La Siica Immunologia è la Società Italiana di Immunologia Clinica e Allergologia che annovera tra i suoi iscritti alcuni dei migliori ricercatori italiani – http://www.siica.org/ La SIICA non si limita ad organizzare eventi per medici e scienziati ma, con grande merito, anche incontri per cittadini e studenti come l’Univax Day al quale molti nostri soci hanno partecipato in qualità di relatori.La SIICA ha preso, con il comunicato allegato, una posizione netta che condividiamo e che vi invitiamo a leggere qui https://bit.ly/3cOXl5Y “Fellini, oppresso dalla volgarità dei nostri tempi terminò “la voce della luna” con uno splendido “ ci vorrebbe un po’ di silenzio”. Sarebbe il commento più adatto al bailamme mediatico che accompagna il dramma epocale di COVID-19, bailamme che non si è privato della comparsa di Giulio Tarro, scienziato di modestissima caratura, autoproclamatosi candidato al premio Nobel per scoperte ignote alla comunità scientifica, falso esperto che ha ad esempio infilato nella trasmissione “Non è l’arena” una serie di opinioni personali fra sciacallaggio e becero ottimismo. Chi cita le sue opinioni o lo interpella avrebbe il dovere di controllare il suo curriculum scientifico o almeno Wikipedia, dai quali sarebbe venuto a conoscenza che buona parte di quanto abbia detto risulta essere falso in tempi normali, ma “notitiae criminis” nel dramma che il paese vive!Avrebbe appreso che Tarro, pur “allievo” dello scienziato Albert Bruce Sabin (che ha sviluppato uno dei vaccini contro il virus della poliomielite), e con cui ha condiviso quattro lavori scientifici all’inizio degli anni 70, ha pubblicato 68 lavori scientifici, molti dei quali su riviste italiane non “peerreviewed”, con un totale di 447 citazioni e un indice di Hirsch di 10. Questi indici bibliometrici sono appropriati per un ricercatore all’inizio del suo percorso scientifico, non certo per un senior autoproclamatosi candidato al Nobel. Ad esempio molti membri della nostra Società Scientifica hanno decine di migliaia di citazioni nella letteratura scientifica internazionale e indici H superiori a 50 o 100. Con semplici verifiche avrebbe anche appreso che Giulio Tarro, negli anni recenti, ha partecipato solo a quelle che nella letteratura scientifica internazionale sono definite “predatory conferences” e ha ricevuto “predatory prizes”, l’equivalente insomma delle “fake news” in rete. Avrebbe anche appreso che Tarro ha sostenuto cure senza fondamento scientifico. Per questa sua dubbia reputazione e scarsa rigorosità scientifica, già negli anni 80, Giulio Tarro è stato espulso dalla Società Italiana di Immunologia, allora Gruppo di Cooperazione in Immunologia. Il “caso Tarro” è un’occasione per sottolineare ora come non mai, nell’emergenza COVID-19, quanto sia necessario che chi ha la responsabilità della comunicazione nei media verifichi l’affidabilità e correttezza della fonte, la correttezza delle affiliazioni e dei crediti scientifici, a salvaguardia del pubblico, dei pazienti, dei ricercatori e del personale sanitario in prima linea.
“Una retorica vuota che rischia di causare altre morti, un cumulo di frasi anche offensive per chi sta lavorando per contribuire a liberare il mondo da Covid-19” afferma Giuliano Grignaschi, direttore di Research4Life, la piattaforma che riunisce il meglio della ricerca italiana, e socio fondatore del Patto traversale per la scienza.
Sostenere, come fa la LAV in un comunicato, che è necessaria una ricerca “human- based” – sviluppata per l’uomo e sull’uomo – significa proporre di sperimentare direttamente sull’uomo, quindi senza aver testato prima i parametri di efficacia, sicurezza e tossicità come oggi solo la sperimentazione animale consente.
Insomma, chi contesta la sperimentazione animale sostiene – di fatto – l’idea di fare test anche molto preliminari (e quindi pericolosi) direttamente sull’uomo.
