico dovrà impostare la sua mission a questi canoni sempre, in tutte le sue espressioni, dai telegiornali ai programmi di intrattenimento quando si occupano di informazione che riguarda la salute, la scienza, il benessere.

Un particolare in bocca al lupo al nostro Socio Fondatore Gerardo D’Amico, punto di riferimento per la Comunità scientifica per il suo instancabile lavoro al servizio della comunicazione scientifica.

Gerardo D’Amico, Roberto Burioni, Pier Luigi Lopalco, Andrea Cossarizza e Guido Silvestri del Patto per la Scienza

Se #iorestoacasa serve a qualcosa?

La risposta è SI.

Cerchiamo di spiegarvi il perché mostrandovi la storia di 2 città lombarde: Lodi e Bergamo.

Lodi, al primo emergere del focolaio, è stata subito messa sotto osservazione, isolati i comuni più colpiti e limitate anche le attività all’interno della provincia (24 febbraio). Da allora si osserva che i casi crescono in modo lineare.

Bergamo è invece stata “lasciata libera” fino al 9 marzo, quando è entrato in vigore il DPCM dell’8 marzo che ha trasformato l’intera Lombardia in zona rossa. In questa città si è assistito ad un aumento esponenziale dei casi, andamento che ha cominciato a modificarsi SOLO dopo 1 settimana dall’entrata in vigore delle norme restrittive.

Quindi? Quindi #restateacasa.
Perché? Perché funziona ed è la cosa migliore che possiate fare: per voi stessi, per i vostri cari, per il sistema sanitario, per la ricerca. Chiaro?

Alcune note

– Nel nostro primo post dedicato al coronavirus
https://www.facebook.com/biotecnologi.italiani/posts/2937477142940602
avevamo già cercato di spiegare quanto ci dice oggi questo grafico, prima che fosse troppo tardi. Andatevelo a rileggere 😉

– Qui trovate tutti i riferimenti normativi citati: http://www.governo.it/it/approfondimento/coronavirus/13968

– La lotta contro il SARS-CoV-2 prosegue ed è ben lungi dall’essere vinta, la vinceremo sulla distanza. Se ne stanno rendendo conto anche gli altri paesi europei che, seppur in ordine sparso, stanno giungendo alle medesime conclusioni, ed azioni, cui è giunto il nostro Paese. L’unione fa (e dà) la forza. Aiutateci a sensibilizzare anche le vostre reti di contatti all’estero.

Abbiamo preparato un’infografica in diverse lingue: usatela! La trovate qui: http://www.biotecnologi.org/blog/ se non la trovate nella lingua che vi serve, facciamola assieme, è importante!

– Nonostante il gran rumore di fondo, la terapia ancora non c’è (l’ultimo dei rumors in ordine di tempo è un messaggio whatsapp attribuito al Prof. Pascale del Galeazzi che ha già smentito con decisione https://www.facebook.com/istituto.ortopedico.galeazzi/)
L’invito è, come già detto, di non alimentare la diffusione non solo del virus, ma anche di notizie non verificate che possono creare false aspettative o allarmismo ingiustificato. La ricerca e la sperimentazione stanno procedendo a pieno regime non solo in Italia, in tutto il mondo, ma hanno bisogno di tempo. Più tempo riusciamo a guadagnare e più vite salviamo.
Come? #restaacasa. Semplice no?

grazie ad ANBI Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani e Maddalena Adorno per lo spunto del post.

Buone Notizie ….

… perché ne abbiamo decisamente bisogno. Allora ve ne do alcune, piccole e grandi, per tirarci su il morale almeno un po’.

di Guido Silvestri

1. Oggi è uscito online il nostro ultimo paper su Nature Medicine, rivista scientifica di grande prestigio. Il titolo del lavoro è “CTLA-4 and PD-1 dual blockade induces SIV reactivation without control of rebound after antiretroviral therapy interruption” ed il senior author è il mio ex-allievo, ora in cattedra anche lui alla Emory, il professor Mirko Paiardini da Urbania. E’ un altro studio che aumenta le nostre chance di arrivare presto ad un cura per l’AIDS – il che è importante visto che anche oggi, nel silenzio generale, HIV ha ucciso circa 2.000 persone nel mondo, soprattutto in Africa.

2. Il publisher cinese BEIJING FONGHONG BOOKS, della Phoenix Publishing and Media group, che è una delle dieci case editrici più grandi del mondo, ha ufficialmente acquistato i diritti del mio libro “IL VIRUS BUONO”, che verrà tradotto in cinese standard con pubblicazione entro 18 mesi. Sulla scorta di quanto fatto da Roberto Burioni con il suo libro “Virus: La Grande Sfida”, ho deciso di donare le royalties alla Associazione “CARLO URBANI”, che sostiene la ricerca scientifica biomedica in Italia in memoria del nostro grande collega e conterraneo, morto di SARS nel 2003 a soli 46 anni. 

3. Sul fronte COVID-19, il “MURO di ATLANTA” per ora sta reggendo, anche se è solo l’inizio dell’inizio. Siamo ancora fermi ad un morto, ed il numero dei casi aumenta senza avere per ora i connotati di uno “tsunami” (21 casi il 12 marzo, 42 casi il 13 marzo, 66 casi il 14 marzo, 99 casi il 15 marzo, e 121 casi il 16 marzo). Questo andamento relativamente lento ci da tempo – almeno così speriamo – di prepararci agli inevitabili grandi numeri che ci aspettano nei prossimi giorni. A questo proposito ringrazio i colleghi italiani che mi stanno dando informazioni utili a gestire questa grave situazione.

