SCONCERTO PER LE DECISIONI DEL CONSIGLIO DI STATO SUL CASO LIGHTUP

NON RIPETIAMO LE VICENDE STAMINA E DI BELLA, CHIEDIAMO UNA PRESA DI POSIZIONE CHIARA AI MINISTRI SPERANZA E MANFREDI

Abbiamo appreso con sconcerto la decisione del Consiglio di Stato di sospendere nuovamente il progetto di ricerca Lightup.

Con l’Ordinanza di ieri, firmata dal Presidente della Terza Sezione Franco Frattini meno di 48h fa, l’Italia della scienza rivive lo sconcerto avuto nel leggere le decisioni giudiziarie che hanno accompagnato e alimentato le tristemente note vicende “Stamina” e “Di Bella”, che, si sperava – almeno in tempi di pandemia -, di aver consegnato al passato. Oggi la giustizia amministrativa, pur negandolo a parole, ha finito col sostituirsi alle responsabilità e conoscenze tecnico-scientifiche che la legge assegna agli organismi di valutazione competenti.

Lo European Research Council (ERC), l’organismo Europeo più prestigioso nella valutazione e promozione della ricerca, ha giudicato il progetto LIGHTUP scientificamente eccellente e eticamente conforme alla direttiva europea. Un processo di valutazione durato oltre 1 anno che ha coinvolto più di 20 esperti internazionali indipendenti. A livello nazionale, Il Ministero della Salute, come prescrive la legge, ha chiesto al Consiglio Superiore di Sanità (CSS), il suo massimo organismo tecnico-scientifico, di esprimersi sul progetto. Nella valutazione, espressa all’unanimità, si legge che “il ricorso ad un modello animale chirurgicamente indotto è ampiamente riconosciuto in letteratura e rappresenta la metodologia di studio più idonea per esplorare i meccanismi soggiacenti al fenomeno del “blindsight” in prospettiva di una ricerca traslazionale in clinica umana”, e ancora che “la sperimentazione viene condotta nel rispetto delle tre R e comporta un rapporto danno/beneficio da considerarsi favorevole “. Dopo la precedente ordinanza, in cui il Consiglio di Stato chiedeva ancora una volta di “fornire prova sull’impossibilità di trovare alternativa ad una sperimentazione invasiva sugli animali” il Ministero ha nuovamente interpellato il CSS in una composizione di membri interamente rinnovata rispetto a quella che aveva inizialmente valutato e approvato il progetto. In questa ulteriore valutazione il CSS, di nuovo all’unanimità, scriveva: “alla data odierna, non esistano metodi alternativi ad una sperimentazione invasiva sugli animali così come prevista nel progetto di ricerca”. Infine, il TAR del Lazio, nell’unica sentenza di merito sulla vicenda, chiariva che “le censure dedotte dalle parti ricorrenti [LAV] si rivelano generiche e prive di fondamento in fatto e in diritto”.

Mesi di valutazioni e ri-valutazioni di esperti, tecnici, veterinari, giuristi.

Questa vicenda, come abbiamo sempre sostenuto, non riguarda però il progetto LIGHTUP, che certamente continuerà come è stato pensato e approvato, senza ricorrere ad un animale in più ma neanche ad uno in meno di quanti sono scientificamente necessari. Quello che si deciderà a gennaio è se il progetto ERC vinto continuerà a svilupparsi in Italia, oppure in un altro paese europeo. Di fatto, è in gioco la capacità dell’Italia di promuovere e tutelare la ricerca di eccellenza, la credibilità e il prestigio delle istituzioni scientifiche chiamate a valutare e monitorare la ricerca, nel pieno rispetto delle norme etiche che la disciplinano.

Ci chiediamo cosa ne pensino in particolare il Ministro della Salute Roberto Speranza di una ordinanza in cui si disconosce il giudizio di merito espresso per ben due volte, in due composizioni diverse, dal CSS, organo del suo Ministero e il Ministro dell’Università, Prof. Gaetano Manfredi, di un “sistema Paese” che non riesce a tutelare il regolare e ordinato svolgimento di quei pochi progetti ERC vinti da ricercatori italiani intenzionati a sviluppare il progetto in Italia nell’interesse della conoscenza e della salute di tutti, ma che sono sottoposti a minacce, lettere con proiettili e infine ripagati con questo livello di ottuso ostruzionismo? Chiediamo con forza che su questi temi il Governo in particolare, e la classe politica in generale, prendano una posizione netta, proprio in un momento in cui la pandemia ha reso evidente, ma forse non per tutti, quanto la nostra vita e la nostra capacità di affrontare vecchie e nuove sfide dipenda dalla ricerca e dalla sua tutela.