È importante sottolineare che questa sciagurata strategia non solo esporrebbe i primi volontari a rischi inaccettabili (chi farebbe il volontario?) ma rallenterebbe anche moltissimo le tempistiche e nel frattempo la pandemia continuerebbe ad uccidere migliaia di esseri umani.
Parlare di test fallimentari sugli animali per Covid19 è da irresponsabili, perché in tutto il mondo la sperimentazione è la base ed il presupposto della ricerca biomedica. È proprio attraverso tentativi, errori, fallimenti e successi che si consolidano cure, si scoprono medicine e vaccini. Proprio come è stato nel caso del vaccino contro Ebola che – contrariamente a quanto afferma LAV – ha dimostrato eccome la sua straordinaria efficacia, fermando quella che in questo caso potremmo davvero definire una “strage silenziosa”, perché colpiva le popolazioni più povere e remote dell’Africa.
“Da ultimo mi preme sottolineare – continua Grignaschi – che la scienza è altamente democratica e chi dice di disporre di nuovi metodi deve solo dimostrare che funzionano: con i fatti però, non con le chiacchiere. I ricercatori di tutto il mondo si impegnano e lavorano ogni giorno anche per trovare metodi alternativi, ma fino a quando non ci riusciremo la scelta sarà tra sperimentare su cavie umane o animali”.
Il Patto Trasversale per la Scienza si complimenta con l’Amministratore Delegato della Rai Salini per la decisione di istituire una task force aziendale contro le fake news sotto la guida del Direttore Antonio Di Bella coadiuvato dal responsabile per l’informazione Scientifica di Rainews24 Gerardo D’Amico. È una decisione importante e storica per il Servizio Pubblico, che ha scelto due professionisti di altissimo valore che hanno già dimostrato in passato di aver impostato la propria esperienza di comunicatori esclusivamente sulle evidenze scientifiche, di aver dato voce solo a ricercatori di chiara fama e prestigio, di aver denunciato le falsità dei novax e delle cosiddette medicine alternative. Auspichiamo che questa lodevole decisione non si fermi alla attuale emergenza sanitaria, in cui è quanto mai indispensabile fornire agli italiani informazioni chiare, affidabili, scientifiche: il Servizio Pubblico dovrà impostare la sua mission a questi canoni sempre, in tutte le sue espressioni, dai telegiornali ai programmi di intrattenimento quando si occupano di informazione che riguarda la salute, la scienza, il benessere.
Un particolare in bocca al lupo al nostro Socio Fondatore Gerardo D’Amico, punto di riferimento per la Comunità scientifica per il suo instancabile lavoro al servizio della comunicazione scientifica.
Gerardo D’Amico, Roberto Burioni, Pier Luigi Lopalco, Andrea Cossarizza e Guido Silvestri del Patto per la Scienza
Cerchiamo di spiegarvi il perché mostrandovi la storia di 2 città lombarde: Lodi e Bergamo.
Lodi, al primo emergere del focolaio, è stata subito messa sotto osservazione, isolati i comuni più colpiti e limitate anche le attività all’interno della provincia (24 febbraio). Da allora si osserva che i casi crescono in modo lineare.
Bergamo è invece stata “lasciata libera” fino al 9 marzo, quando è entrato in vigore il DPCM dell’8 marzo che ha trasformato l’intera Lombardia in zona rossa. In questa città si è assistito ad un aumento esponenziale dei casi, andamento che ha cominciato a modificarsi SOLO dopo 1 settimana dall’entrata in vigore delle norme restrittive.
Quindi? Quindi #restateacasa. Perché? Perché funziona ed è la cosa migliore che possiate fare: per voi stessi, per i vostri cari, per il sistema sanitario, per la ricerca. Chiaro?
– La lotta contro il SARS-CoV-2 prosegue ed è ben lungi dall’essere vinta, la vinceremo sulla distanza. Se ne stanno rendendo conto anche gli altri paesi europei che, seppur in ordine sparso, stanno giungendo alle medesime conclusioni, ed azioni, cui è giunto il nostro Paese. L’unione fa (e dà) la forza. Aiutateci a sensibilizzare anche le vostre reti di contatti all’estero.