4. Sul fronte italiano, in cui la lotta rimane durissima, ieri ci sono stati meno morti e meno nuovi casi del giorno precedente, e questo è un piccolo, magari piccolissimo segnale di miglioramento. In questo senso i numeri di domani e dopodomani saranno importantissimi, e spero davvero vivamente che continuino ad andare in quella direzione. Ricordiamoci di ringraziare sempre i grandi professionisti della sanità italiana che stanno lavorando in modo straordinario per limitare i danni di questa pandemia.

5. Sul fronte CIALTRONI, è stato bello vedere come il collega Matteo Bassetti, ordinario di Malattie Infettive a Genova e socio del Patto Trasversale per la Scienza – PTS, abbia immediatamente diffidato Vittorio Sgarbi dall’usare il suo nome quando espone le sue bizzarre teorie sul Coronavirus. Ancora più bello è stato vedere quante persone abbiamo accolto con entusiasmo l’idea di “sfruttare” la pandemia di COVID-19 per far partire un GRANDE RINASCIMENTO SCIENTIFICO dell’Italia, che è il paese di Leonardo e Galileo, Fermi e Marconi, Galvani, Spallanzani, Golgi e mille altri.

6. Dirette Facebook: non siamo riusciti a risolvere il problema, ma stiamo lanciando un canale Youtube da cui dovremmo presto essere in grado di fare dirette. Stay tuned! (le dirette saranno disponibili anche sul nostro sito a seguente indirizzo https://www.pattoperlascienza.it/patto-in-diretta/ ndr.)

Un abbraccio a tutti, e ricordiamoci:

  • sempre CALMA e SANGUE FREDDO
  • sempre ISOLAMENTO e IGIENE PERSONALE
  • sempre PROTEZIONE DI ANZIANI e malati
  • sempre FIDUCIA nella MEDICINA e nella SCIENZA

Manteniamo le distanze

Enrico Bucci, Giuseppe De Nicolao, Enzo Marinari e Giorgio Parisi hanno preparato un piccolo documento di analisi della situazione epidemica italiana al 12 marzo 2020.

Questa volta, ci siamo occupati di esaminare separatamente l’andamento degli ultimi giorni nelle diverse regioni, per ricavare principalmente due parametri:

  • Lo stato di avanzamento dei focolai epidemici, regione per regione, espresso come “ritardo” in giorni rispetto alla Lombardia;
  • Il tempo di raddoppiamento, sia complessivo che regionale, per scoprire eventuali variazioni

Entrambi i parametri sono interessanti; il dato più rilevante, tuttavia, appare quello di un primo rallentamento dei tempi di raddoppio (il numero di giorni in cui si raddoppiano ricoverati, ricoverati in terapia intensiva e morti), con effetti più accentuati in quelle regioni in cui l’epidemia è in fase più iniziale (come previsto in caso di applicazione di distanziamento sociale).

E’ presto per affermare che questo sia un effetto delle misure draconiane imposte dal governo; questo appare piuttosto un risultato compatibile con l’inizio della presa di coscienza da parte della popolazione, che almeno in parte ha iniziato ad applicare misure di buon senso ben prima dell’intervento governativo.

Cliccate qui per leggere il documento

L’Italia al “punto zero” nel finanziamento alla ricerca virologica.

Come ripartire dopo COVID-19

Dopo anni di mancati investimenti pubblici e di competenze lasciate morire, la ricerca pubblica italiana dedicata alle infezioni virali emergenti si è trovata inchiodata. Come è stato possibile? Quali insegnamenti trarre in vista di probabili epidemie future? Intervista a Guido Poli, professore ordinario di Patologia generale all’Università San Raffaele di Milano

Dal gennaio 2016 Guido Poli è professore ordinario di Patologia
generale all’Università Vita-Salute San Raffaele, Milano

“In tempo ‘di pace’, quando eravamo lontani dall’emergenza epidemica attuale, non siamo stati in grado di prepararci al nuovo virus che causa la grave malattia respiratoria definita COVID-19 (coronavirus disease-2019) per poter attivare rapidamente strumenti fondamentali, dai laboratori di ricerca alle terapie intensive, in modo coordinato sul territorio nazionale. La speranza è che una volta fuori dall’emergenza potremo imparare la lezione in previsione di possibili, forse probabili, epidemie future”.

Guido Poli è professore ordinario di Patologia generale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Diciassette anni fa, con la dottoressa Elisa Vicenzi, sua moglie, oggi a capo dell’unità di Patogenesi Virale e Biosicurezza dell’Istituto Scientifico San Raffaele, isolò e sequenziò il virus della patologia virale SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome). “Fu il secondo ‘isolato europeo’ di Coronavirus della SARS (ceppo HSR1)”, ricorda Poli, orgoglioso di quel risultato “che ci permise di fare ottima ricerca fino al 2008, quando i finanziamenti terminarono, perché l’emergenza era finita”. Oggi, nel pieno della fase epidemica da COVID-19, descrive il “punto zero” al quale si ritrova inchiodata la ricerca pubblica italiana dedicata alle infezioni virali emergenti.

