Hiv-Aids

PTS – Gruppo HIV/AIDS

L’infezione da HIV e l’AIDS (che ne è la conseguenza) in Italia sono spariti, ma solo dalle agende dei governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni. È infatti calcolato che in Italia ci siano circa 120-130.000 persone infettate, con la Lombardia e il Lazio a contare il più alto numero di casi. Il dato forse più drammatico è che il 50% delle nuove diagnosi d’infezione (ca. 3.500 l’anno, con andamento sostanzialmente stabile nel tempo) riguardano persone già in fase avanzata di malattia, il 15% già con AIDS conclamata. Queste persone avranno avuto diversi anni di tempo per trasmettere sessualmente l’infezione ai propri contatti prima dei sintomi clinici che li hanno portati ad iniziare la terapia antiretrovirale di combinazione (cART, che il nostro Sistema Sanitario Nazionale mette a disposizione di tutti e permette di restituire uno stato di salute anche a queste persone). Inoltre, le stime sulle infezioni non diagnosticate (il cosiddetto “sommerso”) indicano che il 12% delle persone viventi con HIV oggi in Italia non sa di essere infetta. Anche loro avranno mediamente 8-10 anni di tempo per trasmettere sessualmente l’infezione ai propri contatti prima che emergano i sintomi dell’AIDS e, con essi, il probabile inizio della terapia. Queste osservazioni epidemiologiche illustrano bene come il virus riesca a perpetuarsi all’interno di una comunità, sia essa locale o nazionale. Altro dato inquietante è la quasi assoluta ignoranza dei nostri adolescenti e giovani in materia di rischio di contrarre l’HIV (assieme ad altre malattie sessualmente trasmissibili) non riconoscendone la pericolosità considerandola come una banale infezione curabile con antibiotici. L’infezione da HIV è sì oggi controllabile con la cART, che la rende una malattia cronica, ma il ritardo di diagnosi è ancora legato a un’aumentata mortalità e, in ogni caso, è necessario assumere la terapia per tutta la vita in quanto l’interruzione del trattamento comporta la ripresa della replicazione virale e la progressione della malattia. L’insufficiente informazione sui rischi e sulle misure adeguate di prevenzione comporta un basso utilizzo del profilattico (fondamentale strumento di prevenzione primaria) nei rapporti sessuali. E’ oramai comprovato scientificamente che una persona infettata da HIV che assume regolarmente la cART e non ha quindi virus dimostrabile nel sangue (viremia negativa) non trasmette l’infezione ad altri nemmeno mediante rapporti sessuali non protetti, come riassunto efficacemente dal logo: “U=U (Undetectable=Untrasmissable)”. Ciò rappresenta non solo una grande conquista medica, ma anche un importante passo avanti contro lo stigma che caratterizza, anche in Italia, le persone HIV+. Una sostanziale disinformazione, innanzitutto della nostra classe politica, fa sì che oggi sia molto poco utilizzato in Italia un importante strumento di prevenzione: la profilassi pre-esposizione (PrEP), ovvero la possibilità di prevenire l’infezione in una persona non infettata assumendo gli stessi farmaci della cART. Tutto ciò evidenzia l’assoluta necessità di mettere in atto strategie comunicative condivise che, da un lato, non siano discriminanti verso le persone sieropositive, ma che, dall’altro, educhino con chiarezza alla prevenzione dell’infezione da HIV (e con essa di altre malattie sessualmente trasmissibili) soprattutto i giovani nelle scuole e sui “social media”. La disinformazione e la distorta percezione del rischio, alimentate dalla stessa sottocultura di altre scuole di “pensiero” antiscientifico diffuso soprattutto nei primi anni dell’epidemia quando non erano ancora disponibili cure efficaci, alimentano purtroppo ancora la diffusione di tesi negazioniste del rapporto di causa-effetto tra l’infezione da HIV e l’AIDS. Il nostro Gruppo s’impegnerà a fondo per raggiungere questo obiettivo, da un lato raccordandosi con la comunità dei pazienti e con le associazioni di attivisti e di volontariato sociale da tempo operanti in questo ambito e, dall’altro lato, agendo da stimolo presso i Ministeri competenti (in primis, MIUR e Ministero della Salute) e le Regioni, perché siano programmati tutti gli interventi necessari a migliorare questa inaccettabile situazione.