Abbiamo preparato un’infografica in diverse lingue: usatela! La trovate qui: http://www.biotecnologi.org/blog/ se non la trovate nella lingua che vi serve, facciamola assieme, è importante!
– Nonostante il gran rumore di fondo, la terapia ancora non c’è (l’ultimo dei rumors in ordine di tempo è un messaggio whatsapp attribuito al Prof. Pascale del Galeazzi che ha già smentito con decisione https://www.facebook.com/istituto.ortopedico.galeazzi/) L’invito è, come già detto, di non alimentare la diffusione non solo del virus, ma anche di notizie non verificate che possono creare false aspettative o allarmismo ingiustificato. La ricerca e la sperimentazione stanno procedendo a pieno regime non solo in Italia, in tutto il mondo, ma hanno bisogno di tempo. Più tempo riusciamo a guadagnare e più vite salviamo. Come? #restaacasa. Semplice no?
… perché ne abbiamo decisamente bisogno. Allora ve ne do alcune, piccole e grandi, per tirarci su il morale almeno un po’.
di Guido Silvestri
1. Oggi è uscito online il nostro ultimo paper su Nature Medicine, rivista scientifica di grande prestigio. Il titolo del lavoro è “CTLA-4 and PD-1 dual blockade induces SIV reactivation without control of rebound after antiretroviral therapy interruption” ed il senior author è il mio ex-allievo, ora in cattedra anche lui alla Emory, il professor Mirko Paiardini da Urbania. E’ un altro studio che aumenta le nostre chance di arrivare presto ad un cura per l’AIDS – il che è importante visto che anche oggi, nel silenzio generale, HIV ha ucciso circa 2.000 persone nel mondo, soprattutto in Africa.
2. Il publisher cinese BEIJING FONGHONG BOOKS, della Phoenix Publishing and Media group, che è una delle dieci case editrici più grandi del mondo, ha ufficialmente acquistato i diritti del mio libro “IL VIRUS BUONO”, che verrà tradotto in cinese standard con pubblicazione entro 18 mesi. Sulla scorta di quanto fatto da Roberto Burioni con il suo libro “Virus: La Grande Sfida”, ho deciso di donare le royalties alla Associazione “CARLO URBANI”, che sostiene la ricerca scientifica biomedica in Italia in memoria del nostro grande collega e conterraneo, morto di SARS nel 2003 a soli 46 anni.
3. Sul fronte COVID-19, il “MURO di ATLANTA” per ora sta reggendo, anche se è solo l’inizio dell’inizio. Siamo ancora fermi ad un morto, ed il numero dei casi aumenta senza avere per ora i connotati di uno “tsunami” (21 casi il 12 marzo, 42 casi il 13 marzo, 66 casi il 14 marzo, 99 casi il 15 marzo, e 121 casi il 16 marzo). Questo andamento relativamente lento ci da tempo – almeno così speriamo – di prepararci agli inevitabili grandi numeri che ci aspettano nei prossimi giorni. A questo proposito ringrazio i colleghi italiani che mi stanno dando informazioni utili a gestire questa grave situazione.
4. Sul fronte italiano, in cui la lotta rimane durissima, ieri ci sono stati meno morti e meno nuovi casi del giorno precedente, e questo è un piccolo, magari piccolissimo segnale di miglioramento. In questo senso i numeri di domani e dopodomani saranno importantissimi, e spero davvero vivamente che continuino ad andare in quella direzione. Ricordiamoci di ringraziare sempre i grandi professionisti della sanità italiana che stanno lavorando in modo straordinario per limitare i danni di questa pandemia.