Professor Poli, partiamo dall’emergenza.
GP – Come dimostrano i dati forniti quotidianamente dalle istituzioni e ben illustrati su scala globale dalla Johns Hopkins University siamo molto lontani dal vedere una flessione nel numero di casi nel nostro Paese, la fase è ancora espansiva (9.172 casi e 463 decessi al 9 marzo 2020, ndr). Detto questo ci sono ancora troppe variabili che non conosciamo. Il virus è relativamente nuovo, simile, ma non uguale al virus della SARS, e abbiamo bisogno di tempo per conoscerlo meglio, dobbiamo allestire rapidamente programmi di ricerca.

Parliamo della ricerca. Dove siamo?
GP – Al punto zero, o poco più in là. L’epidemia ha colto tutti di sorpresa, nessuno fino alla metà del mese di gennaio di quest’anno poteva prevedere che si fosse dinanzi ad una nuova, grave malattia infettiva epidemica (probabilmente pandemica) quale quella in corso. In Italia il “paziente 1” di Codogno è diventato noto solo il 21 febbraio; fino al giorno prima c’erano solo i tre casi ricoverati allo Spallanzani di Roma, la situazione era tranquilla e, apparentemente, sotto controllo. Non c’è stato quindi il tempo materiale per pensare o preventivare un programma ad hoc di ricerca.
Riconosciuto questo dato di fatto, condivido però quanto detto dal professor Pierluigi Lopalco (epidemiologo dell’Università di Siena, ndr): la Cina ci ha regalato un mese di tempo per organizzarci, purtroppo non l’abbiamo utilizzato bene.

Misure inefficaci a parte, il ritardo italiano nel campo della ricerca era superiore a un mese.
GP – Già: in questi anni è mancato un vero investimento pubblico, cioè non finanziato da multinazionali, nel campo della ricerca in ambito virologico. È stato ritenuto un ambito non così importante per la salute nazionale. Molti miei colleghi e amici dello storico Programma nazionale contro l’AIDS (1990-2010) negli anni hanno così cambiato tema di ricerca o l’hanno abbandonata definitivamente; anche io stavo per appendere un cartello alla porta con scritto “Chiuso per cessata attività”. A restituirmi ossigeno è stato un Progetto triennale di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN2017, erogato a fine 2019) sulle conseguenze dell’interruzione della terapia antiretrovirale in pazienti HIV+.

Che tipo di spiegazione si è dato di questo disimpegno?
GP – Che noi, o meglio, la nostra nazione e la classe politica in generale -con poche eccezioni- non ritiene che la ricerca scientifica sia una componente strategica dello sviluppo della nostra società.
In particolare, la ricerca virologica negli anni è stata data in via di estinzione, o un filone considerato a perdere o di nicchia, mentre le uniche “urgenze” percepite come rilevanti sono state considerate il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete e poche altre. Tra l’altro, sono proprio i pazienti con patologie cardio-vascolari importanti e il diabete le persone più a rischio di gravi complicanze fino al decesso in caso di Covid-19 a sottolineare come sia sbagliato ragionare sulle malattie come fossero compartimenti stagni. Ecco perché oggi stiamo riscoprendo la ruota, per così dire, per rispondere alla nuova epidemia.

Calendario alla mano a quando risale l’ultimo significativo programma di ricerca pubblico?
GP – Come ricordato, l’ultimo programma nazionale contro l’AIDS è del 2009-2010, gli spiccioli sono terminati nel 2013. Si trattava di 9-10 milioni di euro spalmati su tre anni che però alimentavano un centinaio di laboratori producendo ottima ricerca e mettendoli in grado di competere e spesso vincere altri finanziamenti, per esempio a livello europeo. Insomma, massima resa per un investimento veramente minimo: capisce che per un Paese che si ritiene avanzato tutto questo è inconcepibile e inaccettabile.

Ha più volte ribadito che non si tratta “soltanto” di una questione di denaro.
GP – Confermo. È ciò che produce la mancanza di finanziamenti il problema: ho 63 anni e dico senza timore di smentita che se non sostieni più una certa area di ricerca, lasciando morire competenze e laboratori, è difficile poi pensare di ricostruire una risposta efficace per fronteggiare emergenze quali quella in atto perché i nostri giovani, molto spesso precari, si sposteranno, come hanno fatto in questi ultimi anni, su altri filoni più finanziati o abbandoneranno la ricerca per professioni più sicure. Prima dell’iniezione di finanziamenti, o contestualmente a ciò, è fondamentale e necessario un cambio di mentalità da parte di chi ci governa sia a livello nazionale che locale.

Come vi state organizzando per la ricerca sul virus?
GP – Nel nostro istituto scientifico e universitario abbiamo dovuto riattivare alcuni “circuiti” a livello interno per rimetterci in gioco: abbiamo cioè dovuto superare un’inerzia causata dalla situazione descritta sopra. Penso in particolare all’autorizzazione dei laboratori per poter lavorare con questo patogeno altamente infettante, nel rispetto delle clausole di sicurezza imposte dalle strutture pubbliche come le Agenzie di tutela della salute (Ats). Questo iter richiede tempo e non potresti permetterti tempi lunghi per rispondere a un’epidemia che raddoppia ogni 2,5 giorni. Sul fronte diagnostico e, in prospettiva, di ricerca abbiamo riattivato la collaborazione con il professor Massimo Clementi, Ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele nonché direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia, con cui avevamo collaborato proficuamente ai tempi della SARS e responsabile dell’unico laboratorio di bio-sicurezza di livello 3 (BSL-3) attivo nella nostra istituzione, almeno per il momento.