Un’altra faccia della situazione critica nazionale in ambito HIV/AIDS è la sostanziale assenza di un finanziamento pubblico di qualche rilevanza alla ricerca su HIV/AIDS non sponsorizzata dall’industria farmaceutica. Ciò è particolarmente grave in quanto l’Italia è stata per oltre 20 anni, dalla fine degli anni ’80, tra le nazioni più produttive in questo ambito grazie ad un Programma Nazionale sull’AIDS (ProgAIDS) gestito dall’Istituto Superiore di Sanità. Nonostante l’eccellente rapporto tra risultati scientifici oggettivi (pubblicazioni su riviste internazionali di prestigio, leadership di progetti anche internazionali, partecipazione attiva a studi clinici innovativi, ecc.) ed un loro finanziamento sostanzialmente modesto (ma fondamentale!), dopo il 2010 il ProgAIDS non è stato rifinanziato (gli ultimi spiccioli dell’ultimo progetto nazionale sono finiti nel 2013) costringendo molti gruppi di ricerca competitivi a livello internazionale a cercarsi nuovi ambiti di finanziamento o, semplicemente, a terminare le proprie ricerche e, conseguentemente, a non formare più giovani in grado di portarle avanti. Un secondo obiettivo generale del Gruppo HIV/AIDS sarà quindi mettere in atto iniziative finalizzate a sensibilizzare la classe politica ed il Governo a riconsiderare il finanziamento pubblico della ricerca su HIV/AIDS quale tassello essenziale di un circolo virtuoso così schematizzabile: 

Ricerca scientifica 🡪 Informazione/Formazione <–> Educazione Sanitaria <–> Riduzione dell’infezione di HIV (e di altre malattie sessualmente trasmissibili) nella popolazione.

Il Gruppo HIV/AIDS sarà coordinato da Guido Poli, Professore Ordinario di Patologia Generale e Capo dell’Unità di ricerca sull’Immunopatogenesi dell’AIDS presso l’Università e Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. Oltre al proprio impegno scientifico e accademico (testimoniato da oltre 250 pubblicazioni su riviste internazionali) Guido Poli si è contraddistinto negli anni per iniziative di stimolo alle società scientifiche ed alla classe politica sui temi di cui sopra mediante interviste ai maggiori media e articoli pubblicati su “Scienza in Rete”. Sarà affiancato, assieme ad altri membri con competenze e interessi diversi e sinergici, dalla Prof.ssa Antonella D’Arminio Monforte dell’Università di Milano e dal Dr. Andrea Antinori, Direttore della Divisione di Malattie Infettive dell’Istituto Scientifico “Lazzaro Spallanzani” di Roma, l’unico Istituto Scientifico italiano interamente dedicato alle malattie infettive. Tra altre attività, entrambi fanno parte della Direzione di ICAR (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research), punto d’incontro annuale fondamentale di tutti gli attori coinvolti nella lotta all’infezione da HIV/AIDS e alle patologie ad essa correlate.

Guido Poli è Professore Ordinario di Patologia Generale e Capo dell’Unità d’Immunopatogenesi dell’AIDS presso l’istituto scientifico-universitario San Raffaele di Milano. Fin dal 1985 si è occupato di ricerca su HIV/AIDS, pubblicando oltre 250 lavori scientifici, anche su riviste di alto livello, e coordinando progetti di ricerca nazionali e internazionali. Svolge inoltre attività divulgativa sulle novità relative ad HIV/AIDS.