5. Sul fronte CIALTRONI, è stato bello vedere come il collega Matteo Bassetti, ordinario di Malattie Infettive a Genova e socio del Patto Trasversale per la Scienza – PTS, abbia immediatamente diffidato Vittorio Sgarbi dall’usare il suo nome quando espone le sue bizzarre teorie sul Coronavirus. Ancora più bello è stato vedere quante persone abbiamo accolto con entusiasmo l’idea di “sfruttare” la pandemia di COVID-19 per far partire un GRANDE RINASCIMENTO SCIENTIFICO dell’Italia, che è il paese di Leonardo e Galileo, Fermi e Marconi, Galvani, Spallanzani, Golgi e mille altri.
6. Dirette Facebook: non siamo riusciti a risolvere il problema, ma stiamo lanciando un canale Youtube da cui dovremmo presto essere in grado di fare dirette. Stay tuned! (le dirette saranno disponibili anche sul nostro sito a seguente indirizzo https://www.pattoperlascienza.it/patto-in-diretta/ ndr.)
Enrico Bucci, Giuseppe De Nicolao, Enzo Marinari e Giorgio Parisi hanno preparato un piccolo documento di analisi della situazione epidemica italiana al 12 marzo 2020.
Questa volta, ci siamo occupati di esaminare separatamente l’andamento degli ultimi giorni nelle diverse regioni, per ricavare principalmente due parametri:
Lo stato di avanzamento dei focolai epidemici, regione per regione, espresso come “ritardo” in giorni rispetto alla Lombardia;
Il tempo di raddoppiamento, sia complessivo che regionale, per scoprire eventuali variazioni
Entrambi i parametri sono interessanti; il dato più rilevante, tuttavia, appare quello di un primo rallentamento dei tempi di raddoppio (il numero di giorni in cui si raddoppiano ricoverati, ricoverati in terapia intensiva e morti), con effetti più accentuati in quelle regioni in cui l’epidemia è in fase più iniziale (come previsto in caso di applicazione di distanziamento sociale).
E’ presto per affermare che questo sia un effetto delle misure draconiane imposte dal governo; questo appare piuttosto un risultato compatibile con l’inizio della presa di coscienza da parte della popolazione, che almeno in parte ha iniziato ad applicare misure di buon senso ben prima dell’intervento governativo.
Dopo anni di mancati investimenti pubblici e di competenze lasciate morire, la ricerca pubblica italiana dedicata alle infezioni virali emergenti si è trovata inchiodata. Come è stato possibile? Quali insegnamenti trarre in vista di probabili epidemie future? Intervista a Guido Poli, professore ordinario di Patologia generale all’Università San Raffaele di Milano
Dal gennaio 2016 Guido Poli è professore ordinario di Patologia generale all’Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
“In tempo ‘di pace’, quando eravamo lontani dall’emergenza epidemica attuale, non siamo stati in grado di prepararci al nuovo virus che causa la grave malattia respiratoria definita COVID-19 (coronavirus disease-2019) per poter attivare rapidamente strumenti fondamentali, dai laboratori di ricerca alle terapie intensive, in modo coordinato sul territorio nazionale. La speranza è che una volta fuori dall’emergenza potremo imparare la lezione in previsione di possibili, forse probabili, epidemie future”.
Guido Poli è professore ordinario di Patologia generale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Diciassette anni fa, con la dottoressa Elisa Vicenzi, sua moglie, oggi a capo dell’unità di Patogenesi Virale e Biosicurezza dell’Istituto Scientifico San Raffaele, isolò e sequenziò il virus della patologia virale SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome). “Fu il secondo ‘isolato europeo’ di Coronavirus della SARS (ceppo HSR1)”, ricorda Poli, orgoglioso di quel risultato “che ci permise di fare ottima ricerca fino al 2008, quando i finanziamenti terminarono, perché l’emergenza era finita”. Oggi, nel pieno della fase epidemica da COVID-19, descrive il “punto zero” al quale si ritrova inchiodata la ricerca pubblica italiana dedicata alle infezioni virali emergenti.