Sarebbe in arrivo un programma nazionale di ricerca…
GP – Speriamo fortemente che questo avvenga in tempi rapidi e abbia le caratteristiche generali d’inclusività che hanno caratterizzato il già citato Programma nazionale contro l’AIDS soprattutto nei suoi primi anni, perché abbiamo la necessità che le migliori competenze del Paese diano un contributo per rispondere a quest’epidemia. Nel frattempo, stiamo finalizzando in questi giorni i dettagli di un progetto di ricerca coordinato dal professor Alberto Mantovani della Humanitas University che coinvolge anche lo Spallanzani di Roma finanziato generosamente da una donazione di Dolce&Gabbana per capire se molecole immunitarie solubili che evolutivamente hanno preceduto la comparsa degli anticorpi possano avere un ruolo terapeutico o diagnostico in questa nuova epidemia e potenzialmente in altre simili; ricordiamo che il “cugino” del virus della Covid- 17 e della SARS, che causa la MERS, malattia mortale nel 34% dei casi, ancora si diffonde seppur in modo molto meno contagioso, in Arabia Saudita e regioni limitrofe.

di Duccio Facchini – Altreconomia

#restiamoacasa

Misure restrittive estese a tutta Italia. Vietati assembramenti. Sospesi scuola e campionato di calcio fino al 03 aprile. Garantiti i trasporti pubblici. Il Presidente Conte ha appena annunciato nuove disposizioni per affrontare il coronavirus

Lo studio di Enrico Bucci ed Enzo Marinari sull’evoluzione dell’epidemia da Covid-19

Considerazioni sull’evoluzione in corso dell’epidemia da nuovo coronavirus SARS-COV-2 in Italia.

Enrico M. Bucci – SHRO, Temple University – Philadelphia

Enzo Marinari, Dipartimento di Fisica, Università “La Sapienza” – Roma

Si ringrazia per i preziosi suggerimenti e per la revisione di questo testo il prof. Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei

INTRODUZIONE

Nel febbraio 2020 è stato identificato nel Nord Italia un focolaio di infezione da coronavirus SARS-COV-2, le cui proporzioni suggeriscono un notevole stato di avanzamento pregresso al momento dell’identificazione del primo paziente (20 febbraio). A partire da tale data è stato rilevato giornalmente un numero sempre crescente di casi di infezione, tanto da superare in dieci giorni il numero di mille soggetti trovati infetti.

La strategia di campionamento dei soggetti da sottoporre a test è stata inizialmente difforme sul territorio nazionale. Il Veneto, ad esempio, ha campionato su base geografica (cerchi concentrici intorno ai comuni della regione e in qualche caso intorno agli ospedali), mentre altre regioni hanno invece campionato soprattutto sulla base della possibilità di infezione connessa alla prossimità con casi già noti. La strategia è stata successivamente trasformata ed unificata, e si è modificata in un campionamento dei soli soggetti sintomatici.

Esiste tuttavia almeno un dato che, per ovvie ragioni, non è affetto dalle differenze di campionamento illustrate, consistente nel numero cumulato di soggetti sottoposti a terapia intensiva. Questo vale anche per il numero di decessi, il quale tuttavia, essendo fortunatamente ancora molto piccolo, è soggetto a maggiori fluttuazioni statistiche nella sua evoluzione giornaliera.

ANALISI

Il numero di morti cumulato ed il numero di pazienti in terapia intensiva cumulato sono stati ottenuti grazie alle comunicazioni della protezione civile che, a far data dal 24 febbraio, hanno aggiornato gli italiani sull’andamento dell’epidemia. L’evoluzione di questi due numeri, a partire dal 24 febbraio, è rappresentata nei due grafici seguenti.

Come è possibile notare nel grafico di destra, dove sull’asse delle ascisse è riportato il numero di giorni trascorso dall’inizio dell’anno, l’evoluzione nel tempo del numero di individui in gravi condizioni è approssimata al meglio da una curva esponenziale, con un tempo di raddoppio vicino ai 2,6 giorni (per confronto, è riportata nel grafico anche una estrapolazione lineare dei dati). Il tempo di raddoppio coincide con il tempo caratteristico dell’andamento esponenziale moltiplicato per il valore log(2), uguale circa a 0.69.

Estendendo in avanti ai prossimi giorni l’estrapolazione esponenziale, che gli indicatori statistici mostrano affidabile (certamente e soltanto su tempi abbastanza brevi), e molto più attendibile di un comportamento lineare o a potenza, si nota come il numero di posti letto richiesti in terapia intensiva cresca rapidissimamente nella prima settimana di marzo, configurando una situazione di ovvia crisi per le strutture sanitarie del territorio, poiché potrebbero essere richiesti almeno 350 posti letti in terapia intensiva entro il 5 marzo (ed ancora di più successivamente).

Analizzando invece retrospettivamente la curva esponenziale ottenuta, si ottiene che i primi casi gravi dovrebbero essere emersi in una data prossima al 10 febbraio, il che, considerando il rapporto fra casi gravi ed infetti e i tempi di evoluzione della sintomatologia dalla infezione, suggerisce che l’epidemia attualmente in corso non può essere iniziata in una data posteriore all’ultima decina di giorni di gennaio (con la possibilità che sia iniziata anche prima, nel caso la rivelazione di casi gravi in località diverse da quelle attualmente monitorate sia sfuggita).

