Fondi e Politiche per la Ricerca

La scarsità di investimenti per la ricerca in Italia è stata oggetto in questi anni di numerose analisi ed interventi in vari organi di stampa. Il 29 agosto scorso il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha affermato in parlamento la necessità di potenziare l’intero reparto della ricerca anche nell’attuale difficile contesto di finanza pubblica. A tale riguardo è possibile consultare nel sito della OECD (Organization for economic co-operation and development) le spese totali per ricerca e sviluppo effettuate negli ultimi anni dal nostro Paese rispetto ad altri Paesi, da cui si evince che la spesa italiana è stata ed è molto più bassa rispetto alle spese effettuate per la ricerca da altri Paesi. E’ anche importante sottolineare che se analizziamo in dettaglio la spesa totale del nostro Paese ci accorgiamo che più della metà degli investimenti viene effettuata dall’industria per le proprie strategie (immaginiamo ad esempio lo sviluppo di motori in una grossa azienda automobilistica), mentre le spese sostenute dal governo italiano per la ricerca corrispondono a circa il 10% dei totali riportati. Ma non solo. Nella spesa per la ricerca esistono quote fisse incomprimibili e quote modulabili: gli stipendi non sono un costo variabile. Tale voce raggiunge e spesso supera il 90% dei fondi statali erogati (ad esempio al CNR). Cosicché la quota di fondi per far lavorare i ricercatori è una frazione irrisoria del finanziamento pubblico. La quasi totalità dei fondi erogati dal pubblico serve al mantenimento strutturale del personale e, spesso ma non sempre, degli impianti. In conclusione, è’ evidente il gap negativo del nostro paese anche all’interno dei paesi europei.

A queste criticità di tipo economico se ne aggiungono altre di natura burocratica ed organizzativa, dovute alla presenza di una molteplicità di ministeri ed enti pubblici erogatori di finanziamenti, cosa che causa la dispersione in mille rivoli dei finanziamenti pubblici e la scarsa visibilità dei bandi stessi. A ciò si aggiunge la difficoltà per molti ricercatori di partecipare a bandi/progetti che attengono al proprio campo di ricerca perché, in alcuni casi, la partecipazione a tali bandi/progetti è vincolata all’appartenenza a specifici enti e decisa in maniera estemporanea e avulsa da una valutazione meritocratica. Sarebbe importante a tale riguardo fare rete e favorire integrazioni tra i vari ministeri e istituzioni di ricerca, auspicando la libera competitività , la trasparenza e la possibilità per tutti di partecipare ai bandi, come ribadito recentemente nel decalogo per il diritto alla scienza inviato recentemente dal PTS al nuovo Governo

Interventi a costo zero e di grosso aiuto per la ricerca possono, inoltre, riguardare una politica concertata per abbassare i costi delle spese per condurre l’attività sperimentale, come ad esempio, le spese per l’acquisto dei reagenti (spesso notevolmente più alte rispetto agli paesi europei), le spese per il rilascio dei permessi per la sperimentazione animale e i costi per le pubblicazioni scientifiche (su cui grava l’IVA del 22%).

Un’ulteriore gravosa criticità è rappresentata dall’assenza di seri e rispettati criteri di valutazione dei progetti. Si procede spesso in maniera autarchica e autoreferenziale con criteri diversi da bando a bando e bassi livelli di trasparenza.

Sempre nel suo discorso alle Camere del 29 agosto il presidente Giuseppe Conte ha dichiarato la necessità di realizzare un sistema di co-ordinamento tra università ed enti di ricerca attraverso l’istituzione di un’agenzia nazionale. In effetti, anche per ottenere un’accurata valutazione meritocratica dei progetti secondo gli standard di altri Paesi e/o di charities internazionalmente riconosciute, potrebbe risultare utile l’istituzione di una Agenzia Nazionale della Ricerca (ANR), come sostenuto dal presidente Conte e da altri interventi.

Tale Agenzia, in analogia alle Agenzie nazionali della ricerca di altri Paesi, dovrebbe pubblicare bandi per finanziare la ricerca a scadenza annuale e certa, ed essere finanziata in maniera indipendente dai partiti provvisoriamente al governo. Tuttavia, prima si devono adottare regole certe e chiare sulla sua composizione, sulla selezione, sulla durata in carica e sul conflitto di interessi dei suoi membri. Senza tali regole ferree e trasparenti, anch’essa può rischiare di diventare, nel contesto italiano della Ricerca, un moltiplicatore di interessi particolari e di rendite di posizione, nonché un ulteriore e costoso intoppo burocratico.

La richiesta a tutte le forze politiche di impegnarsi per assicurare adeguati finanziamenti pubblici è nell’appello costitutivo del PTS. Il gruppo “Fondi e Politiche della ricerca” ha pertanto l’obiettivo di evidenziare le criticità determinate fino ad oggi dalla scarsezza di fondi pubblici e di raccogliere elementi propositivi per indirizzare in maniera virtuosa gli eventuali impegni che verranno assunti, e speriamo attuati, dalla politica. Inoltre, la piena attuazione della Carta europea dei ricercatori presuppone il diretto coinvolgimento dei ricercatori nella definizione di iniziative di ricerca pubblica per affrontare le grandi sfide del futuro quali ad esempio quelle che attengono tutti gli aspetti dovuti ai cambiamenti climatici e socio economici e il loro impatto sul pianeta e le forme di vita che esso ospita.

Il gruppo verrà coordinato dal Dr Piergiuseppe De Bernardinis, (Ricercatore presso il CNR Napoli ), recentemente eletto come rappresentante dei ricercatori nel consiglio scientifico del dipartimento di Scienze Biomediche del Cnr-Centro Nazionale delle Ricerche. Sarà affiancato dalla Dr.ssa Elvira de Leonibus ricercatore presso il CNR di Roma.