Professor Poli, partiamo dall’emergenza. GP – Come dimostrano i dati forniti quotidianamente dalle istituzioni e ben illustrati su scala globale dalla Johns Hopkins University siamo molto lontani dal vedere una flessione nel numero di casi nel nostro Paese, la fase è ancora espansiva (9.172 casi e 463 decessi al 9 marzo 2020, ndr). Detto questo ci sono ancora troppe variabili che non conosciamo. Il virus è relativamente nuovo, simile, ma non uguale al virus della SARS, e abbiamo bisogno di tempo per conoscerlo meglio, dobbiamo allestire rapidamente programmi di ricerca.
Parliamo della ricerca. Dove siamo? GP – Al punto zero, o poco più in là. L’epidemia ha colto tutti di sorpresa, nessuno fino alla metà del mese di gennaio di quest’anno poteva prevedere che si fosse dinanzi ad una nuova, grave malattia infettiva epidemica (probabilmente pandemica) quale quella in corso. In Italia il “paziente 1” di Codogno è diventato noto solo il 21 febbraio; fino al giorno prima c’erano solo i tre casi ricoverati allo Spallanzani di Roma, la situazione era tranquilla e, apparentemente, sotto controllo. Non c’è stato quindi il tempo materiale per pensare o preventivare un programma ad hoc di ricerca. Riconosciuto questo dato di fatto, condivido però quanto detto dal professor Pierluigi Lopalco (epidemiologo dell’Università di Siena, ndr): la Cina ci ha regalato un mese di tempo per organizzarci, purtroppo non l’abbiamo utilizzato bene.
Misure inefficaci a parte, il ritardo italiano nel campo della ricerca era superiore a un mese. GP – Già: in questi anni è mancato un vero investimento pubblico, cioè non finanziato da multinazionali, nel campo della ricerca in ambito virologico. È stato ritenuto un ambito non così importante per la salute nazionale. Molti miei colleghi e amici dello storico Programma nazionale contro l’AIDS (1990-2010) negli anni hanno così cambiato tema di ricerca o l’hanno abbandonata definitivamente; anche io stavo per appendere un cartello alla porta con scritto “Chiuso per cessata attività”. A restituirmi ossigeno è stato un Progetto triennale di ricerca di rilevante interesse nazionale (PRIN2017, erogato a fine 2019) sulle conseguenze dell’interruzione della terapia antiretrovirale in pazienti HIV+.
Che tipo di spiegazione si è dato di questo disimpegno? GP – Che noi, o meglio, la nostra nazione e la classe politica in generale -con poche eccezioni- non ritiene che la ricerca scientifica sia una componente strategica dello sviluppo della nostra società. In particolare, la ricerca virologica negli anni è stata data in via di estinzione, o un filone considerato a perdere o di nicchia, mentre le uniche “urgenze” percepite come rilevanti sono state considerate il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete e poche altre. Tra l’altro, sono proprio i pazienti con patologie cardio-vascolari importanti e il diabete le persone più a rischio di gravi complicanze fino al decesso in caso di Covid-19 a sottolineare come sia sbagliato ragionare sulle malattie come fossero compartimenti stagni. Ecco perché oggi stiamo riscoprendo la ruota, per così dire, per rispondere alla nuova epidemia.
Calendario alla mano a quando risale l’ultimo significativo programma di ricerca pubblico? GP – Come ricordato, l’ultimo programma nazionale contro l’AIDS è del 2009-2010, gli spiccioli sono terminati nel 2013. Si trattava di 9-10 milioni di euro spalmati su tre anni che però alimentavano un centinaio di laboratori producendo ottima ricerca e mettendoli in grado di competere e spesso vincere altri finanziamenti, per esempio a livello europeo. Insomma, massima resa per un investimento veramente minimo: capisce che per un Paese che si ritiene avanzato tutto questo è inconcepibile e inaccettabile.