Per analizzare l’evoluzione dei casi gravi e stabilire se sia coerente con quella del totale dei casi ospedalizzati e con quella del totale dei pazienti trovati infetti, è possibile ripetere l’estrapolazione. Con questa analisi si ottengono curve che, a meno di una costante di scala, hanno lo stesso comportamento. In tutti i casi analizzati l’analisi che implica uno sviluppo esponenziale è preferita a una legge a potenza.

Il grafico riportato sopra ha una asse orizzontale in scala lineare e un asse verticale in scala logaritmica. Un andamento esponenziale (exp(a*(t-t0)) risulta quindi, su questo grafico, una linea retta. Come si vede le quattro serie di valori sono tutte pienamente compatibili con un andamento esponenziale dei giorni osservati. Il valore del chi quadro per grado di libertà è sempre di ordine uno, e il tempo di raddoppio risulta, per i quattro casi analizzati, sempre compreso fra 1.9 e 2.6 giorni.

La tendenza osservata per l’Italia può essere confrontata con lo sviluppo epidemico osservato in Corea del Sud, dove la struttura di età della popolazione e il livello di assistenza sanitaria sembrano paragonabili a quelli italiani.

Nel grafico riportato sopra mostriamo un fit esponenziale ai valori del numero di pazienti positivi al virus. I primi due giorni non possono essere inclusi perché cumulano casi dei giorni precedenti. Il fit fatto partendo dal giorno 54 incluso dà risultati molto simili a quello che si ottiene per l’Italia: il chi quadro per grado di libertà è di ordine uno, il tempo di raddoppio di 3,0 giorni, e emerge un ritardo comparabile a quello notato in Italia. Anche qui l’effetto di diffusione del virus va retrodatato in modo adeguato.

Da quel che abbiamo illustrato, in conclusione, è evidente che in Nord Italia è in questo momento in pieno sviluppo una epidemia nella sua iniziale fase di crescita esponenziale, crescita sulla quale non si riflettono ancora gli effetti delle misure di contenimento messe in atto – effetti la cui efficacia potrà essere valutata non prima di una settimana, dati i tempi di incubazione e di sviluppo della carica virale nei soggetti di nuova infezione.

RACCOMANDAZIONI

Contrariamente a quanto ventilato in qualche sede, l’epidemia in corso è ancora nella sua fase iniziale, come sembra evidente dalle considerazioni sopra riportate. Pertanto, lungi dall’abbandonare le misure di mitigazione necessarie, in questo momento è più che mai opportuno proseguire secondo le seguenti raccomandazioni:

  1. Soprattutto in Lombardia, Veneto occidentale ed Emilia-Romagna del nord e soprattutto nelle grandi città come Milano e quelle dove ci sono un numero di casi importanti come ad esempio Savona, il numero medio di possibili contatti potenzialmente produttivi (distanza tra un soggetto infetto ed uno non infetto minore di due metri) deve essere contenuto al minimo. Ciò significa in massima parte diminuire la frequenza di tutti i contatti involontari con un gran numero di estranei: a questo proposito si è giustamente sottolineato il ruolo del telelavoro, della diminuzione degli spostamenti non necessari, dell’evitare gli assembramenti, del prolungamento della chiusura delle scuole. Sebbene queste misure non possano, alla lunga, impedire la diffusione del contagio, possono ovviamente abbattere il numero di nuovi contagi giornalieri, dando modo di non sovraccaricare il sistema sanitario di pazienti anche gravi. Ampliare dove opportuno l’estensione geografica della zona rossa, e, dove necessario, rendere più prescrittive le indicazioni di quarantena potrebbe, in questo senso, probabilmente salvare delle vite.
  2. L’attuale sistema di rilevazione delle nuove infezioni, che comporta un test PCR locale e la sua conferma a livello centrale, rischia di essere ben presto sovraccaricato, anche restringendo ai soli pazienti sintomatici l’esecuzione del test. Poiché, ai fini della previsione dello sviluppo dell’epidemia, è vitale mantenere un flusso di informazioni diagnostiche di buona qualità, si suggerisce di spostare la conferma di secondo livello da poche sedi centrali alle stesse sedi periferiche, che potrebbero scambiare tra loro i campioni da confermare.
  3. La comunicazione ai cittadini deve avere l’obiettivo di spiegare come il rischio individuale di conseguenze serie resti mediamente basso nelle zone più colpite e pressoché nullo nel resto del paese. Tuttavia tale piccolo rischio, moltiplicato per il numero di individui esposti al virus, è rapidamente in grado di saturare le nostre risorse sanitarie, rendendo difficile favorire la guarigione dei casi critici e mettendo a rischio la salute di chi è ricoverato anche per altri motivi. La comunicazione istituzionale e di massa deve quindi richiamare fortemente la responsabilità individuale dei cittadini all’applicare tutte le misure suggerite, ed in primis quella dell’innalzamento di opportune barriere sociali di cui al punto precedente per coloro che si trovano nelle regioni che ospitano focolai accertati e soprattutto nelle grandi città di queste regioni.

Una doppia morale

di Roberto Caminiti

Un vaccino contro il coronavirus (COVID-19) sarà sviluppato con l’inevitabile sacrificio di numerosi animali nei vari laboratori nazionali ed internazionali che lavorano su questo complesso problema. Nessuno lo dice, ma allo stesso tempo il Ministro della Salute Speranza loda gli sforzi della ricerca e degli operatori sanitari, soprattutto in un momento di preoccupazione crescente, visto che siamo il Paese europeo con più casi riscontrati. Eppure, sulla ricerca fondamentale e biomedica, il mondo animalista non esita a prendere posizione contro la sperimentazione animaleCome commenta allora la Lega Anti Vivisezione (LAV) lo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus? E come lo commenta il Governo che, salvo posizioni personali e politicamente trasversali fra i partiti, opera per limitare la sperimentazione animale su altri e delicatissimi fronti di ricerca proprio mentre si impegna a contrastare l’epidemia di COVID-19? E’ di questi giorni infatti l’inspiegabile proroga di un solo anno della moratoria che riguarda il divieto in Italia di fare ricerca su xenotrapianti e sostanze d’abuso utilizzando modelli animali, come ancora stabilito dalla legge italiana (DL 26/2014) in palese violazione di quella EU (art. 2, Direttiva EU 63/2010).

Questa coincidenza è solo uno degli esempi registrati nell’ultimo anno, non solo in Italia, da cui emerge la doppia morale di politici, animalisti, e di vasti settori dell’informazione. Si tratta di una doppia morale caratterizzata dal rifiuto di un confronto serrato con la comunità degli scienziati, tranne in casi eccezionali, a cui si aggiunge la superficialità che ha per esempio caratterizzato il recente pronunciamento del Consiglio di Stato (CdS) sull’autorizzazione al Progetto LightUp delle Università di Torino e Parma.

La richiesta della LAV al Ministero della Salute di bloccare il progetto LightUp sulla “visione cieca”, diretto dai Prof. Marco Tamietto e Luca Bonini, e finanziato dall’European Research Council (ERC), è solo il primo di questi casi.  A seguire, in uno scenario più vasto, vi è il tentativo dell’associazione animalista americana PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) di impedire la pubblicazione sulle principali riviste scientifiche internazionali di articoli provenienti da ricercatori affiliati ad istituti ed enti di ricerca cinesi, a causa di un presunto basso livello di eticità e di controllo sul benessere degli animali utilizzati per la sperimentazione (“ethical dumping”) in quel paese. Questa mossa usa come pretesto la comunicazione del Prof. Nikos Logothethis di abbandonare il Max-Planck Institut for Biological Kybernetics di Tubingen (MPBioCyb), e spostare la sua ricerca su primati non umani (scimmie) in Cina, a casa delle minacce di morte e delle violenze da parte degli animalisti che ha dovuto subire negli ultimi cinque anni.  

Ma andiamo con ordine. 

Nel giugno 2019 la Lega Antivivisezione (LAV) lancia su Change.org una petizione popolare con obiettivo la revoca dell’autorizzazione del Ministero della Salute al progetto LightUp sulla “visione cieca” dopo lesioni della corteccia visiva. Lo scopo del progetto è comprendere, nella scimmia, i meccanismi che sottendono queste residue capacità nell’Uomo e sfruttarli per favorire un recupero della vista che consenta una buona autonomia a chi la ha persa. La straordinaria somiglianza della organizzazione del sistema visivo dell’Uomo e del macaco rende il progetto di grande interesse non solo per la ricerca fondamentale, ma anche per quella translazionale. Il progetto, dopo aver superato tutti i criteri etici e scientifici che le leggi EU ed italiane richiedono, è beneficiario di un prestigioso finanziamento ERC.

E’ la prima volta che un’iniziativa che mira a bloccare un progetto approvato viene presa contro la ricerca di base ed i ricercatori in Italia. La LAV lo fa quando l’allora Ministro della Salute Giulia Grillo, dopo aver inizialmente negato l’accesso agli atti relativi al progetto, inspiegabilmente (ma il Governo vacilla e si intravvedono nuove elezioni all’orizzonte…) e violando l’art. 34 del DL 26/2014, che tutela le informazioni sensibili (1), consegna alla LAV non solo il progetto nella sua interezza, ma anche i nomi dei revisori dello stesso e dei ricercatori coinvolti, come riportato da Science e ripreso con maggiori dettagli da Repubblica (28 agosto 2019) (2). Così facendo il Ministro viola il doppio patto fiduciario con il Consiglio Superiore di Sanità (CSS), da lei nominato e che quel progetto ha esaminato ed approvato, e con i ricercatori delle Università statali, che oltre alla didattica hanno come compito istituzionale la ricerca, grazie a fondi nazionali ed internazionali.

Le minacce di morte nei confronti del Prof. Tamietto, da allora sotto scorta, sono fatti noti (3), trattati estesamente dalla carta stampata, e la solidarietà internazionale nei confronti suoi e del Prof. Bonini vasta e qualificata (4), ma non notata da una strabica RAI TV filogovernativa, che tratta questi argomenti usando ancora termini impropri quali “vivisezione”, o dando voce a chi sostiene che quella ricerca è inutile in quanto il sistema visivo del macaco e quello dell’Uomo sono completamente diversi, un vergognoso esempio di ignoranza, a dimostrazione dell’imbarazzante livello di cultura scientifica che regna in quegli studi.