Ha più volte ribadito che non si tratta “soltanto” di una questione di denaro. GP – Confermo. È ciò che produce la mancanza di finanziamenti il problema: ho 63 anni e dico senza timore di smentita che se non sostieni più una certa area di ricerca, lasciando morire competenze e laboratori, è difficile poi pensare di ricostruire una risposta efficace per fronteggiare emergenze quali quella in atto perché i nostri giovani, molto spesso precari, si sposteranno, come hanno fatto in questi ultimi anni, su altri filoni più finanziati o abbandoneranno la ricerca per professioni più sicure. Prima dell’iniezione di finanziamenti, o contestualmente a ciò, è fondamentale e necessario un cambio di mentalità da parte di chi ci governa sia a livello nazionale che locale.
Come vi state organizzando per la ricerca sul virus? GP – Nel nostro istituto scientifico e universitario abbiamo dovuto riattivare alcuni “circuiti” a livello interno per rimetterci in gioco: abbiamo cioè dovuto superare un’inerzia causata dalla situazione descritta sopra. Penso in particolare all’autorizzazione dei laboratori per poter lavorare con questo patogeno altamente infettante, nel rispetto delle clausole di sicurezza imposte dalle strutture pubbliche come le Agenzie di tutela della salute (Ats). Questo iter richiede tempo e non potresti permetterti tempi lunghi per rispondere a un’epidemia che raddoppia ogni 2,5 giorni. Sul fronte diagnostico e, in prospettiva, di ricerca abbiamo riattivato la collaborazione con il professor Massimo Clementi, Ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele nonché direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia, con cui avevamo collaborato proficuamente ai tempi della SARS e responsabile dell’unico laboratorio di bio-sicurezza di livello 3 (BSL-3) attivo nella nostra istituzione, almeno per il momento.
Sarebbe in arrivo un programma nazionale di ricerca… GP – Speriamo fortemente che questo avvenga in tempi rapidi e abbia le caratteristiche generali d’inclusività che hanno caratterizzato il già citato Programma nazionale contro l’AIDS soprattutto nei suoi primi anni, perché abbiamo la necessità che le migliori competenze del Paese diano un contributo per rispondere a quest’epidemia. Nel frattempo, stiamo finalizzando in questi giorni i dettagli di un progetto di ricerca coordinato dal professor Alberto Mantovani della Humanitas University che coinvolge anche lo Spallanzani di Roma finanziato generosamente da una donazione di Dolce&Gabbana per capire se molecole immunitarie solubili che evolutivamente hanno preceduto la comparsa degli anticorpi possano avere un ruolo terapeutico o diagnostico in questa nuova epidemia e potenzialmente in altre simili; ricordiamo che il “cugino” del virus della Covid- 17 e della SARS, che causa la MERS, malattia mortale nel 34% dei casi, ancora si diffonde seppur in modo molto meno contagioso, in Arabia Saudita e regioni limitrofe.
Misure restrittive estese a tutta Italia. Vietati assembramenti. Sospesi scuola e campionato di calcio fino al 03 aprile. Garantiti i trasporti pubblici. Il Presidente Conte ha appena annunciato nuove disposizioni per affrontare il coronavirus
Considerazioni sull’evoluzione in
corso dell’epidemia da nuovo coronavirus SARS-COV-2 in Italia.
Enrico M. Bucci – SHRO, Temple University –
Philadelphia
Enzo Marinari, Dipartimento di
Fisica, Università “La Sapienza” – Roma
Si ringrazia per i preziosi suggerimenti e per la revisione di questo testo il prof. Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei
INTRODUZIONE
Nel febbraio 2020 è stato identificato
nel Nord Italia un focolaio di infezione da coronavirus SARS-COV-2, le cui
proporzioni suggeriscono un notevole stato di avanzamento pregresso al momento
dell’identificazione del primo paziente (20 febbraio). A partire da tale data è
stato rilevato giornalmente un numero sempre crescente di casi di infezione,
tanto da superare in dieci giorni il numero di mille soggetti trovati infetti.
La strategia di campionamento dei
soggetti da sottoporre a test è stata inizialmente difforme sul territorio
nazionale. Il Veneto, ad esempio, ha campionato su base geografica (cerchi
concentrici intorno ai comuni della regione e in qualche caso intorno agli
ospedali), mentre altre regioni hanno invece campionato soprattutto sulla base
della possibilità di infezione connessa alla prossimità con casi già noti. La
strategia è stata successivamente trasformata ed unificata, e si è modificata
in un campionamento dei soli soggetti sintomatici.
Esiste tuttavia almeno un dato che, per ovvie ragioni, non è affetto dalle differenze di campionamento illustrate, consistente nel numero cumulato di soggetti sottoposti a terapia intensiva. Questo vale anche per il numero di decessi, il quale tuttavia, essendo fortunatamente ancora molto piccolo, è soggetto a maggiori fluttuazioni statistiche nella sua evoluzione giornaliera.
ANALISI
Il numero di morti cumulato ed il numero di pazienti in terapia intensiva cumulato sono stati ottenuti grazie alle comunicazioni della protezione civile che, a far data dal 24 febbraio, hanno aggiornato gli italiani sull’andamento dell’epidemia. L’evoluzione di questi due numeri, a partire dal 24 febbraio, è rappresentata nei due grafici seguenti.
Come è possibile notare nel grafico di
destra, dove sull’asse delle ascisse è riportato il numero di giorni trascorso
dall’inizio dell’anno, l’evoluzione nel tempo del numero di individui in gravi
condizioni è approssimata al meglio da una curva esponenziale, con un tempo di
raddoppio vicino ai 2,6 giorni (per confronto, è riportata nel grafico anche
una estrapolazione lineare dei dati). Il tempo di raddoppio coincide con il
tempo caratteristico dell’andamento esponenziale moltiplicato per il valore
log(2), uguale circa a 0.69.
Estendendo in avanti ai prossimi giorni
l’estrapolazione esponenziale, che gli indicatori statistici mostrano
affidabile (certamente e soltanto su tempi abbastanza brevi), e molto più
attendibile di un comportamento lineare o a potenza, si nota come il numero di
posti letto richiesti in terapia intensiva cresca rapidissimamente nella prima
settimana di marzo, configurando una situazione di ovvia crisi per le strutture
sanitarie del territorio, poiché potrebbero essere richiesti almeno 350 posti
letti in terapia intensiva entro il 5 marzo (ed ancora di più successivamente).
Analizzando invece retrospettivamente la curva esponenziale ottenuta, si ottiene che i primi casi gravi dovrebbero essere emersi in una data prossima al 10 febbraio, il che, considerando il rapporto fra casi gravi ed infetti e i tempi di evoluzione della sintomatologia dalla infezione, suggerisce che l’epidemia attualmente in corso non può essere iniziata in una data posteriore all’ultima decina di giorni di gennaio (con la possibilità che sia iniziata anche prima, nel caso la rivelazione di casi gravi in località diverse da quelle attualmente monitorate sia sfuggita).
Per analizzare l’evoluzione dei casi gravi e stabilire se sia coerente con quella del totale dei casi ospedalizzati e con quella del totale dei pazienti trovati infetti, è possibile ripetere l’estrapolazione. Con questa analisi si ottengono curve che, a meno di una costante di scala, hanno lo stesso comportamento. In tutti i casi analizzati l’analisi che implica uno sviluppo esponenziale è preferita a una legge a potenza.
Il grafico riportato sopra ha una asse orizzontale in scala lineare e un asse verticale in scala logaritmica. Un andamento esponenziale (exp(a*(t-t0)) risulta quindi, su questo grafico, una linea retta. Come si vede le quattro serie di valori sono tutte pienamente compatibili con un andamento esponenziale dei giorni osservati. Il valore del chi quadro per grado di libertà è sempre di ordine uno, e il tempo di raddoppio risulta, per i quattro casi analizzati, sempre compreso fra 1.9 e 2.6 giorni.
La tendenza osservata per l’Italia può essere confrontata con lo sviluppo epidemico osservato in Corea del Sud, dove la struttura di età della popolazione e il livello di assistenza sanitaria sembrano paragonabili a quelli italiani.