Il secondo aspetto di novità di questa vicenda è che, forte di questa regalia elettorale del Ministro Giulia Grillo, la LAV intraprende la via giudiziaria e nell’agosto 2019 presenta ricorso al Tar del Lazio chiedendo la revoca dell’autorizzazione concessa dal Ministero della Salute e, nelle more del giudizio di merito, la sospensiva del progetto, che viene negata dal TAR. (5). La LAV ricorre al Consiglio di Stato che, con una sorprendente ordinanza (6) sospende in via cautelativa la sperimentazione del progetto Light-Up, ed impone al Ministero della Salute di dimostrare che non esistono metodi alternativi all’uso delle scimmie, ribaltando così l’onere della prova, che spettava alla LAV presentare. Questa ordinanza è un vero paradosso giuridico e logico, poiché ignora che le autorizzazioni alla sperimentazione animale vengono concesse dal Ministero della Salute ed i finanziamenti ERC erogati solo dopo attenta verifica che altri modelli animali o metodi alternativi al loro uso non sono praticabili.

Inoltre, nell’affermare che le sofferenze imposte agli animali devono essere ridotte entro “rigorosi parametri fisiologici”, un vero ossimoro, l’ordinanza ignora che nella richiesta di autorizzazione il ricercatore ha l’obbligo di indicare, in una scala di severità crescente (non risveglio, lieve, moderata, grave), il livello previsto di sofferenza (costo) che le procedure comportano e che alla valutazione critica di questa indicazione e del rapporto costo/beneficio è subordinato il rilascio dell’autorizzazione. Ciò significa che sia la Direttiva EU 63/2010, che il DL 26/2014 consentono procedure che comportano sofferenze classificabili che, quindi, non possono essere contenute entro limiti fisiologici, poiché la fisiologia è, per definizione, assenza di sofferenza.

Il TAR si esprimerà a fine aprile, e ci auguriamo che cancelli questa sorprendente ordinanza del CdS su un progetto di grande interesse transnazionale, che mostra quanta poca sia in quei palazzi la comprensione dell’operare della scienza e dei limiti che ne confinano l’agire entro ambiti etici e giuridici riconosciuti a livello internazionale. Ai giudici del CdS ci permettiamo di suggerire la lettura del bellissimo ed inquietante libro di John H. Hall, “Il dono oscuro” (Adelphi), che mostra quanto drammatico sia per la personalità umana sprofondare negli abissi della cecità, e quanto importante sia accendere una luce (LightUp) su questi argomenti.

Ancora una volta, la ricerca scientifica è ostacolata da una giustizia che ricorda i tempi bui dei casi Di Bella e Vannoni, quando gli ospedali pubblici vennero obbligati, da sentenze di vari tribunali e preture, a somministrate intrugli inefficaci e dannosi, anche sotto l’impulso (nel caso Vannoni) del generoso finanziamento concesso dal Parlamento (Ministro della Salute Balduzzi) per lo studio dell’efficacia di una terapia delle malattie neurodegenerative che, come gli scienziati dissero, inascoltati, non aveva alcun fondamento scientifico e clinico.

L’incomprensione della sperimentazione animale è a volte osservabile anche all’interno di prestigiose società scientifiche internazionali, come la Max Planck Society (MPS) in Germania, il cui direttore, prima del pronunciamento di un giudice, blocca la ricerca sulle scimmie e rimuove dal ruolo di direttore e docente del MPBioCyb il Prof. Nikos Logotethis, a seguito della messa in rete di immagini girate nel suo laboratorio da un militante animalista sotto copertura, e la conseguente ed ormai canonica accusa di crudeltà contro gli animali. A nulla vale la protesta di oltre 5000 scienziati, inclusi diversi premi Nobel, che conoscono bene il rigore scientifico e metodologico di quel laboratorio. La sentenza sull’accusa di crudeltà e maltrattamento degli animali arriverà (7), e sarà del tutto assolutoria.  La MPS sarà obbligata a riconferire a Logothetis tutte le sue funzioni (8). In questo caso è la MPS che, per pura immagine politica e timore di danno economico, abbandona uno dei suoi ricercatori di punta, nel momento in cui, invece, avrebbe dovuto difenderlo con forza, ricevendo anche le critiche di molti suoi ricercatori di altri laboratori (9). In questo caso è stato violato il rapporto fiduciario implicito che deve esistere tra istituzione e ricercatore (10).

Come i prof. Tamietto e Bonini in Italia, negli ultimi cinque anni il prof. Logothetis e la sua famiglia sono stati oggetto di violenti attacchi e minacce di morte, che hanno coinvolto anche il figlioletto, accusato dai compagni di classe di avere un padre “massacratore di animali”. Nonostante l’assoluzione, la sfiducia maturata verso la propria istituzione, quella a cui aveva dedicato oltre un ventennio di lavoro di straordinario successo, ed il clima sociale insopportabile portano Logothetis ad abbandonare il MPBioCyb, assieme a venti ricercatori, per assumere la co-direzione della ricerca su primati non umani all’International Center for Primate Brain Research (ICPBR) dell’Accademia cinese delle Scienze di Shanghai (11).

Ma la storia non finisce qui, poiché a febbraio 2020 il Chief Editor di Journal of Neurophysiology, prestigiosa rivista dell’American Physiological Society, riceve una lettera da parte di una militante di PETA, con la richiesta di non pubblicare futuri articoli di Logothetis e del suo gruppo provenienti da laboratori cinesi, a causa dei bassi standard etici che regolerebbero la sperimentazione animale in quel paese (“ethical dumping”). Si assiste, in questo caso, ad un salto di qualità nella campagna di PETA, che tende a bloccare la sperimentazione animale ed il suo sviluppo al di fuori dell’Occidente, una mossa di stampo neocolonialista, che riporterebbe la medicina nei paesi asiatici ed africani in via di sviluppo a livelli ottocenteschi, con le conseguenze che si possono immaginare. Questa richiesta ha suscitato, oltre al naturale rifiuto del direttore della rivista, un’immediata reazione del mondo scientifico, ben descritta da Speaking of Research (12).

L’intransigenza e l’assenza di ogni etica da parte di PETA è nota e ben rappresentata dalle parole della sua fondatrice e presidentessa Ingrid Newkirk: “Anche se bastasse il sacrificio di un solo topo per trovare la cura per l’AIDS, noi saremmo contrari” (13), e continua “Non vi è alcuna base razionale per dire che l’essere umano abbia diritti speciali. Un ratto è un maiale, è un cane, è un bambino, sono tutti uguali”. Quindi, per PETA i diritti degli animali sono importanti quanto quelli degli uomini, posizione del resto comune a tutte le associazioni animaliste. Ha, la LAV, qualcosa da dire in merito?

Si capisce quali sarebbero le conseguenze se simili e mostruosi principi guidassero l’azione contro la diffusione della malattia da coronavirus in Cina e nel mondo, impedendo la necessaria fase di sperimentazione sugli animali, prima dei test sull’Uomo. Ripetiamo la domanda: ha, la LAV, qualcosa da dire in merito?

Questo ci porta direttamente alla doppia etica dei nostri politici e governanti che, mentre impegnati a prevenire con tutti i mezzi la diffusione della COVID-19 in Italia e a congratularsi con i ricercatori e medici che lottano in prima linea, cosa da condividere, nascondono una banale, ma per loro indigesta verità: l’inevitabile sacrificio di migliaia di animali in Italia e nel mondo. Negli stessi giorni invece il Governo opera per limitare la sperimentazione animale su altri e delicatissimi temi nel nostro Paese.  Dire scomode verità, evidentemente, non porta consenso e voti, soprattutto all’innaturale alleanza degli opposti estremismi LEU/5Stelle. E’ quest’alleanza, infatti, che invece di abolire l’articolo (n. 5, comma 2, lettere d, e) del DL. 26/2014, che impedisce l’uso degli animali per la ricerca su xenotrapianti e sostanze d’abuso, risparmiando così all’Italia anche una costosissima procedura di infrazione EU, con il Decreto Milleproroghe, appena approvato alla Camera, proroga la moratoria sul divieto di un solo anno, laddove queste cruciali ricerche richiedono progetti di largo respiro. Evidentemente non sanno, i Deputati della Repubblica, quante siano in Italia le sindromi da astinenza neonatale, causa la tossicodipendenza della madre (14), e quali siano in adolescenza i gravi disturbi cognitivi che ne conseguono, a causa delle cure a base di metadone, fenobarbitale o benzodiazepine, a seconda del tipo di intossicazione materna. Per non parlare del colpo durissimo inferto alla ricerca sui trapianti d’organo, specie in un Paese dove la medicina preventiva langue per sottofinanziamento ed il trapianto d’organo rimane spesso l’unica e complessa possibilità di salvezza. Il Senato ha modo di correggere questo errore, ma dubitiamo che lo farà.

Queste vicende confermano una drammatica verità: la politica italiana evita un dialogo serrato con la comunità scientifica, per favorire la ricerca di facili consensi, da cui l’ammiccare all’oscurantismo no-vax (5Stelle), a stregoni dell’ultima ora (caso Balduzzi-Vannoni) o alle sirene animaliste (casi Grillo-LAV su progetto LightUP, e Speranza/LEU su Milleproroghe) ed al miraggio di un’isola che non c’è, quella dei metodi alternativi intesi non come complemento, ma sostituzione totale del modello animale.  Questo atteggiamento relega la ricerca a occasionale fornitrice di pareri, e quindi nel ghetto dell’irrilevanza sociale, e la tossicodipendenza nella sfera dei vizi privati, rivelando la doppia morale di una classe “dirigente” che gran parte della comunità scientifica e del Paese non riconosce più come tale, poiché il rifiuto di un dialogo continuo con la scienza moderna, con la sua complessità ed anche con i dilemmi etici che essa pone non consente l’affermarsi di un agire condiviso che sia fondato sullo studio, la ricerca e la competenza, cioè sulla cultura scientifica, da cui il dilagare di ignoranza ed intolleranza, ideali terreni di cultura di tutti i populismi.

*Neurofisiologo, Professore ordinario di Fisiologia, Università di Roma SAPIENZA fino al 2018.

1999-2001: Member, Board of Scientists, Human Frontiers Science Program Organization.

2008-2010: Chair, Program of the European Neuroscience Schools of the Federation of the European Neuroscience Societies (FENS)- International Brain Research Organization (IBRO) –Society for Neuroscience (SfN)

2010-2014: Chair, FENS Committee on Animals in Research (FENS CARE).

2016-2019: Member, Public Education and Communication Committee (PECC), Society for Neuroscience, USA.