Nel grafico riportato sopra mostriamo un
fit esponenziale ai valori del numero di pazienti positivi al virus. I primi
due giorni non possono essere inclusi perché cumulano casi dei giorni
precedenti. Il fit fatto partendo dal giorno 54 incluso dà risultati molto
simili a quello che si ottiene per l’Italia: il
chi quadro per grado di libertà è di ordine uno, il tempo di raddoppio di 3,0
giorni, e emerge un ritardo comparabile a quello notato in Italia. Anche
qui l’effetto di diffusione del virus va retrodatato in modo adeguato.
Da quel che abbiamo illustrato, in conclusione, è evidente che in Nord Italia è in questo momento in pieno sviluppo una epidemia nella sua iniziale fase di crescita esponenziale, crescita sulla quale non si riflettono ancora gli effetti delle misure di contenimento messe in atto – effetti la cui efficacia potrà essere valutata non prima di una settimana, dati i tempi di incubazione e di sviluppo della carica virale nei soggetti di nuova infezione.
RACCOMANDAZIONI
Contrariamente a quanto ventilato in
qualche sede, l’epidemia in corso è ancora nella sua fase iniziale, come sembra
evidente dalle considerazioni sopra riportate. Pertanto, lungi dall’abbandonare
le misure di mitigazione necessarie, in questo momento è più che mai opportuno
proseguire secondo le seguenti raccomandazioni:
Soprattutto in Lombardia, Veneto occidentale ed
Emilia-Romagna del nord e soprattutto nelle grandi città come Milano e quelle
dove ci sono un numero di casi importanti come ad esempio Savona, il numero
medio di possibili contatti potenzialmente produttivi (distanza tra un soggetto
infetto ed uno non infetto minore di due metri) deve essere contenuto al
minimo. Ciò significa in massima parte diminuire la frequenza di tutti i
contatti involontari con un gran numero di estranei: a questo proposito si è
giustamente sottolineato il ruolo del telelavoro, della diminuzione degli
spostamenti non necessari, dell’evitare gli assembramenti, del prolungamento
della chiusura delle scuole. Sebbene queste misure non possano, alla lunga,
impedire la diffusione del contagio, possono ovviamente abbattere il numero di
nuovi contagi giornalieri, dando modo di non sovraccaricare il sistema
sanitario di pazienti anche gravi. Ampliare dove opportuno l’estensione
geografica della zona rossa, e, dove necessario, rendere più prescrittive le
indicazioni di quarantena potrebbe, in questo senso, probabilmente salvare
delle vite.
L’attuale sistema di rilevazione delle nuove infezioni,
che comporta un test PCR locale e la sua conferma a livello centrale, rischia
di essere ben presto sovraccaricato, anche restringendo ai soli pazienti
sintomatici l’esecuzione del test. Poiché, ai fini della previsione dello
sviluppo dell’epidemia, è vitale mantenere un flusso di informazioni
diagnostiche di buona qualità, si suggerisce di spostare la conferma di secondo
livello da poche sedi centrali alle stesse sedi periferiche, che potrebbero
scambiare tra loro i campioni da confermare.
La comunicazione ai cittadini deve avere l’obiettivo di
spiegare come il rischio individuale di conseguenze serie resti mediamente
basso nelle zone più colpite e pressoché nullo nel resto del paese. Tuttavia
tale piccolo rischio, moltiplicato per il numero di individui esposti al virus,
è rapidamente in grado di saturare le nostre risorse sanitarie, rendendo
difficile favorire la guarigione dei casi critici e mettendo a rischio la
salute di chi è ricoverato anche per altri motivi. La comunicazione
istituzionale e di massa deve quindi richiamare fortemente la responsabilità
individuale dei cittadini all’applicare tutte le misure suggerite, ed in primis
quella dell’innalzamento di opportune barriere sociali di cui al punto
precedente per coloro che si trovano nelle regioni che ospitano focolai
accertati e soprattutto nelle grandi città di queste regioni.
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